Siviglia sacra e regale: dalla prima moschea alla Cattedrale, dall'Alcázar ai vicoli di Santa Cruz

Colombo genovese, Vespucci fiorentino e un re chiamato il Crudele: dodici tappe tra la Giralda, il Real Alcázar, l'antico quartiere ebraico e la Casa de Pilatos

Seville · 12 stops · 28 min audio · Generated

  1. 1. Iglesia del Salvador: la prima grande moschea

    Plaza del Salvador s/n, 41004 Sevilla, Spain

    Fermati in mezzo alla Plaza del Salvador e guarda la facciata rosa e bianca della chiesa, gonfia di colonne e volute come una torta nuziale barocca. Intorno a te, a quasi ogni ora, i sivigliani bevono qualcosa in piedi, appoggiati ai gradini, come se la piazza fosse il salotto di casa. Eppure sotto questo salotto si nasconde la prima grande moschea della città.

    Nell'anno 829, quando Siviglia si chiamava Isbiliya e obbediva agli emiri di Cordova, qui sorse la moschea di Ibn Adabbas, il cuore religioso della città musulmana per più di tre secoli. Quando gli Almohadi costruirono una moschea molto più grande, quella su cui poi sarebbe sorta la Cattedrale, questa rimase in piedi, più piccola e più antica. E dopo la conquista cristiana del 1248 diventò semplicemente una chiesa, quasi senza cambiare aspetto.

    La vecchia moschea resistette fino al Seicento, quando ormai cadeva a pezzi e fu demolita. Al suo posto, tra il 1674 e i primi anni del Settecento, nacque la chiesa che vedi, la seconda più grande di Siviglia dopo la Cattedrale. Ma due frammenti del passato sono sopravvissuti. Il campanile poggia sulla base del minareto originale, e nel cortile laterale restano gli archi del patio delle abluzioni, con colonne e capitelli romani e visigoti riutilizzati dai costruttori musulmani. Una moschea fatta con i pezzi di una città romana, dentro una chiesa barocca... Siviglia in una sola immagine.

    Dentro, nella penombra dorata, vive una delle immagini più amate della Settimana Santa: Gesù della Passione, scolpito da Juan Martínez Montañés all'inizio del Seicento. I sivigliani ne parlano con familiarità, quasi fosse un parente, e quando esce in processione il Giovedì Santo la folla nelle strade si fa improvvisamente muta. Qui la religione non è un museo: è una faccenda di quartiere, di famiglie, di promesse fatte a voce bassa.

    Tieni a mente questa prima moschea, perché tra pochi minuti incontrerai la sua sorella maggiore. Scendi verso sud per Calle Chicarreros, attraversa la Plaza de San Francisco con il municipio rinascimentale e prosegui lungo l'Avenida de la Constitución, fino alla facciata della Cattedrale.

  2. 2. Cattedrale di Siviglia e tomba di Colombo

    Avenida de la Constitución s/n, 41004 Sevilla, Spain

    Mettiti con le spalle ai binari del tram e guarda la Cattedrale da qui, dall'Avenida de la Constitución: una montagna di pietra dorata, pinnacoli, archi rampanti, portali profondi come grotte. Da nessun punto della città riesci a vederla tutta intera. Ed era esattamente l'effetto voluto.

    La tradizione racconta che nel 1401 i canonici, decidendo di abbattere la vecchia moschea almohade ormai trasformata in chiesa, dissero più o meno così: costruiamo una chiesa così grande che chi la vedrà finita ci prenderà per pazzi. Che la frase sia autentica o no, il risultato è la più grande cattedrale gotica del mondo, che dal 1987, insieme all'Alcázar e all'Archivo de Indias, è Patrimonio dell'Umanità.

    Dentro, cerca il transetto sud, vicino alla Puerta del Príncipe. Lì quattro araldi di bronzo, più alti di un uomo, portano sulle spalle una bara. Rappresentano i regni di Castiglia, León, Aragona e Navarra, e nella bara riposerebbe Cristoforo Colombo, genovese, l'uomo che nel 1492 salpò dall'Andalusia verso ovest. Il monumento non è nato per Siviglia: fu realizzato per la cattedrale dell'Avana, e arrivò qui nel 1898, quando la Spagna perse Cuba e si portò via, insieme alle bandiere, anche le ossa dell'ammiraglio.

    Ma è davvero lui? Da morto, Colombo ha viaggiato quasi quanto da vivo: Valladolid, Siviglia, Santo Domingo, L'Avana, e di nuovo Siviglia. Santo Domingo sostiene ancora oggi di custodire le vere ossa. Nel 2006 un'analisi del DNA, confrontato con quello di suo fratello Diego e di suo figlio Hernando, ha indicato che almeno una parte dei resti di Siviglia appartiene davvero all'ammiraglio. Forse Colombo riposa un po' di qua e un po' di là dall'oceano... come, in fondo, ha sempre vissuto.

    Prima di uscire, cerca nel pavimento della navata, verso la porta principale, la lastra di suo figlio Hernando Colón, il grande collezionista di libri: lo ritroverai tra poco. Poi fai il giro del fianco sud della Cattedrale, attraverso la Plaza del Triunfo, fino alla Plaza Virgen de los Reyes, ai piedi della torre.

  3. 3. La Giralda: il minareto con la testa cristiana

    Plaza Virgen de los Reyes s/n, 41004 Sevilla, Spain

    Eccola, sopra di te: la Giralda, quasi cento metri di mattoni rosati che cambiano colore con le ore del giorno, dal miele del mattino al rame del tramonto. In cima gira una statua di bronzo, il Giraldillo, che si muove con il vento. Ed è proprio da quel girare che prende il nome tutta la torre.

    La parte bassa, quella con i grandi pannelli di mattoni intrecciati a rombi, è il minareto della moschea almohade, costruito tra il 1184 e il 1198. Quel disegno a rete si chiama sebka, e ha cugini famosi: la Kutubiyya di Marrakech e la torre Hassan di Rabat, figlie della stessa dinastia. In cima, un tempo, brillavano grandi sfere di metallo dorato che si vedevano da lontanissimo. Le fece crollare il terremoto del 1356.

    Il dettaglio più bello però è dentro. Per salire non ci sono scale, ma trentacinque rampe in pendenza dolce, così larghe che, si racconta, si poteva arrivare in cima a cavallo. Forse è solo una leggenda... ma le rampe sono lì, e salirle è come avvitarsi dentro il Medioevo, con le finestrelle che si aprono ogni volta su un pezzo diverso di città.

    Nel 1568 l'architetto Hernán Ruiz il Giovane completò il campanile rinascimentale, bianco e traforato, con le campane e con la grande statua della Fede che fa da banderuola. Una torre islamica con la testa cristiana: c'è chi ci vede una vittoria, chi un abbraccio. Per secoli è stata la costruzione più alta della città, e quando nel nostro secolo una torre di uffici l'ha superata, oltre il fiume, perfino l'UNESCO ha espresso la sua preoccupazione. A Siviglia, con la Giralda non si scherza.

    Prima di lasciare la piazza, guarda sul lato opposto la facciata rossa e bianca del Palazzo Arcivescovile, e la fontana al centro, dove si fermano le carrozze. Ora costeggia il lato nord della Cattedrale lungo Calle Alemanes, sotto le merlature, fino a un altissimo arco a ferro di cavallo con i battenti rivestiti di bronzo: la Puerta del Perdón.

  4. 4. Puerta del Perdón e Patio de los Naranjos

    Calle Alemanes s/n, 41004 Sevilla, Spain

    Davanti a te si apre un arco a ferro di cavallo altissimo, con due battenti di legno rivestiti di bronzo lavorato: la Puerta del Perdón, l'antico ingresso della moschea. Oltre la soglia c'è il Patio de los Naranjos, un cortile di aranci piantati in file ordinate, con canaletti di pietra che portano l'acqua da un albero all'altro.

    Questo era il cortile delle abluzioni: i fedeli si lavavano alla fontana prima della preghiera. Dopo la conquista cristiana la moschea divenne cattedrale, e il cortile rimase quasi identico. I battenti di bronzo sono almohadi, del dodicesimo secolo, mentre le statue e i rilievi intorno all'arco sono rinascimentali. E gli aranci sono amari: non provare a mangiarli. Da secoli molte arance amare di Siviglia partono per la Gran Bretagna, dove diventano marmellata.

    Dentro il cortile, cerca la Puerta del Lagarto: dal soffitto pende un coccodrillo di legno. La leggenda racconta che nel 1260 il sultano d'Egitto mandò al re Alfonso X un coccodrillo vivo, un elefante e una giraffa, per chiedere la mano di sua figlia. Il re rifiutò con garbo, il coccodrillo morì, e i sivigliani lo appesero qui. L'animale originale si è disfatto da secoli, e quello che vedi oggi è una copia.

    Sopra questo cortile c'è un tesoro silenzioso: la Biblioteca Colombina, nata dai libri di Hernando Colón, il figlio di Cristoforo. Hernando girò mezza Europa, Italia compresa, comprando migliaia di volumi e annotando su ognuno dove e a che prezzo l'aveva preso. Molti sono andati perduti, ma qui si conservano ancora libri che il padre lesse e riempì di note a margine, tra cui il racconto dei viaggi di Marco Polo. Un veneziano che sognava la Cina, letto da un genovese che cercava le Indie.

    Ora esci su Calle Alemanes, gira a sinistra lungo l'Avenida de la Constitución e scendi, oltre la facciata della Cattedrale, fino al grande palazzo squadrato di mattoni e pietra sulla tua sinistra.

  5. 5. Archivo de Indias: la borsa dei mercanti e il fiorentino Vespucci

    Avenida de la Constitución 3, 41004 Sevilla, Spain

    Questo palazzo severo, quadrato, con le finestre allineate come soldati e le balaustre sul tetto, sembra capitato a Siviglia per sbaglio, in mezzo a tanto gotico e tanto barocco. In effetti ha un padre illustre e lontano: Juan de Herrera, l'architetto dell'Escorial di Filippo II.

    Fu costruito tra il 1584 e il 1598 come Casa Lonja, la borsa dei mercanti. Il motivo è quasi comico. Fino ad allora mercanti e banchieri, con i genovesi in prima fila, trattavano i loro affari sui gradini della Cattedrale, e quando pioveva entravano direttamente in chiesa, contando monete tra le cappelle. L'arcivescovo protestò con il re, e il re fece costruire per loro un palazzo tutto nuovo, a pochi passi dall'altare.

    Nel 1785 Carlo III decise di riunire qui i documenti dell'impero spagnolo in America e in Asia. Oggi sono circa ottanta milioni di pagine, in più di quarantamila fasci: mappe, lettere, diari di bordo, processi, registri di navi. È la memoria della conquista, con le sue meraviglie e le sue violenze, compresi i contratti e le licenze con cui la corona autorizzava e tassava la tratta degli schiavi africani.

    Tra queste carte c'è anche un fiorentino. Amerigo Vespucci arrivò a Siviglia all'inizio degli anni Novanta del Quattrocento come agente di mercanti della sua città, lavorò all'allestimento delle flotte, si sposò e non se ne andò più. Nel 1508 la Casa de Contratación, l'ufficio che controllava tutto il traffico con le Americhe, lo nominò piloto mayor: doveva esaminare i piloti e curare la carta nautica ufficiale. Morì a Siviglia nel 1512... e il suo nome, ironia della storia, era già stato scritto da altri su un continente intero.

    Ora attraversa la Plaza del Triunfo verso le mura merlate color ocra e il portale con il leone di ceramica: è l'ingresso del Real Alcázar. Dentro, punta dritto al palazzo di Pietro I, oltre il Patio de la Montería.

  6. 6. Real Alcázar: il palazzo di Pietro I e il Salón de Embajadores

    Patio de Banderas s/n, 41004 Sevilla, Spain

    Superato il Patio de la Montería, fermati davanti alla facciata del palazzo di Pietro I: stucchi intagliati come merletto, un tetto di legno sporgente, archi polilobati. Sembra Granada, sembra il Marocco... e invece l'ha voluta un re cristiano di Castiglia.

    Pietro I, re dal 1350 al 1369, fece costruire questo palazzo a partire dal 1364, chiamando artigiani da Granada, da Toledo e da Siviglia stessa. Osserva la fascia scritta sulla facciata: in caratteri gotici celebra il re cristiano, mentre in arabo ripete il motto dei sovrani nasridi di Granada, nessun vincitore se non Dio. Due lingue, due fedi, una sola facciata.

    La storia lo chiama in due modi: Pietro il Crudele per i nemici, Pietro il Giustiziere per chi lo amava. Fece uccidere il fratellastro Federico proprio in questo Alcázar, nel 1358, e amò María de Padilla molto più della regina che aveva sposato per ragion di stato. Si racconta perfino che strappò un enorme rubino a un re di Granada e lo regalò al Principe Nero d'Inghilterra: quella pietra, che in realtà è uno spinello, brillerebbe oggi sulla corona imperiale britannica.

    Il cuore del palazzo è il Salón de Embajadores, la sala degli ambasciatori. Alza la testa: la cupola di legno dorato, del 1427, è una galassia di stelle intrecciate, una mezza arancia, come la chiamano qui. In questo Alcázar, nel 1526, Carlo V sposò Isabella di Portogallo. E nel Cuarto del Almirante, sul Patio de la Montería, ebbe sede dal 1503 la Casa de Contratación, l'ufficio dove lavorava Vespucci. Ancora oggi i piani alti sono residenza della famiglia reale quando visita Siviglia. E se qualche angolo ti sembra familiare, non è un'impressione: sale e giardini dell'Alcázar sono serviti da set per la serie Il Trono di Spade, nel ruolo del regno di Dorne.

    Quando avrai visto abbastanza di giardini, vasche e fontane, segui le indicazioni per l'uscita. Ti porteranno in una piazzetta chiusa e lastricata, con file di aranci e una fontana: il Patio de Banderas.

  7. 7. Patio de Banderas e il Callejón de la Judería

    Patio de Banderas, 41004 Sevilla, Spain

    Ti trovi in una piazza rettangolare chiusa su tutti i lati da facciate bianche e ocra, con file di aranci e una fontana al centro. Ci si entra solo da passaggi stretti, come in un cortile privato. E dal lato giusto, guardando verso nord attraverso l'arco, la Giralda appare incorniciata come in una cartolina.

    Il nome, si dice, viene dalle bandiere che si issavano quando il re era presente nell'Alcázar. In origine questo era uno spazio interno della fortezza, una piazza d'armi dove si radunavano le guardie. Quando la corte era a Siviglia, sulle mura sventolavano gli stendardi, e chi passava in Plaza del Triunfo capiva subito che il re era in casa. Le case intorno sono più recenti, ma la forma della piazza, chiusa e protetta, è antichissima.

    Sotto i tuoi piedi gli archeologi hanno trovato una storia a strati: resti di edifici di epoca romana, poi tracce delle prime costruzioni islamiche, quando l'Alcázar non era ancora il complesso che conosci. A Siviglia funziona così: ogni volta che si scava una buca, la città risponde con qualche secolo in più del previsto. Sotto ogni piazza di Siviglia c'è un'altra Siviglia, e sotto quella un'altra ancora.

    Esci dall'angolo opposto all'arco, nel Callejón de la Judería: un passaggio coperto che fa due curve secche, stretto contro il muro dell'Alcázar. Era una delle porte del quartiere ebraico, una delle comunità più grandi della Castiglia. Nel 1391 le prediche dell'arcidiacono Ferrán Martínez scatenarono un pogrom che devastò il quartiere e fece moltissime vittime; le cronache parlano di centinaia, forse migliaia di morti. Le sinagoghe furono trasformate in chiese, e nel 1492 arrivò l'espulsione definitiva degli ebrei che non si erano convertiti.

    Segui il passaggio con le sue curve a gomito, pensate per essere difese più che per essere comode, fino a Calle Vida. Poi imbocca il Callejón del Agua, il vicolo che corre lungo le mura.

  8. 8. Callejón del Agua: il vicolo lungo le mura

    Callejón del Agua, 41004 Sevilla, Spain

    Cammina piano in questo vicolo: da un lato il muro alto dell'Alcázar, dall'altro case bianche con le grate di ferro alle finestre, vasi di gerani, e qua e là un portone aperto su un patio pieno di piante e di azulejos. Dai pure un'occhiata: i sivigliani ci sono abituati, e un patio, da queste parti, è fatto anche per essere visto. Dietro il muro, invisibili, ci sono i giardini dell'Alcázar che hai appena lasciato: a volte il grido dei pavoni arriva fin qui.

    Il nome, vicolo dell'Acqua, non è poetico ma idraulico. Lungo questo muro correvano le condutture che portavano l'acqua all'Alcázar, arrivata da est attraverso i Caños de Carmona, l'antico acquedotto che i sovrani almohadi avevano rimesso in funzione. Chi abitava qui aveva l'acqua del re a pochi centimetri dalla parete di casa, mentre molti sivigliani dipendevano dai pozzi e dagli acquaioli.

    Quello che oggi ti sembra il cuore più antico e pittoresco di Siviglia è in buona parte un restauro creativo del primo Novecento. Le strade dell'ex quartiere ebraico, all'epoca povere e malandate, furono risistemate negli anni che precedettero l'Esposizione del 1929: facciate imbiancate, piazzette aperte, ferri battuti, nomi romantici. Il quartiere è autentico nella pianta, nelle curve, nella misura delle strade... e un po' scenografia nei dettagli.

    Nelle sere d'estate questo vicolo resta fresco anche quando la città bolle a quaranta gradi. È il segreto delle strade strette di Siviglia: l'ombra, il bianco della calce che respinge il sole, i patii che respirano come polmoni e l'acqua delle fontane che rinfresca l'aria. Una tecnica antica, ereditata dalla città islamica, che nessun condizionatore ha mai davvero battuto.

    In fondo al vicolo sbuchi in una piazzetta, e lì accanto si aprono i cancelli di un giardino lungo e ombroso. Entra nei Jardines de Murillo e cerca due alte colonne con una caravella in cima.

  9. 9. Jardines de Murillo e Monumento a Colombo

    Paseo de Catalina de Ribera, 41004 Sevilla, Spain

    Sei davanti a due colonne altissime, appaiate, che reggono in cima una caravella di bronzo: la Santa María, la nave ammiraglia di Colombo. Alla base un leone fa la guardia, e intorno ci sono panchine rivestite di azulejos e ficus enormi, con radici che sembrano colare sul terreno come cera.

    Questi giardini erano un tempo orti e frutteti dell'Alcázar. Nell'Ottocento la corona li cedette alla città, e all'inizio del Novecento diventarono un giardino pubblico intitolato a Bartolomé Esteban Murillo, il pittore che abitava a pochi passi da qui, nel Barrio de Santa Cruz, e che vi morì nel 1682. Murillo era nato a Siviglia nel 1617, rimase orfano da bambino e diventò il pittore più richiesto della città, tanto da fondare un'accademia di pittura per i giovani artisti. Il monumento a Colombo arrivò negli anni in cui Siviglia si preparava all'Esposizione Iberoamericana, quando l'ammiraglio genovese era il simbolo perfetto del legame con l'America.

    Guarda il nome del viale accanto: Paseo de Catalina de Ribera. Catalina era una nobildonna che nel 1500 fondò un grande ospedale per i poveri, quello delle Cinque Piaghe, e che con il marito aveva cominciato a costruire un palazzo nel cuore dell'antica giudecca. Ricordati di lei, perché la tua passeggiata finirà proprio a casa sua.

    E ricordati anche di Murillo, perché tra poco camminerai sopra la sua tomba. Il pittore dei bambini di strada e delle Madonne dolcissime, l'artista più amato dai sivigliani, ha un destino strano: nessuno sa con esattezza dove siano finite le sue ossa. Morì nel 1682, pochi mesi dopo una caduta da un'impalcatura mentre dipingeva una pala d'altare a Cadice, almeno secondo il racconto tradizionale. Lui che aveva dipinto tanti cieli pieni di angeli, riposa da qualche parte sotto un selciato, senza una lapide precisa.

    Esci dal giardino dal lato nord, verso le case del quartiere, e sali fino alla piazzetta con la grande croce di ferro: la Plaza de Santa Cruz.

  10. 10. Plaza de Santa Cruz: la tomba perduta di Murillo

    Plaza de Santa Cruz, 41004 Sevilla, Spain

    Questa piazzetta quadrata è tra le più eleganti di Siviglia: aranci, aiuole, panchine, case color ocra e bianco, e al centro, protetta da una cancellata, una croce barocca di ferro battuto, lavorata come un ricamo nero. Siediti un momento su una panchina: qui il rumore della città arriva attutito, come da un'altra stanza.

    Sotto i tuoi piedi c'era una chiesa, Santa Cruz, nata come sinagoga e trasformata in chiesa dopo il pogrom del 1391. Nel 1682 vi fu sepolto Murillo. Poi, durante l'occupazione napoleonica, nel 1810, i francesi la demolirono, e con la chiesa sparirono anche le spoglie del pittore. Forse sono ancora qui sotto, da qualche parte, mescolate alla terra della piazza. Una lapide lo ricorda, ma nessuno sa indicare il punto esatto.

    La croce al centro si chiama Cruz de la Cerrajería, la croce dei fabbri: è della fine del Seicento, un capolavoro di ferro forgiato che stava nel centro della città, all'incrocio con la strada dei fabbri ferrai. Fu portata qui all'inizio del Novecento, quando il quartiere venne ripensato come un salotto all'aperto. Così, in questa piazza, la sinagoga è diventata chiesa, la chiesa è diventata giardino, e il giardino ha preso in prestito una croce da un'altra strada.

    Il quartiere è nato ebraico, è stato rifatto cristiano, è stato reinventato romantico. Gli ebrei di Siviglia vivevano qui con le loro botteghe, le loro scuole e le loro sinagoghe, a pochi passi dal palazzo del re che li proteggeva e insieme li tassava. Ma le curve delle strade, i vicoli ciechi, le piazzette che spuntano all'improvviso sono quelle di un quartiere medievale chiuso da un muro, con le porte che di notte venivano sbarrate. Se ti perdi, da queste parti, non è colpa tua: il disegno è fatto apposta per confondere chi arriva da fuori.

    Ora prendi Calle Santa Teresa verso nord, dove si trova la casa in cui Murillo visse i suoi ultimi anni, e prosegui per le stradine fino a Calle Santa María la Blanca.

  11. 11. Santa María la Blanca: la Madonna della Neve

    Calle Santa María la Blanca 5, 41004 Sevilla, Spain

    Da fuori la chiesa è sobria, quasi timida, con un portale di pietra incastonato in una facciata semplice. Entra, e ti travolge una cascata di stucchi bianchi e dorati, volute, fiori, angeli: uno degli interni barocchi più sorprendenti di Siviglia. Alza gli occhi verso la volta e lasciati girare un po' la testa.

    Anche questa era una sinagoga, una delle principali della giudecca. Dopo il 1391 diverse sinagoghe del quartiere diventarono chiese, e questa ebbe la sorte più fastosa. Fu trasformata in chiesa e dedicata alla Madonna della Neve, che qui chiamano semplicemente la Blanca, la Bianca. Della sinagoga, sotto gli stucchi, resta ben poco: la storia ebraica di Siviglia sopravvive soprattutto nella pianta delle strade e in qualche nome.

    Ed ecco il filo italiano. La Madonna della Neve è una devozione nata a Roma: la leggenda racconta che una notte d'agosto del IV secolo nevicò sull'Esquilino, e su quella neve fu tracciata la pianta di Santa Maria Maggiore. Quando negli anni Sessanta del Seicento questa chiesa fu rinnovata e riaperta con grandi feste, Murillo dipinse proprio quella storia romana in due grandi lunette: il sogno del patrizio Giovanni e il racconto del sogno a papa Liberio.

    Oggi però quei quadri sono al Prado, a Madrid. Li portarono via i francesi durante l'occupazione napoleonica, e quando tornarono in Spagna non tornarono più a Siviglia. È uno dei piccoli lutti di questa città: Murillo dipinse per i suoi vicini di casa, e oggi i vicini devono prendere un treno per vederlo. Chiudi gli occhi un istante, e prova a immaginare quelle due tele al loro posto, sotto la neve di stucco.

    Ora l'ultimo tratto. Risali verso nord per le stradine che un tempo erano il cuore della giudecca, fino a una piccola piazza con un portale di marmo bianco a forma di arco trionfale: la Plaza de Pilatos.

  12. 12. Casa de Pilatos: Gerusalemme, Genova e Napoli in un palazzo

    Plaza de Pilatos 1, 41003 Sevilla, Spain

    In fondo alla piccola Plaza de Pilatos ti aspetta un portale di marmo bianco a forma di arco trionfale romano, del tutto inatteso tra le case imbiancate del quartiere. Oltre quella soglia c'è uno dei palazzi più belli di Spagna, e anche uno dei più difficili da definire.

    Il palazzo fu cominciato nel 1483 da Pedro Enríquez e da sua moglie Catalina de Ribera, la signora del viale che hai attraversato ai giardini di Murillo. Fu il figlio, Fadrique, a renderlo leggendario. Nel 1518 partì per un lungo viaggio attraverso l'Italia fino a Gerusalemme, e al ritorno istituì una Via Crucis che partiva da casa sua e arrivava a una croce fuori dalle mura, la Cruz del Campo. La tradizione vuole che la distanza fosse la stessa che a Gerusalemme separava il palazzo di Ponzio Pilato dal Calvario. Ecco perché tutti la chiamano Casa di Pilato.

    Qui il filo italiano diventa marmo. Fadrique ordinò a Genova portali, fontane e i sepolcri dei genitori, scolpiti da maestri lombardi e genovesi. E qualche decennio dopo un altro della famiglia, Per Afán de Ribera, viceré di Napoli, riempì il palazzo di statue antiche portate dall'Italia: imperatori, divinità, una grande Atena, figure che da duemila anni guardano nel vuoto e che oggi stanno in mezzo agli azulejos sivigliani.

    Il risultato è un miscuglio che solo Siviglia poteva produrre: archi mudéjar, balaustre gotiche, medaglioni rinascimentali con i busti degli imperatori romani, e patii rivestiti di alcuni degli azulejos più belli di Spagna. Ancora oggi il palazzo appartiene alla casa ducale di Medinaceli, e conserva l'aria di una casa vissuta più che di un museo.

    E qui finisce la passeggiata. È cominciata in una moschea dell'829 e si chiude in un palazzo che sognava Gerusalemme e parlava italiano. In mezzo, un ammiraglio genovese, un piloto fiorentino, un re crudele e un pittore senza tomba. Siviglia è così: ogni pietra ha almeno tre padri... e nessuno di loro ha mai buttato via niente.