Stephansdom e centro storico di Vienna: duemila anni tra vicoli, leggende e memoria
Dal Duomo di Santo Stefano al Graben: la finta cupola di Andrea Pozzo, la casa delle Nozze di Figaro, il basilisco nel pozzo, la Vindobona romana e i luoghi della memoria del Novecento
Vienna · 12 stops · 31 min audio · Generated
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1. Stephansdom: il Duomo, lo Steffl e i segni sul portale
Stephansplatz 3, 1010 Wien, Austria
Mettiti davanti al portale principale del Duomo e concediti un momento, perché la prima impressione è travolgente: una montagna di pietra scurita dal tempo, una torre altissima che sembra un merletto, e un tetto ripidissimo coperto di tegole colorate che disegnano zigzag e un'aquila a due teste. Questo è lo Stephansdom, il Duomo di Santo Stefano. E la torre, per i viennesi, ha un nome affettuoso: lo Steffl, lo Stefanino.
La parte che hai davanti è la più antica: il Riesentor, la Porta dei giganti, e le due torri dei Pagani, romaniche, del Duecento. Il nome, si racconta, viene dalle pietre di edifici romani, cioè pagani, riutilizzate per costruirle. Poi, dal Trecento, gli Asburgo trasformarono la chiesa in una cattedrale gotica. La torre sud, alta 136 metri, fu completata nel 1433. Quella nord rimase a metà, e nel Cinquecento le misero sopra un cappello rinascimentale. Vienna non l'ha mai finita.
Ora guarda il muro accanto al portale. Ci sono due sbarre di ferro incastrate nella pietra: sono antiche misure di lunghezza, le Ellen, che servivano a controllare stoffe e tele, perché davanti al Duomo nessuno osava imbrogliare. E vicino all'ingresso, protetto da un vetro, c'è un segno inciso: una O e un 5. Era il simbolo segreto della resistenza austriaca al nazismo: la O e la quinta lettera dell'alfabeto, la E, per scrivere OE, cioè Österreich, Austria.
Il 12 aprile 1945, negli ultimi giorni di guerra, gli incendi scoppiati nelle case vicine raggiunsero il Duomo. Il tetto bruciò, parte delle volte crollò e la grande campana, la Pummerin, precipitò e si spezzò. La ricostruzione divenne un'impresa di tutto il Paese: ogni regione austriaca contribuì con qualcosa, e nel 1951 fu fusa una nuova Pummerin con il metallo della vecchia. Oggi suona nelle grandi feste, e a Capodanno tutta Vienna la ascolta.
Sotto il pavimento ci sono le catacombe, con la cripta dei duchi dove sono custodite le urne con le viscere degli Asburgo. In questa cattedrale Mozart si sposò nel 1782, e qui, nel 1791, fu benedetta la sua salma. A Mozart torneremo presto. Ora gira intorno al Duomo, imbocca la Rotenturmstraße e svolta subito a destra verso il Lugeck: da lì segui la Bäckerstraße, una delle vie più antiche della città, fino a una piazzetta silenziosa.
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2. Jesuitenkirche: la finta cupola di Andrea Pozzo
Dr.-Ignaz-Seipel-Platz 1, 1010 Wien, Austria
Sei arrivato in una piazza raccolta e silenziosa, chiusa da palazzi solenni. Davanti a te c'è una facciata alta con due torri, e accanto un edificio elegante con una grande sala barocca: la piazza intera era il cuore della vecchia università, il luogo del sapere viennese. L'Università di Vienna fu fondata nel 1365 dal duca Rodolfo IV ed è la più antica tra quelle ancora attive nel mondo di lingua tedesca.
Nel Seicento l'insegnamento passò in buona parte nelle mani dei gesuiti, e la loro chiesa fu costruita tra gli anni Venti e Trenta del secolo. Ma l'aspetto che vedi oggi si deve a un italiano: il gesuita trentino Andrea Pozzo, pittore e architetto, chiamato a Vienna dall'imperatore Leopoldo I. Tra il 1703 e il 1705 Pozzo trasformò l'interno da cima a fondo, con colonne tortili, ori e affreschi. A Roma, nella chiesa di Sant'Ignazio, aveva già lasciato tutti a bocca aperta.
Entra e avanza lungo la navata finché trovi il punto, segnato sul pavimento, da cui l'illusione funziona alla perfezione. Fermati lì e alza gli occhi. Sopra di te si apre una cupola, con il tamburo, le finestre, la luce che sembra scendere dall'alto. Ora fai qualche passo avanti... e la cupola si deforma, si piega, si affloscia come un castello di carte. Perché non esiste nessuna cupola: è un dipinto su un soffitto piatto, un inganno ottico calcolato al millimetro.
Perché una finta cupola? Forse per ragioni di costi e di statica, forse per pura bravura. Pozzo aveva scritto un trattato, Perspectiva pictorum et architectorum, che insegnava a costruire queste illusioni con righello e compasso, e che fu tradotto in mezza Europa e perfino in cinese, alla corte di Pechino. E anche le colonne a spirale, che sembrano di marmo pregiato, sono in realtà di stucco lavorato e dipinto. Qui niente è come sembra.
Pozzo morì a Vienna nel 1709, senza tornare in Italia. Fuori, guarda il palazzo dell'Accademia delle Scienze, l'antica aula magna dell'università: qui, nel 1808, un Haydn ormai vecchio e fragile assistette alla sua Creazione, diretta da Antonio Salieri, e fu salutato dal pubblico in lacrime. Fu la sua ultima apparizione pubblica. Ora torna verso il Duomo per la Sonnenfelsgasse e la Schulerstraße, fino alla Domgasse: c'è una casa dove Mozart fu felice.
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3. Mozarthaus e Blutgasse: la casa delle Nozze di Figaro
Domgasse 5, 1010 Wien, Austria
Guarda questa casa stretta e alta nella Domgasse, a due passi dal Duomo: niente di straordinario, a prima vista. Eppure qui Mozart visse gli anni più felici e più ricchi della sua vita, dal 1784 al 1787. È l'unica delle sue abitazioni viennesi arrivata fino a noi, e oggi è un museo. A Vienna Mozart traslocò più di una decina di volte: questa fu la casa più grande e la più costosa.
L'appartamento al primo piano aveva quattro stanze grandi, due più piccole e una cucina, e l'affitto era altissimo. In quegli anni Mozart guadagnava bene, tra concerti, allievi e composizioni, e spendeva altrettanto: abiti eleganti, servitù, e perfino un tavolo da biliardo, perché adorava giocarci. In queste stanze nacque Le nozze di Figaro, la prima delle tre opere scritte con un italiano straordinario, Lorenzo Da Ponte, di Ceneda, l'odierna Vittorio Veneto.
Da Ponte era un personaggio da romanzo: figlio di un commerciante ebreo, battezzato da ragazzo, poi prete, cacciato da Venezia per una vita troppo libertina, infine poeta del teatro imperiale a Vienna. Con Mozart riuscì a portare in scena Figaro, tratto da una commedia di Beaumarchais che a Vienna era vietata perché giudicata troppo sovversiva. La prima si tenne il primo maggio 1786 al Burgtheater. Da Ponte morì molti anni dopo a New York, dove aveva insegnato italiano alla Columbia.
In questa casa veniva anche Joseph Haydn, a suonare quartetti con Mozart. Nel 1785, davanti al padre Leopold venuto da Salisburgo, Haydn pronunciò una frase che ogni genitore sogna di sentire: davanti a Dio e da uomo onesto, tuo figlio è il più grande compositore che io conosca, di persona o di nome. Leopold la riportò in una lettera alla figlia, e possiamo immaginare con quale orgoglio.
Prima di ripartire, sbircia nella Blutgasse, il vicolo qui accanto. Il nome, via del sangue, ha alimentato una leggenda: che qui fossero stati massacrati i cavalieri templari. Non ci sono prove, ma i viennesi la raccontano volentieri. Dentro il Fähnrichshof, i cortili interni comunicanti mostrano com'era la città prima dei grandi palazzi. Ora prosegui verso est, fino alla Postgasse: ti aspetta una chiesa dalla facciata che sembra arrivata da Roma.
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4. Dominikanerkirche: la Vienna barocca che parla italiano
Postgasse 4, 1010 Wien, Austria
Fermati sulla Postgasse e guarda la facciata chiara di questa chiesa: due ordini di colonne, nicchie con statue, un frontone. Se ti sembra di averla già vista a Roma, non ti sbagli di molto. La Dominikanerkirche è una delle prime chiese barocche di Vienna, costruita negli anni Trenta del Seicento, e ha l'accento inconfondibile delle chiese romane della Controriforma.
I domenicani erano arrivati a Vienna già nel 1226, chiamati dal duca Leopoldo VI di Babenberg, e qui avevano costruito una prima chiesa medievale. Nei secoli successivi incendi, guerre e assedi la misero a dura prova, e nel Seicento, nel pieno della Controriforma, i frati decisero di ricostruirla da capo, più grande e più spettacolare. La Chiesa cattolica voleva stupire, convincere, commuovere. E il barocco era la sua arma più potente.
E chi costruiva a Vienna nel Seicento? Molto spesso, italiani. Architetti, capimastri, stuccatori e pittori arrivavano a ondate dalla Lombardia e dal Canton Ticino, dalle valli tra il lago di Como e quello di Lugano. Famiglie intere, come i Carlone della val d'Intelvi, si passavano il mestiere di padre in figlio e lavoravano in tutto l'Impero. Per un secolo, nei cantieri di Vienna, si parlava italiano, e la parola stucco è passata anche in tedesco.
Entra e alza lo sguardo verso la volta: ori, stucchi bianchi, affreschi, cappelle laterali piene di altari di marmo colorato. Tutto è pensato per sollevare lo sguardo e il cuore. Nel 1927 papa Pio XI la elevò al rango di basilica minore, e la chiesa è dedicata anche alla Madonna del Rosario, la preghiera che i domenicani diffusero in tutta Europa. I turisti la sfiorano senza entrare, e spesso dentro troverai soltanto il silenzio.
Un dettaglio: la strada qui dietro si chiama Dominikanerbastei, il bastione dei domenicani. Fino all'Ottocento, a poche decine di metri da qui, correvano le mura della città, e il convento era quasi addossato alle difese. Quando alla fine del 1857 l'imperatore Francesco Giuseppe ordinò di abbatterle per far posto alla Ringstraße, Vienna cambiò volto per sempre. Ora risali la Postgasse verso nord fino al Fleischmarkt, l'antica via del mercato della carne.
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5. Fleischmarkt: il Griechenbeisl e la leggenda del caro Augustin
Fleischmarkt 11, 1010 Wien, Austria
Sul Fleischmarkt, cerca quella casa antica avvolta dall'edera, con l'insegna di ferro: è il Griechenbeisl, una delle osterie più antiche di Vienna, con una storia che secondo la tradizione supera i cinquecento anni. E poco più in là, una facciata che sembra uscita da Bisanzio, mattoni rossi e decorazioni d'oro: la chiesa greco-ortodossa della Santissima Trinità.
Il nome Fleischmarkt ricorda il mercato della carne del Medioevo. Ma nel Settecento la via cambiò anima. Dopo la pace di Passarowitz, nel 1718, mercanti greci e serbi dell'Impero ottomano si stabilirono qui, commerciando cotone, tabacco, spezie e lana. Costruirono le loro chiese, e a metà Ottocento l'architetto danese Theophil Hansen, lo stesso del Parlamento, rifece la facciata di questa in stile bizantino. Ecco perché l'osteria si chiama Griechenbeisl, la taverna dei greci.
Ma il personaggio più famoso di questa casa è un musicista di strada: il caro Augustin, der liebe Augustin. La leggenda racconta che nel 1679, durante la peste, Augustin, suonatore di cornamusa e gran bevitore, si addormentò ubriaco per strada. I becchini lo credettero morto e lo gettarono in una fossa comune, tra i cadaveri. Al risveglio si mise a suonare, finché qualcuno lo tirò fuori. E non si ammalò nemmeno.
La canzone che porta il suo nome è diventata una delle melodie popolari più conosciute d'Europa, e i bambini austriaci la cantano ancora. Se entri, cerca la grata nel pavimento vicino all'ingresso: sotto, in una cantina, c'è una figura di Augustin con la sua cornamusa. E in una sala le pareti sono coperte di firme di ospiti celebri: la tradizione della casa ci mette musicisti e scrittori, da Beethoven a Mark Twain.
Dietro l'aria allegra, la leggenda di Augustin parla di una città sconvolta: la peste del 1679 uccise a Vienna migliaia di persone, e alcune stime arrivano a decine di migliaia. Ne vedrai il ricordo alla fine del giro, sul Graben. Ora prendi la Grashofgasse e attraversa il cortile silenzioso dell'Heiligenkreuzerhof fino alla Schönlaterngasse: è una delle scorciatoie più belle di Vienna.
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6. Schönlaterngasse: il basilisco nel pozzo e la bella lanterna
Schönlaterngasse 7, 1010 Wien, Austria
Sei appena uscito dal cortile dell'Heiligenkreuzerhof, un'oasi di quiete che dal Medioevo appartiene ai monaci cistercensi dell'abbazia di Heiligenkreuz, e ora sei in uno dei vicoli più fotografati di Vienna. La Schönlaterngasse curva dolcemente, e da una facciata pende una lanterna di ferro battuto: è la bella lanterna che dà il nome alla strada. Quella che vedi è una copia; l'originale è conservato al Wien Museum.
Al numero 7 cerca, in una nicchia della facciata, una strana creatura di pietra, e un affresco che racconta una storia. La leggenda dice che il 26 giugno 1212 un garzone di fornaio, sceso a prendere acqua dal pozzo del cortile, vide una luce sinistra e sentì un puzzo terribile. Laggiù c'era un basilisco: il mostro nato da un uovo di gallo covato da un rospo, capace di uccidere con un solo sguardo.
Come si sconfigge un mostro che uccide con gli occhi? Il garzone ebbe un'idea geniale: si calò nel pozzo con uno specchio. Il basilisco vide il proprio riflesso, inorridì della sua stessa bruttezza e scoppiò, oppure si pietrificò, a seconda di chi racconta. Il pozzo fu riempito di pietre, e la casa ricorda ancora la vittoria. Gli storici pensano che dietro la leggenda ci fossero gas velenosi in fondo a un pozzo, ma il basilisco è decisamente più divertente.
Questo vicolo ha ospitato anche gente in carne e ossa. Al numero 7a, tra il 1838 e il 1839, abitò per alcuni mesi Robert Schumann, venuto a Vienna con la speranza di trasferirci la sua rivista musicale. Le cose non andarono come sperava, ma durante quel soggiorno, frugando tra le carte di Ferdinand, il fratello di Schubert, scoprì la partitura della Grande Sinfonia in do maggiore, mai eseguita. La portò a Lipsia, dove la diresse Mendelssohn.
Poco più avanti, al numero 9, c'è l'Alte Schmiede, un'antica bottega di fabbro oggi trasformata in spazio per letture e concerti. In pochi metri hai un mostro medievale, un compositore romantico e un'abbazia di monaci: è la Vienna che si scopre solo a piedi. Ora torna verso ovest, attraversa la Rotenturmstraße e prendi la Seitenstettengasse, fino alla piccola chiesa che domina il vecchio affaccio sul fiume.
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7. Ruprechtskirche: la chiesa più antica di Vienna
Ruprechtsplatz 1, 1010 Wien, Austria
Guarda questa chiesetta di pietra grezza, con il campanile tozzo e l'edera che si arrampica sui muri: sembra una chiesa di campagna capitata per sbaglio in mezzo alla città. È la Ruprechtskirche, la chiesa di San Ruperto, e per tradizione la più antica di Vienna. Da questo terrazzo, un tempo, si guardava direttamente il Danubio, che scorreva molto più vicino di oggi: questo era il bordo della città, il suo affaccio sull'acqua.
La tradizione la vuole fondata nel 740, quando Vienna era poco più di un villaggio tra le rovine romane. Gli storici sono più prudenti: le parti più antiche dell'edificio risalgono all'XI o al XII secolo, e la navata e la parte bassa del campanile sono romaniche. Resta comunque un pezzo di Vienna più vecchio del Duomo gotico, più vecchio della Hofburg, più vecchio di quasi tutto quello che hai visto finora.
Perché proprio san Ruperto? Era il patrono dei salinari, e il sale, nel Medioevo, era ricchezza pura. Le barche lo portavano lungo il Danubio dalle saline delle Alpi, e lo scaricavano qui sotto. Guardati intorno: Salzgries, Salztorgasse... le strade parlano ancora di sale. L'antico ufficio del sale, il Salzamt, è diventato perfino un modo di dire: quando una lamentela non serve a niente, a Vienna ti dicono che puoi andare a protestare al Salzamt.
Venendo qui, nella Seitenstettengasse, sei passato accanto a un edificio quasi anonimo, sorvegliato dalla polizia: è lo Stadttempel, la sinagoga principale di Vienna, inaugurata nel 1826. Le norme dell'epoca non permettevano alle sinagoghe di affacciarsi sulla strada, così fu nascosta dentro un palazzo d'abitazione. Nel pogrom del novembre 1938, quando tutte le altre sinagoghe di Vienna furono distrutte, questa fu devastata all'interno ma non incendiata: le fiamme avrebbero raggiunto le case vicine.
La storia del Novecento, in questo angolo di città, è vicinissima. Dietro la chiesa, una scalinata scende verso la Morzinplatz, una piazza verde ai piedi del vecchio quartiere, tra il traffico e il canale del Danubio. Là sorgeva un grande albergo di lusso, e il suo nome, per i viennesi, è rimasto una ferita aperta. Scendi quei gradini.
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8. Morzinplatz: il memoriale alle vittime della Gestapo
Morzinplatz, Salztorgasse 6, 1010 Wien, Austria
Davanti a te c'è un blocco di pietra grezza con una figura di bronzo e una scritta in tedesco: Niemals vergessen, mai dimenticare. È un monumento piccolo, in un angolo di piazza tra il traffico e il canale del Danubio, e molti ci passano accanto senza fermarsi. Eppure questo è uno dei luoghi più importanti per capire Vienna nel Novecento. Qui, fino al 1945, sorgeva l'Hotel Metropole.
Il Metropole era un albergo di lusso, costruito per l'Esposizione universale del 1873. Poche settimane dopo l'annessione del marzo 1938, la Gestapo lo requisì e ne fece la propria centrale a Vienna. Nelle sue stanze furono interrogate, umiliate e torturate migliaia di persone: oppositori politici, ebrei, sacerdoti, gente di ogni condizione. Da qui molti partirono verso il carcere, i campi di concentramento, la morte.
Tra le persone arrestate subito, nel marzo 1938, c'era anche Leopold Figl, un politico cristiano-sociale che fu deportato a Dachau. Sopravvisse, e dopo la guerra fu cancelliere dal 1945 al 1953 e poi ministro degli Esteri: fu lui, nel 1955, a mostrare alla folla dal Belvedere il Trattato di Stato che restituiva all'Austria la piena indipendenza. Il palazzo costruito al posto del Metropole porta oggi il suo nome.
Nell'aprile 1945, durante gli ultimi combattimenti per Vienna, il Metropole bruciò. Le rovine furono demolite, e nel dopoguerra al loro posto sorse un palazzo d'abitazione, il Leopold-Figl-Hof. Al suo interno, con ingresso dalla Salztorgasse, c'è una piccola sala commemorativa. Il monumento sulla piazza, inaugurato nel 1985, è dedicato alle vittime della Gestapo, e quelle due parole incise non hanno bisogno di altre spiegazioni.
Vienna ha impiegato decenni a fare i conti con il proprio passato. Per molto tempo l'Austria si raccontò soprattutto come la prima vittima di Hitler, e solo nel 1991 un cancelliere, Franz Vranitzky, riconobbe davanti al parlamento la corresponsabilità di molti austriaci nei crimini nazisti. Questo angolo tranquillo fa parte di quel lungo percorso. Ora risali verso il centro per la Marc-Aurel-Straße: porta il nome di un imperatore romano, e non per caso.
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9. Hoher Markt: Vindobona romana e l'orologio dell'Anker
Hoher Markt 10, 1010 Wien, Austria
Sei sul Hoher Markt, la piazza più antica di Vienna. Alza lo sguardo verso l'arco che collega due edifici su un lato della piazza: è l'Ankeruhr, l'orologio dell'Anker, un ponte sospeso decorato d'oro e di rame, lungo il quale figure in costume sfilano lentamente. Ogni ora ne appare una diversa, e a mezzogiorno passano tutte, una dopo l'altra, accompagnate dalla musica.
Quelle figure raccontano quasi duemila anni di storia viennese. La prima è un imperatore romano: Marco Aurelio, il filosofo che scrisse i suoi Pensieri durante le campagne lungo il Danubio. Secondo un'antica tradizione morì nel 180 proprio qui, a Vindobona; altre fonti indicano invece Sirmio, nell'attuale Serbia. Dopo di lui sfilano Carlo Magno, i duchi Babenberg, Rodolfo d'Asburgo, il principe Eugenio, Maria Teresa, e per ultimo Joseph Haydn.
Il Hoher Markt sta letteralmente sopra Vindobona. Sotto il selciato ci sono i resti delle case degli ufficiali della legione, con il loro riscaldamento a pavimento, e si possono visitare nel piccolo museo romano della piazza. La pianta della città vecchia ricalca ancora il perimetro dell'accampamento: il Graben, dove finirà il nostro giro, era il fossato difensivo dei romani.
L'orologio fu disegnato da Franz Matsch, un pittore che da giovane aveva lavorato in squadra con Gustav Klimt, e fu realizzato tra il 1911 e il 1914, un ultimo lampo di sfarzo prima della guerra. Al centro della piazza c'è invece la fontana delle Nozze, il Vermählungsbrunnen, con lo sposalizio di Maria e Giuseppe sotto un baldacchino: fu rifatta in pietra nel Settecento su progetto di Joseph Emanuel Fischer von Erlach, con le statue del veneziano Antonio Corradini.
Nel 1945 questa piazza fu gravemente colpita dai combattimenti e dagli incendi, e molti dei palazzi che vedi sono ricostruzioni del dopoguerra. Fu proprio durante quei lavori che riemersero i resti romani. Ora prendi la Wipplingerstraße verso ovest e, dopo pochi passi, svolta a destra nella Salvatorgasse: ti aspetta una torre gotica che sembra fatta di pizzo.
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10. Maria am Gestade: la chiesa sulla riva scomparsa
Salvatorgasse 12, 1010 Wien, Austria
Alza lo sguardo verso questo campanile a sette lati: termina con una cupola di pietra traforata, leggera come un merletto, che lascia passare il cielo. È uno dei capolavori del gotico viennese. La chiesa si chiama Maria am Gestade, Maria sulla riva, e il nome è una piccola macchina del tempo: qui sotto, ai piedi del ripido pendio, scorreva un braccio del Danubio, e si dice che i barcaioli salissero a pregare prima di partire.
L'edificio che vedi fu costruito tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, sopra una chiesa più antica. Ha una forma insolita: la navata è stretta e piega leggermente, perché sul bordo della scarpata non c'era spazio. Gli architetti, invece di spianare la collina, piegarono la chiesa. Il risultato è uno degli interni più slanciati e misteriosi di Vienna, con vetrate che colorano la luce.
La chiesa ha rischiato di sparire. Durante l'occupazione napoleonica fu trasformata in deposito e scuderia, e c'era chi proponeva di demolirla. Fu salvata e restaurata, e nel 1820 fu affidata ai padri redentoristi, l'ordine portato a Vienna da Clemente Maria Hofbauer, un ex garzone di fornaio della Moravia che diventò il predicatore più amato della città. Oggi è il patrono di Vienna, e le sue reliquie sono custodite qui.
C'è un'altra comunità legata a questa chiesa: quella ceca. All'inizio del Novecento Vienna contava centinaia di migliaia di abitanti arrivati dalla Boemia e dalla Moravia per lavorare, e ancora oggi qui si celebra la messa in ceco. Nella Vienna imperiale l'italiano, il ceco, l'ungherese, il polacco, lo sloveno si sentivano per strada ogni giorno: era una capitale di molti popoli.
Prima di andare, guarda la scalinata che scende accanto alla chiesa: è l'antica scarpata del fiume, ancora leggibile nel dislivello. Poi torna indietro sulla Wipplingerstraße, prosegui verso ovest e svolta a sinistra nella Jordangasse: sbucherai in una piazza quieta, quasi quadrata, con una statua e un grande blocco di cemento chiaro. È la Judenplatz.
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11. Judenplatz: la biblioteca senza nome
Judenplatz, 1010 Wien, Austria
Al centro di questa piazza quieta, quasi quadrata, c'è un grande blocco di cemento chiaro. Avvicinati: le pareti sono fatte di libri, file e file di libri con il dorso rivolto verso l'interno, così che non puoi leggerne nessun titolo. Le porte sono chiuse e non hanno maniglie. È il memoriale per le vittime austriache della Shoah, dell'artista inglese Rachel Whiteread, inaugurato nel 2000.
Sul basamento sono incisi i nomi dei luoghi dove furono uccisi gli ebrei austriaci: Auschwitz, Treblinka, Sobibor, Theresienstadt, Riga, Minsk, e molti altri. Circa sessantacinquemila ebrei austriaci furono assassinati dal regime nazista. La biblioteca senza nome parla di un popolo legato al libro, e di tutte le storie che non sono state scritte, perché chi avrebbe dovuto scriverle non c'era più.
La scelta del luogo non è casuale. Nel Medioevo questa era la piazza del quartiere ebraico, uno dei più importanti d'Europa, con la sua sinagoga e le sue scuole. Durante i lavori per il memoriale, negli anni Novanta, gli archeologi ritrovarono le fondamenta di quella sinagoga, e oggi si possono vedere sotto la piazza, nel museo del Judenplatz, proprio accanto al monumento.
Quella sinagoga fu distrutta nel 1421, durante la cosiddetta Wiener Gesera: per ordine del duca Alberto V gli ebrei di Vienna furono imprigionati, espulsi, spogliati dei beni. Molti scelsero di morire nella sinagoga pur di non essere battezzati a forza, e il 12 marzo 1421 più di duecento persone furono arse vive fuori città. Sulla facciata della casa al numero 2, un rilievo con un'iscrizione latina del Quattrocento celebra ancora quel massacro.
Nella piazza c'è anche la statua di Lessing, lo scrittore illuminista che con Nathan il saggio scrisse un elogio della tolleranza tra ebrei, cristiani e musulmani. La prima versione fu distrutta dai nazisti, e lo scultore la rifece dopo la guerra. Prenditi il tempo che ti serve. Poi esci per la Kurrentgasse, scendi lungo la Milchgasse accanto alla cupola verde della Peterskirche, e in pochi passi sei sul Graben.
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12. Graben e Pestsäule: la colonna della peste
Graben, 1010 Wien, Austria
Eccoti sul Graben, la passeggiata più elegante di Vienna, larga come una piazza e piena di gente a tutte le ore. Al centro si alza un'esplosione di nuvole di marmo, angeli, santi e raggi dorati che si arrampica fino al cielo, con la Trinità in cima: è la Pestsäule, la colonna della peste. Sembra più una scenografia teatrale che un monumento. E non è un caso.
Graben vuol dire fossato: qui correva il fosso difensivo del campo romano di Vindobona, che hai già incontrato al Hoher Markt. Nel Medioevo fu colmato e diventò una via di mercato, poi la strada dove i viennesi venivano a farsi vedere. La colonna, invece, nasce da una promessa. Durante la grande peste del 1679 l'imperatore Leopoldo I fece voto di innalzare un monumento alla Trinità se l'epidemia fosse finita.
Prima ci fu una colonna di legno, provvisoria, poi quella di marmo, inaugurata nel 1693. Al progetto lavorarono diversi artisti, e tra loro un italiano: Lodovico Burnacini, il grande scenografo dei teatri di corte, l'uomo che per l'opera barocca costruiva nuvole mobili, macchine volanti e mari in tempesta. Ecco perché la colonna sembra un palcoscenico: le nuvole salgono come su una scena, e gli angeli paiono appesi a fili invisibili.
Cerca la figura inginocchiata a metà altezza: è Leopoldo I in preghiera, l'imperatore che si umilia davanti a Dio per la sua città. Più in basso, la Fede, aiutata da un angelo, scaccia nel vuoto una vecchia orrenda e scarnita: è la Peste, sconfitta. È una delle immagini più potenti del barocco viennese. E se guardi Leopoldo con attenzione, noterai il celebre mento sporgente, il marchio di famiglia degli Asburgo.
Prima di salutarci, voltati verso la cupola verde che spunta tra i palazzi: è la Peterskirche, costruita all'inizio del Settecento, con la cupola affrescata da Johann Michael Rottmayr. Hai cominciato davanti al Duomo e chiudi a pochi passi da dove sei partito: duemila anni di Vienna, dai legionari romani alla peste, da Mozart alla memoria del Novecento, tutti dentro poche strade. Lo Stephansdom è là in fondo, alla fine del Graben, se vuoi salutarlo un'ultima volta.