Jesuitenkirche: la finta cupola di Andrea Pozzo
Why is it significant?
Sei arrivato in una piazza raccolta e silenziosa, chiusa da palazzi solenni. Davanti a te c'è una facciata alta con due torri, e accanto un edificio elegante con una grande sala barocca: la piazza intera era il cuore della vecchia università, il luogo del sapere viennese.
Key Facts
| Place | Jesuitenkirche: la finta cupola di Andrea Pozzo |
|---|---|
| Address | Dr.-Ignaz-Seipel-Platz 1, 1010 Wien, Austria |
| Geo Coordinates | 48.20910, 16.37770 |
| Part of Walk | Stephansdom e centro storico di Vienna: duemila anni tra vicoli, leggende e memoria |
| Generated | Generated |
Sei arrivato in una piazza raccolta e silenziosa, chiusa da palazzi solenni. Davanti a te c'è una facciata alta con due torri, e accanto un edificio elegante con una grande sala barocca: la piazza intera era il cuore della vecchia università, il luogo del sapere viennese. L'Università di Vienna fu fondata nel 1365 dal duca Rodolfo IV ed è la più antica tra quelle ancora attive nel mondo di lingua tedesca.
Nel Seicento l'insegnamento passò in buona parte nelle mani dei gesuiti, e la loro chiesa fu costruita tra gli anni Venti e Trenta del secolo. Ma l'aspetto che vedi oggi si deve a un italiano: il gesuita trentino Andrea Pozzo, pittore e architetto, chiamato a Vienna dall'imperatore Leopoldo I. Tra il 1703 e il 1705 Pozzo trasformò l'interno da cima a fondo, con colonne tortili, ori e affreschi. A Roma, nella chiesa di Sant'Ignazio, aveva già lasciato tutti a bocca aperta.
Entra e avanza lungo la navata finché trovi il punto, segnato sul pavimento, da cui l'illusione funziona alla perfezione. Fermati lì e alza gli occhi. Sopra di te si apre una cupola, con il tamburo, le finestre, la luce che sembra scendere dall'alto. Ora fai qualche passo avanti... e la cupola si deforma, si piega, si affloscia come un castello di carte. Perché non esiste nessuna cupola: è un dipinto su un soffitto piatto, un inganno ottico calcolato al millimetro.
Perché una finta cupola? Forse per ragioni di costi e di statica, forse per pura bravura. Pozzo aveva scritto un trattato, Perspectiva pictorum et architectorum, che insegnava a costruire queste illusioni con righello e compasso, e che fu tradotto in mezza Europa e perfino in cinese, alla corte di Pechino. E anche le colonne a spirale, che sembrano di marmo pregiato, sono in realtà di stucco lavorato e dipinto. Qui niente è come sembra.
Pozzo morì a Vienna nel 1709, senza tornare in Italia. Fuori, guarda il palazzo dell'Accademia delle Scienze, l'antica aula magna dell'università: qui, nel 1808, un Haydn ormai vecchio e fragile assistette alla sua Creazione, diretta da Antonio Salieri, e fu salutato dal pubblico in lacrime. Fu la sua ultima apparizione pubblica. Ora torna verso il Duomo per la Sonnenfelsgasse e la Schulerstraße, fino alla Domgasse: c'è una casa dove Mozart fu felice.