OXO Tower: la pubblicità nascosta nelle finestre
Why is it significant?
Alza la testa verso la cima della torre di mattoni: su ogni facciata le finestre disegnano tre lettere, una O, una X e un'altra O, che di notte si accendono di rosso. Sembra un'insegna, e in fondo lo è... ma con un trucco.
Key Facts
| Place | OXO Tower: la pubblicità nascosta nelle finestre |
|---|---|
| Address | Oxo Tower Wharf, Barge House Street, London SE1 9PH, United Kingdom |
| Geo Coordinates | 51.50840, -0.10830 |
| Part of Walk | South Bank di Londra: dal London Eye alla Tate Modern, l'arte lungo il Tamigi |
| Generated | Generated |
Alza la testa verso la cima della torre di mattoni: su ogni facciata le finestre disegnano tre lettere, una O, una X e un'altra O, che di notte si accendono di rosso. Sembra un'insegna, e in fondo lo è... ma con un trucco.
L'edificio nacque alla fine dell'Ottocento come centrale elettrica per le Poste. Negli anni Venti lo comprò la Liebig Extract of Meat Company, l'azienda dei dadi da brodo OXO, che lo ricostruì quasi da capo per farne un grande magazzino frigorifero, con una torre in stile Art Déco. L'architetto, Albert Moore, voleva coronarla con una scritta luminosa ben visibile dal fiume. C'era però un problema: sul Tamigi le insegne pubblicitarie erano vietate.
La soluzione fu geniale. Moore non mise nessuna insegna: disegnò le finestre della torre a forma di lettere. Formalmente erano solo aperture per far entrare la luce, e la legge non poteva farci niente. Una pubblicità travestita da architettura, sulla riva più visibile di Londra. Si racconta che le autorità non la presero affatto bene, ma le finestre restarono dov'erano, e sono ancora lì.
E il nome Liebig magari ti dice qualcosa. È quello del chimico tedesco Justus von Liebig, che mise a punto l'estratto di carne, ed è lo stesso nome delle figurine Liebig, le cartoline illustrate che per decenni accompagnarono i prodotti dell'azienda e che anche in Italia si collezionavano con passione. Negli anni Settanta l'edificio era ormai abbandonato e rischiava la demolizione. Furono i residenti di Coin Street a comprarlo e a restaurarlo: dal 1996 ospita case in cooperativa, botteghe di designer e, in alto, una terrazza panoramica aperta al pubblico.
Ricapitolando: un trucco pubblicitario sopravvissuto alla legge, una fabbrica di brodo diventata casa. Ora prosegui lungo il fiume verso est. Davanti a te attraversa l'acqua un ponte di ferro dipinto di rosso e bianco: il Blackfriars Bridge, testimone di uno dei misteri più bui della storia italiana.