Praga dei re: il Castello, il Giardino Reale e Malá Strana
Dal Belvedere della regina Anna al Ponte Carlo: San Vito, la defenestrazione del 1618, il Vicolo d'Oro, il giardino di Wallenstein e i maestri italiani che costruirono la città
Prague · 11 stops · 28 min audio · Generated
-
1. Belvedere della regina Anna e Fontana cantante
Mariánské hradby 52/1, 119 00 Praha 1-Hradčany, Czechia
Sei davanti a un'apparizione: un piccolo palazzo leggero, circondato da un porticato di colonne sottili, con un tetto di rame verde a forma di chiglia di nave rovesciata. Davanti, una fontana di bronzo gocciola piano. Non sembra Boemia, vero? Sembra Toscana, o Lombardia. E non è un caso.
Questo è il Belvedere, il Letohrádek královny Anny, il Palazzo d'estate della regina Anna. Lo volle nel 1538 Ferdinando I d'Asburgo, re di Boemia, come dono per la moglie, Anna Jagellone. Per costruirlo chiamò un maestro italiano, Paolo della Stella, venuto da Melide, sul lago di Lugano, con una squadra di scalpellini. Ne uscì uno degli edifici rinascimentali italiani più puri a nord delle Alpi: un pezzo di Italia trapiantato in cima a Praga.
Avvicinati al porticato: sotto le arcate corrono decine di rilievi in pietra, con miti greci, battaglie, scene di caccia, animali e figure allegoriche. Era il gusto delle corti di Mantova, di Ferrara, di Roma, portato tra le foreste della Boemia. E l'idea stessa di un palazzo nato solo per il piacere, per la musica e per la vista sul giardino, a Praga era una novità assoluta.
Peccato che Anna non lo vide mai finito. Morì nel 1547, dopo aver dato al marito quindici figli, e i lavori andarono avanti ancora per anni. Anche Paolo della Stella morì prima della fine, nel 1552, e il piano superiore con quel tetto così originale fu completato dall'architetto di corte Bonifaz Wohlmut, intorno al 1563. Un palazzo d'amore costruito per una regina che non poté mai abitarlo.
E la fontana? È la Fontana cantante. Il disegno è di un altro italiano, Francesco Terzio, e fu fusa in bronzo negli anni Sessanta del Cinquecento dal fonditore Tomáš Jaroš. Avvicinati alla vasca più bassa e ascolta: le gocce che cadono sul bronzo producono un suono metallico, come un canto sommesso. Ora incamminati verso ovest lungo i viali del Giardino Reale, fino a un lungo edificio coperto di graffiti bianchi e neri.
-
2. Giardino Reale e Sala del gioco della palla
Královská zahrada, Mariánské hradby, 119 00 Praha 1-Hradčany, Czechia
Cammina piano lungo il viale: da un lato il terreno precipita nel Fosso dei Cervi, una gola boscosa che separa il giardino dal Castello; dall'altro si stendono prati, aiuole e alberi secolari. Davanti a te si allunga un edificio elegante, scandito da arcate e completamente coperto da un fitto disegno bianco e nero.
Il Giardino Reale nacque nel 1534 per volere di Ferdinando I, e fu subito un giardino all'italiana, geometrico, pieno di piante rare. Si racconta che qui siano fioriti alcuni dei primi tulipani d'Europa, arrivati dall'Impero ottomano grazie ai diplomatici asburgici, prima ancora che l'Olanda se ne innamorasse. Sotto Rodolfo II il giardino si riempì di serre, di fichi e di aranci... e di animali.
Rodolfo II, l'imperatore malinconico che preferiva alchimisti, pittori e astronomi alla politica, teneva qui vicino un serraglio con leoni, orsi e leopardi. La leggenda dice che il suo destino fosse legato a quello del suo leone preferito: un oroscopo avrebbe predetto che sarebbero morti insieme. E la leggenda aggiunge che, quando il leone morì, all'inizio del 1612, l'imperatore lo seguì pochi giorni dopo. Rodolfo morì davvero il 20 gennaio di quell'anno. Il resto lo lasciamo ai poeti.
L'edificio davanti a te è la Míčovna, la Sala del gioco della palla, costruita tra il 1567 e il 1569 da Bonifaz Wohlmut: qui la nobiltà giocava a un antenato del tennis. La facciata è coperta di sgraffiti, figure allegoriche delle virtù, degli elementi e delle arti liberali. Guarda con attenzione le figure femminili, una per una: una di loro tiene in mano qualcosa che nel Cinquecento non poteva esistere.
Una falce e martello! Nel maggio 1945, negli ultimi giorni di guerra, l'edificio bruciò, e durante il restauro dei primi anni Cinquanta qualcuno, per zelo o per ironia, infilò il simbolo del nuovo regime tra le allegorie rinascimentali. È ancora lì, e i praghesi lo indicano con un sorriso. Ora prosegui verso ovest fino al Ponte delle Polveri, attraversa il fossato ed entra nel Castello: taglia il secondo cortile, passa sotto il grande portale barocco e fermati nel primo cortile.
-
3. Primo cortile, Porta di Mattia e piazza Hradčany
I. nádvoří Pražského hradu, 119 08 Praha 1-Hradčany, Czechia
Eccoti nel Primo cortile, il cortile d'onore del Castello di Praga. Voltati verso la piazza: il cancello è sorvegliato da due coppie di giganti di pietra che finiscono i loro nemici con clave e pugnali, e sotto di loro, immobili nelle garitte, due soldati della Guardia del Castello. Oltre il cancello si apre Hradčanské náměstí, la piazza dei grandi palazzi.
Quei giganti in lotta sono copie: gli originali barocchi erano opera dello scultore Ignác Platzer, nel Settecento. E le uniformi blu delle guardie? Le disegnò nel 1990 Theodor Pištěk, lo stesso costumista che aveva vinto l'Oscar per Amadeus, chiamato dal nuovo presidente Václav Havel subito dopo la Rivoluzione di velluto. Ogni giorno a mezzogiorno, qui, il cambio della guardia si fa con la fanfara.
Guarda ora la piazza oltre il cancello. Da una parte il palazzo arcivescovile, bianco e rococò; dall'altra il Palazzo Schwarzenberg, tutto coperto di sgraffiti a punta di diamante. E in fondo il Palazzo Toscano, che deve il nome ad Anna Maria Francesca di Sassonia-Lauenburg, moglie di Gian Gastone de' Medici, futuro ultimo granduca di Toscana: lo acquistò nel 1718. Su questa piazza si concentrava la grande nobiltà, a un passo dal re.
Ora girati di nuovo verso il Castello. La facciata ordinata e severa che chiude il cortile è il frutto del rifacimento voluto da Maria Teresa d'Austria nel Settecento e progettato dal suo architetto di corte, Nicolò Pacassi, di famiglia goriziana. Al centro si apre la Porta di Mattia, del 1614: una delle prime opere barocche di Praga, un arco trionfale che un tempo stava isolato, davanti al fossato, e che oggi è incastonato nel palazzo.
E i due pennoni altissimi, come alberi maestri di una nave? Li volle il primo presidente cecoslovacco, Tomáš Garrigue Masaryk, e li realizzò l'architetto sloveno Jože Plečnik, che negli anni Venti ripensò il Castello come casa di una repubblica democratica. Re, imperatori, presidenti: questo cortile li ha visti passare tutti. Ora riattraversa la Porta di Mattia e il secondo cortile e passa nel terzo: ti troverai faccia a faccia con una cattedrale che non entra nell'obiettivo.
-
4. Cattedrale di San Vito: corone, mosaici e sette chiavi
III. nádvoří 48/2, 119 01 Praha 1-Hradčany, Czechia
Fai un passo indietro, e poi un altro ancora: non basterà. La facciata della cattedrale di San Vito ti sovrasta così da vicino che è impossibile vederla tutta. Due torri gemelle, un rosone enorme, portali di bronzo, e tutto intorno un formicaio di gargoyle, guglie e pinnacoli.
La costruzione cominciò nel 1344, quando Praga divenne sede arcivescovile, per volontà del futuro imperatore Carlo IV. Il primo architetto fu un francese, Mattia d'Arras; alla sua morte Carlo chiamò un giovane tedesco di poco più di vent'anni, Peter Parler, che trasformò il cantiere in un capolavoro. Poi arrivarono le guerre hussite e i lavori si fermarono: per secoli la cattedrale rimase a metà. Fu completata solo nel 1929. La facciata che hai davanti, quindi, è del Novecento, mentre il coro, dall'altra parte, è del Trecento.
Entra e cerca, sul lato destro, la cappella di San Venceslao: le pareti sono rivestite di oltre mille pietre semipreziose, ametiste e diaspri, incastonate nell'oro, sotto affreschi trecenteschi. Lì riposa il santo patrono della Boemia. E dall'altro lato della navata cerca la vetrata dipinta da Alfons Mucha nel 1931, con i santi Cirillo e Metodio, un'esplosione di blu, di verdi e di rossi.
Dalla cappella di San Venceslao una porticina chiusa da sette serrature conduce alla stanza dei Gioielli della corona boema. Le sette chiavi sono affidate a sette persone diverse, tra cui il presidente della Repubblica e l'arcivescovo di Praga. La corona di San Venceslao, voluta da Carlo IV, ha la sua leggenda: chi la indossa senza averne diritto morirà entro un anno. Si racconta che durante l'occupazione l'abbia provata Reinhard Heydrich, il governatore nazista, ucciso nel 1942 da paracadutisti cecoslovacchi. Non c'è nessuna prova che sia successo davvero, ma a Praga questa storia la conoscono tutti.
Uscendo, gira intorno al fianco meridionale della cattedrale, verso il terzo cortile: sopra il portale chiamato Porta d'Oro brilla un mosaico del Giudizio Universale del 1370-1371, composto da circa un milione di tessere di vetro colorato e realizzato secondo la tradizione del mosaico veneziano. Sì, anche qui c'è un po' d'Italia. Poi guarda dall'altra parte del cortile: quel palazzo lungo e basso è l'Antico Palazzo Reale.
-
5. Antico Palazzo Reale: la Sala di Vladislao e la defenestrazione
Starý královský palác, III. nádvoří, 119 08 Praha 1-Hradčany, Czechia
Entra nella Sala di Vladislao e lascia che gli occhi salgano: il soffitto è una rete di nervature di pietra che si intrecciano, si curvano, si avvitano come tralci di vite, o come fuochi d'artificio pietrificati. Sotto, un pavimento di legno lungo una sessantina di metri, e nessuna colonna a reggere tutto quel peso.
La sala fu costruita tra il 1493 e il 1502 da Benedikt Ried per il re Vladislao II Jagellone, lo stesso della Torre delle Polveri, che dalla Città Vecchia si era rifugiato quassù. Era una delle più grandi sale a volta d'Europa, e serviva a tutto: banchetti, incoronazioni, mercati, perfino giostre. I cavalieri ci entravano a cavallo, salendo per la Scala dei Cavalieri, con gradini bassi e larghi pensati apposta per gli zoccoli.
Ma la stanza più famosa del palazzo è piccola, nell'ala di Ludovico, dove aveva sede la cancelleria boema. Il 23 maggio 1618 un gruppo di nobili protestanti, furiosi per le violazioni della libertà religiosa, salì fin qui, affrontò i luogotenenti cattolici dell'imperatore, Jaroslav Martinic e Vilém Slavata, e li buttò dalla finestra insieme al loro segretario, Philipp Fabricius. Un volo di una quindicina di metri.
Sopravvissero tutti e tre. I cattolici dissero che li aveva salvati la Vergine Maria, aprendo il suo manto; i protestanti, che erano atterrati su un mucchio di letame. Il segretario Fabricius corse a Vienna a raccontare tutto all'imperatore, che più tardi lo nobilitò con un titolo che è una perla di ironia: von Hohenfall, cioè di Altacaduta. Fu la scintilla della Guerra dei Trent'anni, che avrebbe devastato l'Europa centrale per una generazione.
Torna nella grande sala, perché la sua storia non è finita con i re. Qui, dal 1934, si sono svolte le elezioni dei presidenti, e qui, il 29 dicembre 1989, l'Assemblea federale elesse presidente un drammaturgo che pochi mesi prima era ancora in prigione: Václav Havel. Ora esci sulla piazzetta di San Giorgio, a pochi passi: cerca una facciata barocca rosso mattone con due torri bianche alle spalle.
-
6. Basilica di San Giorgio: santa Ludmila e i primi principi
Náměstí U Svatého Jiří, 119 08 Praha 1-Hradčany, Czechia
Sei nella piazzetta di San Giorgio, e davanti a te c'è una facciata barocca rosso mattone, allegra, quasi teatrale. Ma guarda sopra il tetto: spuntano due torri bianche, massicce, romaniche. Quelle sono la vera età di questo luogo, e portano sulle spalle più di mille anni di storia.
La basilica di San Giorgio fu fondata intorno al 920 dal principe Vratislao I, ed è la chiesa più antica rimasta in piedi dentro il Castello. Nel 973 accanto nacque il primo monastero della Boemia, di monache benedettine, e la prima badessa fu Mlada, sorella del principe Boleslao II. Per secoli le badesse di San Giorgio ebbero un privilegio straordinario: partecipare all'incoronazione delle regine di Boemia.
Dentro riposa una donna che sta al cuore della storia ceca: santa Ludmila, nonna di san Venceslao. Fu lei a crescere il nipote nella fede cristiana, e questo non piacque alla nuora, Drahomíra. Nel 921 Ludmila fu uccisa nel castello di Tetín, strangolata, secondo la tradizione, con il suo stesso velo. È considerata la prima martire boema, e il suo corpo fu portato qui. Una storia di famiglia, di fede e di potere, come tante in questa dinastia.
L'interno è sorprendentemente spoglio e severo, con archi romanici e una navata alta e stretta: dopo lo sfarzo di San Vito sembra di entrare in un'altra epoca. L'acustica è così bella che la basilica ospita spesso concerti. Davanti all'altare ci sono le tombe dei principi Přemyslidi, i primi signori della Boemia, quelli che regnavano quando Praga era un gruppo di case di legno ai piedi di una fortezza.
Prima di andare, guarda il fianco della chiesa che dà sulla strada: c'è un piccolo portale rinascimentale con san Giorgio che uccide il drago. Il cavaliere che salva la principessa, scolpito a pochi metri dalla tomba di una duchessa che nessuno salvò. Ora prendi la via Jiřská, che scende verso est, e poco dopo cerca sulla sinistra l'ingresso di un vicolo di casette colorate, così piccole da sembrare di bambola.
-
7. Vicolo d'Oro e torre Daliborka
Zlatá ulička u Daliborky, 119 00 Praha 1-Hradčany, Czechia
Abbassa un po' la testa se sei alto: le porte di Zlatá ulička, il Vicolo d'Oro, sono basse, le finestre minuscole, le facciate dipinte di giallo, azzurro, verde e rosa. Le casette sono incastrate negli archi delle mura del Castello, come nidi di rondine sotto un cornicione.
Furono costruite alla fine del Cinquecento, ai tempi di Rodolfo II, per i tiratori della guardia del Castello, che le ricavarono nello spessore delle fortificazioni. Più tardi ci abitarono degli orafi, e da loro viene il nome. Ma la fantasia popolare ha preferito un'altra storia: che qui gli alchimisti dell'imperatore cercassero la pietra filosofale e fabbricassero oro. È una leggenda: gli alchimisti di Rodolfo, che a Praga c'erano davvero, lavoravano altrove. Ma il nome era troppo bello per non crederci.
Cerca il numero 22, una casetta azzurra. Nell'inverno tra il 1916 e il 1917 la prese in affitto Ottla, la sorella prediletta di Franz Kafka, e lui ci veniva la sera a scrivere, nel silenzio, lontano dalla famiglia. Qui nacquero alcuni dei suoi racconti brevi. Immagina il più grande scrittore della Praga moderna chino su un tavolino, in una casa grande come un ripostiglio, dentro le mura di un castello... non c'è niente di più kafkiano.
In fondo al vicolo si alza la Daliborka, una torre rotonda che fu prigione. Prende il nome dal suo primo prigioniero, il cavaliere Dalibor di Kozojedy, che aveva accolto contadini ribelli e fu giustiziato nel 1498. La leggenda dice che in cella imparò a suonare il violino, e che la gente si radunava sotto la torre per ascoltarlo. Bedřich Smetana ne fece un'opera. Ma c'è una lettura più cupa: violino era anche il nome di uno strumento di tortura, e il proverbio ceco secondo cui la necessità insegnò a Dalibor a suonare il violino potrebbe voler dire tutt'altro.
Al piano di sopra, lungo il camminamento di ronda che corre sopra le casette, è esposta una collezione di armature e di armi, e da lassù si capisce bene a cosa servisse questo vicolo: qui tutto era difesa. Ora esci dal vicolo, prosegui verso est, passa sotto la Torre Nera e affacciati: una scalinata di pietra scende tra le vigne, e sotto c'è tutta Praga.
-
8. Scalinata Vecchia del Castello e vigna di San Venceslao
Staré zámecké schody, 118 00 Praha 1-Malá Strana, Czechia
Scendi i primi gradini della Scalinata Vecchia del Castello, Staré zámecké schody, appena fuori dalla Porta Nera, e fermati. Davanti a te, un mare di tetti rossi, cupole verdi di rame, campanili, e il nastro della Moldava con i suoi ponti. Accanto, sul pendio, filari di viti: una vigna, in piena città.
È la vigna di San Venceslao, e la tradizione la considera una delle più antiche della Boemia: si racconta che lo stesso Venceslao, il principe santo del X secolo, coltivasse la vite e pigiasse l'uva per il vino della messa. Le viti di oggi sono state ripiantate, naturalmente, ma il paesaggio è quello che i re vedevano scendendo dalla loro rocca verso il fiume.
La torre scura alle tue spalle è la Torre Nera, una porta romanica del XII secolo. Il suo nome viene da un disastro: il grande incendio del 2 giugno 1541, che partì da Malá Strana, salì fino al Castello e ne annerì le pietre. Le fiamme distrussero gran parte del quartiere e, nel Castello, perfino le Tavole del Regno, i registri delle proprietà terriere della Boemia. Per i nobili fu come se qualcuno avesse cancellato l'archivio delle loro terre.
Ed ecco il risvolto italiano. Per ricostruire servivano braccia e talento, e arrivarono i maestri dei laghi, comaschi e ticinesi: muratori, stuccatori, architetti. Si stabilirono proprio laggiù, a Malá Strana, dove misero su famiglia, una confraternita e un ospedale, e dove una via porta ancora il loro nome, la Vlašská, la via degli Italiani. Molti dei palazzi rinascimentali e barocchi che vedi sotto di te sono nati anche da mani italiane.
Fai attenzione ai gradini, consumati da secoli di passi e scivolosi quando piove. Scendi fino in fondo, alla piazzetta di Klárov, e cammina verso la stazione della metropolitana Malostranská: lì accanto, dietro un alto muro, si nasconde il giardino di un uomo che voleva essere più potente dell'imperatore.
-
9. Giardino di Wallenstein: il palazzo del generalissimo
Letenská 123/4, 118 00 Praha 1-Malá Strana, Czechia
Varca la porta e il rumore della città si spegne di colpo. Davanti a te si apre un giardino geometrico, con siepi squadrate, statue di bronzo, una vasca con un'isola, e in fondo un'immensa loggia a tre arcate, alta come la navata di una chiesa. Sulla ghiaia passeggiano i pavoni, e a volte anche uno completamente bianco.
Tutto questo lo volle Albrecht von Wallenstein, Valdštejn per i cechi, il generalissimo degli eserciti imperiali nella Guerra dei Trent'anni. Si era arricchito comprando a prezzi stracciati le terre confiscate ai protestanti dopo la Montagna Bianca, e tra il 1623 e il 1630 si fece costruire qui un palazzo da sovrano, abbattendo per fargli posto più di venti case, alcuni giardini e una fornace. Era il suo modo di dire all'imperatore: io sono alla tua altezza.
E chi lo costruì? Ancora una volta, italiani: Andrea Spezza, Giovanni Pieroni, Nicolò Sebregondi. La grande loggia, la sala terrena, è opera di questa squadra ed è uno dei primi grandi esempi di barocco a nord delle Alpi. Le statue del giardino, invece, sono copie: gli originali di Adriaen de Vries, scultore olandese, furono portati via come bottino dagli svedesi nel 1648, e oggi si trovano in Svezia, nel castello di Drottningholm.
Vai verso il grande muro grigio: sembra coperto di stalattiti, di grotte, di facce mostruose che affiorano dalla pietra. È il muro delle stalattiti, una bizzarria del gusto manierista. Guardalo bene e prima o poi vedrai un volto, un serpente, un teschio... i praghesi giurano di trovarci sempre qualcosa di nuovo. Wallenstein, superstiziosissimo, si faceva fare l'oroscopo dagli astrologi, e uno dei primi gliel'aveva scritto nientemeno che Keplero. Le stelle, però, non lo avvertirono abbastanza.
Il 25 febbraio 1634, a Cheb, al confine occidentale della Boemia, alcuni ufficiali del suo stesso esercito lo uccisero a colpi di alabarda: l'imperatore Ferdinando II ormai lo considerava un traditore. Nel palazzo costruito per sfidare il potere oggi siede il Senato della Repubblica Ceca. Ora esci sulla piazza Valdštejnské náměstí e scendi per la via Tomášská: in pochi minuti sarai sotto una gigantesca cupola verde.
-
10. Piazza di Malá Strana e San Nicola: il barocco di Mozart
Malostranské nám. 25, 118 00 Praha 1-Malá Strana, Czechia
Sei sulla Malostranské náměstí, la piazza di Malá Strana, il Piccolo Quartiere. Al centro ti sovrasta San Nicola: una cupola verde gigantesca, un campanile snello accanto, una facciata che ondeggia come una tenda mossa dal vento. Intorno, palazzi nobiliari, portici, e il tram che sferraglia tra i turisti.
La chiesa la costruirono i gesuiti, tra il 1704 e il 1755, ed è il trionfo del barocco a Praga. Ci lavorarono due generazioni di una famiglia di architetti, Christoph Dientzenhofer e suo figlio Kilian Ignaz, e il campanile fu completato da un italiano, Anselmo Lurago. Dentro ti aspettano statue enormi, stucchi, finti marmi, un affresco che apre la volta sul cielo e un organo con oltre quattromila canne.
Su quell'organo, nel 1787, suonò Wolfgang Amadeus Mozart, nei giorni del Don Giovanni. E quando Mozart morì, nel dicembre 1791, i praghesi, che lo avevano amato più dei viennesi, organizzarono proprio qui una messa in sua memoria: si dice che vi partecipassero migliaia di persone.
Il campanile, però, ha avuto anche una carriera meno santa. Durante il regime comunista la polizia segreta lo usava come posto di osservazione, perché da lassù si potevano spiare le ambasciate occidentali qui intorno. E poco più in là, sulla stessa piazza, c'è la casa degli Smiřický: la sera del 22 maggio 1618 i nobili protestanti si riunirono lì per decidere il colpo del giorno dopo... la defenestrazione di cui hai visto la finestra al Castello.
Questa piazza era anche una tappa della Via Reale: i re appena incoronati la attraversavano salendo verso il Castello per la via Nerudova, dove oggi, tra le antiche insegne delle case, nel Palazzo Thun-Hohenstein, ha sede l'Ambasciata d'Italia. La via porta il nome del poeta Jan Neruda, che ci visse e ne raccontò gli abitanti nei suoi Racconti di Malá Strana. Tu, invece, ora scendi nel verso opposto lungo la via Mostecká, passa sotto le due torri del ponte e cammina sul ponte più famoso di Praga.
-
11. Ponte Carlo: la fine della Via Reale
Karlův most, 110 00 Praha 1, Czechia
Eccoti sul Ponte Carlo, in mezzo al fiume. Ai lati, una trentina di statue di santi annerite dal tempo; davanti, la torre gotica della Città Vecchia; alle tue spalle, il Castello che hai appena lasciato, disteso sulla collina come un lungo transatlantico di pietra.
Carlo IV, re di Boemia e imperatore, fece posare la prima pietra nel 1357, per sostituire il ponte di Giuditta, travolto da una piena qualche anno prima. Si racconta che la data e l'ora siano state scelte dagli astrologi: il 9 luglio 1357, alle 5 e 31 del mattino. Scritte in fila, quelle cifre formano un palindromo: uno, tre, cinque, sette, nove, sette, cinque, tre, uno. Una scala di numeri dispari che sale e scende, proprio come un ponte.
A guidare il cantiere fu Peter Parler, lo stesso della cattedrale di San Vito. Il ponte è lungo più di cinquecento metri, poggia su sedici arcate, e per secoli fu l'unico collegamento tra le due rive di Praga. Su queste pietre passava il corteo dell'incoronazione, lungo la stessa strada che hai percorso oggi in senso inverso. E la leggenda dice che per rendere la malta più forte si mescolarono uova arrivate da tutta la Boemia... e che un villaggio, per non sbagliare, le mandò sode.
Le statue arrivarono molto più tardi, dal 1683 in poi, con il barocco e la Controriforma. La prima fu quella di san Giovanni Nepomuceno, il sacerdote che nel 1393, per ordine del re Venceslao IV, fu gettato nella Moldava proprio da questo ponte. Oggi quasi tutte le statue sono copie: gli originali sono stati messi al riparo nel Lapidario del Museo Nazionale, per salvarli dallo smog e dalle intemperie.
Guarda la torre della Città Vecchia, davanti a te: da lassù, nel 1621, pendevano in gabbie di ferro le teste di dodici nobili ribelli, a ricordare a tutti chi comandava. Eppure, quattro secoli dopo, il Castello è la sede di un presidente eletto, e il ponte appartiene a tutti: musicisti, pittori, innamorati, viaggiatori come te. Il cammino dei re finisce qui, sospeso sull'acqua. Fermati un momento, ascolta il fiume... e lascia che Praga ti saluti.