Di là d'Arno: botteghe, Santo Spirito e San Frediano, la Firenze dell'Oltrarno
Dal ponte ricostruito pietra su pietra al crocifisso giovane di Michelangelo: doratori e corniciai, poeti inglesi, Masaccio, una granduchessa veneziana e la porta da cui si partiva per Pisa
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1. Ponte Santa Trinita: il ponte ripescato dall'Arno
Ponte Santa Trinita, 50125 Firenze FI, Italy
Fermati a metà del ponte, appoggia i gomiti sulla spalletta e guarda giù le tre arcate: non sono archi tondi e nemmeno a sesto acuto, ma curve basse e tese, che si staccano dai piloni piano piano, come una vela che prende vento. Da una parte c'è il Ponte Vecchio con le sue botteghe appese sull'acqua, dall'altra il quartiere in cui stai per entrare... l'Oltrarno, quello che a Firenze si chiama semplicemente di là d'Arno.
Il ponte lo cominciò Bartolomeo Ammannati nel 1567, per Cosimo I, dopo che l'alluvione del 1557 si era portata via quello precedente. Su quella curva gli architetti discutono da secoli: c'è chi ci vede una catenaria, chi un'ellisse, chi un disegno tracciato a mano libera. E molti sospettano lo zampino di Michelangelo, amico di Ammannati e consigliere del duca. Una prova scritta però non è mai saltata fuori, quindi tienila per quello che è... un sospetto molto fiorentino.
Nella notte fra il 3 e il 4 agosto del 1944 i tedeschi in ritirata minarono i ponti di Firenze. Si salvò solo il Ponte Vecchio, e questo crollò nel fiume. Dopo la guerra la città scelse la strada più difficile: rifarlo com'era e dov'era. Le pietre originali furono ripescate dall'Arno una per una, quelle mancanti tagliate nella stessa pietraforte, e nel 1958 il ponte tornò al suo posto, identico.
Ai quattro angoli ci sono le statue delle Stagioni, messe nel 1608 per le nozze di Cosimo II con Maria Maddalena d'Austria. Anche loro finirono in acqua e furono recuperate, tutte tranne un pezzo: la testa della Primavera, la fanciulla con la ghirlanda di fiori scolpita da Pietro Francavilla. La cercarono per anni, si parlò di furti e di ricompense. Riemerse solo nell'ottobre del 1961, dal fango del fiume, durante i lavori di dragaggio... e fu rimessa sul suo collo, dopo diciassette anni passati sott'acqua.
Adesso scendi dal ponte sulla riva sinistra e gira a destra lungo il fiume. Segui il Lungarno verso ovest, verso la cupola grigia che vedi spuntare sopra i tetti, in fondo, sulla stessa riva.
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2. San Frediano in Cestello: la cupola senza facciata
Piazza di Cestello, 50124 Firenze FI, Italy
Mettiti con le spalle al fiume e guarda la chiesa: una cupola elegante, slanciata, e sotto una facciata di pietre nude, ruvide, con i buchi delle impalcature ancora lì, come se i muratori fossero andati a pranzo trecento anni fa e non fossero più tornati. Benvenuto a San Frediano in Cestello, la cupola dell'Oltrarno.
Il nome strano viene dai monaci cistercensi, che a Firenze chiamavano di Cestello. Nel 1628 fecero uno scambio di case con le monache carmelitane di Borgo Pinti, dall'altra parte della città: loro vennero qui, a San Frediano, e le monache andarono di là. Poi, alla fine del Seicento, i monaci ricostruirono la chiesa da capo, con questa cupola che si specchia nell'Arno e che dal Lungarno vedi da lontano.
La facciata, invece, è rimasta così. Ma non prenderla come un'eccezione: a Firenze è quasi una tradizione. San Lorenzo aspetta la sua facciata da più di cinquecento anni, e fra poco vedrai che anche Santo Spirito si è dovuto accontentare di un muro intonacato. I fiorentini spendevano tutto dentro, negli altari, nei marmi, nelle tele... e per la faccia rimaneva poco.
Accanto alla chiesa c'è un lungo edificio austero: è il granaio fatto costruire dal granduca Cosimo III alla fine del Seicento, quando una carestia era una minaccia concreta e il grano andava tenuto vicino al fiume, da dove arrivava sulle barche. E proprio il fiume, nel novembre del 1966, entrò in queste strade con una forza terribile: San Frediano fu uno dei quartieri più colpiti dall'alluvione, con l'acqua e il fango fino ai primi piani. Nei giorni dopo, tra i ragazzi arrivati da tutto il mondo a spalare, che i fiorentini chiamarono angeli del fango, c'era tanta gente del quartiere.
Un consiglio da amico: torna qui al tramonto. Dalla spalletta di fronte vedi il sole calare dietro le colline, verso il mare. Ora continua lungo il fiume ancora un po', poi piega verso l'interno: la grande porta medievale è a poche centinaia di metri.
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3. Porta San Frediano: la strada per Pisa
Porta San Frediano, Borgo San Frediano, 50124 Firenze FI, Italy
Passa sotto l'arco e voltati: hai davanti una porta altissima, un blocco di pietraforte con due battenti di legno enormi, rinforzati da file di chiodi e da una serratura che sembra fatta per un gigante. Fuori comincia la Via Pisana, la strada per Pisa e per il mare.
Porta San Frediano fu costruita all'inizio degli anni Trenta del Trecento, con l'ultima cerchia di mura della città, e il progetto è tradizionalmente attribuito ad Andrea Pisano, lo stesso della prima porta di bronzo del Battistero. Il nome viene da Frediano, un vescovo di Lucca venuto dall'Irlanda nel sesto secolo: era la porta da cui si partiva verso Lucca e Pisa, e ai santi della strada si chiedeva protezione.
Oggi ti sembra alta, ma è più bassa di quanto fosse. Nel Cinquecento, quando le artiglierie cambiarono la guerra, le torri delle porte di Firenze furono mozzate: una torre alta era solo un bersaglio comodo per i cannoni. Se ne salvò una sola, dall'altra parte dell'Oltrarno... ma quella è un'altra passeggiata.
La cosa che mi piace di più però è la vita di tutti i giorni. Per secoli, qui sotto, le guardie del dazio controllavano chi entrava: il contadino con l'olio, il vino, le uova, i polli, e su ogni cosa si pagava la gabella. La sera le porte si chiudevano, e chi arrivava tardi dalla campagna dormiva fuori, nelle osterie del borgo oltre le mura, aspettando l'alba. Immagina la coda dei carri all'apertura, le bestie, le grida, le discussioni sul peso di un sacco... era il mercato prima del mercato. Prova a toccare il legno dei battenti: secoli di mani, di carri e di pioggia lo hanno reso liscio come un sasso di fiume.
Guarda anche le mura che partono dalla porta: in Oltrarno ne restano tratti lunghi, mentre sulla riva destra, nell'Ottocento, furono abbattute quasi tutte per aprire i viali. Ora rientra in città e prendi la strada lunga e dritta che parte proprio da qui, verso est: Borgo San Frediano.
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4. Borgo San Frediano: il rione dei ciompi e delle ragazze
Borgo San Frediano, 50124 Firenze FI, Italy
Cammina piano e alza gli occhi ai piani alti: biancheria stesa, persiane verdi scrostate, un tabernacolo con la Madonna all'angolo, e a livello della strada saracinesche che si aprono su laboratori dove qualcuno pialla, incolla, tappezza. Questo è Borgo San Frediano, e qui Firenze smette di posare per le foto.
Per secoli il rione fu il quartiere della gente che faceva funzionare la città della lana: battilani, cardatori, tintori, i famosi ciompi che nel 1378 si ribellarono e per qualche settimana presero perfino il governo della Repubblica. I sanfredianini avevano fama di gente fiera, rissosa e con la lingua lunga, e se ne vantano ancora.
Nel 1949 Vasco Pratolini pubblicò Le ragazze di San Frediano, la storia di un bellimbusto del quartiere e delle ragazze che decidono di dargli una lezione. Lui si fa chiamare Bob, perché somiglia all'attore Robert Taylor, e il libro fece di questa strada un piccolo mito. Pratolini racconta un quartiere dove tutti sanno tutto di tutti, e dove una ragazza offesa non dimentica.
Ora un gioco: cerca sui muri delle case signorili una finestrella ad arco, alta come un libro, spesso murata. Sono le buchette del vino. Dal Cinquecento le grandi famiglie, che producevano vino nelle loro fattorie, potevano venderlo direttamente da casa, senza intermediari: tu bussavi, porgevi il fiasco vuoto, e dalla buchetta tornava pieno. Durante le epidemie di peste del Seicento servivano anche a non toccarsi. E nel 2020, nei mesi della pandemia, qualcuna si è riaperta per passare gelati e bicchieri di vino... la storia, a Firenze, ha il senso dell'umorismo.
San Frediano fa parte del quartiere di Santo Spirito, che nel calcio storico gioca con la maglia bianca, e il giorno della partita i Bianchi qui sono una religione. Adesso lascia il Borgo e piega a destra verso la grande piazza: in fondo c'è una chiesa dalla facciata nuda che nasconde il segreto più importante della pittura fiorentina.
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5. Santa Maria del Carmine e la Cappella Brancacci
Piazza del Carmine 14, 50124 Firenze FI, Italy
Dal centro della piazza guarda la chiesa: una facciata di pietra grezza, senza un marmo, senza una statua, che non promette niente. Eppure dietro quel muro, in una cappella grande come un salotto, c'è il posto dove la pittura europea ha imparato a camminare con i piedi per terra.
Intorno al 1424 il mercante di seta Felice Brancacci fece affrescare la cappella di famiglia con le storie di San Pietro. Chiamò Masolino, pittore elegante e affermato, e con lui lavorò un ragazzo di poco più di vent'anni, Tommaso, detto Masaccio. Lavoravano fianco a fianco, sugli stessi ponteggi, e si capisce subito chi è chi: le figure di Masolino sono eleganti e leggere, quelle del ragazzo sembrano scolpite. Le figure di Masaccio hanno ombre vere, corpi pesanti, piedi che premono sul terreno. La luce arriva da una direzione precisa, quella della finestra reale della cappella.
Guarda, quando entri, Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso: lei urla con la bocca spalancata, lui si copre il volto con le mani. Nessuno, prima, aveva dipinto la vergogna così. Per secoli i due ebbero addosso delle foglie di fico aggiunte in un'epoca più pudica, e solo il grande restauro degli anni Ottanta del Novecento le ha tolte. Masaccio non finì mai il lavoro: partì per Roma e lì morì nel 1428, a ventisei anni. Poi Brancacci fu esiliato come nemico dei Medici, e la cappella restò incompiuta per mezzo secolo, finché la completò Filippino Lippi.
Generazioni di artisti vennero qui a copiare quelle figure, compreso il giovane Michelangelo. E fu qui, racconta Benvenuto Cellini riferendo le parole dell'interessato, che lo scultore Pietro Torrigiano, irritato dalle prese in giro di Michelangelo, gli tirò un pugno sul naso, rompendoglielo. Quel naso storto lo vedi in tutti i suoi ritratti. E cerca anche San Pietro che guarisce i malati con la sola ombra: i passanti sono fiorentini qualunque, in una strada che sembra proprio una via del quartiere.
Nel 1771 un incendio devastò quasi tutta la chiesa, ma la cappella si salvò. Ora riattraversa la piazza e imbocca Via Santa Monaca, poi segui la strada fino alla piazza più amata dell'Oltrarno.
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6. Basilica di Santo Spirito e il crocifisso di Michelangelo
Piazza Santo Spirito 30, 50125 Firenze FI, Italy
Sali i gradini e guarda la facciata: un muro liscio, color crema, con un occhio rotondo e due volute in cima. Tutto qui. Sembra una chiesa di paese, e invece dentro c'è uno degli spazi più perfetti che il Rinascimento abbia costruito.
Il progetto è di Filippo Brunelleschi, l'uomo della Cupola. I lavori cominciarono nel 1444, e lui morì appena due anni dopo, così la basilica fu costruita da altri, che cambiarono qualche dettaglio e litigarono su parecchi altri. Dentro trovi file di colonne di pietra serena, archi tutti uguali e decine di cappelle laterali: un ritmo così regolare che sembra di stare dentro un pensiero matematico. Tutto è misurato su un'unica unità, ripetuta come le note di una scala, e l'occhio si riposa senza sapere perché.
La chiesa che c'era prima bruciò nel 1471, durante una rappresentazione sacra per la visita a Firenze di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano: le fiamme di scena presero il legno e l'edificio andò perduto. Molti fiorentini lo lessero come un castigo per il lusso sfoggiato in quei giorni di festa.
Ma il vero tesoro lo trovi nella sacrestia. Intorno al 1492 un ragazzo di diciassette o diciotto anni, Michelangelo Buonarroti, ottenne dal priore del convento un permesso straordinario: studiare di notte i corpi dei morti dell'ospedale annesso, per capire come sono fatti muscoli e ossa. Il priore si chiamava Niccolò Bichiellini, e rischiava parecchio: aprire i cadaveri era una pratica guardata con enorme sospetto. Per ringraziarlo, il ragazzo scolpì un crocifisso di legno. Il Cristo è nudo, giovanissimo, sottile, con la testa piegata e le gambe che si torcono appena. Non c'è niente dell'eroe potente che verrà dopo... c'è un ragazzo che scolpisce un altro ragazzo.
Per secoli il crocifisso fu dimenticato, e solo nel 1962 gli studiosi lo riconobbero come l'opera perduta di cui parlavano le fonti. Ora scendi i gradini e attraversa la piazza fino al lato opposto, dove c'è la fontana e il palazzo con la loggia in cima.
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7. Piazza Santo Spirito: il salotto di là d'Arno
Piazza Santo Spirito, 50125 Firenze FI, Italy
Siediti sul bordo della fontana e guarda la piazza a trecentosessanta gradi: gli alberi, le panchine, le facciate color ocra e albicocca, i bambini in bicicletta, qualcuno che legge, qualcuno che dorme. La mattina qui c'è il mercato, la sera la piazza si riempie di gente seduta dappertutto, anche sui gradini della chiesa.
Ora girati verso il palazzo all'angolo, quello con l'ultimo piano aperto, una loggia sotto il tetto sostenuta da colonnine. È Palazzo Guadagni, costruito all'inizio del Cinquecento e attribuito al Cronaca. Quella loggia in cima fu una novità: prima di allora i palazzi fiorentini finivano con un cornicione severo. Dopo, in tanti la copiarono, perché d'estate là in alto si respira. Le chiamano altane, e se guardi i tetti dell'Oltrarno ne conterai parecchie.
Il bello di Santo Spirito è che non ha mai deciso cosa vuole essere. È la piazza dei frati agostiniani, che qui avevano uno dei conventi più colti d'Europa. È la piazza degli artigiani che uscivano dalle botteghe per il caffè, degli studenti stranieri, delle nonne che fanno la spesa. Da decenni è anche il cuore della movida fiorentina, e i residenti litigano con il comune sul rumore con la stessa passione con cui i loro antenati litigavano sui confini delle parrocchie.
Un dettaglio che quasi nessuno conosce: secondo Vasari, Brunelleschi voleva la chiesa girata al contrario, con la facciata verso l'Arno e una piazza aperta fino al fiume, così chi arrivava in barca l'avrebbe vista da lontano. E voleva le cappelle sporgenti all'esterno, come una fila di onde arrotondate. Non gli diedero retta: la chiesa guarda di qua, e le cappelle stanno nascoste dietro muri dritti.
Nell'agosto del 1944 l'Oltrarno visse giorni durissimi, separato dal resto della città dai ponti distrutti, mentre migliaia di persone cercavano rifugio dentro Palazzo Pitti. Adesso lascia la piazza dal lato sud e infilati nella stretta via di botteghe che corre verso Via Romana: Borgo Tegolaio.
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8. Borgo Tegolaio: doratori, corniciai e restauratori
Borgo Tegolaio, 50125 Firenze FI, Italy
Rallenta e annusa l'aria: colla di coniglio, vernice, segatura, a volte un filo di gommalacca. Dietro i vetri impolverati delle botteghe vedi cornici appoggiate al muro, sedie con le gambe all'aria, una cassapanca mezza smontata, e qualcuno con il grembiule chino su un banco da lavoro.
Il nome della via viene, pare, dai tegolai, gli artigiani che facevano tegole e mattoni. Ma da secoli l'Oltrarno è soprattutto il quartiere dei mestieri del legno e della decorazione: falegnami, intagliatori, ebanisti, corniciai, doratori. Quando i Medici si trasferirono a Palazzo Pitti, qui a due passi, la corte aveva bisogno di mobili, di cornici, di stucchi, e le botteghe le trovò sotto casa.
Se una porta è aperta, chiedi gentilmente di vedere come si dora una cornice. Prima si stendono strati e strati di gesso e colla, poi si leviga, poi si passa un'argilla rossa, il bolo. Infine si prende la foglia d'oro, sottile al punto che un respiro la fa volare, la si solleva con un pennello piatto e la si posa. E alla fine si brunisce, strofinandola con una pietra d'agata finché brilla. È la stessa tecnica delle tavole medievali che vedi nei musei. Per una cornice grande possono servire settimane, e un buon doratore riconosce a colpo d'occhio una doratura antica da una rifatta.
Dopo l'alluvione del 1966 queste botteghe furono essenziali: c'erano migliaia di mobili, cornici, tavole dipinte e libri inzuppati di fango da salvare, e a Firenze nacquero tecniche di restauro che poi sono state insegnate in tutto il mondo. Oggi però il mestiere è fragile. Gli affitti salgono, i ragazzi che vogliono imparare sono pochi, e ogni volta che una saracinesca si abbassa per sempre l'Oltrarno perde un pezzo di memoria che nessun museo può custodire.
Quindi, se trovi qualcosa che ti piace, compralo da chi l'ha fatto. Adesso segui il Borgo fino in fondo, sbuca su Via Romana e gira a sinistra: in pochi passi sei in Piazza San Felice, davanti a un palazzo con una lapide di marmo.
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9. Casa Guidi: i Browning alla finestra
Piazza San Felice 8, 50125 Firenze FI, Italy
Cerca sulla facciata del palazzo d'angolo la lapide di marmo, e poi alza lo sguardo alle finestre del primo piano. Da lì, per quattordici anni, una donna piccola, pallida, con i riccioli scuri ai lati del viso, guardava passare Firenze e ne scriveva.
Lei era Elizabeth Barrett, la poetessa più famosa d'Inghilterra. Lui era Robert Browning, poeta più giovane e ancora poco letto. Lei viveva reclusa a Londra, malata, sotto il controllo di un padre che non voleva che nessuno dei figli si sposasse. Robert le aveva scritto la prima lettera dopo aver letto i suoi versi, dichiarando di amarli con tutto il cuore... e di amare anche lei. Nel 1846 i due si sposarono in segreto e scapparono in Italia. Il padre non la perdonò mai, e restituì le sue lettere senza aprirle.
A Firenze, dal 1847, presero in affitto questo appartamento, Casa Guidi, e lei rinacque. Nel 1849 nacque il loro figlio, che tutti chiamarono Pen. Con loro c'era anche Flush, un cocker spaniel diventato celebre quasi un secolo dopo, quando Virginia Woolf scrisse una biografia della sua vita... dal punto di vista del cane.
Elizabeth si appassionò al Risorgimento con un fervore che stupiva perfino gli italiani, e dalle finestre di casa vide passare i cortei del 1847 e poi la delusione degli anni seguenti. Ne nacque un poema intitolato proprio Casa Guidi Windows, le finestre di Casa Guidi. E nel 1850 pubblicò i Sonetti dal portoghese, le poesie d'amore scritte per Robert durante il corteggiamento, che sono ancora fra le più lette della lingua inglese. Morì qui, fra le braccia di Robert, il 29 giugno 1861, pochi mesi dopo la nascita del Regno d'Italia. Riposa nel Cimitero degli Inglesi, e Robert non tornò più a vivere a Firenze.
La lapide sotto le finestre fu dettata da Niccolò Tommaseo, e dice che i suoi versi fecero un anello d'oro fra l'Italia e l'Inghilterra. Ora risali Via Maggio, la strada larga che parte da questa piazza verso il fiume, e fermati davanti al palazzo con la facciata tutta disegnata.
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10. Via Maggio e il Palazzo di Bianca Cappello
Via Maggio 26, 50125 Firenze FI, Italy
Fermati davanti alla facciata coperta di disegni grigi e bianchi: festoni, grottesche, mascheroni, figure graffiate nell'intonaco come su un foglio. Sei in Via Maggio, la strada più signorile dell'Oltrarno, e questo è il palazzo di una donna che Firenze ha odiato con tutto il cuore.
Il nome della via viene da via Maggiore, la strada principale di qua d'Arno. Quando i Medici si trasferirono a Palazzo Pitti, le famiglie nobili vollero stare vicine alla corte, e Via Maggio si riempì di palazzi. Oggi al piano terra trovi gli antiquari, con vetrine di specchi dorati e cassettoni che hanno visto passare quattro secoli.
Bianca Cappello era una nobile veneziana. Nel 1563, a quindici anni circa, fuggì da Venezia con un giovane impiegato fiorentino, Pietro Bonaventuri, e lo sposò a Firenze. Venezia la mise al bando. Qui, però, la vide Francesco de' Medici, figlio del granduca, e se ne innamorò perdutamente. Divenne la sua amante, e Francesco le fece sistemare questo palazzo, con la facciata decorata a graffito. Il marito scomodo fu ucciso in un agguato notturno nel 1572, e quando morì anche la moglie di Francesco, Giovanna d'Austria, lui sposò Bianca. Era il 1578, e Firenze non gradì affatto.
Il finale è da romanzo nero. Nell'ottobre del 1587, nella villa di Poggio a Caiano, Francesco e Bianca si ammalarono e morirono a poche ore di distanza l'uno dall'altra. Subito si parlò di veleno, e il sospettato numero uno era il fratello di Francesco, il cardinale Ferdinando, che diventò granduca. Gli studi moderni sui resti si contraddicono: qualcuno ha parlato di arsenico, altri di malaria. Il giallo resta aperto.
Ferdinando non volle Bianca nelle tombe dei Medici, e ancora oggi nessuno sa con certezza dove sia sepolta. Questo palazzo è una delle poche tracce rimaste di lei in città. Adesso cerca Via dello Sprone, la viuzza che si stacca da Via Maggio sul lato verso Palazzo Pitti: ti porta in una piazzetta dal nome piuttosto malizioso.
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11. Piazza della Passera e Via Toscanella
Piazza della Passera, 50125 Firenze FI, Italy
Guardati intorno: una piazzetta minuscola, irregolare, con qualche tavolino, una panchina di pietra e quattro vicoli che ci sbucano dentro da direzioni diverse, come se fosse capitata qui per caso. È Piazza della Passera, e a Firenze basta pronunciarne il nome per far sorridere qualcuno.
Sull'origine del nome le versioni sono almeno due. La più gentile racconta che durante una pestilenza un passerotto cadde morto proprio qui, e la gente lo prese per un segno. La meno gentile ricorda che in questa zona, nei secoli passati, c'erano case di piacere, e che in toscano la parola passera ha anche un altro significato. Nessuno ha mai chiarito quale sia quella giusta, e ai fiorentini va benissimo così.
Da qui parte Via Toscanella, e con Via dello Sprone e le stradine intorno forma un piccolo labirinto di botteghe. Qui il lavoro si vede dalla strada: chi ripara gioielli, chi lavora la pelle, chi restaura una cornice, chi rilega libri a mano. Il quartiere è rimasto artigiano anche perché per secoli fu il retro della corte: Palazzo Pitti è a cento metri, e la corte medicea aveva bisogno ogni giorno di qualcuno che sapesse fare qualcosa con le mani.
Se passi di qui la mattina presto, prima dei turisti, senti le serrande che si alzano una dopo l'altra, la radio accesa in un laboratorio, qualcuno che saluta il vicino per nome. È la Firenze che non sta sulle cartoline e che, quando sparisce, non si ricostruisce. Davanti a una vetrina guarda le mani, più che gli oggetti: le unghie macchiate, i calli, gli attrezzi consumati. È lì che sta il valore.
Anche questa piazzetta, d'estate, si riempie di gente fino a tardi, e il quartiere fa i conti con lo stesso equilibrio difficile che hai sentito in Piazza Santo Spirito: vivere qui, lavorare qui, e accogliere tutti. Ora raggiungi Via de' Guicciardini, a pochi passi, e seguila in leggera salita verso sud: in un paio di minuti la strada si apre all'improvviso sulla facciata più lunga di Firenze.
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12. Piazza de' Pitti: la facciata più lunga di Firenze
Piazza de' Pitti, 50125 Firenze FI, Italy
Mettiti in alto sulla piazza in pendenza e lascia che la facciata ti riempia gli occhi: pietra bugnata, enorme, grezza, che corre da una parte all'altra per più di duecento metri. Sembra più una montagna squadrata che un palazzo. E all'inizio era solo il capriccio di un banchiere.
Luca Pitti era un ricco mercante e un uomo politico ambizioso, alleato e poi rivale dei Medici. Verso il 1458 cominciò a costruire la sua casa, e la tradizione vuole che volesse finestre grandi quanto il portone del palazzo dei Medici in Via Larga. Il progetto fu attribuito a lungo a Brunelleschi, ma Brunelleschi era già morto da più di dieci anni. Pitti si mise poi dalla parte sbagliata in una congiura contro i Medici, perse influenza, e il palazzo restò a metà.
L'ironia della storia è perfetta: nel 1550 il palazzo lo comprò Eleonora di Toledo, la moglie di Cosimo I de' Medici. La casa costruita per fare ombra ai Medici diventò la casa dei Medici. Dietro ci fu disegnato il Giardino di Boboli, e nel Seicento la facciata fu allungata fino alle misure che vedi oggi.
Dopo i Medici arrivarono i Lorena, poi i napoleonici, poi ancora i Lorena, e infine i Savoia, quando dal 1865 al 1871 Firenze fu capitale d'Italia e Vittorio Emanuele II abitò qui. E proprio in questa piazza, in una casa di fronte al palazzo, tra il 1868 e il 1869 Fëdor Dostoevskij lavorò all'Idiota: lo ricorda una lapide. Oggi il palazzo è un complesso di musei, e qui arriva il Corridoio Vasariano, riaperto ai visitatori nel dicembre del 2024.
Così finisce la tua passeggiata di là d'Arno: da un ponte ripescato dal fiume a una reggia nata per invidia, passando per botteghe, poeti, frati e ragazze di San Frediano. Siediti un momento sulla pietra calda della piazza, come fanno i fiorentini, e guarda la luce che scivola sul bugnato... non c'è nessuna fretta.