Postigo del Aceite: la porta dell'olio
Why is it significant?
Davanti a te c'è un arco infilato in un pezzo di muraglia antica, con uno stemma in pietra in alto e, addossata a un fianco, una piccola cappella. È il Postigo del Aceite, la postierla dell'olio, una delle pochissime porte sopravvissute delle mura di Siviglia, quasi tutte abbattute nell'Ottocento.
Key Facts
| Place | Postigo del Aceite: la porta dell'olio |
|---|---|
| Address | Calle Almirantazgo, 41001 Sevilla, Spain |
| Geo Coordinates | 37.38550, -5.99500 |
| Part of Walk | Siviglia tra Arenal e Triana: dall'opera all'Inquisizione, sull'altra riva del Guadalquivir |
| Generated | Generated |
Davanti a te c'è un arco infilato in un pezzo di muraglia antica, con uno stemma in pietra in alto e, addossata a un fianco, una piccola cappella. È il Postigo del Aceite, la postierla dell'olio, una delle pochissime porte sopravvissute delle mura di Siviglia, quasi tutte abbattute nell'Ottocento.
Il nome racconta il suo lavoro. Da qui entravano in città le giare d'olio arrivate lungo il fiume dalle colline di ulivi dell'Aljarafe, e con l'olio passavano pesce, sapone e merci d'ogni tipo dirette ai magazzini. Un postigo era una porta minore, di servizio... ma per Siviglia l'olio era tutt'altro che una cosa minore. Lo esportava in mezza Europa e lo caricava sulle navi per le Americhe.
E qui c'è una firma italiana. Nel 1573 la porta fu ricostruita nelle forme che vedi da Benvenuto Tortello, un architetto italiano attivo a Siviglia in quegli anni. Gli italiani, del resto, erano ovunque nella Siviglia del Cinquecento: banchieri genovesi che finanziavano le flotte, mercanti fiorentini, pittori, tipografi. La città delle Indie parlava anche la tua lingua.
Ora guarda bene i lati dell'arco. Vedi quelle scanalature verticali nella pietra? Servivano a infilare tavole di legno quando il Guadalquivir straripava, per chiudere la porta all'acqua. Le piene erano un incubo ricorrente, e l'Arenal, la fascia tra le mura e il fiume, era davvero un arenile: una spiaggia di sabbia e fango dove si scaricavano le navi. Nel 1626 una piena tremenda allagò buona parte della città, e le cronache raccontano di barche che si muovevano tra le case. Quelle tavole infilate qui erano l'ultima difesa.
Proprio qui intorno, tra taverne, magazzini e bische, Cervantes ambientò il mondo dei suoi pícari, ladruncoli e bari che vivevano alle spalle del porto. Il porto più ricco d'Europa era anche uno dei più pericolosi. Ora cammina pochi passi verso sud, fino a una facciata bianca decorata da grandi pannelli di azulejos azzurri.