Londra reale: da Westminster a Buckingham Palace, tra re, incoronazioni e un fiorentino attaccabrighe
Dal ponte dipinto da Canaletto all'Abbazia delle incoronazioni, dal re decapitato a Whitehall al balcone di Buckingham Palace: la Londra della corona raccontata con occhi italiani
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1. Westminster Bridge: il ponte di Canaletto
Westminster Bridge Road, London SE1 7PB, United Kingdom
Fermati a metà del ponte, appoggiati al parapetto verde e gira lo sguardo verso nord: davanti a te si alza la facciata dorata del Parlamento, con la torre dell'orologio che sembra uscita da un carillon. Sotto, il Tamigi corre veloce e torbido, e il ponte vibra appena al passaggio dei bus rossi. Benvenuto nel cuore del potere britannico... che, per una volta, puoi guardare da fuori.
Sai perché il ponte è verde? Il colore richiama i banchi in pelle della Camera dei Comuni, che è proprio la parte del palazzo più vicina a te. Questo ponte in ghisa fu aperto nel 1862 su progetto di Thomas Page, ed è uno dei più antichi ancora in piedi nel centro di Londra. Prima, però, ce n'era un altro, in pietra, inaugurato nel 1750. Per secoli il centro della città aveva avuto un solo ponte, il London Bridge, e i barcaioli del Tamigi, che vivevano di traghetti, combatterono questo secondo con tutte le loro forze.
E qui entra in scena un veneziano. Nel 1746 Antonio Canal, il Canaletto, sbarcò a Londra, e uno dei primi soggetti che scelse fu proprio quel ponte nuovo, ancora in costruzione, con le arcate di pietra chiara e il fiume affollato di barche da cerimonia. I collezionisti inglesi impazzivano per le sue vedute di Venezia, e lui, per qualche anno, trasformò il Tamigi in un Canal Grande. Ancora oggi, l'immagine della Londra del Settecento è in buona parte quella che ne diede un pittore italiano.
Il ponte ha conosciuto anche la poesia. All'alba di un giorno del 1802 William Wordsworth lo attraversò in carrozza e scrisse un sonetto famoso, in cui diceva che la terra non aveva nulla di più bello da mostrare. La città dormiva, il fumo dei camini non si era ancora alzato... chissà cosa scriverebbe oggi, alle otto di mattina, tra i selfie e i ciclisti.
All'estremità occidentale del ponte ti aspetta una regina guerriera: Boudicca, in piedi sul suo carro con le lame alle ruote, che intorno al 60 dopo Cristo si ribellò a Roma e mise a ferro e fuoco Londinium. Il paradosso è delizioso: davanti al loro Parlamento i britannici hanno messo la donna che combatté contro gli antenati di noi italiani. Supera la statua e raggiungi la base della grande torre dell'orologio.
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2. Elizabeth Tower e il Palazzo di Westminster
Palace of Westminster, Bridge Street, London SW1A 0AA, United Kingdom
Alza il mento e prova a misurarla con gli occhi: la torre dell'orologio sale per circa novantasei metri, e i quattro quadranti, ognuno largo circa sette metri, ti guardano da tutte le direzioni. Tutti la chiamano Big Ben, ma è un errore che i londinesi correggono con un sorrisetto saccente: Big Ben è la campana dentro la torre. La torre, dal 2012, si chiama Elizabeth Tower, in onore del Giubileo di Diamante di Elisabetta II.
La campana pesa più di tredici tonnellate e fu fusa a Whitechapel nel 1858. Poco dopo essere stata installata si incrinò, e da allora suona con quella crepa, che le regala un timbro inconfondibile. Sul nome ci sono due scuole di pensiero: c'è chi dice che si chiami come Benjamin Hall, il commissario ai lavori, un uomo molto alto e molto robusto, e chi giura che fosse un omaggio a un pugile famoso dell'epoca, Ben Caunt. Scegli tu.
Il palazzo che vedi è più giovane di quanto sembri. Il 16 ottobre 1834 un incendio, partito bruciando vecchi bastoncini di legno usati per la contabilità del Tesoro, divorò quasi tutto il palazzo medievale. Si salvò la Westminster Hall, la grande sala voluta alla fine dell'XI secolo. Charles Barry e Augustus Pugin ricostruirono il resto in stile gotico, e Pugin disegnò davvero tutto, dai pinnacoli ai calamai, lavorando fino allo sfinimento.
E c'è un dettaglio da corona: questo resta ufficialmente un palazzo reale, eppure il sovrano non può entrare nella Camera dei Comuni. Tutto risale al gennaio 1642, quando Carlo I fece irruzione con i soldati per arrestare cinque deputati... e se ne andò a mani vuote. Da allora, all'apertura solenne del Parlamento, il messaggero del re, Black Rod, si vede sbattere in faccia la porta dei Comuni e deve bussare tre volte con il suo bastone nero.
Ricordati di Carlo I, perché lo ritroverai più avanti, in un momento molto peggiore. Ora attraversa la strada, costeggia la piazza del Parlamento e punta verso le due torri gemelle di pietra chiara a sud-ovest: è la chiesa dove i re d'Inghilterra diventano re.
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3. Abbazia di Westminster: incoronazioni e la tomba di Torrigiano
20 Deans Yard, London SW1P 3PA, United Kingdom
Mettiti davanti alla facciata occidentale, con le due torri gemelle, e lascia scendere lo sguardo fino al portale: sopra la porta, in una fila di nicchie, ci sono dieci statue di martiri del Novecento, tra cui Martin Luther King. È strano trovarli qui, in una chiesa dove dal 1066 quasi ogni re e regina d'Inghilterra è stato incoronato... ma l'Abbazia di Westminster ama i contrasti.
La prima incoronazione fu quella di Guglielmo il Conquistatore, il giorno di Natale del 1066. L'ultima, per ora, quella di Carlo III, il 6 maggio 2023. In mezzo, quasi mille anni di cerimonie, e dal Trecento sempre sulla stessa sedia: la Coronation Chair, fatta costruire da Edoardo I intorno al 1300. Porta ancora i graffiti incisi nel Settecento e nell'Ottocento dagli scolari di Westminster e dai visitatori. Sì, c'è chi ha scritto il proprio nome sul trono dei re.
Ma per un italiano il tesoro è dietro l'altare maggiore, nella cappella di Enrico VII, sotto una volta a ventaglio che sembra pizzo di pietra. Lì riposano Enrico VII ed Elisabetta di York, in una tomba di marmo nero e bronzo dorato realizzata da un fiorentino, Pietro Torrigiano, tra il 1512 e il 1518 circa. È considerata la prima grande opera del Rinascimento italiano in Inghilterra: angeli, putti, volti veri, in un paese che fino ad allora aveva conosciuto quasi soltanto il gotico.
E chi era Torrigiano? Uno che a Firenze tutti conoscevano per il caratteraccio. Da ragazzo frequentava il giardino di Lorenzo il Magnifico insieme a un coetaneo molto dotato, Michelangelo Buonarroti. Un giorno, nella cappella Brancacci, dopo una presa in giro di troppo, gli tirò un pugno così forte da rompergli il naso. Fu lo stesso Torrigiano, anni dopo, a raccontarlo a Benvenuto Cellini, quasi con orgoglio. Ecco perché, nei ritratti, Michelangelo ha il naso schiacciato.
Torrigiano finì i suoi giorni in Spagna, in una prigione dell'Inquisizione, e la leggenda dice che si lasciò morire di fame. Ma la sua tomba reale è ancora qui, intatta, a pochi metri da quella di Elisabetta I. Ora esci verso nord e attraversa Parliament Square, tra le statue di Churchill, Gandhi e Mandela, per risalire Whitehall fino a una via chiusa da cancelli neri.
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4. Downing Street: la casa regalata dal re
10 Downing Street, London SW1A 2AA, United Kingdom
Oltre i cancelli neri e le guardie armate vedi una strada cieca di case in mattoni scuri, e là in fondo una porta nera con un dieci bianco. Guarda bene lo zero: è leggermente inclinato, un omaggio ai vecchi numeri montati storti. È probabilmente la porta più fotografata del Regno Unito, e il bello è che non puoi aprirla da fuori: dalla parte della strada non ha serratura. C'è sempre qualcuno dentro ad aprire.
La strada prende il nome da Sir George Downing, un personaggio che oggi chiameremmo un voltagabbana di professione. Fece la spia per Cromwell, poi, quando tornò la monarchia, passò al servizio di Carlo II e aiutò a catturare alcuni suoi vecchi compagni che avevano firmato la condanna a morte di Carlo I. Con i soldi guadagnati costruì queste case negli anni ottanta del Seicento, in fretta e risparmiando su tutto: per secoli i primi ministri si sono lamentati di pavimenti che scricchiolavano e muri che si crepavano.
E la corona, che cosa c'entra? C'entra eccome. Nel 1732 re Giorgio II offrì il numero 10 in dono personale a Robert Walpole, che oggi consideriamo il primo primo ministro della storia britannica. Walpole rifiutò il regalo per sé e chiese che la casa andasse alla sua carica, quella di First Lord of the Treasury. Ci si trasferì nel 1735, e da allora questo è l'indirizzo del governo.
Dietro quella porta si nasconde un piccolo labirinto: il numero 10 comunica con l'11, residenza del Cancelliere dello Scacchiere, e con il 12, con passaggi interni che ne fanno quasi un unico edificio. E c'è un abitante che non dipende dalle elezioni: nel 2011 arrivò il gatto Larry, il primo a ricevere il titolo ufficiale di capo acchiappatopi del Gabinetto. I primi ministri passano, i gatti restano.
Ma Downing Street sorge su un terreno ancora più regale. Tutta questa zona era occupata dal palazzo di Whitehall, la residenza principale dei sovrani inglesi tra Cinquecento e Seicento, con oltre mille stanze, uno dei palazzi più grandi d'Europa. Nel 1698 un incendio lo distrusse quasi tutto. Quasi. Continua a nord lungo Whitehall e cerca, sul lato opposto, un palazzo chiaro in stile classico: è l'unico pezzo sopravvissuto, e ha una storia di sangue.
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5. Banqueting House: Palladio, Rubens e il patibolo di Carlo I
Banqueting House, Whitehall, London SW1A 2ER, United Kingdom
Attraversa Whitehall e fermati davanti a questo palazzo di pietra chiara, ordinato, con colonne e finestre allineate come su un quaderno a quadretti. In mezzo ai ministeri vittoriani sembra un ospite arrivato da lontano... e in effetti viene dal Veneto. È la Banqueting House, costruita tra il 1619 e il 1622 da Inigo Jones, l'architetto che portò in Inghilterra la lezione di Andrea Palladio.
Jones aveva viaggiato in Italia, aveva misurato con le sue mani le ville e i palazzi di Vicenza e girava con una copia dei Quattro Libri di Palladio piena di annotazioni a margine, che ancora si conserva. Quando tornò, Londra era una città di legno, travi e tetti a punta. Questa sala per feste, balli in maschera e ricevimenti di ambasciatori fu uno dei primi edifici pienamente classici del paese: per i londinesi del tempo doveva sembrare atterrata da un altro pianeta.
Dentro, sul soffitto, c'è un capolavoro: le grandi tele di Pieter Paul Rubens, commissionate da Carlo I e montate nel 1636, che celebrano suo padre Giacomo I come un re saggio accolto in cielo. Carlo era un collezionista appassionato, forse il più grande della sua epoca. Pochi anni prima aveva comprato quasi in blocco la collezione dei Gonzaga di Mantova, con Tiziano, Raffaello e i Trionfi di Cesare di Mantegna... un affare che fece scandalo a Mantova e pesò parecchio sulle casse inglesi.
Poi arrivò il 30 gennaio 1649. Quel giorno Carlo I, sconfitto nella guerra civile e condannato per tradimento, attraversò proprio questa sala, sotto il soffitto di Rubens che glorificava il potere divino dei re, e uscì su un palco montato in strada. Era una mattina gelida, e lui aveva chiesto di indossare due camicie: non voleva che la folla lo vedesse tremare e pensasse che avesse paura. Bastò un solo colpo di scure.
Pensa al paradosso: l'uomo che aveva riempito l'Inghilterra di Tiziani e Raffaelli fu messo a morte sotto i suoi stessi quadri, e la sua collezione fu poi venduta pezzo per pezzo dal nuovo regime, finendo in mezza Europa. Ora prosegui verso nord lungo Whitehall fino al grande incrocio in cima: lì, a cavallo, Carlo ti sta ancora aspettando.
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6. Charing Cross: il re a cavallo salvato da un calderaio
Charing Cross, Trafalgar Square, London WC2N 5DN, United Kingdom
Al centro della rotatoria, su un piedistallo isolato in mezzo al traffico, un re in armatura cavalca verso sud, con lo sguardo dritto lungo Whitehall. È Carlo I, e guarda proprio il luogo dove gli tagliarono la testa. Dietro di lui, una targa ti spiega che sei nel punto da cui si misurano le distanze da Londra: quando un cartello stradale inglese ti dice che mancano cento miglia alla capitale, intende fino a qui.
Il nome del luogo, Charing Cross, viene da una croce. Nel 1290 morì la regina Eleonora di Castiglia, e il marito Edoardo I, distrutto dal dolore, fece erigere una croce di pietra in ogni luogo dove il corteo funebre si era fermato per la notte, da Lincoln a Westminster. Questa era l'ultima. I puritani la demolirono nel 1647, e la croce che vedi davanti alla stazione di Charing Cross è una copia vittoriana, messa in un posto diverso.
La statua, fusa in bronzo nel 1633 dallo scultore francese Hubert Le Sueur, ha una storia da romanzo. Dopo l'esecuzione del re, il Parlamento la vendette a un calderaio, John Rivet, con l'ordine di fonderla. Lui invece la nascose e fece affari d'oro vendendo manici di coltello e soprammobili di bronzo... che giurava ricavati dalla statua del re. Monarchici e repubblicani li compravano tutti e due, per motivi opposti.
Quando la monarchia tornò con Carlo II, la statua ricomparve, intatta, come per miracolo. Fu collocata qui intorno al 1675, proprio dove sorgeva la croce di Eleonora. E il posto non è casuale: dopo la Restaurazione, su questo stesso incrocio furono giustiziati alcuni dei regicidi, gli uomini che avevano firmato la condanna di suo padre. Vendetta, simmetria e scenografia, tutto in una rotatoria.
Ogni anno, il 30 gennaio, i devoti della Società di Re Carlo il Martire vengono a deporre una corona di fiori ai piedi del cavallo. Ora girati verso nord, oltre la piazza e le fontane: in cima alla scalinata c'è un lungo palazzo con un portico e una piccola cupola, e dentro, ti avverto, c'è mezza Italia.
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7. National Gallery: mezza Italia su Trafalgar Square
National Gallery, Trafalgar Square, London WC2N 5DN, United Kingdom
Sali i gradini e voltati: dal portico della National Gallery hai tutta Trafalgar Square ai tuoi piedi, con la colonna di Nelson, i leoni di bronzo e le fontane. È uno dei balconi più belli di Londra. Ora guarda le colonne alle tue spalle: alcune sono riciclate. Vengono da Carlton House, il palazzo sfarzoso del principe reggente, il futuro Giorgio IV, demolito nel 1826.
La galleria nacque in modo sorprendentemente modesto. Nel 1824 il Parlamento comprò trentotto quadri dalla collezione di un banchiere, John Julius Angerstein, e li espose nella sua vecchia casa di Pall Mall. Solo nel 1838 si trasferirono in questo palazzo progettato da William Wilkins, che i critici trovarono subito troppo basso e troppo piccolo per la piazza. Gli inglesi, con i propri monumenti, non sono mai stati teneri.
E dentro... dentro ti aspetta l'Italia. La Vergine delle Rocce di Leonardo, la seconda versione, sorella di quella del Louvre. Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, luminoso come un mattino in Valtiberina. La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, con le lance spezzate in prospettiva. Venere e Marte di Botticelli, Bacco e Arianna di Tiziano, la Cena in Emmaus di Caravaggio. Per un italiano è come entrare in casa d'altri e trovarci appesi i ritratti della propria famiglia.
Molti di questi capolavori arrivarono nell'Ottocento, quando l'Italia era divisa, povera, e le famiglie nobili vendevano. Il primo direttore, Charles Eastlake, scendeva quasi ogni anno nella penisola a caccia di pale d'altare. E le sale hanno conosciuto anche la violenza: nel 1914 la suffragetta Mary Richardson entrò con una mannaia nascosta e sfregiò la Venere allo specchio di Velázquez, per protestare contro l'arresto di Emmeline Pankhurst.
Prima di scendere, cerca davanti al portico due statue di bronzo: una è Giacomo II vestito da imperatore romano, l'altra è George Washington. La leggenda dice che sotto Washington ci sia terra della Virginia, perché lui aveva giurato di non mettere mai più piede sul suolo inglese. Ora attraversa la piazza verso sud-ovest e punta al grande arco bianco che apre la strada verso il palazzo del re.
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8. Admiralty Arch e The Mall: il naso nascosto
Admiralty Arch, The Mall, London SW1A 2WH, United Kingdom
Avvicinati alle grandi arcate bianche dell'Admiralty Arch e, prima di passarci sotto, entra nell'arco più a nord, quello a destra se arrivi dalla piazza. Guarda il muro interno, a poco più di due metri da terra: c'è un naso. Un naso vero e proprio, sporgente dalla pietra, come se qualcuno fosse rimasto murato vivo. La leggenda racconta che sia il naso di Napoleone, messo lì come trofeo, e che i cavalieri della guardia, passando, lo tocchino per fortuna.
La verità è più recente e più divertente: è l'opera di un artista, Rick Buckley, che nel 1997 attaccò di nascosto una trentina di nasi sui muri di Londra, per protestare contro una città sempre più piena di telecamere. Quasi tutti sono spariti. Questo è rimasto, e ormai fa parte della tradizione.
L'arco fu voluto da Edoardo VII in memoria della madre, la regina Vittoria, e fu completato nel 1912 su progetto di Aston Webb. Edoardo non lo vide finito: morì nel 1910. In alto, un'iscrizione in latino datata 1910 lo dedica a Vittoria da parte dei cittadini riconoscenti. Ora guarda oltre: The Mall corre dritto per quasi un chilometro fino a Buckingham Palace, con il palazzo che si intravede in fondo come un sipario. Hai notato il colore rossastro della strada? Il viale è pensato come un immenso tappeto rosso per i cortei reali.
E il nome viene da un gioco italiano. Nel Seicento, qui accanto al parco, si giocava a pall-mall, parola che arriva dalla nostra pallamaglio passando per il francese: una palla di legno da spingere con un maglio dentro un anello di ferro, una specie di antenato del croquet. Carlo II ne andava matto. Il campo da gioco divenne un viale, e il nome restò due volte: a The Mall e alla vicina Pall Mall.
Nei giorni dei grandi eventi, quando The Mall è chiuso al traffico, questo arco diventa una porta teatrale: la folla si accalca qui per veder passare le carrozze, e per un attimo Londra sembra tornata all'Ottocento. Prima di avviarti verso il palazzo, però, fai una piccola deviazione: gira a sinistra lungo il bordo del parco, verso la grande piazza di ghiaia dove la cavalleria del re fa le sue parate.
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9. Horse Guards Parade: tornei, parate e beach volley
Horse Guards Parade, Horse Guards Road, London SW1A 2AX, United Kingdom
Ti trovi su una distesa enorme di ghiaia chiara, con il verde del parco alle spalle e davanti la facciata elegante della Horse Guards, con la sua torretta e l'orologio. Sembra un piazzale vuoto, quasi esagerato... finché non ci entrano più di mille soldati, circa duecento cavalli e centinaia di musicisti.
Nel Cinquecento qui c'era il campo da torneo di Enrico VIII, il tiltyard del palazzo di Whitehall, dove i cavalieri si lanciavano uno contro l'altro con la lancia in resta. Enrico stesso amava giostrare, finché nel 1536, a Greenwich, una caduta da cavallo lo lasciò privo di sensi per ore. C'è chi pensa che quel colpo abbia cambiato il suo carattere... e il destino delle sue mogli.
Ogni anno, a giugno, il piazzale ospita il Trooping the Colour, la grande parata per il compleanno ufficiale del sovrano. Perché ufficiale? Perché da tempo la corona ha capito che una parata sotto la pioggia di novembre non conviene a nessuno: si festeggia d'estate, e il compleanno vero resta privato. La tradizione viene fatta risalire a Giorgio II, nato in autunno. E Carlo III è nato il 14 novembre: la regola gli calza a pennello.
Ora guarda l'orologio sopra l'arco della Horse Guards. Accanto al numero due c'è una piccola macchia nera. La leggenda vuole che segni l'ora dell'esecuzione di Carlo I, avvenuta a pochi passi da qui, verso le due del pomeriggio del 30 gennaio 1649. Gli storici sono scettici, ma il segno è lì, e nessuna guida resiste alla tentazione di indicarlo.
E sai che questo piazzale solenne, nel 2012, si è trasformato in un'arena di sabbia per il beach volley olimpico? Atleti in costume da bagno davanti alla torre dell'orologio delle guardie a cavallo: forse l'immagine più surreale, e più britannica, delle Olimpiadi di Londra. Ora attraversa Horse Guards Road ed entra nel parco: punta al ponticello che taglia a metà il lago.
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10. St James's Park: pellicani, elefanti e il ponte delle fiabe
Blue Bridge, St James's Park, London SW1A 2BJ, United Kingdom
Fermati a metà del ponticello sopra il lago di St James's Park e fai un giro su te stesso. Da una parte, tra i salici, la facciata di Buckingham Palace. Dall'altra, oltre l'acqua, un profilo di torrette, cupole e pinnacoli così fiabesco che sembra il castello di una favola nordica. Sono soltanto ministeri e alberghi di Whitehall... ma da qui, al tramonto, nessuno ci crede.
È il più antico dei parchi reali di Londra. Enrico VIII acquisì questi terreni paludosi nel 1532, accanto al suo nuovo palazzo, per farne una riserva di caccia. Poi Giacomo I lo trasformò in uno zoo privato: cammelli, coccodrilli e perfino un elefante, che secondo i racconti dell'epoca riceveva ogni giorno, nei mesi freddi, una generosa razione di vino.
Fu Carlo II, rientrato dall'esilio in Francia nel 1660, a ridisegnarlo come un giardino alla francese, con un lungo canale dritto. E fu sempre sotto di lui, nel 1664, che arrivarono i primi pellicani, dono dell'ambasciatore russo. Da allora i pellicani non sono mai mancati: li vedi spesso sugli scogli in riva al lago, enormi e un po' altezzosi. Uno di loro, qualche anno fa, divenne una star del web per aver inghiottito un piccione intero.
Carlo II veniva qui a piedi quasi ogni giorno, con i suoi cagnolini spaniel al seguito, a dare da mangiare alle anatre e a chiacchierare con chiunque incontrasse, cosa che scandalizzava i cortigiani. Nel 1827 John Nash addolcì il canale e gli diede la forma di lago naturale che vedi oggi. L'aria da passeggiata informale, però, è rimasta: è il parco dove anche i funzionari dei ministeri vengono a mangiare un panino.
Durante la Prima guerra mondiale il lago fu persino prosciugato, e sul fondo furono costruiti uffici governativi provvisori. Poi l'acqua tornò, e con lei le anatre e i pellicani. Scendi dal ponte verso ovest e segui la riva del lago: alla fine del viale ti aspettano i cancelli dorati e il palazzo più famoso del regno.
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11. Buckingham Palace e il Victoria Memorial
Buckingham Palace, London SW1A 1AA, United Kingdom
Eccolo: oltre i cancelli neri e oro, la lunga facciata chiara di Buckingham Palace, con il balcone al centro e la bandiera sul tetto. Alle tue spalle, in mezzo alla rotonda, il monumento a Vittoria, tutto di marmo bianco, con una Vittoria alata dorata in cima che brilla anche nelle giornate più grigie.
All'inizio non era un palazzo, ma una grande casa di città, costruita nel 1703 per il duca di Buckingham. Nel 1761 la comprò Giorgio III come casa di famiglia per la moglie, la regina Carlotta, e qui nacque quasi tutta la loro numerosissima prole. Fu il figlio, Giorgio IV, a volerne fare una reggia, affidandola a John Nash... e facendo lievitare i costi in modo così scandaloso che, morto il re, l'architetto fu licenziato.
La prima sovrana ad abitarci davvero fu Vittoria, nel 1837, appena diciottenne. Trovò camini che fumavano, porte che non chiudevano e finestre sporche: pare che i vetri interni ed esterni fossero di competenza di due uffici diversi, che non si mettevano mai d'accordo. Fu lei, nel 1851, durante la Grande Esposizione, a inaugurare la tradizione di affacciarsi al balcone. Oggi il palazzo conta 775 stanze, tra cui 78 bagni.
La facciata che vedi è giovane: fu rifatta in pietra di Portland nel 1913, in pochi mesi, sempre da Aston Webb, l'architetto dell'arco sul Mall. E tieni d'occhio la bandiera: se sventola lo Stendardo Reale, il re è in casa; se c'è la Union Jack, è altrove. Nei giorni del cambio della guardia, i soldati con il colbacco di pelo d'orso arrivano qui al ritmo della banda, sotto gli occhi di migliaia di telefoni.
Hai fatto un viaggio di quasi mille anni: dal ponte dipinto da un veneziano alla tomba scolpita da un fiorentino, dalla finestra da cui uscì per morire un re collezionista al balcone da cui i re di oggi salutano la folla. Ogni pietra di questa passeggiata racconta una corona sopravvissuta a incendi, guerre civili e rivoluzioni, sempre cambiando qualcosa perché nulla cambiasse. E se la frase ti suona familiare... beh, un siciliano, Tomasi di Lampedusa, l'aveva già scritta.