Notre-Dame e il Quartiere Latino: duemila anni di storia nel cuore di Parigi
Dalla cattedrale rinata dopo l'incendio alle arene romane di Lutezia, sulle tracce di Dante, Tommaso d'Aquino, papi italiani e della strada che portava in Italia
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1. Sagrato di Notre-Dame e Point zéro
Parvis Notre-Dame - Place Jean-Paul II, 75004 Paris, France
Prima ancora di guardare la cattedrale, abbassa lo sguardo: davanti all'ingresso, incastonata nel selciato del sagrato, c'è una piccola stella di bronzo dentro un cerchio di pietra. È il Point zéro delle strade di Francia. Da questo punto preciso si misurano le distanze tra Parigi e le altre città del paese.
La placca fu posata nel 1924, ma l'idea è molto più vecchia: questo sagrato era il cuore della città medievale, il luogo dove si leggevano i bandi e dove i condannati facevano pubblica ammenda prima dell'esecuzione. E una tradizione più recente dice che chi mette i piedi sulla stella è destinato a tornare a Parigi. Provaci, non costa niente.
Ora alza gli occhi. La facciata di Notre-Dame è un libro di pietra: tre portali scolpiti, la galleria dei re, il grande rosone, e due torri alte sessantanove metri che non ebbero mai le guglie previste. Il cantiere comincia nel 1163, sotto il vescovo Maurice de Sully, e la tradizione vuole che la prima pietra sia stata posata alla presenza di papa Alessandro III, un senese, che in quegli anni si era rifugiato in Francia. Ci vollero quasi due secoli per finirla.
La galleria dei ventotto re, sopra i portali, è una copia ottocentesca. Nel 1793 i rivoluzionari decapitarono le statue credendole re di Francia, mentre erano re di Giuda, gli antenati di Cristo. Le teste sparirono per quasi due secoli... e tra poco, al Musée de Cluny, scoprirai dove sono finite.
Su questo sagrato, nel dicembre del 1804, Napoleone arrivò in carrozza per farsi incoronare imperatore, con papa Pio VII, un romagnolo di Cesena, fatto venire apposta da Roma. Il papa benedisse, ma la corona Napoleone se la mise in testa da solo. E nel 1831 Victor Hugo, con il suo romanzo sul gobbo Quasimodo, salvò questa cattedrale cadente, convincendo la Francia a restaurarla. Ora costeggia il fianco destro della cattedrale, verso la Senna, e raggiungi il giardino dietro l'abside.
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2. Square Jean-XXIII: l'abside, l'incendio e la rinascita
Square Jean XXIII, Quai de l'Archevêché, 75004 Paris, France
Da questo giardino dietro la cattedrale hai la vista che preferisco: l'abside di Notre-Dame, con gli archi rampanti che si allungano come zampe di ragno, e sopra, sottile come un ago, la guglia con il gallo dorato. Guardala bene, perché nell'aprile del 2019 il mondo intero l'ha vista crollare.
La sera del 15 aprile 2019 un incendio scoppia nel sottotetto. In poche ore brucia la foresta, come chiamavano l'intrico di travi di quercia del tetto, alcune vecchie di ottocento anni. In diretta televisiva, davanti a migliaia di parigini ammutoliti sui ponti, la guglia ottocentesca di Viollet-le-Duc crolla nel fuoco. Per qualche ora si temette per le torri. I vigili del fuoco salvarono la struttura e le campane, e una catena umana portò fuori reliquie e opere d'arte.
Poi la scommessa: ricostruire tutto in cinque anni, com'era. Per la nuova carpenteria sono state abbattute circa mille querce in tutta la Francia, e molte travi sono state squadrate a mano, con l'ascia, da carpentieri che hanno ripreso le tecniche medievali. La guglia rifatta è alta novantasei metri, e il nuovo gallo in cima, disegnato dall'architetto Philippe Villeneuve, ha ali come fiamme e custodisce reliquie e un rotolo con i nomi di circa duemila persone che hanno lavorato al cantiere. Il vecchio gallo, ritrovato ammaccato tra le macerie, si conserva come un cimelio.
Il 7 dicembre 2024 Notre-Dame ha riaperto le porte, con le campane di nuovo a stormo sopra Parigi. La pietra interna, ripulita da secoli di fuliggine, è tornata chiara come forse non era da generazioni, e chi ci entra dice che sembra un'altra cattedrale: più luminosa, quasi bionda.
E il nome di questo giardino ha un'anima italiana. È dedicato a papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, il bergamasco di Sotto il Monte, che prima di diventare papa fu nunzio apostolico a Parigi dal 1944 al 1953, negli anni difficili del dopoguerra. Ora torna verso il sagrato lungo la Senna e attraversa il Pont au Double, il ponte pedonale verso la Rive Gauche: cerca un piccolo giardino con un albero appoggiato a una stampella di cemento.
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3. Saint-Julien-le-Pauvre e l'albero più vecchio di Parigi
1 Rue Saint-Julien le Pauvre, 75005 Paris, France
Nel piccolo Square René-Viviani, proprio di fronte a Notre-Dame, c'è un albero che sembra un vecchio col bastone: il tronco piegato, sorretto da un puntello di cemento travestito da ramo. È una robinia, e per i parigini è l'albero più vecchio della città.
La piantò intorno al 1601 Jean Robin, il botanico del re Enrico IV, con semi arrivati dall'America del Nord. E il nome robinia viene proprio da lui: fu Linneo, più di un secolo dopo, a battezzare così tutto il genere in suo onore. Ha visto passare la Fronda, la Rivoluzione, la Comune e due guerre mondiali, ha perso la cima, si è inclinata... eppure ogni primavera fiorisce ancora.
Dietro l'albero, la chiesetta bassa è Saint-Julien-le-Pauvre, una delle più antiche di Parigi, costruita tra il XII e il XIII secolo, quasi in contemporanea con Notre-Dame. Nel Medioevo era la chiesa dell'università: qui maestri e studenti si riunivano per eleggere il rettore e difendere i loro privilegi. Le assemblee erano spesso turbolente, e dopo una rissa del Cinquecento, che lasciò la chiesa malconcia, l'università trovò casa altrove.
Oggi è una chiesa cattolica di rito greco-melchita, con un'iconostasi di legno e canti in arabo e in greco: entrando ti sembrerà di essere in Medio Oriente, a due passi dalla Senna. E se ti volti verso il fiume, in rue de la Bûcherie, vedrai la libreria Shakespeare and Company, con le sue insegne verdi e gialle, dove da decenni giovani scrittori di passaggio dormono tra gli scaffali.
Ma la strada che conta, per noi, è un'altra: la piccola rue du Fouarre, qui dietro. Fouarre vuol dire paglia: nel Duecento gli studenti di filosofia seguivano le lezioni seduti su fasci di paglia, perché i banchi non esistevano. E un italiano molto famoso, si racconta, si sedette su quella paglia. Tienilo a mente, ne riparleremo alla Sorbona. Ora prendi rue Saint-Julien-le-Pauvre, gira a destra in rue Galande e segui le guglie di una chiesa gotica piena di gargoyle.
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4. Saint-Séverin: gargoyle e palme di pietra
3 Rue des Prêtres Saint-Séverin, 75005 Paris, France
Alza la testa lungo i muri di Saint-Séverin: dalle grondaie sporgono gargoyle con le fauci spalancate, mostri, cani, uomini deformi, che quando piove sputano acqua sulla strada. Sei nel quartiere più medievale di Parigi, tra vicoli stretti e ristoranti greci, e questa è una delle sue chiese più belle.
Una chiesa qui c'era già nell'alto Medioevo, legata al ricordo di un eremita, Severino, che viveva sulle rive della Senna. Quella che vedi è stata ricostruita in gran parte tra il Quattrocento e il primo Cinquecento, nello stile gotico fiammeggiante, quello delle linee che si torcono come lingue di fuoco. Nel campanile c'è una campana fusa nel 1412, considerata la più antica di Parigi.
Ma il gioiello è dentro, dietro l'altare. Il deambulatorio è doppio, una selva di colonne, e quella centrale è un pilastro a spirale: la pietra si avvita su se stessa e da lì partono le nervature delle volte, come i rami di una palma. Gli architetti lo chiamano proprio così, la palma. Le vetrate moderne del deambulatorio, di Jean Bazaine, montate tra gli anni Sessanta e Settanta, sono un incendio di blu, rossi e viola che non stona affatto con la pietra di cinque secoli fa.
E c'è una storia che fa venire i brividi. Si racconta che nel 1474, nel cimitero accanto alla chiesa, i medici di Parigi ottennero dal re Luigi XI il permesso di operare un condannato a morte, un arciere che soffriva di calcoli. Lo aprirono da vivo, gli tolsero i calcoli, lo ricucirono... e l'uomo sopravvisse. Come ricompensa, il re gli concesse la grazia. Sarebbe stata una delle prime operazioni di questo genere tentate in Europa.
Di quel cimitero resta una galleria ad arcate, l'antico ossario, uno degli ultimi rimasti a Parigi: per secoli ci furono ammucchiate le ossa dei parrocchiani. Oggi è un giardinetto silenzioso, a pochi metri dalla folla. Ora segui rue Saint-Séverin verso ovest fino al boulevard: sulla piazza, a destra, un arcangelo di bronzo sta calpestando il diavolo.
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5. Fontaine Saint-Michel
Place Saint-Michel, 75006 Paris, France
Davanti a te, alta come un palazzo, la Fontaine Saint-Michel: l'arcangelo con le ali spiegate e la spada alzata schiaccia il diavolo sotto un piede, due draghi sputano acqua nella vasca, e tutto intorno colonne di marmi di colori diversi, rosso, verde, giallo. È uno dei punti di ritrovo più famosi di Parigi: qui si danno appuntamento studenti, innamorati e turisti persi.
La fontana fu inaugurata nel 1860, in pieno rifacimento di Parigi voluto da Napoleone III e dal prefetto Haussmann, quello che sventrò la città medievale per aprire i grandi boulevard. L'architetto Gabriel Davioud la addossò al muro di un palazzo per nascondere l'angolo storto tra due strade, come una quinta di teatro. Fu anche una delle prime grandi fontane di Parigi a mescolare tanti marmi colorati, e all'epoca qualcuno la trovò volgare.
Questa piazza ha visto sangue. Nel 1871 fu teatro degli scontri della Comune, e nell'agosto del 1944, durante l'insurrezione per la liberazione di Parigi, qui si combatté contro i tedeschi. Guarda bene intorno alla fontana: ci sono targhe con i nomi di giovani combattenti della Resistenza caduti in quei giorni, quasi sempre con un mazzo di fiori secchi sotto.
E poi il maggio del 1968. Il boulevard Saint-Michel, il Boul'Mich come lo chiamano gli studenti, si riempì di barricate: si strappavano i cubetti del selciato per lanciarli contro la polizia, e sui muri compariva lo slogan più famoso di quella primavera, sotto il selciato, la spiaggia. Dopo il Sessantotto molte strade del quartiere furono asfaltate... ufficialmente per il traffico, ma i parigini hanno sempre avuto i loro sospetti.
Un piccolo segreto: il santo che vedi non era la prima scelta. Durante il progetto si discusse a lungo che cosa mettere al centro, e alla fine prevalse l'arcangelo, un soggetto che metteva tutti d'accordo, il bene che vince sul male senza nomi di partito. Ora attraversa e prendi il boulevard Saint-Michel verso sud: all'incrocio con il boulevard Saint-Germain, sulla sinistra, vedrai rovine romane e un palazzo gotico con una torretta.
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6. Musée de Cluny: terme romane e Dama con l'unicorno
28 Rue du Sommerard, 75005 Paris, France
Lungo il boulevard Saint-Germain vedi un muro di mattoni e pietre, rovinato, con grandi arcate cieche: sono le terme romane di Lutezia, costruite intorno al 200 dopo Cristo. E attaccato alle rovine, come un'edera di pietra, un palazzo gotico con torretta e guglie: l'Hôtel de Cluny. Insieme fanno il Musée de Cluny, il museo del Medioevo.
Le terme sono tra le rovine romane meglio conservate a nord delle Alpi. Il frigidarium, la sala dei bagni freddi, ha ancora la sua volta originale, alta circa quattordici metri: entrando ti trovi sotto lo stesso soffitto sotto cui si spogliavano gli abitanti di Lutezia diciotto secoli fa. Le mensole della sala sono scolpite a forma di prua di nave, e per questo si pensa che a pagare una parte dei lavori siano stati i battellieri della Senna. Ancora oggi, nello stemma di Parigi, c'è una nave.
Il palazzo invece lo costruirono alla fine del Quattrocento gli abati di Cluny, la grande abbazia di Borgogna, come residenza parigina. Si racconta che nel 1515 ci abbia vissuto per qualche settimana una regina vedova di diciotto anni, Maria Tudor, sorella di Enrico VIII, appena rimasta sola dopo pochi mesi di matrimonio con il vecchio re Luigi XII. La tenevano d'occhio per sapere se aspettava un erede... e lei, invece, sposò in segreto l'uomo che amava.
Dentro ti aspettano due tesori. Il primo è la Dama e l'unicorno, sei arazzi tessuti intorno al 1500, su un fondo rosso pieno di fiori, conigli e animali: cinque raccontano i sensi, il sesto porta una scritta misteriosa, À mon seul désir, al mio unico desiderio. Li riscoprì nel 1841, in un castello della Creuse, lo scrittore Prosper Mérimée, che li trovò rovinati dall'umidità.
Il secondo tesoro è un giallo. Ricordi le teste dei re di Giuda strappate a Notre-Dame nel 1793? Nel 1977, durante i lavori nel cortile di una banca vicino all'Opéra, gli operai trovarono sottoterra ventuno di quelle teste, sepolte con cura da qualcuno che le aveva salvate quasi due secoli prima. Oggi le vedi qui, consumate, senza naso, ma vere. Ora risali il boulevard Saint-Michel verso sud per qualche minuto: sulla sinistra si apre una piazza con una cupola e una fontana.
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7. La Sorbona, Tommaso d'Aquino e il vico degli strami
Place de la Sorbonne, 75005 Paris, France
In Place de la Sorbonne, tra i caffè e i tigli, hai davanti la cupola della cappella della Sorbona, con la facciata a colonne e un grande orologio. Intorno, studenti con lo zaino, librerie, qualche manifesto attaccato male. Sei nel cuore di quella che per secoli è stata una delle università più importanti d'Europa.
Tutto comincia nel 1257, quando Robert de Sorbon, cappellano del re san Luigi, fonda un collegio per studenti di teologia poveri, che altrimenti non avrebbero potuto pagarsi vitto e alloggio. Il collegio prese il suo nome, e col tempo Sorbona finì per indicare l'intera università di Parigi. In quegli stessi anni, nell'università parigina, insegnavano due italiani che oggi sono santi: Tommaso d'Aquino, nato a Roccasecca, e Bonaventura da Bagnoregio. E il quartiere si chiama Latino perché qui, per secoli, si parlava latino, la lingua delle lezioni.
E Dante? Qui entriamo nella leggenda. Giovanni Villani e Giovanni Boccaccio raccontano che Dante, nei suoi anni di studio, venne anche a Parigi. Non ne abbiamo nessuna prova certa. Ma nel decimo canto del Paradiso, tra i sapienti, Dante mette la luce eterna di Sigieri di Brabante, il filosofo che, leggendo nel Vico de li Strami, silogizzò invidiosi veri. Il vico degli strami, il vicolo della paglia... è la rue du Fouarre, quella che hai visto dietro Saint-Julien. Che ci sia stato o no, Dante sapeva benissimo dove insegnava Sigieri.
Un'altra cosa che quasi nessuno sa: nel 1470, proprio dentro la Sorbona, fu installata la prima tipografia di Francia, voluta da due professori e affidata a tre stampatori tedeschi. E nella cappella che hai davanti c'è la tomba di marmo del cardinale Richelieu, che nel Seicento fece ricostruire l'intero collegio e volle essere sepolto qui, sotto la cupola.
Nel maggio del 1968 la Sorbona fu occupata dagli studenti per settimane, e da qui partì la rivolta che fece tremare la Francia. Oggi l'antica università è divisa in più atenei, ma il nome è rimasto un simbolo in tutto il mondo. Ora torna sul boulevard Saint-Michel, scendi per un centinaio di metri e gira a sinistra in rue Soufflot: in fondo, in salita, ti aspetta una cupola enorme.
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8. Il Panthéon: dalla chiesa al tempio dei grandi
Place du Panthéon, 75005 Paris, France
In cima a rue Soufflot il Panthéon ti sovrasta con il suo portico di colonne corinzie, il frontone scolpito e una cupola che si vede da mezza Parigi. Sul frontone, a lettere d'oro, una dedica: Aux grands hommes la patrie reconnaissante, ai grandi uomini la patria riconoscente.
Eppure non doveva essere un mausoleo, ma una chiesa. Nel 1744 il re Luigi XV, gravemente malato a Metz, fece voto di costruire una grande chiesa a santa Genoveffa, la patrona di Parigi, se fosse guarito. Guarì, e affidò il progetto a Jacques-Germain Soufflot, un architetto che aveva studiato a Roma e sognava di unire la leggerezza del gotico alla grandezza dei templi antichi. Soufflot morì nel 1780 senza vederla finita.
Quando la chiesa fu completata, nel 1790, era già scoppiata la Rivoluzione. L'anno dopo l'Assemblea la trasformò in tempio laico per i grandi della nazione, e il primo a entrarci fu Mirabeau. Ma quando si scoprì che aveva trattato in segreto con il re, nel 1794, lo tirarono fuori. Al suo posto entrò Marat... che fu a sua volta rimosso pochi mesi dopo. Il Panthéon, insomma, ha conosciuto anche gli sfratti.
Oggi nella cripta riposano Voltaire e Rousseau, uno di fronte all'altro dopo una vita da avversari, Victor Hugo, Émile Zola, Jean Moulin, Marie Curie, entrata nel 1995 come prima donna per i propri meriti, e più di recente Simone Veil, Joséphine Baker e il partigiano armeno Missak Manouchian. E sotto la cupola oscilla un pendolo. Nel 1851 il fisico Léon Foucault ci appese una sfera a un filo di sessantasette metri: il piano dell'oscillazione ruotava lentamente, e i parigini videro con i loro occhi che la Terra gira.
Un dettaglio per chi ama le cose nascoste: la cupola, in realtà, sono tre cupole una dentro l'altra, e quella che vedi da fuori non è quella che vedi da dentro. Ora gira intorno all'edificio sul lato sinistro, verso la biblioteca: subito dietro c'è una chiesa dalla facciata stranissima, dove santa Genoveffa è venerata davvero.
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9. Saint-Étienne-du-Mont: il jubé e santa Genoveffa
Place Sainte-Geneviève, 75005 Paris, France
Guarda questa facciata: sembra che tre architetti diversi si siano messi d'accordo senza mai parlarsi. Un frontone classico, sopra un timpano curvo, poi un rosone gotico, e di lato un campanile sottile con la sua torretta. Saint-Étienne-du-Mont fu costruita lentamente, tra la fine del Quattrocento e il 1620 circa, e ha preso un pezzo da ogni stile che passava.
Ma è dentro che resterai a bocca aperta. Attraversa la navata e alza gli occhi sul jubé, un ponte di pietra traforata come un merletto che attraversa la chiesa da parte a parte, con due scale a chiocciola che salgono avvolgendosi intorno alle colonne. Nel Medioevo quasi tutte le grandi chiese ne avevano uno, da cui si leggeva il Vangelo; poi furono demoliti quasi ovunque. Questo, del Cinquecento, è l'unico rimasto a Parigi.
In una cappella c'è il reliquiario di santa Genoveffa, la ragazza che nel 451, si racconta, convinse i parigini a non fuggire davanti agli Unni di Attila, e Attila, in effetti, passò oltre. Le sue ossa furono bruciate dai rivoluzionari nel 1793; qui resta la pietra del suo sepolcro, e i parigini continuano a portarle candele. Nella stessa chiesa sono sepolti due giganti del Seicento, Blaise Pascal e Jean Racine.
Qui, il 3 gennaio 1857, avvenne un fatto che sconvolse Parigi: l'arcivescovo Sibour, durante una cerimonia, fu pugnalato a morte da un prete sospeso, Jean-Louis Verger, che gridava contro il nuovo dogma dell'Immacolata Concezione. Verger fu ghigliottinato poche settimane dopo.
E ora una scena più leggera. Esci e guarda i gradini sul fianco della chiesa, in rue de la Montagne-Sainte-Geneviève: è lì che, nel film Midnight in Paris di Woody Allen, il protagonista aspetta la mezzanotte, e una vecchia Peugeot arriva a portarlo negli anni Venti, tra Hemingway e Fitzgerald. E proprio Hemingway ti aspetta adesso: scendi per rue Descartes verso sud, fino a una piazzetta rotonda con una fontana e qualche albero.
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10. Place de la Contrescarpe: Hemingway e Joyce
Place de la Contrescarpe, 75005 Paris, France
Place de la Contrescarpe è una piazzetta tonda: una fontana al centro, qualche albero, i tavolini dei caffè tutto intorno e studenti seduti sul bordo della vasca. Ha l'aria di una piazza di paese, e infatti nel Medioevo era appena fuori città.
Il nome stesso lo racconta: la controscarpa è il pendio esterno del fossato di una fortificazione. Qui correva la cinta di mura voluta dal re Filippo Augusto: la ordinò nel 1190, prima di partire per la crociata, perché Parigi restasse protetta in sua assenza, e il tratto sulla riva sinistra, quello che passava di qui, fu completato nei primi anni del Duecento. Appena oltre cominciava la campagna, con vigne, orti e conventi. Una tradizione lega a questa piazza anche una taverna, la Pomme de Pin, citata da Rabelais e frequentata, si dice, dai poeti del Cinquecento.
Ma il nome che tutti cercano qui è un altro. Guarda la strada che scende verso nord, rue du Cardinal-Lemoine: al numero 74, tra il 1922 e il 1923, abitò un giovane giornalista americano, con la moglie Hadley e pochissimi soldi: Ernest Hemingway. Anni dopo, in Festa mobile, ricorderà quella povertà felice, l'appartamento senza comodità, il freddo, e i pomeriggi a scrivere nei caffè. E proprio di fronte, al numero 71, nel 1921 James Joyce aveva finito di scrivere l'Ulisse, in un appartamento prestatogli dallo scrittore Valery Larbaud.
Hemingway, però, non era tenero con questa piazza. Nel suo libro descrive un caffè affollato di ubriachi, dall'odore pesante, che lui evitava con cura, e la chiama senza giri di parole la fogna di rue Mouffetard. Cento anni dopo i caffè sono puliti e pieni di turisti che cercano proprio quella Parigi... ed è un bel paradosso letterario.
Da qui parte anche una delle strade più antiche di Parigi, e ha qualcosa a che fare con casa tua. Imbocca rue Mouffetard, la stradina che scende verso sud tra botteghe, panetterie e banchi di frutta, e cammina piano, guardando le insegne dipinte sopra le porte.
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11. Rue Mouffetard: la strada per l'Italia
Rue Mouffetard, 75005 Paris, France
Sei a metà di rue Mouffetard, la Mouffe per chi ci abita: una strada stretta in discesa, banchi di frutta e formaggi, panetterie, insegne dipinte, e una folla che scende e risale a passo di mercato. Sembra un villaggio, ma stai camminando su una strada romana.
Duemila anni fa questa era la via che usciva da Lutezia verso sud, verso Lugdunum, l'odierna Lione, e da lì verso le Alpi e l'Italia. Ci passavano soldati, mercanti di vino, notizie da Roma. Se avessi continuato a camminare dritto, settimane dopo saresti arrivato a casa. Sul nome, invece, si litiga: per alcuni viene da un'antica altura, il Mons Cetardus; per altri dalle mofette, le esalazioni puzzolenti della Bièvre, il fiumiciattolo che scorreva qui sotto, pieno degli scarichi di conciatori e tintori.
E sotto queste case, a volte, c'erano tesori. Nel 1938, durante la demolizione di un vecchio edificio al numero 53, gli operai trovarono nascoste più di tremila monete d'oro del Settecento, con l'effigie di Luigi XV. Le aveva murate, pare, un consigliere del re che non si fidava di nessuno... e si era portato il segreto nella tomba.
In fondo alla strada c'è la chiesa di Saint-Médard, e lì, intorno al 1730, accadde una delle vicende più strane della Parigi del Settecento. Sulla tomba di un diacono giansenista, François de Pâris, cominciarono a verificarsi guarigioni miracolose, e poi scene di follia collettiva: uomini e donne in convulsioni, che in estasi si facevano picchiare e calpestare. Li chiamarono i convulsionari. Nel 1732 il re fece chiudere il cimitero, e un anonimo burlone appese al cancello un cartello: per ordine del re, è proibito a Dio di fare miracoli in questo luogo.
Oggi la Mouffe è soprattutto un mercato, e la domenica mattina, in fondo alla strada, capita ancora di sentire una fisarmonica e qualcuno che canta. Ora prendi una delle traverse a sinistra fino a rue Monge e risalila verso nord: all'altezza del numero 49 un passaggio tra i palazzi ti porterà a uno stadio di duemila anni fa.
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12. Arènes de Lutèce: l'anfiteatro dei parigini romani
49 Rue Monge, 75005 Paris, France
Passa sotto l'arco tra i palazzi di rue Monge e all'improvviso ti si apre davanti un'arena: gradinate di pietra a ferro di cavallo, una spianata di sabbia, alberi tutto intorno. Probabilmente ci sono ragazzi che giocano a pallone e signori anziani che lanciano bocce. Benvenuto nell'anfiteatro di Lutezia.
Fu costruito nel primo secolo dopo Cristo, quando Parigi era una cittadina gallo-romana chiamata Lutetia, e poteva ospitare circa quindicimila spettatori, probabilmente più degli abitanti della città. Era un edificio doppio: un'arena per i combattimenti e le cacce agli animali, e un palcoscenico per il teatro. Su quella spianata si sono visti gladiatori, belve, mimi e commedie, tutto nello stesso pomeriggio.
Poi, alla fine del III secolo, con le prime invasioni, gli abitanti smontarono le pietre dell'arena per costruire mura sull'isola della Cité, e l'anfiteatro sparì sotto terra per oltre mille anni. Nessuno sapeva più dov'era, ma il ricordo restò in un nome: per secoli questa zona si chiamò il Clos des Arènes, il campo delle arene.
Lo ritrovarono nel 1869, mentre si scavava per aprire proprio rue Monge e costruire un deposito degli omnibus, i tram a cavalli. Una parte fu distrutta subito. E qui entra in scena Victor Hugo, ancora lui, quello che aveva salvato Notre-Dame: con altri intellettuali sostenne l'associazione degli Amici delle Arene e scrisse per salvare quello che restava. Grazie a quella battaglia, e a nuovi scavi, l'arena fu restaurata all'inizio del Novecento e restituita alla città come giardino pubblico.
Ed eccoci alla fine. Hai cominciato sulla stella di bronzo davanti a Notre-Dame, dove si misura la Francia, e finisci nel luogo dove, duemila anni fa, i parigini erano ancora Romani. In mezzo hai incontrato un papa senese, un papa bergamasco, Tommaso d'Aquino, Dante, e una strada che portava in Italia. Siediti un momento sulle gradinate: è la stessa pietra su cui sedeva il pubblico di Lutezia. Il Jardin des Plantes e il metrò sono a due passi.