Tate Modern: la centrale elettrica diventata museo
Why is it significant?
Guarda la ciminiera: novantanove metri di mattoni, dritta come un ago, al centro di un edificio lungo e severo.
Key Facts
| Place | Tate Modern: la centrale elettrica diventata museo |
|---|---|
| Address | Tate Modern, Bankside, London SE1 9TG, United Kingdom |
| Geo Coordinates | 51.50740, -0.09930 |
| Part of Walk | South Bank di Londra: dal London Eye alla Tate Modern, l'arte lungo il Tamigi |
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Guarda la ciminiera: novantanove metri di mattoni, dritta come un ago, al centro di un edificio lungo e severo. Era la Bankside Power Station, una centrale elettrica a petrolio, e se lo stile ti sembra familiare hai ragione: l'architetto è Giles Gilbert Scott, lo stesso che disegnò la cabina telefonica rossa di Londra.
C'è un dettaglio che pochi conoscono: Scott tenne la ciminiera più bassa della cupola di St Paul's, proprio di fronte, sull'altra riva. Una centrale elettrica non doveva superare la cattedrale di Wren. La centrale fu completata dopo la guerra e chiusa già nel 1981, quando il petrolio era diventato troppo caro. Per quasi vent'anni restò lì, vuota, una cattedrale di mattoni senza fedeli.
Poi la Tate decise di farne il suo museo d'arte moderna. Il concorso lo vinsero due architetti svizzeri, Jacques Herzog e Pierre de Meuron, con un'idea coraggiosa: non nascondere la centrale, ma esaltarla. Lasciarono la sala delle turbine come un'immensa navata vuota, lunga circa centocinquanta metri, e aggiunsero in cima una fascia luminosa di vetro. Il museo aprì nel maggio del 2000, e nel primo anno arrivarono più di cinque milioni di visitatori.
La Turbine Hall è diventata il palcoscenico di installazioni memorabili. Nel 2003 Olafur Eliasson ci appese un sole artificiale nella nebbia, e la gente si sdraiava sul pavimento per guardarsi riflessa nel soffitto a specchio. Nel 2010 Ai Weiwei la coprì con cento milioni di semi di girasole in porcellana, dipinti a mano uno per uno in Cina. E nelle sale ai piani c'è una stanza in penombra con le grandi tele rosso cupo di Mark Rothko.
Quelle tele hanno una storia commovente. Rothko le aveva dipinte per un ristorante di lusso a New York, poi le ritirò, perché non voleva che la sua pittura facesse da sfondo alle cene dei ricchi. Le donò alla Tate, e arrivarono a Londra il giorno stesso in cui lui morì, nel febbraio del 1970. Esci dal museo verso il fiume: davanti all'ingresso parte un ponte sottile come una lama d'acciaio.