South Bank di Londra: dal London Eye alla Tate Modern, l'arte lungo il Tamigi

La riva sud a piedi: un leone di pietra artificiale, la ruota del millennio, il cemento del Festival of Britain e del National Theatre, la torre che beffò il divieto di pubblicità, il mistero di Roberto Calvi, una centrale diventata museo e il teatro di Romeo e Giulietta

London · 11 stops · 28 min audio · Generated

  1. 1. Il Leone di Westminster Bridge e County Hall

    Westminster Bridge Road, London SE1 7PB, United Kingdom

    Comincia dal leone. Lo vedi, ai piedi del ponte di Westminster, sul lato sud: un grande leone chiaro su un alto piedistallo, la coda abbassata, lo sguardo fiero verso il Parlamento dall'altra parte del fiume. Sembra marmo, ma non lo è. E la sua storia è più strana di quanto immagini.

    Il leone è fatto di Coade stone, una pietra artificiale, una specie di ceramica cotta in forno, resa celebre nel Settecento da una donna d'affari straordinaria, Eleanor Coade, che la produceva a Lambeth, poco lontano da qui. La ricetta era così riuscita che statue e decorazioni in Coade stone resistono da due secoli al gelo e allo smog di Londra senza sbriciolarsi. Per molto tempo si disse che la formula si fosse persa; oggi gli studiosi sanno com'era fatta, ma il fascino del segreto è rimasto.

    Questo leone fu realizzato nel 1837 e in origine stava in cima a una birreria, la Lion Brewery, sulla riva del Tamigi. Ed era dipinto di rosso. Quando nel 1949 la fabbrica fu demolita per fare spazio al Festival of Britain, si racconta che fu re Giorgio VI in persona a chiedere di salvarlo. Restò per anni davanti alla stazione di Waterloo, e solo nel 1966 arrivò qui. Un leone da birreria, salvato da un re, che ora fa la guardia al Parlamento.

    Alle tue spalle si allunga un palazzo enorme, con una facciata curva di colonne verso il fiume: è County Hall, per oltre sessant'anni la sede del governo di Londra. Negli anni Ottanta, quando a guidarlo c'era Ken Livingstone, dal tetto pendevano striscioni giganti con il numero dei disoccupati, rivolti dritti verso Westminster, sotto gli occhi del governo di Margaret Thatcher. Nel 1986 il Greater London Council fu abolito, e il palazzo venduto: oggi ospita alberghi e attrazioni.

    Prima di andare, guarda per un attimo il ponte. Nel settembre del 1802 il poeta William Wordsworth lo attraversò nelle prime ore del mattino e scrisse che la terra non aveva niente di più bello da mostrare. Per gli inglesi è uno dei sonetti più amati sulla città. Ora segui la riva verso nord, lungo il fiume: davanti a te, impossibile da non vedere, gira una ruota gigantesca.

  2. 2. Il London Eye: la ruota che doveva durare cinque anni

    Riverside Building, County Hall, London SE1 7PB, United Kingdom

    Mettiti sotto il London Eye e segui con lo sguardo i raggi sottili che si perdono verso il centro: da qui sembra una ruota di bicicletta gigante, appoggiata al fiume. Le capsule di vetro salgono così piano che quasi non si vede il movimento... un giro completo dura circa mezz'ora.

    La ruota è nata per celebrare il nuovo millennio. L'idea fu di una coppia di architetti, marito e moglie, David Marks e Julia Barfield, che la portarono avanti con ostinazione per anni, quando nessuno ci credeva. Fu inaugurata alla fine del 1999 e aperta al pubblico nel marzo del 2000. Il permesso era provvisorio: doveva restare cinque anni e poi essere smontata. Piacque talmente tanto che è diventata permanente.

    Con i suoi 135 metri, per qualche anno fu la ruota panoramica più alta del mondo. Ed è un oggetto profondamente europeo: le capsule furono costruite in Francia, il mozzo e l'asse fusi in Repubblica Ceca, i cuscinetti arrivarono dalla Germania, e i cavi d'acciaio che la tengono tesa, proprio come i raggi di una bicicletta, vennero dall'Italia. Fu montata coricata sul fiume, su piattaforme galleggianti, e poi sollevata lentamente fino alla posizione verticale, nell'ottobre del 1999.

    Le capsule sono 32, una per ciascun borough di Londra, ma se leggi i numeri dipinti arrivi fino a 33. Il motivo? Manca la numero 13, saltata per scaramanzia. Nel 2013 una capsula fu ribattezzata Coronation Capsule, per i sessant'anni dall'incoronazione di Elisabetta II. Ognuna pesa una decina di tonnellate e può portare fino a venticinque persone, e c'è chi ci ha festeggiato matrimoni, compleanni e proposte in ginocchio a cento metri d'altezza.

    Dall'alto, nelle giornate limpide, si dice che lo sguardo arrivi a una quarantina di chilometri, fino al castello di Windsor. Ma la cosa più bella è vedere come il fiume disegna la città, ansa dopo ansa. Ora prosegui lungo la riva verso est e passa sotto i binari dell'Hungerford Bridge: dall'altra parte ti aspetta un grande edificio chiaro e vetrato, figlio di una festa nazionale.

  3. 3. Southbank Centre: il Festival of Britain e il cemento degli skater

    Royal Festival Hall, Belvedere Road, London SE1 8XX, United Kingdom

    Davanti a te c'è la Royal Festival Hall, con la sua lunga facciata chiara e le vetrate aperte sul fiume. Accanto, più a valle, una costellazione di blocchi di cemento grezzo, terrazze e scale che sembrano scolpite in un'unica colata. È il Southbank Centre, un intero quartiere dedicato alle arti... e tutto è cominciato con una festa.

    Nel 1951 la Gran Bretagna usciva dalla guerra stremata, con il razionamento ancora in vigore. Il governo decise di regalarsi il Festival of Britain, una grande esposizione di arte, scienza e design per dire al paese che il futuro poteva essere bello. Su questa riva, tra le macerie dei bombardamenti, spuntarono padiglioni, una gigantesca Cupola della Scoperta e una scultura sottile a forma di sigaro, lo Skylon, che sembrava galleggiare nell'aria. La battuta dell'epoca era che lo Skylon somigliava all'economia britannica: nessun sostegno visibile.

    Quando la festa finì, il nuovo governo di Churchill fece smantellare quasi tutto. Lo Skylon sparì, e si dice che finì venduto come rottame. Sopravvisse solo la Royal Festival Hall, l'unico edificio pensato per restare. Nel 1981 è diventata il primo edificio del dopoguerra a ricevere la massima tutela, il Grade I. La sua acustica all'inizio era così asciutta che negli anni Sessanta vennero installati risonatori nascosti per prolungare il suono.

    Poi arrivarono la Queen Elizabeth Hall e la Hayward Gallery, inaugurata nel 1968: cemento a vista, brutalismo puro, amato e odiato in parti uguali. E sotto quelle terrazze, dagli anni Settanta, gli skater hanno trovato il loro tempio: l'undercroft, uno spazio coperto pieno di graffiti accanto al fiume. Quando nel 2013 il centro progettò di spostarli per far posto a negozi, i ragazzi lanciarono una campagna, raccolsero un sostegno enorme e, nel 2014, vinsero.

    È il paradosso del South Bank: un luogo nato come vetrina ufficiale dello Stato, adottato dalla cultura di strada. Fermati un attimo ad ascoltare il rumore delle ruote sul cemento... poi continua lungo il fiume, sotto il Waterloo Bridge, fino a un edificio fatto a strati, tutto terrazze orizzontali: il teatro nazionale.

  4. 4. National Theatre: il cemento di Lasdun e il palcoscenico di Olivier

    National Theatre, Upper Ground, London SE1 9PX, United Kingdom

    Guarda il National Theatre da qualche passo di distanza: terrazze di cemento sovrapposte come strati di roccia, due torri squadrate che spuntano dietro, nessuna decorazione, nessuna colonna. Poi avvicinati e passa la mano sul cemento: sentirai le venature del legno. Le casseforme erano fatte di tavole di abete, e ne hanno lasciato l'impronta per sempre.

    L'idea di un teatro nazionale girava per Londra da più di un secolo prima di diventare realtà. La compagnia nacque nel 1963 e per tredici anni recitò all'Old Vic, poco lontano da qui, guidata nel primo decennio da Laurence Olivier, il più grande attore inglese del suo tempo. L'edificio, progettato dall'architetto Denys Lasdun, aprì per gradi tra il 1976 e il 1977, e la regina lo inaugurò ufficialmente nell'ottobre del 1976.

    Dentro ci sono tre teatri, e il più grande porta il nome di Olivier. La sala si apre a ventaglio e si ispira al teatro greco di Epidauro: nessuno spettatore è lontano dalla scena, e un attore al centro del palco può guardare tutti negli occhi. Sotto il palcoscenico gira un enorme tamburo, profondo due piani, capace di far sparire una scenografia e farne riemergere un'altra. Un teatro antico con il motore di una nave.

    Non tutti l'hanno amato. Nel 1988 il principe Carlo, oggi re, lo descrisse come un modo astuto di costruire una centrale nucleare in mezzo a Londra senza che nessuno protestasse. La battuta fece il giro del paese. Eppure Londra ha cambiato idea: nel 1994 l'edificio è stato tutelato come Grade II con asterisco, e oggi molti lo considerano un capolavoro del Novecento.

    Lasdun voleva che il teatro fosse un pezzo di città aperto a tutti, anche a chi non entra a vedere uno spettacolo: terrazze pubbliche, foyer dove sedersi, scale che scendono al fiume. Sali su una terrazza, se ne hai voglia, e guarda la cupola di St Paul's dall'altra parte dell'acqua. Poi continua lungo la riva verso est, per pochi minuti: troverai un angolo di casette colorate e botteghe, nato da una battaglia di quartiere.

  5. 5. Gabriel's Wharf e Coin Street: il quartiere che vinse contro le torri

    56 Upper Ground, London SE1 9PP, United Kingdom

    Entra in questa piccola piazza sul fiume: casette basse dipinte a colori vivaci, botteghe di artigiani, tavolini all'aperto, e sullo sfondo un grande murale che dipinge finte facciate di palazzi. Sembra un villaggio provvisorio appoggiato tra i colossi del South Bank. Ed è proprio così che è nato: come una soluzione provvisoria... che è diventata il simbolo di una vittoria.

    Alla fine degli anni Settanta questa riva era un deserto di magazzini abbandonati e parcheggi. I costruttori volevano coprirla di uffici, con torri altissime, e i progetti sembravano già decisi. Ma nel quartiere vivevano ancora alcune migliaia di persone, in case che si svuotavano anno dopo anno, e i residenti dissero di no. Nacque così la campagna di Coin Street, che andò avanti per anni tra assemblee, inchieste pubbliche e ricorsi, contro avversari molto più potenti.

    Nel 1984 accadde l'impensabile: gli abitanti, riuniti in un'impresa sociale senza scopo di lucro, la Coin Street Community Builders, riuscirono ad acquistare i terreni, circa cinque ettari di riva. Invece di uffici costruirono case in cooperativa, un parco lungo il fiume e un pezzo della passeggiata che stai percorrendo. Gabriel's Wharf aprì nel 1988 come sistemazione temporanea, con botteghe ricavate in una fila di vecchi garage... ed è ancora qui.

    È una storia che a Londra ha pochi paragoni: un quartiere di gente comune che si riprende un pezzo di fiume nel cuore della città. Le cooperative abitative di Coin Street sono gestite dagli stessi inquilini, e gli affitti delle botteghe aiutano a mantenere i servizi del quartiere. È anche per questo che il South Bank oggi non è un muro di vetro e uffici chiuso alle sette di sera, ma un posto dove si passeggia, si mangia e si guarda l'acqua.

    Il colpo più bello, però, i residenti lo misero a segno su un vecchio edificio industriale qui accanto, con una torre di mattoni e tre lettere misteriose nelle finestre. Esci verso est, lungo la riva: alza gli occhi e prova a leggerle.

  6. 6. OXO Tower: la pubblicità nascosta nelle finestre

    Oxo Tower Wharf, Barge House Street, London SE1 9PH, United Kingdom

    Alza la testa verso la cima della torre di mattoni: su ogni facciata le finestre disegnano tre lettere, una O, una X e un'altra O, che di notte si accendono di rosso. Sembra un'insegna, e in fondo lo è... ma con un trucco.

    L'edificio nacque alla fine dell'Ottocento come centrale elettrica per le Poste. Negli anni Venti lo comprò la Liebig Extract of Meat Company, l'azienda dei dadi da brodo OXO, che lo ricostruì quasi da capo per farne un grande magazzino frigorifero, con una torre in stile Art Déco. L'architetto, Albert Moore, voleva coronarla con una scritta luminosa ben visibile dal fiume. C'era però un problema: sul Tamigi le insegne pubblicitarie erano vietate.

    La soluzione fu geniale. Moore non mise nessuna insegna: disegnò le finestre della torre a forma di lettere. Formalmente erano solo aperture per far entrare la luce, e la legge non poteva farci niente. Una pubblicità travestita da architettura, sulla riva più visibile di Londra. Si racconta che le autorità non la presero affatto bene, ma le finestre restarono dov'erano, e sono ancora lì.

    E il nome Liebig magari ti dice qualcosa. È quello del chimico tedesco Justus von Liebig, che mise a punto l'estratto di carne, ed è lo stesso nome delle figurine Liebig, le cartoline illustrate che per decenni accompagnarono i prodotti dell'azienda e che anche in Italia si collezionavano con passione. Negli anni Settanta l'edificio era ormai abbandonato e rischiava la demolizione. Furono i residenti di Coin Street a comprarlo e a restaurarlo: dal 1996 ospita case in cooperativa, botteghe di designer e, in alto, una terrazza panoramica aperta al pubblico.

    Ricapitolando: un trucco pubblicitario sopravvissuto alla legge, una fabbrica di brodo diventata casa. Ora prosegui lungo il fiume verso est. Davanti a te attraversa l'acqua un ponte di ferro dipinto di rosso e bianco: il Blackfriars Bridge, testimone di uno dei misteri più bui della storia italiana.

  7. 7. Blackfriars Bridge: il mistero di Roberto Calvi

    1 Blackfriars Bridge, London SE1 9UD, United Kingdom

    Fermati all'imbocco sud del Blackfriars Bridge e guarda le sue arcate di ferro dipinte di rosso, appoggiate su pilastri di pietra con colonne tozze, simili a pulpiti sull'acqua. È un ponte vittoriano, inaugurato dalla regina Vittoria nel 1869, e le sculture sui piloni raffigurano uccelli: da un lato quelli di mare, verso la foce, dall'altro quelli d'acqua dolce, verso monte.

    Il nome viene dai frati neri, i domenicani, che dal Duecento avevano un grande convento sulla riva nord, più o meno dove oggi c'è la stazione. Il loro mantello era nero, e Londra li chiamò Black Friars. Il convento sparì con Enrico VIII, ma il nome rimase. Un nome che, per molti italiani, resta legato a una mattina di giugno del 1982.

    Il 18 giugno 1982 un uomo che andava al lavoro notò un corpo appeso a un'impalcatura sotto le arcate del ponte. Era Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, la banca milanese legata allo IOR, la banca vaticana. I giornali lo chiamavano il banchiere di Dio. Era fuggito dall'Italia pochi giorni prima con un passaporto falsificato, mentre la sua banca crollava sotto un buco di oltre un miliardo di dollari. Nelle tasche aveva dei mattoni e circa quindicimila dollari in diverse valute.

    La prima inchiesta inglese parlò di suicidio. Una seconda, nel 1983, lasciò un verdetto aperto. In Italia, anni dopo, nuove perizie conclusero che Calvi era stato ucciso, e a Roma si tenne un processo contro cinque imputati, che nel 2007 si chiuse con l'assoluzione di tutti. Sul perché proprio questo ponte si è scritto moltissimo: c'è chi ha fatto notare che i membri della loggia P2, a cui Calvi era legato, si sarebbero chiamati tra loro frati neri. Coincidenza o messaggio? Nessuno l'ha mai dimostrato.

    Oggi i pendolari attraversano il ponte senza pensarci, e il fiume scorre uguale. Ma per chi viene dall'Italia è difficile guardare queste arcate senza un brivido. Lascia il ponte alle spalle e prosegui lungo Bankside, verso est: davanti a te si alza una ciminiera di mattoni altissima, quella di una centrale elettrica che oggi produce arte.

  8. 8. Tate Modern: la centrale elettrica diventata museo

    Tate Modern, Bankside, London SE1 9TG, United Kingdom

    Guarda la ciminiera: novantanove metri di mattoni, dritta come un ago, al centro di un edificio lungo e severo. Era la Bankside Power Station, una centrale elettrica a petrolio, e se lo stile ti sembra familiare hai ragione: l'architetto è Giles Gilbert Scott, lo stesso che disegnò la cabina telefonica rossa di Londra.

    C'è un dettaglio che pochi conoscono: Scott tenne la ciminiera più bassa della cupola di St Paul's, proprio di fronte, sull'altra riva. Una centrale elettrica non doveva superare la cattedrale di Wren. La centrale fu completata dopo la guerra e chiusa già nel 1981, quando il petrolio era diventato troppo caro. Per quasi vent'anni restò lì, vuota, una cattedrale di mattoni senza fedeli.

    Poi la Tate decise di farne il suo museo d'arte moderna. Il concorso lo vinsero due architetti svizzeri, Jacques Herzog e Pierre de Meuron, con un'idea coraggiosa: non nascondere la centrale, ma esaltarla. Lasciarono la sala delle turbine come un'immensa navata vuota, lunga circa centocinquanta metri, e aggiunsero in cima una fascia luminosa di vetro. Il museo aprì nel maggio del 2000, e nel primo anno arrivarono più di cinque milioni di visitatori.

    La Turbine Hall è diventata il palcoscenico di installazioni memorabili. Nel 2003 Olafur Eliasson ci appese un sole artificiale nella nebbia, e la gente si sdraiava sul pavimento per guardarsi riflessa nel soffitto a specchio. Nel 2010 Ai Weiwei la coprì con cento milioni di semi di girasole in porcellana, dipinti a mano uno per uno in Cina. E nelle sale ai piani c'è una stanza in penombra con le grandi tele rosso cupo di Mark Rothko.

    Quelle tele hanno una storia commovente. Rothko le aveva dipinte per un ristorante di lusso a New York, poi le ritirò, perché non voleva che la sua pittura facesse da sfondo alle cene dei ricchi. Le donò alla Tate, e arrivarono a Londra il giorno stesso in cui lui morì, nel febbraio del 1970. Esci dal museo verso il fiume: davanti all'ingresso parte un ponte sottile come una lama d'acciaio.

  9. 9. Il Millennium Bridge: il ponte che ballava

    Millennium Bridge, Bankside, London SE1 9TG, United Kingdom

    Cammina fino a metà del Millennium Bridge e fermati: da una parte la ciminiera della Tate, dall'altra, perfettamente in asse, la cupola di St Paul's. Sotto i tuoi piedi il ponte è una lama d'acciaio sottile, sostenuta da cavi che corrono bassi ai lati invece di salire su alte torri. Chi l'ha disegnato voleva una lama di luce sul fiume, quasi invisibile.

    È stato il primo nuovo attraversamento del Tamigi nel centro di Londra dopo Tower Bridge, del 1894, ed è firmato da tre mani: lo studio di Norman Foster, gli ingegneri di Arup e lo scultore Anthony Caro. Aprì il 10 giugno del 2000, davanti a una folla che non vedeva l'ora di attraversarlo. E lì cominciò il guaio.

    Appena migliaia di persone cominciarono a camminarci sopra, il ponte iniziò a ondeggiare di lato. Poco, ma abbastanza da far barcollare i passanti. E qui succede la cosa geniale: quando il ponte oscilla, istintivamente allarghi il passo e ti sincronizzi con il movimento... e così lo spingi ancora di più. Migliaia di persone, senza saperlo, marciavano a tempo come un reggimento. Due giorni dopo il ponte fu chiuso, e i londinesi lo ribattezzarono subito il Wobbly Bridge, il ponte traballante.

    Gli ingegneri studiarono il fenomeno per mesi, con prove in cui centinaia di volontari camminavano avanti e indietro, e alla fine installarono decine di smorzatori, una specie di ammortizzatori nascosti sotto l'impalcato. Il ponte riaprì nel febbraio del 2002, fermo come una roccia. Quello che si è imparato qui sul modo in cui la folla fa ballare le strutture è finito nei manuali di ingegneria di tutto il mondo.

    E se ti sembra di averlo già visto, c'è un motivo: nel film Harry Potter e il principe mezzosangue, del 2009, i Mangiamorte lo fanno crollare nel Tamigi. Per fortuna solo sullo schermo. Torna sulla riva sud e gira a sinistra: a pochi passi, tra le case di Bankside, ti aspetta un teatro tondo e bianco, con il tetto di paglia.

  10. 10. Shakespeare's Globe: Romeo, Giulietta e il mercante di Venezia

    21 New Globe Walk, London SE1 9DT, United Kingdom

    Davanti a te c'è un edificio che sembra uscito da un'altra epoca: muri bianchi attraversati da travi di quercia, una forma quasi circolare, e in cima un tetto di paglia. È lo Shakespeare's Globe, la ricostruzione del teatro dove Shakespeare portava in scena le sue opere. E quel tetto di paglia è stato il primo autorizzato a Londra dopo il Grande Incendio del 1666.

    Il Globe originale fu costruito nel 1599, a pochi passi da qui, con il legname di un vecchio teatro smontato nella parte nord della città e portato al di là del fiume, si racconta in fretta e furia, in pieno inverno, per anticipare il padrone del terreno. Nel 1613, durante una rappresentazione dell'Enrico VIII, un colpo di cannone sparato come effetto scenico incendiò la paglia, e in meno di un'ora il teatro bruciò. Nessun morto: a uno spettatore presero fuoco i calzoni, e qualcuno glieli spense con una bottiglia di birra.

    Questo Globe lo dobbiamo a un americano testardo, l'attore Sam Wanamaker. Arrivato a Londra alla fine degli anni Quaranta, cercò il luogo del teatro di Shakespeare e trovò soltanto una targa annerita sul muro di una birreria. Dedicò il resto della vita a ricostruirlo con tecniche e materiali dell'epoca, dalla quercia ai pioli di legno. Morì nel 1993, quattro anni prima dell'inaugurazione, nel 1997.

    E qui l'Italia è di casa. Pensa a quante storie di Shakespeare sono ambientate da noi: Romeo e Giulietta a Verona, Il mercante di Venezia e Otello a Venezia, La bisbetica domata a Padova, Molto rumore per nulla a Messina. Shakespeare in Italia probabilmente non mise mai piede, ma attinse a piene mani dai nostri narratori: la storia di Romeo e Giulietta risale a Luigi Da Porto e a Matteo Bandello, quella di Otello a una novella di Giraldi Cinzio, e il mercante a una raccolta toscana del Trecento, il Pecorone.

    Se puoi, guarda uno spettacolo in piedi, nella platea scoperta, tra i groundlings, come facevano gli spettatori più poveri dell'epoca. Pioggia compresa. Poi continua verso est lungo il fiume, passa per Clink Street e oltre la ricostruzione del Golden Hinde, la nave di Francis Drake: alla fine ti aspetta la chiesa dove riposa il fratello di Shakespeare.

  11. 11. Southwark Cathedral: Shakespeare, suo fratello e un poeta sui libri

    London Bridge, London SE1 9DA, United Kingdom

    Entra nella navata di Southwark Cathedral e percorri la parete sud: sotto una vetrata colorata, un uomo di alabastro è disteso su un fianco, la testa appoggiata a una mano, lo sguardo perso nei pensieri. È William Shakespeare, e alle sue spalle è scolpita la riva di Bankside, con i teatri dove recitava.

    Il monumento è del 1912, e la vetrata sopra, montata negli anni Cinquanta, è un corteo di personaggi delle sue commedie e tragedie. Shakespeare non è sepolto qui, ma a Stratford. Qui però riposa suo fratello minore, Edmund, attore anche lui, morto a ventisette anni e sepolto in questa chiesa alla fine di dicembre del 1607. I registri dicono che qualcuno pagò parecchio perché la campana grande suonasse per lui: forse proprio William.

    La chiesa è molto più antica del suo titolo di cattedrale, che ha ricevuto solo nel 1905. Un tempo si chiamava St Mary Overie, Santa Maria sull'acqua, ed era la chiesa di un priorato fondato nel 1106. La parte dietro l'altare, del Duecento, è considerata uno dei più antichi edifici gotici di Londra. E nella navata nord cerca la tomba dipinta di John Gower, poeta e amico di Chaucer, morto nel 1408: riposa con la testa appoggiata su tre libri, le sue tre opere principali.

    Poi c'è un bambino battezzato qui nel 1607: John Harvard, figlio di un macellaio di Southwark. Emigrò in America, morì giovane, e lasciò la sua biblioteca e metà dei suoi beni a un collegio appena fondato nel Massachusetts, che per riconoscenza prese il suo nome. Una cappella della cattedrale porta il suo nome. L'università più famosa del mondo, in un certo senso, comincia da questo fonte battesimale.

    Hai camminato dal leone di pietra di Westminster fino a qui, seguendo il fiume: un festival, un teatro di cemento, una torre che beffa la legge, un mistero italiano, un ponte che ballava, un museo nato da una centrale. Il South Bank è sempre stato questo: fuori dalla giurisdizione della City, era la sponda dei teatri, delle feste e delle cose che a nord non si potevano fare. La passeggiata finisce qui, sotto le volte di Southwark... e la stazione di London Bridge è proprio accanto.