Dalla Torre a St Paul's: la City di Londra tra Romani, incendi e banchieri lombardi

Da Tower Bridge alla cupola di Wren: le mura di Londinium, la Torre dei corvi, la colonna del Grande Incendio, la strada dei banchieri italiani e l'anfiteatro romano sepolto sotto la Guildhall

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  1. 1. Tower Bridge: il ponte che si apre come un libro

    Tower Bridge Road, London SE1 2UP, United Kingdom

    Mettiti sul marciapiede del ponte, a metà strada tra le due torri, e guarda in basso: sotto le tue scarpe c'è una fessura sottile che attraversa la carreggiata da parte a parte. È la linea dove il ponte si spezza in due. Quando passa una nave alta, le due metà si alzano verso il cielo come le pagine di un libro che si apre... e Londra, per qualche minuto, si ferma ad aspettare.

    Tower Bridge è più giovane di quanto sembri. Fu inaugurato il 30 giugno 1894, e quell'aria gotica, con guglie e pinnacoli, è un costume di scena: sotto il granito e la pietra di Portland c'è uno scheletro d'acciaio modernissimo. L'architetto Horace Jones voleva che il ponte non sfigurasse accanto alla fortezza medievale, ma non lo vide mai finito: morì nel 1887, e a completare l'opera fu l'ingegnere John Wolfe Barry.

    Ogni metà mobile pesa più di mille tonnellate, eppure si solleva in pochi minuti. Per oltre ottant'anni lo fecero le macchine a vapore vittoriane, che pompavano acqua in pressione dentro enormi accumulatori; l'elettricità arrivò soltanto nel 1976. E nel dicembre del 1952 un autobus a due piani si trovò sul ponte proprio mentre le due metà cominciavano ad alzarsi. Il conducente, Albert Gunter, invece di frenare accelerò... e l'autobus saltò il varco, atterrando dall'altra parte. Qualche ferito leggero, nessun morto, e per lui un premio di dieci sterline.

    C'è anche una leggenda che i londinesi adorano. Nel 1968 un imprenditore americano comprò il vecchio London Bridge, quello più a monte, e lo fece rimontare pietra per pietra in Arizona. Si racconta che fosse convinto di aver comprato questo, il ponte delle cartoline. Lui l'ha sempre negato... ma la storia è troppo bella per morire. Anche i colori hanno un passato: in origine il ponte era color cioccolato, e fu dipinto di rosso, bianco e blu solo per il giubileo d'argento della regina, nel 1977.

    Mentre torni verso la riva nord, alla tua sinistra si alzano le mura chiare della fortezza più temuta d'Inghilterra. Per quasi mille anni, chi risaliva il fiume guardava quelle torri con un brivido, sapendo che dentro si entrava facilmente e si usciva molto meno. Scendi dal ponte, segui il fossato e cammina verso l'ingresso della Torre di Londra.

  2. 2. La Torre di Londra: corvi, corone e teste illustri

    Tower of London, London EC3N 4AB, United Kingdom

    Fermati davanti al fossato, che oggi è un prato verde, e alza lo sguardo oltre le mura: quel grande cubo di pietra chiara con quattro torrette agli angoli è la Torre Bianca. Ha più di novecento anni, e quando fu finita dominava una città di case basse di legno come una minaccia di pietra. Tutto il resto, mura, torri e cortili, gli è cresciuto intorno come un guscio.

    La volle Guglielmo il Conquistatore, il duca normanno che si era preso l'Inghilterra nel 1066. I lavori cominciarono intorno al 1078, e una parte della pietra arrivò apposta dalla Normandia, da Caen, attraversando la Manica. Il messaggio ai londinesi era chiarissimo: adesso comandiamo noi. Ed ecco il paradosso: la fortezza non era pensata tanto per difendere la città dai nemici, quanto per sorvegliare la città stessa.

    La fama della Torre, però, è fatta di prigionieri. Qui furono rinchiusi i due giovani figli di Edoardo IV, i principi spariti nel 1483 senza lasciare traccia. Qui, nel 1536, fu decapitata Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII, e per lei si fece venire un boia da Calais, esperto di spada anziché di ascia. E qui, nel 1554, restò prigioniera per circa due mesi anche la giovane Elisabetta, la futura regina, convinta di non uscirne viva.

    E poi ci sono i corvi. Ne vivono almeno sei dentro le mura, accuditi da un custode tutto per loro, e la leggenda dice che se mai lasciassero la Torre, cadrebbero sia la fortezza sia il regno. Si racconta che fu Carlo II, nel Seicento, a ordinare che restassero. Per sicurezza, ce n'è sempre uno di riserva. Ogni sera gli Yeoman Warders, i famosi Beefeaters, chiudono i cancelli con la Cerimonia delle Chiavi, un rito che, a quanto si dice, va avanti da secoli senza mai saltare una notte, nemmeno sotto le bombe.

    Fortezza, palazzo reale, prigione, zecca, perfino zoo: la Torre è stata tutto questo. Oggi custodisce i gioielli della Corona, compresa la corona con cui fu incoronato Carlo III nel maggio 2023. Ora risali verso nord, verso la stazione della metropolitana di Tower Hill: accanto all'uscita ti aspetta un muro molto più vecchio della Torre stessa.

  3. 3. Il muro romano di Tower Hill: Londinium esisteva davvero

    Tower Hill, London EC3N 4DJ, United Kingdom

    Appoggia la mano su quei blocchi di pietra grigia e su quelle file sottili di mattoni rossi: stai toccando Roma. Questo tratto di muro, accanto all'uscita della metropolitana, faceva parte della cinta che chiudeva Londinium, la città che i Romani fondarono sul Tamigi pochi anni dopo l'invasione del 43 dopo Cristo. Davanti, su un piedistallo, un imperatore di bronzo alza il braccio verso il traffico.

    Quella statua si dice che rappresenti Traiano, ma è un'aggiunta moderna. Il muro, invece, è autentico. Fu costruito intorno al 200 dopo Cristo e girava attorno alla città per circa tre chilometri, con porte i cui nomi sopravvivono ancora nelle strade: Aldgate, Bishopsgate, Ludgate. Guarda bene: la parte bassa è romana, con le file di mattoni a intervalli regolari; quella in alto è medievale, aggiunta quando il muro andava rinforzato. Per oltre mille anni ha deciso chi stava dentro Londra e chi fuori.

    Ora cerca la targa con l'iscrizione latina. È la copia della lapide funeraria di Giulio Alpino Classiciano, procuratore della Britannia, arrivato dopo la rivolta di Boudicca, la regina degli Iceni che nel 60 o 61 dopo Cristo diede alle fiamme Londinium. Classiciano ebbe il coraggio di scrivere a Roma che la repressione del governatore era troppo feroce e rischiava di rovinare la provincia. Nerone mandò un ispettore, e poco dopo il governatore fu sostituito. I pezzi della sua tomba furono ritrovati proprio dentro questo muro, riusati come materiale da costruzione: l'originale oggi è al British Museum.

    Pochi passi più in là, nei giardini di Trinity Square, un piccolo riquadro lastricato segna il luogo del patibolo di Tower Hill. Qui non si moriva in privato, come dentro la Torre: si moriva davanti alla folla. Il 6 luglio 1535 salì su quel palco Tommaso Moro, l'autore di Utopia, per aver rifiutato di riconoscere Enrico VIII come capo della Chiesa. Si racconta che chiese al luogotenente di aiutarlo a salire, aggiungendo che per scendere si sarebbe arrangiato da solo.

    Pensa alla stratificazione: un muro romano, la lapide di un funzionario che difese i Britanni, un patibolo dei Tudor, e intorno i treni della metropolitana che sferragliano. Adesso dirigiti verso ovest, lungo Byward Street: la chiesa con la torre di mattoni scuri che vedi davanti a te è la più antica della City.

  4. 4. All Hallows by the Tower: la chiesa più antica della City

    Byward Street, London EC3R 5BJ, United Kingdom

    Davanti a te c'è una chiesa dall'aria semplice, con una torre di mattoni scuri e una guglia di rame verde in cima. Se è aperta, entra e cerca vicino all'ingresso un arco basso e tozzo, fatto di grosse tegole rosse. Non sembra niente di speciale, eppure è uno dei pezzi di architettura più antichi di Londra: un arco sassone, costruito con mattoni romani di recupero, quando i Romani se n'erano andati da più di due secoli.

    All Hallows fu fondata nel 675 dall'abbazia di Barking, ed è per questo che a lungo la chiamarono All Hallows Barking. È la chiesa più antica della City. Nella cripta c'è un pezzo di pavimento di una casa romana, e nei registri qualche firma importante: qui nel 1644 fu battezzato William Penn, l'uomo che avrebbe fondato la Pennsylvania, e qui nel 1797 si sposò John Quincy Adams, futuro presidente degli Stati Uniti.

    Ma la scena più bella appartiene a Samuel Pepys, il funzionario della Marina che teneva un diario fittissimo. Il 5 settembre 1666, mentre il Grande Incendio divorava la città, Pepys salì in cima al campanile di questa chiesa. Da lassù vide quella che descrisse come la desolazione più triste che avesse mai visto: fuochi ovunque, cantine piene d'olio in fiamme. La chiesa si salvò per un soffio, si racconta anche grazie all'ammiraglio William Penn, padre del bambino battezzato qui, che fece abbattere con la polvere da sparo le case vicine per creare un vuoto che le fiamme non potessero saltare.

    Per secoli All Hallows ebbe anche un compito cupo: accogliere, almeno per un po', i corpi dei decapitati di Tower Hill. Ci passò il vescovo John Fisher, giustiziato nel 1535, e ci fu sepolto l'arcivescovo William Laud, decapitato nel 1645, prima che i suoi resti venissero trasferiti a Oxford. Poi, nel 1940, le bombe sventrarono la chiesa e lasciarono in piedi poco più della torre e dei muri esterni. Fu riconsacrata soltanto nel 1957.

    Paradossalmente, fu proprio la bomba a riportare alla luce l'arco sassone, rimasto nascosto per secoli dietro muri più recenti. A volte la distruzione scopre quello che la storia aveva sepolto. Esci e prosegui verso ovest, lungo Great Tower Street e poi Eastcheap: cerca sopra i tetti una colonna con una fiamma dorata in cima.

  5. 5. Il Monument: una colonna di 202 piedi per il Grande Incendio

    Fish Street Hill, London EC3R 8AH, United Kingdom

    Piega la testa all'indietro fino a vedere la cima di questa colonna di pietra chiara: lassù, a più di sessanta metri, un'urna dorata sputa fiamme di bronzo dorato. È il Monument, il monumento al Grande Incendio di Londra, e la sua altezza non è casuale. Misura 202 piedi, e se lo potessi coricare a terra verso est, la punta arriverebbe esattamente nel punto di Pudding Lane dove tutto cominciò.

    Era la notte tra sabato 1 e domenica 2 settembre 1666. Nel forno di Thomas Farriner, il fornaio che riforniva il re, qualcosa prese fuoco. Il vento soffiava forte, le case erano di legno e pece, l'estate era stata secchissima. In quattro giorni l'incendio distrusse più di tredicimila case e 87 chiese parrocchiali, compresa la vecchia cattedrale di St Paul. Il sindaco, svegliato nella notte, aveva guardato le prime fiamme e se n'era tornato a letto con una frase rimasta celebre: una donna potrebbe spegnerlo con la pipì.

    Il Monument lo progettarono Christopher Wren e il suo amico Robert Hooke, scienziato geniale, tra il 1671 e il 1677. E Hooke ci nascose dentro un'idea: la colonna è cava, e doveva servire anche da gigantesco strumento scientifico, un telescopio verticale puntato dritto allo zenit, con un piccolo laboratorio sotto terra. Si dice che le vibrazioni della strada rovinassero le misure... ma l'idea resta meravigliosa. Oggi, dentro, ci sono 311 gradini a chiocciola.

    Sul basamento c'è un'altra storia, più scomoda. Nel 1681, in un clima di isteria anticattolica, all'iscrizione fu aggiunta una frase che attribuiva l'incendio al furore dei papisti. Era falso, ma restò incisa nella pietra per un secolo e mezzo, fino al 1830. Un orologiaio francese, Robert Hubert, aveva perfino confessato di aver appiccato il fuoco e fu impiccato; più tardi si scoprì che quando l'incendio scoppiò lui non era nemmeno arrivato a Londra.

    Guarda ora verso il fiume, giù per Fish Street Hill: quella chiesa con il campanile elegante è St Magnus the Martyr. Un tempo il passaggio pedonale del vecchio London Bridge, quello medievale coperto di case e botteghe, correva proprio sotto la sua torre, e nel suo cortile ci sono ancora pietre di quel ponte. Adesso volta le spalle al Tamigi e sali verso nord lungo Gracechurch Street: cerca sulla destra una galleria vittoriana dipinta di rosso scuro e crema.

  6. 6. Leadenhall Market e Lloyd's: il foro romano, Harry Potter e un fiorentino

    Gracechurch Street, London EC3V 1LT, United Kingdom

    Cammina sotto questo tetto di vetro e ferro, tra colonne color crema e archi dipinti di rosso scuro, dove gli stemmi della City ti guardano dall'alto. Sembra un set cinematografico, e in effetti lo è stato. Ma prima di tutto il resto, sappi una cosa: sotto i tuoi piedi batteva il cuore di Londinium.

    Proprio qui sorgevano il foro romano e la sua basilica, un edificio lungo più di centocinquanta metri, considerato il più grande dell'impero a nord delle Alpi. Lì si amministrava la giustizia, si facevano affari, si governava una provincia: tu stai camminando sopra quella piazza. Nel Medioevo la zona diventò un mercato di carne, pollame e formaggi, e il nome Leadenhall viene da una grande casa con il tetto di piombo che sorgeva qui nel Trecento.

    La galleria che vedi è del 1881, ed è opera di Horace Jones... sì, lo stesso architetto di Tower Bridge. E nel 2001 queste volte sono finite sul grande schermo: nel primo film di Harry Potter, Leadenhall Market fa da sfondo alle strade intorno a Diagon Alley, e in un vicolo laterale la porta di un negozio di ottica diventa l'ingresso del Paiolo Magico. Se vedi qualcuno con una sciarpa a righe che fotografa una porta, adesso sai perché.

    Ora esci dal lato est e guarda l'edificio più strano della City: tubi d'acciaio, scale, ascensori di vetro, tutto all'esterno, come se qualcuno avesse rovesciato una fabbrica. È il Lloyd's Building, finito nel 1986, ed è opera di Richard Rogers, un architetto nato a Firenze nel 1933. Rogers mise fuori tutto quello che di solito si nasconde, per lasciare dentro un grande spazio libero intorno a un atrio altissimo. Nel 2011 è diventato l'edificio più giovane mai inserito nella massima categoria di tutela, il Grade I.

    E Lloyd's, il mercato assicurativo più famoso del mondo, è nato in un caffè. Alla fine del Seicento, nella bottega di Edward Lloyd, armatori e mercanti si sedevano a bere caffè e a scambiarsi notizie sul destino delle navi. Nel 1691 quel caffè si trasferì in una strada qui vicino, che porta un nome molto italiano. Torna indietro attraverso il mercato, riattraversa Gracechurch Street e imbocca Lombard Street.

  7. 7. Lombard Street: la via dei banchieri italiani

    68 Lombard Street, London EC3V 9LJ, United Kingdom

    Alza gli occhi sopra le porte di Lombard Street: dalle facciate pendono insegne di ferro dipinto, e tra queste brilla una cavalletta d'oro. In una strada di banche e uffici sembrano fuori posto, come se il Medioevo fosse rimasto appeso ai muri. E il nome stesso della via parla la tua lingua.

    Lombard Street si chiama così per i lombardi, cioè i mercanti e i banchieri dell'Italia del Nord, genovesi, lucchesi, fiorentini, piemontesi, che si stabilirono qui dal Duecento. Prestavano denaro ai re d'Inghilterra, finanziavano guerre, raccoglievano le decime per il papa. Quando nel 1290 Edoardo I espulse gli ebrei dal regno, furono soprattutto gli italiani a occupare il mondo del credito. I Bardi e i Peruzzi di Firenze prestarono somme enormi a Edoardo III... che non le restituì, contribuendo al loro crollo negli anni Quaranta del Trecento.

    L'inglese porta ancora le impronte di quegli italiani. La parola bank viene dal banco su cui i cambiavalute contavano le monete, e bankrupt, fallito, si fa risalire alla banca rotta: si racconta che al banchiere insolvente spezzassero il banco. Perfino il simbolo della sterlina è una L latina, quella di libra, e la vecchia sigla lsd, sterline, scellini e pence, nasceva da librae, solidi e denarii.

    Ora torna alla cavalletta d'oro. È il simbolo di Thomas Gresham, il grande finanziere dei Tudor, consigliere di Elisabetta I, che aveva bottega proprio in questa via, all'insegna della cavalletta. La leggenda di famiglia diceva che un antenato, abbandonato neonato in un campo, era stato ritrovato grazie al frinire di una cavalletta. Leggenda, appunto. Le insegne che vedi furono riappese nel 1902, per l'incoronazione di Edoardo VII, in ricordo dei tempi in cui le case non avevano numeri civici e ci si orientava con le figure.

    Qui, nel 1691, arrivò anche il caffè di Edward Lloyd, e per secoli gli inglesi hanno detto: scommetto Lombard Street contro un'arancia cinese, per indicare una scommessa vinta in partenza. La cavalletta di Gresham, tra poco, la rivedrai molto più in alto. Prosegui verso ovest fino in fondo alla via: sbucherai in un grande incrocio, davanti a un tempio classico con le colonne.

  8. 8. Bank: il Royal Exchange e la Vecchia Signora di Threadneedle Street

    Royal Exchange, London EC3V 3DG, United Kingdom

    Sei nel punto in cui batte il cuore finanziario di Londra: davanti a te il portico corinzio del Royal Exchange, poco più in là il palazzo del sindaco, la Mansion House, e sul lato nord dell'incrocio un muro lungo e cieco, senza una sola finestra. Dietro quel muro c'è la Banca d'Inghilterra. E se cerchi in cima alla torre del Royal Exchange, ecco di nuovo la cavalletta d'oro di Gresham, che fa da segnavento.

    Fu proprio Gresham, nel 1565, a fondare la prima Borsa di Londra, copiando quella che aveva visto ad Anversa. Prima, i mercanti trattavano all'aperto, in Lombard Street, sotto la pioggia. Nel 1571 la regina Elisabetta I venne in visita e la battezzò Royal Exchange. Quell'edificio bruciò nel Grande Incendio, il secondo andò a fuoco nel 1838, e quello che vedi è il terzo, inaugurato dalla regina Vittoria nel 1844.

    La Banca d'Inghilterra nacque nel 1694 per finanziare le guerre di Guglielmo III contro la Francia, e da allora non si è più mossa da qui. Il muro senza finestre lo disegnò l'architetto John Soane, tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, proprio per farne una fortezza. Sotto i tuoi piedi, nei sotterranei, sono custoditi centinaia di migliaia di lingotti d'oro, della Banca e di molti paesi del mondo: uno dei più grandi depositi d'oro del pianeta.

    Il soprannome della Banca è la Vecchia Signora di Threadneedle Street, la strada che le corre di fianco. Viene da una caricatura del 1797 di James Gillray: una vecchia signora vestita di banconote, seduta su un forziere, che si difende dalle avances del primo ministro William Pitt, deciso a metterle le mani in tasca. Era l'anno in cui la Banca smise, per la prima volta, di cambiare le banconote in oro... e il nomignolo non se n'è più andato.

    Pensa al filo che hai seguito: dai banchi dei lombardi alla cavalletta di Gresham, fino alla banca centrale di un impero. Il denaro, qui, ha sempre avuto bisogno di fiducia più che di oro. Ora segui Poultry verso ovest e gira a destra in King Street, che ti porta dritto in un cortile lastricato davanti a una grande facciata gotica: è la Guildhall, e sotto quel cortile c'è un'arena.

  9. 9. Guildhall: l'anfiteatro romano sotto il cortile

    Guildhall, Gresham Street, London EC2V 7HH, United Kingdom

    Entra nel cortile della Guildhall e guarda il pavimento, non la facciata. Vedi quella grande curva di pietra scura che disegna un ovale sul lastricato? Non è un capriccio di arredo urbano. Segna il contorno esatto di un anfiteatro romano, che è ancora lì sotto, a qualche metro di profondità.

    Per secoli nessuno ne seppe niente. Poi, nel 1988, durante gli scavi per la nuova galleria d'arte, gli archeologi trovarono i muri curvi dell'arena. Era stata costruita in legno verso il 70 dopo Cristo e rifatta in pietra qualche decennio più tardi. Poteva contenere forse settemila spettatori, che venivano a vedere gladiatori, combattimenti di animali e, molto probabilmente, esecuzioni. Era il Colosseo di Londinium, in versione provinciale.

    La cosa straordinaria è che, quando i Romani se ne andarono, l'arena sparì ma la sua forma no. Per secoli quell'avvallamento ovale influenzò il tracciato di strade ed edifici, e secondo molti archeologi non è un caso che proprio qui, sopra le gradinate di un anfiteatro, i londinesi del Medioevo abbiano scelto di riunirsi e di governarsi. Se ne hai l'occasione, scendi a vedere i resti nei sotterranei della galleria d'arte: le pietre, gli scoli di legno, l'ingresso dei gladiatori.

    La grande sala gotica che hai davanti fu costruita tra il 1411 e il 1440. Le sue mura medievali hanno resistito sia al Grande Incendio sia alle bombe del 1940, che invece distrussero il tetto. Qui si sono celebrati processi famosi: nel novembre del 1553 fu condannata Lady Jane Grey, la regina dei nove giorni, poco più che sedicenne, e nel 1606 il gesuita Henry Garnet, accusato per la Congiura delle Polveri.

    Dentro la sala vegliano due giganti di legno, Gog e Magog, i guardiani leggendari di Londra. Quelli antichi bruciarono nel 1940; gli attuali furono scolpiti nel 1953. La leggenda li vuole sconfitti da Bruto, un eroe troiano fondatore della città... perché a Londra, prima ancora di Roma, qualcuno sognava Troia. Esci dal cortile verso sud, torna su Cheapside e gira a destra: a pochi passi ti aspetta un campanile bianco altissimo.

  10. 10. St Mary-le-Bow: le campane dei veri cockney

    Cheapside, London EC2V 6AU, United Kingdom

    Fermati su Cheapside e cerca il campanile bianco più slanciato della strada, con in cima un drago dorato che fa da segnavento. È St Mary-le-Bow, e le sue campane hanno un potere speciale: decidono chi è londinese davvero.

    La tradizione dice che un vero cockney, il londinese verace, è chi è nato a portata d'orecchio delle Bow Bells, le campane di questa chiesa. Nel silenzio della Londra di una volta si sentivano lontano, fino a coprire buona parte della città verso est. Oggi, con il traffico, quel cerchio si è ristretto parecchio... e c'è chi scherza che ormai di veri cockney non ne nascano quasi più.

    Poi c'è la leggenda di Dick Whittington. Il giovane Dick, povero in canna, arriva a Londra convinto che le strade siano lastricate d'oro, non trova fortuna e decide di andarsene. Mentre risale la collina di Highgate sente le campane di Bow che sembrano dirgli: torna indietro, Whittington, tre volte sindaco di Londra. Lui torna, e grazie al suo gatto diventa ricchissimo. Il gatto, con ogni probabilità, è inventato. Ma Richard Whittington è esistito davvero: mercante di stoffe pregiate, fu sindaco di Londra più volte tra il 1397 e il 1419.

    Il nome Bow viene dagli archi, bows in inglese, della cripta normanna costruita intorno al 1080. Quegli archi erano così celebri da dare il nome a un tribunale ecclesiastico, la Court of Arches, che ancora oggi si riunisce qui. La chiesa sopra, invece, è di Christopher Wren, che la ricostruì dopo il 1666, e il suo campanile, finito nel 1680, era tra i più ammirati di Londra.

    Il 10 maggio 1941 le bombe colpirono la chiesa, e le campane caddero fracassandosi. Durante la guerra la BBC usava il loro suono registrato come segnale per le trasmissioni verso l'Europa occupata: per chi ascoltava di nascosto, era la voce di Londra libera. Le campane nuove tornarono a suonare nel 1961. Prosegui verso ovest su Cheapside: in fondo alla strada, la cupola più famosa di Londra ti riempirà l'orizzonte.

  11. 11. La Cattedrale di St Paul: la cupola di Wren e il sogno di Roma

    St. Paul's Churchyard, London EC4M 8AD, United Kingdom

    Fermati sul sagrato e lascia che lo sguardo salga lungo le colonne, oltre le due torri, fino alla cupola grigia che si gonfia contro il cielo. Se sei stato a San Pietro, avrai un'impressione di già visto. Non è un caso, ed è anche il paradosso più bello di questa passeggiata.

    Christopher Wren, l'uomo che ricostruì la City dopo il Grande Incendio, era un astronomo e un matematico prima ancora che un architetto. E in Italia non mise mai piede: l'unico grande viaggio della sua vita fu a Parigi, nel 1665. Eppure la sua cupola è profondamente italiana. Wren studiò su libri e incisioni il Tempietto di Bramante a Roma e i progetti per la basilica di San Pietro, e l'anello di colonne che circonda il tamburo di St Paul's discende proprio da lì. Roma arrivò a Londra sulla carta.

    Ma Wren aggiunse un trucco tutto suo. Quella che vedi non è una cupola sola: sono tre, una dentro l'altra. Dentro c'è una cupola di mattoni, proporzionata per chi guarda dal basso; fuori, una cupola di legno rivestita di piombo, alta e maestosa, pensata per il profilo della città; in mezzo, invisibile, un cono di mattoni che regge la lanterna di pietra. La croce arriva a 111 metri, e per oltre due secoli e mezzo St Paul's è rimasta l'edificio più alto di Londra. I lavori durarono dal 1675 al 1710, e nel 1708 fu il figlio di Wren a posare l'ultima pietra della lanterna.

    La notte del 29 dicembre 1940, una delle più terribili del Blitz, la City intorno bruciava. Si racconta che Churchill avesse dato un ordine: la cattedrale va salvata a ogni costo. I volontari della St Paul's Watch passarono la notte sul tetto a spegnere le bombe incendiarie, una per una. La fotografia della cupola che emerge intatta dal fumo, scattata quella notte, divenne il simbolo di una città che non si arrendeva.

    Wren è sepolto qui sotto, nella cripta, sotto una lapide semplicissima. E un'iscrizione in latino dice al visitatore: lettore, se cerchi il suo monumento, guardati intorno. Hai fatto proprio questo, da Tower Bridge fin qui: le mura di Londinium, le chiese rinate, la colonna dell'incendio, la via dei lombardi. La città intera è il suo monumento... e un po' anche quello di Roma. La passeggiata finisce qui, ai piedi della cupola.