Siviglia tra Arenal e Triana: dall'opera all'Inquisizione, sull'altra riva del Guadalquivir

La Maestranza di Carmen e Figaro, il Don Giovanni dell'Hospital de la Caridad, la Torre del Oro di Amerigo Vespucci, poi Triana: un ceramista venuto da Pisa, i marinai di Colombo e Magellano e il castello dell'Inquisizione

Seville · 12 stops · 28 min audio · Generated

  1. 1. Plaza de Toros de la Real Maestranza

    Paseo de Cristóbal Colón 12, 41001 Sevilla, Spain

    Davanti a te si alza la facciata bianca e gialla della Real Maestranza, con il suo portale barocco e i balconi in ferro battuto: la plaza de toros più elegante di Spagna, a due passi dal Guadalquivir. Anche se non metterai mai piede a una corrida, qui sei nel cuore della Siviglia che il mondo ha immaginato... soprattutto a teatro.

    L'arena appartiene alla Real Maestranza de Caballería, una corporazione di nobili cavalieri nata nel 1670 per esercitarsi nell'arte equestre. I lavori cominciarono nel 1749 e si conclusero solo nel 1881: più di un secolo di cantiere, tanto che le tribune mescolano gusti di epoche diverse. E guarda la pianta: il ruedo, la pista di sabbia, non è un cerchio perfetto ma un ovale irregolare, forse perché l'edificio dovette adattarsi alle strade che c'erano già.

    La porta principale si chiama Puerta del Príncipe. Si apre per un torero solo nei giorni di trionfo assoluto, e chi la varca esce portato a spalla dalla folla. È l'onore più ambito della tauromachia spagnola. Che tu ami o detesti la corrida, e in Spagna il dibattito è acceso, capisci subito che per Siviglia questa non è soltanto un'arena: è un palcoscenico.

    E di palcoscenico si tratta davvero. Siviglia è forse la città più cantata della storia dell'opera. Qui Rossini ambientò Il barbiere di Siviglia, nel 1816, con il suo Figaro tuttofare. Qui Mozart e il librettista Lorenzo Da Ponte, nato in Veneto, fecero vivere e sprofondare Don Giovanni. E proprio davanti a questa arena si chiude la Carmen di Bizet: mentre dentro la folla acclama il torero, fuori Don José uccide Carmen. Sul lungofiume di fronte c'è perfino una statua di lei, e accanto all'arena il Teatro de la Maestranza, aperto nel 1991, porta avanti la tradizione.

    Ora lascia il lungofiume e cammina verso est, nelle stradine dell'Arenal, finché vedrai un arco aperto in un tratto di mura antiche. È la porta da cui, per secoli, entrava in città l'olio.

  2. 2. Postigo del Aceite: la porta dell'olio

    Calle Almirantazgo, 41001 Sevilla, Spain

    Davanti a te c'è un arco infilato in un pezzo di muraglia antica, con uno stemma in pietra in alto e, addossata a un fianco, una piccola cappella. È il Postigo del Aceite, la postierla dell'olio, una delle pochissime porte sopravvissute delle mura di Siviglia, quasi tutte abbattute nell'Ottocento.

    Il nome racconta il suo lavoro. Da qui entravano in città le giare d'olio arrivate lungo il fiume dalle colline di ulivi dell'Aljarafe, e con l'olio passavano pesce, sapone e merci d'ogni tipo dirette ai magazzini. Un postigo era una porta minore, di servizio... ma per Siviglia l'olio era tutt'altro che una cosa minore. Lo esportava in mezza Europa e lo caricava sulle navi per le Americhe.

    E qui c'è una firma italiana. Nel 1573 la porta fu ricostruita nelle forme che vedi da Benvenuto Tortello, un architetto italiano attivo a Siviglia in quegli anni. Gli italiani, del resto, erano ovunque nella Siviglia del Cinquecento: banchieri genovesi che finanziavano le flotte, mercanti fiorentini, pittori, tipografi. La città delle Indie parlava anche la tua lingua.

    Ora guarda bene i lati dell'arco. Vedi quelle scanalature verticali nella pietra? Servivano a infilare tavole di legno quando il Guadalquivir straripava, per chiudere la porta all'acqua. Le piene erano un incubo ricorrente, e l'Arenal, la fascia tra le mura e il fiume, era davvero un arenile: una spiaggia di sabbia e fango dove si scaricavano le navi. Nel 1626 una piena tremenda allagò buona parte della città, e le cronache raccontano di barche che si muovevano tra le case. Quelle tavole infilate qui erano l'ultima difesa.

    Proprio qui intorno, tra taverne, magazzini e bische, Cervantes ambientò il mondo dei suoi pícari, ladruncoli e bari che vivevano alle spalle del porto. Il porto più ricco d'Europa era anche uno dei più pericolosi. Ora cammina pochi passi verso sud, fino a una facciata bianca decorata da grandi pannelli di azulejos azzurri.

  3. 3. Hospital de la Caridad & Reales Atarazanas

    Calle Temprado 3, 41001 Sevilla, Spain

    La facciata bianca della chiesa davanti a te è decorata da grandi pannelli di azulejos azzurri: la Fede, la Speranza, la Carità e due santi a cavallo, San Giorgio e Santiago. Secondo la tradizione i disegni vennero da Murillo. Dietro questa facciata si nasconde una delle storie più sorprendenti di Siviglia.

    Prima, però, guarda gli edifici intorno. L'ospedale fu costruito dentro le Reales Atarazanas, i cantieri navali fondati da Alfonso X nel 1252, pochi anni dopo la conquista cristiana: diciassette navate gotiche di mattoni, dove si costruivano e riparavano le galee della Corona di Castiglia. Quando le navi si fecero più grandi e il fiume meno profondo, le navate divennero magazzini e depositi... e alcune furono trasformate in questo ospedale.

    L'uomo dietro l'ospedale è Miguel Mañara, nato a Siviglia nel 1627 da una ricca famiglia di origine corsa. Giovane nobile, mondano, ricchissimo... finché nel 1661 gli morì la moglie e la sua vita si capovolse. Entrò nella Hermandad de la Santa Caridad, una confraternita che seppelliva i giustiziati e gli annegati restituiti dal fiume, e presto ne divenne la guida. Con il suo patrimonio costruì un ospedale per i poveri raccolti per strada, in una città ancora ferita dalla grande peste del 1649.

    Nella chiesa ti aspettano due quadri di Juan de Valdés Leal che non dimenticherai: In ictu oculi, in un batter d'occhio, con la Morte che spegne una candela, e Finis gloriae mundi, con un vescovo e un cavaliere che si decompongono nelle loro bare. Si racconta che Murillo, davanti a quei cadaveri dipinti, disse che bisognava tapparsi il naso. Alcune tele che Murillo dipinse per questa chiesa, invece, furono portate via durante l'occupazione napoleonica e non tornarono mai.

    E poi c'è la leggenda. Più tardi si disse che Mañara fosse stato il vero Don Giovanni, il seduttore pentito. Impossibile: El burlador de Sevilla, la prima versione teatrale della storia, uscì intorno al 1630, quando Mañara era un bambino. Lui volle essere sepolto all'ingresso, perché tutti lo calpestassero, sotto una lapide che lo chiama il peggior uomo mai esistito. Ora esci verso il fiume e cammina verso sud: ti aspetta una torre a dodici lati.

  4. 4. Torre del Oro: la torre di Vespucci

    Paseo de Cristóbal Colón s/n, 41001 Sevilla, Spain

    Sulla riva del Guadalquivir si alza una torre a dodici lati, fatta di tre corpi che si restringono verso l'alto, come un cannocchiale chiuso. È la Torre del Oro, il simbolo più amato di Siviglia dopo la Giralda, e ha più di ottocento anni.

    La costruirono gli Almohadi tra il 1220 e il 1221, come torre di guardia sul fiume collegata alle mura della città. Si racconta che da qui partisse una grossa catena tesa fino all'altra riva, per sbarrare il passo alle navi nemiche. Il secondo corpo arrivò più tardi, e la lanterna in cima solo nel Settecento. E il nome? Una delle spiegazioni dice che la malta di calce e paglia brillava al sole come oro, riflettendosi nell'acqua.

    Per due secoli questo fu il porto delle Indie. Dal 1503 la Casa de Contratación controllava da Siviglia tutto il commercio con l'America, e qui sbarcavano argento e oro. E tra le figure chiave c'erano degli italiani. Il genovese Cristoforo Colombo aveva a Siviglia amici, banchieri e protettori. Il fiorentino Amerigo Vespucci, che qui viveva e lavorava, nel 1508 divenne il primo piloto mayor della Casa de Contratación: formava i piloti e sorvegliava la grande carta ufficiale delle rotte. Morì a Siviglia nel 1512. Un continente intero porta il nome di un fiorentino di Siviglia.

    Ma il fiume non portava solo ricchezze. La conquista significò la distruzione di interi popoli americani, e con licenze della Corona passava da questo porto anche il commercio di africani ridotti in schiavitù. Nel Cinquecento Siviglia ebbe una delle popolazioni di schiavi più numerose d'Europa. Lo splendore dell'Arenal ha anche questo rovescio, e vale la pena ricordarlo guardando l'oro della torre.

    Oggi la torre ospita un piccolo museo navale. Tu invece attraversa il Puente de San Telmo, il ponte qui accanto, e sull'altra riva gira a destra lungo il fiume: sei in Calle Betis, a Triana.

  5. 5. Calle Betis: la riva di Magellano

    Calle Betis, 41010 Sevilla, Spain

    Ecco Calle Betis: una fila di case basse, gialle, ocra, rosa e bianche, affacciate sul fiume, con balconi, terrazze e tavolini sul lungofiume. Dall'altra parte dell'acqua vedi la Torre del Oro e, più in là, la Maestranza. Hai appena guardato Siviglia; adesso è Siviglia che guarda te.

    Il nome è antico. Baetis era il nome romano del fiume, che gli arabi chiamarono al-wadi al-kabir, il grande fiume: da lì viene Guadalquivir. E Triana? C'è chi lo fa risalire all'imperatore Traiano, nato a Italica, a pochi chilometri da qui. È un'ipotesi suggestiva, non una certezza... ma ai trianeros piace moltissimo. Avere un imperatore romano come padrino è il genere di dettaglio che un quartiere orgoglioso non si lascia sfuggire.

    Dal porto di Siviglia, il 10 agosto 1519, partirono le cinque navi di Ferdinando Magellano per un viaggio che nessuno aveva mai tentato. A bordo c'era un italiano, il vicentino Antonio Pigafetta, che annotò tutto: le tempeste, lo stretto, l'immenso Pacifico, la morte di Magellano nelle Filippine. L'8 settembre 1522 tornò a Siviglia una sola nave, la Victoria, con diciotto uomini a bordo: era il primo giro del mondo. Pigafetta era tra loro, e il suo racconto è ancora la nostra fonte principale.

    Triana è sempre stata un quartiere di marinai, vasai, artigiani e gitani, una delle culle del flamenco. Nel corso del Novecento molte famiglie gitane dovettero lasciarla per le periferie, quando i vecchi corrales, i cortili popolari dove vivevano tante famiglie insieme, furono demoliti o trasformati. I trianeros più anziani lo raccontano ancora con amarezza, e molti dicono che il quartiere, quel giorno, perse un pezzo della sua voce. Eppure il flamenco qui non se n'è mai andato del tutto: lo senti ancora, la sera, uscire da qualche porta socchiusa.

    Ogni luglio, durante la Velá de Santa Ana, la festa del quartiere, su questo fiume si tiene la cucaña: un palo insaponato sospeso sull'acqua, e chi arriva in cima a prendere la bandierina diventa un piccolo eroe. Ora risali la Calle Betis verso nord e poi entra nel quartiere, una traversa verso l'interno, fino alla Calle Pureza.

  6. 6. Calle Pureza: la Capilla de los Marineros

    Calle Pureza 53, 41010 Sevilla, Spain

    Fra le case basse di Calle Pureza c'è una facciata semplice, che quasi non si nota... ma prova a passare di qui all'alba del Venerdì Santo e capirai. Questa è la Capilla de los Marineros, la cappella dei marinai, casa della Esperanza de Triana.

    Il nome non è un caso. Per secoli Triana fu il quartiere della gente di mare: piloti, mozzi, pescatori, calafati, gli uomini che portavano le flotte fino alle Americhe. La cappella era loro, e la confraternita che oggi la abita è rimasta legata a quel mondo. Non a caso il suo nome è Speranza: l'ancora, da sempre, è il simbolo cristiano della speranza, e a Triana di ancore e di speranze ne servivano molte.

    Nella notte della Madrugada, tra il Giovedì e il Venerdì Santo, la Esperanza de Triana esce in processione, attraversa il ponte e raggiunge la cattedrale, per tornare a casa quando è già pieno giorno. Nella stessa notte, dall'altra parte della città, esce la sua grande rivale, la Esperanza Macarena. Macarena o Triana: a Siviglia la domanda divide famiglie, amicizie, a volte perfino le coppie. Il momento più atteso è quando il paso della Esperanza sale sul ponte e la Vergine, per qualche minuto, sembra sospesa sopra il fiume, tra le due rive, con tutta Triana che trattiene il fiato.

    I trianeros hanno un modo tutto loro di sentirsi diversi. Qui il fiume non è solo un fiume, è un confine. Su magliette, bandiere e muri trovi la scritta República independiente de Triana, mezzo scherzo e mezzo dichiarazione d'identità. Triana è Siviglia, certo... ma guai a dirlo a un trianero con troppa sicurezza. E se senti qualcuno cantare sotto voce mentre passa davanti alla cappella, non stupirti: qui la devozione ha la voce del flamenco.

    Ora cammina lungo la Calle Pureza verso sud, pochi passi, fino alla chiesa che i trianeros chiamano con orgoglio la loro cattedrale.

  7. 7. Santa Ana, la cattedrale di Triana

    Calle Pureza 84, 41010 Sevilla, Spain

    Sei davanti a Santa Ana, che i trianeros chiamano con orgoglio la cattedrale di Triana. Dall'esterno ha qualcosa di massiccio, quasi di fortezza, con i contrafforti e una torre che spunta sopra i tetti. Ed è considerata la più antica parrocchia costruita da zero a Siviglia dopo la conquista cristiana.

    La fondò il re Alfonso X il Saggio, intorno al 1266. La tradizione racconta che il re soffrisse di una grave malattia agli occhi e che guarì dopo essersi affidato a Sant'Anna, la madre della Vergine. Per gratitudine fece costruire questa chiesa sull'altra riva del fiume, nel quartiere dei marinai. Per secoli qui i trianeros si sono sposati, hanno battezzato i figli, e i marinai sono venuti a pregare prima di partire per un viaggio da cui non tutti sarebbero tornati. Gotica nell'impianto, fu rimaneggiata molte volte, soprattutto dopo il terremoto del 1755, che si fece sentire fino a qui.

    Dentro cerca una lapide tombale in ceramica dipinta, datata 1503. È di Niculoso Pisano, il ceramista arrivato da Pisa, e raffigura un uomo disteso, un certo Íñigo López. È una delle prime opere in Spagna dipinte direttamente su piastrelle piane, alla maniera della maiolica italiana. Tra poco, in una vecchia fabbrica di Triana, scoprirai perché quel pisano cambiò la storia di questo quartiere.

    E poi c'è il fonte battesimale che chiamano la pila de los gitanos. Si dice che i bambini gitani di Triana battezzati in quell'acqua ricevano in dono il cante, la voce del flamenco. Nessuna prova, naturalmente... ma ascolta un cantaor di Triana e poi dimmi se non ci credi un po' anche tu. In questo quartiere la fede, la musica e la famiglia si mescolano in un modo che nessun libro riesce a spiegare fino in fondo.

    Uscendo, accanto alla chiesa comincia una strada che porta il nome di un marinaio. Si chiama Calle Rodrigo de Triana: seguila verso nord-ovest, e tieni a mente la data del 12 ottobre 1492.

  8. 8. Calle Rodrigo de Triana: il grido di Tierra

    Calle Rodrigo de Triana, 41010 Sevilla, Spain

    Cammina lungo questa strada di Triana, tra case basse, portoni e balconi con i vasi di gerani. Sembra una via qualunque del quartiere. Ma porta il nome di un marinaio: non un re, non un santo, un uomo di mare che una notte d'ottobre del 1492 gridò la parola più famosa della storia della navigazione.

    Il 12 ottobre 1492, verso le due di notte, dalla caravella Pinta la vedetta Rodrigo de Triana vide sotto la luna una striscia chiara all'orizzonte e gridò: Tierra! Terra! Era un'isola delle Bahamas. Le tre navi guidate dal genovese Cristoforo Colombo erano partite da Palos il 3 agosto e, dopo una sosta alle Canarie, avevano attraversato l'Atlantico verso l'ignoto.

    Ma la storia ha un finale amaro. I Re Cattolici avevano promesso una rendita a chi avesse avvistato per primo la terra. Colombo però scrisse nel suo diario di aver visto, già la sera prima, una luce lontana, come una candela che si alzava e si abbassava. E la ricompensa la ottenne lui. Il marinaio rimase con il suo grido, e nient'altro. Immagina la scena: settanta giorni dalla partenza, più di un mese in mare aperto, un equipaggio stremato e quasi in rivolta, e poi quella striscia bianca all'orizzonte... e qualcuno che ti porta via anche quella.

    Chi era davvero Rodrigo de Triana? Gli storici lo identificano di solito con un certo Juan Rodríguez Bermejo, e discutono ancora se venisse da Triana o da un paese vicino. Un cronista del Cinquecento racconta perfino che, per la delusione, avrebbe lasciato la Spagna per sempre. Non sappiamo se sia vero. Ma Triana non ha dubbi: quell'uomo era suo, e gli ha dato una strada.

    Pensaci un momento: un genovese al comando, un marinaio di Triana alla vedetta, e un fiorentino, Vespucci, che darà il nome al continente. L'America è nata anche un po' in italiano. Ora prosegui verso nord-ovest, nelle vie dei vasai, fino a una vecchia fabbrica rivestita di piastrelle.

  9. 9. Centro Cerámica Triana: l'eredità di Niculoso Pisano

    Calle Antillano Campos 14, 41010 Sevilla, Spain

    Entra nel cortile di questa vecchia fabbrica e guarda le pareti: piastrelle di ogni epoca, fiori, stemmi, vecchie insegne in ceramica. Era la fabbrica Cerámica Santa Ana, una delle ultime di Triana, e oggi è il Centro Cerámica Triana, un museo dove si vedono ancora i grandi forni in cui si cuocevano i pezzi.

    A Triana si lavorava l'argilla già in epoca romana, con il fango del Guadalquivir. Poi vennero i vasai di al-Andalus e le loro tecniche: la cuerda seca, in cui una linea di grasso e manganese separa i colori perché non si mescolino in cottura, e la arista, con piccoli rilievi che fanno da argine allo smalto. Ogni colore restava chiuso nel suo recinto, come in un mosaico. Erano piastrelle geometriche, stelle, intrecci, nodi infiniti: la stessa grammatica che vedi nei palazzi mudéjar della città.

    Poi, intorno al 1500, arrivò da Pisa un ceramista che tutti chiamarono Niculoso Pisano. E cambiò le regole. Dipinse con il pennello direttamente sulla piastrella liscia, come su una tela, alla maniera della maiolica italiana: figure, volti, ghirlande, prospettive rinascimentali, cose mai viste su una piastrella andalusa. Le sue opere sono ancora in città: la lapide di Santa Ana che hai appena visto, il portale del convento di Santa Paula, un altare nell'oratorio del Real Alcázar.

    Per secoli Triana ha riempito di piastrelle Siviglia, la Spagna e le Americhe: facciate, fontane, insegne, altari, panchine. Ma nel Novecento le fabbriche chiusero una dopo l'altra, schiacciate dalla produzione industriale e dalla speculazione edilizia. Quando questa fabbrica fu restaurata per diventare museo, sotto i pavimenti sono riemersi resti di forni ancora più antichi, testimoni di secoli di lavoro.

    Guardati intorno uscendo: in molte vie qui vicino, sulle facciate, sopravvivono targhe e insegne in ceramica di botteghe scomparse. Ora cammina verso nord, fino alla Calle Castilla, dove ti aspetta una chiesa dal nome che sembra un'esclamazione.

  10. 10. Iglesia de la O: la Madonna dell'Attesa

    Calle Castilla 30, 41010 Sevilla, Spain

    In Calle Castilla, una delle strade più antiche di Triana, si alza una chiesa barocca dalla facciata sobria, con un campanile che svetta sopra le case. È la chiesa di Nuestra Señora de la O, e il suo nome è già un piccolo indovinello.

    Perché la O? Nei giorni che precedono il Natale, dal 17 al 23 dicembre, la liturgia antica canta sette antifone che cominciano tutte con un'esclamazione: O Sapientia, O Adonai, O Radix... Sono le antifone maggiori, dette anche antifone della O. La Vergine della O è dunque la Madonna dell'Attesa, incinta, nei giorni che precedono la nascita. Un nome che sembra un grido di stupore, ed è invece una preghiera.

    La chiesa fu costruita tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, e dentro custodisce un Nazareno, un Cristo con la croce sulle spalle, attribuito allo scultore Pedro Roldán, uno dei grandi maestri del barocco sivigliano. In Settimana Santa la confraternita lo porta fino alla cattedrale, attraversando il ponte, come fanno quasi tutte le confraternite di Triana. Ogni volta, per loro, il fiume è una piccola traversata dell'oceano.

    Mentre sei qui, guarda i portoni lungo la strada. Dietro alcuni si apre un lungo corridoio che porta a un cortile interno. Sono i corrales de vecinos, case a corte dove decine di famiglie condividevano il pozzo, i lavatoi, le liti e le feste. Lì, tra panni stesi e vasi di gerani, il flamenco si cantava in casa, molto prima di salire su un palco. Molti corrales sono scomparsi, altri sono stati restaurati; se un portone è aperto, sbircia con discrezione: dietro c'è ancora un pezzo di vita di quartiere.

    Ora torna verso il fiume, pochi passi. C'è un vicolo stretto che scende verso l'acqua, e il suo nome ti dice già tutto quello che devi sapere: Callejón de la Inquisición.

  11. 11. Castillo de San Jorge & Callejón de la Inquisición

    Callejón de la Inquisición, 41010 Sevilla, Spain

    Scendi lungo questo vicolo stretto e in pendenza, il Callejón de la Inquisición, che porta dalla Calle Castilla al fiume. Accanto a te, sotto il moderno Mercado de Triana, si trovano i resti del Castillo de San Jorge. Per tre secoli questo è stato uno dei luoghi più temuti di Spagna.

    Il castello di Triana esisteva già in epoca musulmana, a guardia del ponte di barche. Dopo la conquista cristiana fu dedicato a San Giorgio. Nel 1481 i Re Cattolici lo affidarono al nuovo tribunale dell'Inquisizione, e in febbraio di quello stesso anno Siviglia vide il primo auto de fe: sei persone mandate al rogo. Erano conversos, ebrei convertiti o figli di convertiti, accusati di praticare ancora in segreto la religione dei padri. Bastava una denuncia anonima, un pasto senza maiale, una candela accesa il venerdì sera.

    Per capire bisogna tornare indietro. Nel 1391 un'ondata di violenza devastò il quartiere ebraico di Siviglia, con massacri e conversioni forzate che si estesero a gran parte della penisola. Quei convertiti e i loro discendenti divennero sospetti per generazioni. Nel 1492 arrivò l'espulsione degli ebrei che non si erano convertiti. Si racconta che i prigionieri venissero condotti al castello proprio lungo questo vicolo... non sappiamo se sia vero, ma il nome è rimasto.

    L'Inquisizione lasciò il castello alla fine del Settecento, anche per le piene del fiume, e nell'Ottocento le rovine sparirono sotto un mercato. Solo con gli scavi degli anni Novanta sono riemerse le fondamenta, che oggi si visitano in un museo sotterraneo, mentre sopra la tua testa si comprano pesce, olive e jamón. E sull'altra riva, proprio di fronte, Eduardo Chillida ha posato nel 1992 il suo Monumento a la Tolerancia. Due rive, due parole: Inquisizione e Tolleranza.

    Risali il vicolo, attraversa la Plaza del Altozano e sali sul ponte di ferro: ti aspetta l'ultima vista, forse la più bella.

  12. 12. Puente de Isabel II & Capillita del Carmen

    Puente de Isabel II, 41010 Sevilla, Spain

    Fermati a metà del ponte e appoggiati alla ringhiera. Sotto di te scorre il Guadalquivir, e tra gli archi di ferro la struttura si apre in grandi cerchi che i sivigliani conoscono a memoria. Ufficialmente è il Puente de Isabel II, ma per tutti è semplicemente il Puente de Triana.

    Per quasi settecento anni, dal 1171, qui c'era un ponte di barche: imbarcazioni legate fra loro con catene e coperte di tavole, che ondeggiavano a ogni piena. Lo costruirono gli Almohadi, e i cristiani lo mantennero per secoli. Solo nel 1852 arrivò questo ponte di ferro, progettato da due ingegneri francesi sul modello di un ponte parigino oggi scomparso, il Pont du Carrousel. È tra i più antichi ponti di ferro conservati in Spagna. Per Triana fu una rivoluzione: per la prima volta il quartiere era legato alla città in ogni stagione, con qualunque piena.

    Guarda verso Triana, alla testa del ponte: quella cappellina di mattoni e ceramica, con la sua cupoletta, è la Capillita del Carmen. La progettò Aníbal González, l'architetto della Plaza de España, alla fine degli anni Venti del Novecento. I sivigliani la chiamano el mechero, l'accendino, per la sua forma. E chi passa davanti, ancora oggi, spesso si fa il segno della croce.

    In Settimana Santa questo ponte diventa un palcoscenico. Le confraternite di Triana lo attraversano per raggiungere la cattedrale, e all'alba del Venerdì Santo la Esperanza de Triana torna a casa sopra queste stesse arcate, tra petali, saetas e lacrime. Se capiti qui in quella notte, nessuna opera di Rossini o di Bizet ti sembrerà più esagerata.

    Da qui vedi tutto il tuo cammino: la Maestranza dove muore Carmen, la Torre del Oro di Vespucci, i tetti di Triana, il mercato sopra il castello. Due rive, una città che non smette di specchiarsi nel suo fiume. La passeggiata finisce qui... ma prenditi ancora un minuto, e lascia che il Guadalquivir faccia il resto.