Madrid letteraria: il Barrio de las Letras tra Cervantes, Lope de Vega e i caffè degli scrittori
Da Plaza de Santa Ana al Café Gijón: la tipografia del primo Don Chisciotte, la tomba ritrovata di Cervantes, la casa di Lope, i leoni del Congreso e molta più Italia di quanto immagini
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1. Plaza de Santa Ana e Teatro Español: il cortile delle commedie
Plaza de Santa Ana, Calle del Príncipe 25, 28012 Madrid, Spain
Mettiti in mezzo a Plaza de Santa Ana, con le spalle ai tavolini delle terrazze, e guarda verso est: quella facciata chiara con i nomi dei drammaturghi scritti in alto è il Teatro Español. Davanti, un signore di marmo seduto con l'aria del padrone di casa: è Pedro Calderón de la Barca, e fissa il teatro come se aspettasse ancora l'applauso.
Questa piazza, però, è nata da una demolizione. Nel 1810 Giuseppe Bonaparte, il fratello di Napoleone messo sul trono di Spagna, fece abbattere il convento delle carmelitane di Santa Ana per portare aria e luce nel quartiere più fitto di Madrid. Di piazzette ne aprì così tante che i madrileni lo soprannominarono el rey Plazuelas, il re delle piazzette... e non era un complimento.
Dove oggi c'è il teatro, nel 1583 aprì il Corral del Príncipe, uno dei due grandi cortili per le commedie della città. Immagina il patio pieno di uomini in piedi, i temutissimi mosqueteros, capaci di decretare con i fischi il destino di un'opera in una sola sera, e le donne confinate in una galleria tutta per loro, la cazuela. Su quel palco passarono Lope de Vega, Tirso de Molina, Calderón. E tra i primi a riempire i cortili di Madrid ci furono degli italiani: negli anni Settanta del Cinquecento recitava qui la compagnia di commedia dell'arte di Alberto Naselli, detto Zan Ganassa.
Il corral fu ricostruito più volte, diventò Teatro del Príncipe e dal 1849 si chiama Teatro Español: su questo stesso terreno si fa teatro da più di quattro secoli. Nel dicembre del 1934 qui debuttò Yerma di Federico García Lorca, con la grande attrice Margarita Xirgu. E Lorca è proprio quel giovane di bronzo dall'altro lato della piazza, che libera un uccellino dalle mani: la statua fu messa qui nel 1998, nel centenario della sua nascita.
Due poeti uno di fronte all'altro: il barocco che scrisse che la vita è sogno e il ragazzo di Granada ucciso nell'agosto del 1936, all'inizio della Guerra civile. Ora esci dall'angolo meridionale della piazza e scendi per la stretta Calle de San Sebastián, fino a Calle de Atocha: ti aspetta la chiesa dove il più grande drammaturgo di Spagna fu sepolto... e poi perduto.
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2. Parroquia de San Sebastián: la tomba perduta di Lope de Vega
Calle de Atocha 39, 28012 Madrid, Spain
Eccoti su Calle de Atocha, davanti alla Parroquia de San Sebastián: una chiesa dall'aria modesta, stretta tra i palazzi, che non attirerebbe nessuno se non fosse per i suoi registri. Avvicinati alla lapide sul muro e leggi il nome: qui, alla fine di agosto del 1635, fu sepolto Lope de Vega.
Il suo funerale fu uno spettacolo degno delle sue commedie. Madrid si fermò, la folla riempì le strade, e il duca di Sessa, il suo protettore, pagò tutto. La tradizione racconta che il corteo fece apposta una deviazione per passare davanti al convento delle Trinitarias, dove viveva in clausura sua figlia Marcela, perché potesse salutare il padre da dietro una grata.
E poi? Poi Lope sparì. Il Fénix de los ingenios, l'uomo più famoso di Spagna, finì in una nicchia che qualcuno avrebbe dovuto continuare a pagare. Secondo la versione più diffusa nessuno lo fece, e con il tempo i suoi resti furono spostati in una fossa comune durante una delle tante risistemazioni della cripta. Oggi nessuno sa dove siano. Lo scrittore che aveva riempito i teatri di storie d'onore e di memoria non ha una tomba.
Questa parrocchia, però, è un piccolo archivio della letteratura spagnola. Nei suoi libri sono annotati battesimi, nozze e funerali di attori, poeti e architetti del quartiere, e tra i matrimoni c'è quello di Gustavo Adolfo Bécquer, il poeta delle Rimas, celebrato qui nel 1861. Quel piccolo cortile accanto alla chiesa, oggi pieno di fiori in vendita, era l'antico cimitero parrocchiale: dove un tempo si piangeva, ora si comprano rose.
Pensa al paradosso: Madrid ha perso le ossa dei suoi due giganti, Lope e Cervantes, a poche centinaia di metri l'una dall'altra. Per Cervantes, però, la storia avrà un finale diverso. Ora segui Calle de Atocha verso est, in discesa, quasi fino a Plaza de Antón Martín: lì è nato un libro che ha cambiato il mondo.
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3. La tipografia di Juan de la Cuesta: dove nacque il Don Chisciotte
Calle de Atocha 87, 28012 Madrid, Spain
Fermati davanti al numero 87 di Calle de Atocha e cerca la targa sulla facciata: in questo edificio c'era la tipografia di Juan de la Cuesta, e oggi ci ha sede la Sociedad Cervantina. Sembra un portone come tanti. In realtà è la sala parto del romanzo moderno.
Alla fine del 1604, qui dentro, i torchi cominciarono a stampare le pagine di El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha. Il libro uscì all'inizio del 1605, pubblicato dal libraio Francisco de Robles, e fu un successo immediato: in pochi mesi circolavano già edizioni pirata a Lisbona e a Valencia, e intere casse di copie partivano per le Americhe. Cervantes aveva cinquantasette anni, un passato da soldato e da esattore delle tasse, e fino ad allora pochissima fortuna come scrittore.
Era una bottega che lavorava di fretta, e si vede. La prima edizione è piena di refusi e di sviste, e la più famosa riguarda l'asino di Sancho Panza: glielo rubano, e qualche capitolo dopo Sancho ci sta di nuovo comodamente in groppa, come se niente fosse. Cervantes ci scherzò su nella seconda parte, facendo discutere dell'errore i suoi stessi personaggi... e dando la colpa allo stampatore.
E l'Italia, in quel libro, c'è eccome. Il giovane Cervantes nel 1569 era a Roma, al servizio del cardinale Giulio Acquaviva, poi si arruolò nei reggimenti spagnoli di stanza in Italia, combatté a Lepanto nel 1571, dove perse l'uso della mano sinistra, e visse a lungo tra Napoli e la Sicilia. Di Napoli scrisse in una novella che era la città migliore d'Europa, e dentro il primo Chisciotte infilò un racconto intero ambientato a Firenze, El curioso impertinente.
Dieci anni dopo, nel 1615, dalla stessa tipografia uscì anche la seconda parte. Cervantes morì pochi mesi più tardi, senza immaginare che quel romanzo sarebbe diventato uno dei libri più tradotti della storia. Ora risali verso nord per Calle del León e svolta a destra in Calle de Lope de Vega: dietro un lungo muro senza finestre ti aspetta proprio lui, Cervantes.
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4. Convento de las Trinitarias Descalzas: la tomba di Cervantes
Calle de Lope de Vega 18, 28014 Madrid, Spain
Davanti a te c'è un lungo muro di mattoni, quasi cieco, con una chiesa austera e un portone che resta spesso chiuso: è il Convento de las Trinitarias Descalzas, dove vivono ancora monache di clausura. Ora leggi il nome della strada sulla targa d'angolo: Calle de Lope de Vega. Ed è proprio qui dentro che riposa Miguel de Cervantes.
Il legame tra Cervantes e i trinitari comincia lontano, in mare. Nel 1575, mentre tornava dall'Italia in Spagna sulla galera Sol, fu catturato dai corsari barbareschi e portato ad Algeri. Ci restò cinque anni, tentò la fuga quattro volte e ogni volta si prese la colpa per salvare i compagni. Nel 1580 a riscattarlo, per cinquecento scudi d'oro, furono due frati trinitari. Cervantes non lo dimenticò mai, e chiese di essere sepolto qui.
Morì il 22 aprile 1616, fu sepolto il giorno dopo con il saio francescano... e poi le sue ossa si persero, proprio come quelle di Lope. La chiesa fu ricostruita alla fine del Seicento e i resti finirono mescolati con quelli di altri. Per quattro secoli Madrid ha custodito la tomba del suo scrittore più grande senza sapere dove fosse. Poi, tra il 2014 e il 2015, un'équipe di antropologi forensi ha scandagliato la cripta con il georadar, e nel marzo del 2015 ha annunciato di aver trovato, in un ossario comune, frammenti che con ogni probabilità appartengono a lui.
C'è un dettaglio che fa venire i brividi. In questo convento visse per più di sessant'anni una monaca poetessa, Sor Marcela de San Félix: era la figlia di Lope de Vega. Dietro questo muro, quindi, la figlia del grande rivale ha pregato per decenni a pochi metri dalle ossa di Cervantes.
Perché quei due, da vivi, non si amavano affatto. Lope scrisse in una lettera che nessun poeta era tanto cattivo quanto Cervantes; Cervantes lo chiamò monstruo de naturaleza, un complimento che ancora oggi si discute se fosse sincero o velenoso. Adesso prosegui verso est lungo Calle de Lope de Vega fino a Plaza de Jesús: una lunga fila di devoti ti racconterà un'altra storia di riscatto.
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5. Basílica de Jesús de Medinaceli: il Cristo riscattato
Plaza de Jesús 2, 28014 Madrid, Spain
Sei in Plaza de Jesús, davanti alla Basílica de Jesús de Medinaceli, una chiesa del Novecento dall'aria piuttosto severa. In un giorno qualunque vedrai qualcuno entrare per un minuto e uscire con gli occhi lucidi; ma il primo venerdì di marzo qui si forma una fila che gira l'isolato e dura tutta la notte.
Tutti vengono per una statua: un Cristo di legno del Seicento, con la tunica viola e le mani legate, scolpito in Andalusia. E la sua storia è un romanzo d'avventura. Nel 1681 la piazzaforte spagnola di La Mamora, sulla costa atlantica del Marocco, cadde in mano alle truppe del sultano, e la statua fu portata via come bottino di guerra.
A riscattarla arrivarono, ancora una volta, i frati trinitari, gli stessi che un secolo prima avevano comprato la libertà di Cervantes ad Algeri. La leggenda racconta che il sultano chiese per il Cristo il suo peso in oro, e che sulla bilancia la statua si fece leggerissima, pesando quanto trenta monete. Leggenda o no, nel 1682 il Cristo arrivò a Madrid e fu affidato al convento dei trinitari che sorgeva qui, sotto la protezione dei duchi di Medinaceli: ecco da dove viene il nome.
Da allora è una delle immagini più amate della città. La tradizione vuole che chi lo visita il primo venerdì di marzo possa esprimere tre desideri, sapendo che se ne avvererà uno solo: un patto onesto, quasi da notaio. La chiesa che vedi, però, è recente: fu costruita tra il 1927 e il 1930, al posto del vecchio convento.
C'è un filo sottile che lega questa fila di devoti al quartiere degli scrittori, ed è il riscatto. Uno schiavo tornato da Algeri per scrivere il Don Chisciotte, una statua tornata dal Marocco per diventare la più venerata di Madrid. Ora torna indietro verso ovest e imbocca Calle de Cervantes: al numero 11 si apre la porta della casa più vissuta del Siglo de Oro.
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6. Casa Museo Lope de Vega: la casa del Fénix
Calle de Cervantes 11, 28014 Madrid, Spain
Eccoti davanti al numero 11 di Calle de Cervantes: una casa a due piani, finestre con le grate, un portone di legno. Sorridi pure dell'ironia: la casa di Lope de Vega sta in Calle de Cervantes, mentre la tomba di Cervantes, come hai appena visto, sta in Calle de Lope de Vega. Ai loro tempi questa via si chiamava Calle de Francos, e i nomi sono arrivati dopo, con un bel senso dell'umorismo.
Lope comprò questa casa nel 1610 e ci visse fino alla morte, nel 1635: venticinque anni di vita frenetica. Scriveva a una velocità che oggi sembra impossibile. Lui stesso sosteneva di aver composto più di millecinquecento commedie, e il suo amico e biografo Juan Pérez de Montalbán alzò ancora la cifra. Ce ne restano qualche centinaio, ed è già un'enormità.
La sua vita privata era più movimentata delle sue trame. Due mogli, amori scandalosi, figli legittimi e no, un esilio da Madrid per dei versi diffamatori, l'imbarco con l'Invincibile Armata... e nel 1614 l'ordinazione sacerdotale, che non gli impedì, pochi anni dopo, di innamorarsi perdutamente di una donna sposata, Marta de Nevares, che gli rimase accanto fino alla fine.
Dentro, la casa è arredata con mobili dell'epoca e la sensazione è di arrivare un minuto dopo che lui è uscito: lo studio con i libri, l'oratorio da cui si poteva seguire la messa, la sala delle donne con i cuscini a terra, all'uso antico. E sul retro c'è il piccolo orto che Lope adorava e citava nelle sue lettere, con gli alberi da frutto e il pozzo. Il museo fu aperto nel 1935, nel terzo centenario della sua morte.
Il pubblico lo chiamava il Fénix de los ingenios, la fenice degli ingegni, e Madrid gli perdonava tutto, perché nessuno sapeva raccontarla come lui. Ora torna verso ovest su Calle de Cervantes, scendi a sinistra per Calle del León e svolta a destra in Calle de las Huertas: e da lì in poi, guarda bene dove metti i piedi.
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7. Calle de las Huertas e Casa Alberto: versi sotto i piedi
Calle de las Huertas 18, 28012 Madrid, Spain
Abbassa lo sguardo: sul selciato di Calle de las Huertas scorrono frasi in lettere di bronzo, righe di grandi autori incastonate nel pavimento, come se gli scrittori del quartiere avessero firmato la strada. All'angolo con Calle del León ti sei lasciato alle spalle il severo palazzo neoclassico della Real Academia de la Historia, e adesso sei davanti a una vecchia taverna con la facciata di legno: Casa Alberto, aperta nel 1827.
La tradizione vuole che in questo stesso edificio, intorno al 1614, abitasse Miguel de Cervantes. È l'anno in cui pubblicò il Viaje del Parnaso, un lungo poema su un viaggio immaginario verso il monte delle Muse per difendere la buona poesia dai cattivi poeti. E indovina da dove arriva l'idea? Dall'Italia: Cervantes si ispirò al Viaggio di Parnaso del perugino Cesare Caporali, e lo nomina già nei primi versi.
Questo quartiere era il campo di battaglia dei poeti. Racconta la tradizione che Francisco de Quevedo comprò la casa in cui Luis de Góngora viveva in affitto, solo per il piacere di sfrattarlo. I due si odiavano in versi, e a Quevedo si attribuisce il sonetto più crudele della lingua spagnola, quello dell'uomo attaccato a un naso, che secondo molti prende di mira proprio il naso di Góngora.
Il nome Huertas, orti, ricorda che un tempo qui c'erano campi e frutteti ai margini della città. Poi, nel 1561, la corte si stabilì a Madrid e il quartiere si riempì di attori, impresari, poeti in cerca di un protettore: vivere a due passi dai teatri era indispensabile, come oggi vivere vicino agli studi televisivi.
Casa Alberto ha quasi due secoli ed è una delle taverne più antiche ancora aperte nel quartiere: se Cervantes davvero visse qui, oggi sotto le sue finestre si brinda con il vermut. Ora risali verso Plaza de Santa Ana e imbocca Calle del Prado verso est: al numero 21 c'è il portone di un circolo dove si è discusso di tutto, per quasi due secoli.
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8. Ateneo de Madrid: il club delle idee
Calle del Prado 21, 28014 Madrid, Spain
Al numero 21 di Calle del Prado c'è un portone elegante che non fa nulla per farsi notare: è l'Ateneo de Madrid, il circolo culturale più famoso di Spagna. Fondato nel 1835, sta in questo palazzo dal 1884, e dentro conserva l'aria di un club dell'Ottocento: legno scuro, velluti, una biblioteca immensa e una galleria di ritratti dei soci illustri.
Il cuore dell'Ateneo è una sala dal nome irresistibile, la Cacharrería, che in spagnolo evoca una bottega di cianfrusaglie. Era il salotto dove, finite le conferenze, ci si sedeva a discutere di tutto, da Darwin alla monarchia, con una passione che a volte rompeva davvero qualcosa: se non le tazzine, almeno le amicizie.
Da qui sono passati Unamuno, Ortega y Gasset, Emilia Pardo Bazán, Valle-Inclán. Manuel Azaña fu per anni segretario dell'Ateneo e poi suo presidente, prima di guidare il governo e diventare presidente della Seconda Repubblica. Negli anni Trenta il circolo ebbe come presidente anche Ramón del Valle-Inclán, lo scrittore con la barba da profeta e un braccio solo: l'altro lo aveva perso, nel 1899, dopo una lite in un caffè.
Pochi passi più indietro, dove Calle del Prado incrocia Calle del León, nel Seicento c'era il Mentidero de los Representantes, letteralmente il luogo delle bugie degli attori. Era un pezzo di marciapiede dove comici, autori e impresari si radunavano a spettegolare, cercare una scrittura e demolire reputazioni. Lope, Cervantes e Quevedo ci passavano ogni giorno: in questo quartiere il pettegolezzo è una tradizione letteraria.
La sua biblioteca, con centinaia di migliaia di volumi, è una delle più importanti biblioteche private di Spagna. L'Ateneo è ancora un'associazione privata, con soci, assemblee ed elezioni spesso infuocate, e continua a ospitare conferenze, letture e dibattiti, come quando Madrid si scaldava per le idee più che per il calcio. Ora prosegui su Calle del Prado verso est e poi sali a sinistra verso Plaza de las Cortes: due leoni di bronzo ti stanno aspettando.
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9. Congreso de los Diputados e Plaza de las Cortes: leoni, Cervantes e il 23-F
Carrera de San Jerónimo s/n, Plaza de las Cortes, 28014 Madrid, Spain
Due leoni di bronzo, sdraiati sui loro piedistalli, sorvegliano la scalinata del Congreso de los Diputados, il palazzo dalle colonne corinzie dove si riunisce la camera bassa del parlamento spagnolo. Davanti, al centro di Plaza de las Cortes, un Cervantes di bronzo in abiti da gentiluomo guarda la città dall'alto del suo piedistallo.
Quella statua ha un accento italiano. La modellò a Roma lo scultore catalano Antonio Solá, che lì viveva e lavorava, e fu fusa in bronzo sempre a Roma, prima di arrivare a Madrid ed essere inaugurata nel 1835. Il soldato che aveva servito la Spagna in Italia tornava a casa due secoli dopo... fuso in Italia.
Il palazzo del Congreso fu inaugurato nel 1850, su progetto di Narciso Pascual y Colomer. I leoni arrivarono più tardi, all'inizio degli anni Settanta dell'Ottocento, opera di Ponciano Ponzano, e sono fatti con il bronzo dei cannoni presi al nemico nella guerra d'Africa del 1859 e 1860. I madrileni li chiamano Daoíz e Velarde, come i due capitani eroi del Dos de Mayo. E tra i deputati che hanno salito questi gradini c'è stato anche un grande romanziere, Benito Pérez Galdós, eletto più volte.
Quell'aula è stata il teatro di una delle notti più lunghe della democrazia spagnola. Il 23 febbraio 1981, durante il voto per l'investitura del nuovo presidente del governo, il tenente colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero entrò con circa duecento uomini armati, sparò in aria e tenne in ostaggio deputati e ministri per tutta la notte. Il tentativo di colpo di Stato fallì il giorno dopo, e i fori dei proiettili sono ancora visibili sul soffitto dell'emiciclo.
Due secoli di politica davanti a un poeta soldato: quasi una lezione di stile. Ora prendi Calle de Jovellanos, sul fianco del palazzo: al numero 4 passerai davanti al Teatro de la Zarzuela, la cui sala, dicono, si ispira alla Scala di Milano. Poi continua a salire fino a Calle de Alcalá e cerca un palazzo sorretto da grandi figure di pietra.
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10. Instituto Cervantes e la Caja de las Letras: la cassaforte degli scrittori
Calle de Alcalá 49, 28014 Madrid, Spain
Sei all'angolo tra Calle de Alcalá e Calle del Barquillo, davanti a un palazzo bianco che sembra una cassaforte travestita da tempio: grandi cariatidi di pietra reggono la facciata come se portassero sulle spalle tutto l'edificio. È l'Edificio de las Cariátides, costruito negli anni Dieci del Novecento da Antonio Palacios e Joaquín Otamendi per il Banco Español del Río de la Plata, una banca nata in Argentina, e oggi sede centrale dell'Instituto Cervantes.
L'Instituto Cervantes è nato nel 1991 per insegnare e diffondere lo spagnolo nel mondo, un po' come la Società Dante Alighieri fa con l'italiano. Ha sedi in decine di paesi, Italia compresa: Roma, Milano, Napoli, Palermo. Che porti il nome di Cervantes è quasi inevitabile: gli spagnoli, per dire la loro lingua, dicono semplicemente la lengua de Cervantes.
Ma il segreto più bello è sottoterra. Nel caveau della vecchia banca, tra porte blindate e file di cassette di sicurezza, dal 2007 c'è la Caja de las Letras, la cassaforte delle lettere. Scrittori, musicisti, registi e scienziati del mondo di lingua spagnola vi lasciano un oggetto, un manoscritto, un ricordo, chiuso in una cassetta che a volte dovrà restare sigillata per decenni, fino a una data scelta da loro.
Il primo a inaugurarla fu lo scrittore Francisco Ayala, che allora aveva più di cento anni. Dopo di lui sono arrivati molti grandi nomi della letteratura, della musica e del cinema. Immagina l'emozione di chi, un giorno, aprirà un pacchetto lasciato da qualcuno che sapeva benissimo che non sarebbe stato lì a vederlo aprire.
È la forma più moderna del sogno di questo quartiere: che le parole sopravvivano a chi le scrive. Lope ha perso la tomba, Cervantes l'ha ritrovata a fatica, ma qui le lettere hanno un caveau blindato. Ora segui Calle de Alcalá fino a Plaza de Cibeles e risali il Paseo de Recoletos sul lato sinistro: l'ultima tappa è un caffè dove si entra ancora per parlare di libri.
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11. Café Gijón: l'ultimo caffè letterario
Paseo de Recoletos 21, 28004 Madrid, Spain
Eccoti al Café Gijón, sul Paseo de Recoletos: un'insegna sobria, la terrazza sotto gli alberi, e dentro tavolini di marmo, divanetti, specchi e legno scuro. Niente qui è studiato per i turisti: è un caffè che ha semplicemente continuato a essere sé stesso dal 1888.
Lo aprì un asturiano, Gumersindo Gómez, che lo battezzò con il nome della sua città, Gijón. All'inizio del Novecento Madrid era piena di caffè letterari, ognuno con i suoi poeti, i suoi pittori, le sue rivalità. Il punto è che quasi tutti sono scomparsi, trasformati in banche e negozi... e il Gijón no.
La sua stagione d'oro arrivò nel dopoguerra, negli anni Quaranta e Cinquanta, quando la Spagna era povera e censurata e un tavolino di marmo con un caffè diventava uno dei pochi spazi dove parlare liberamente. Qui si riunivano le tertulias, i circoli di conversazione con l'appuntamento fisso: ogni gruppo aveva il suo tavolo e la sua ora, e sedersi al posto sbagliato era una gaffe imperdonabile. Tra i frequentatori c'erano Camilo José Cela, futuro premio Nobel, il drammaturgo Antonio Buero Vallejo, poeti, pittori, attori, e studenti che venivano solo per ascoltarli.
Nel 1949 l'attore e scrittore Fernando Fernán Gómez, cliente fisso del locale, diede vita al Premio Café Gijón per romanzi brevi, assegnato ancora oggi. Un premio letterario nato a un tavolino da caffè: difficile immaginare un finale più adatto per una passeggiata nel quartiere delle lettere. E guarda dall'altra parte del viale: quel grande palazzo è la Biblioteca Nacional de España. Il caffè degli scrittori e la casa di tutti i libri di Spagna, uno di fronte all'altra.
Hai cominciato davanti al cortile delle commedie di Lope e finisci in un caffè di romanzieri: quattro secoli di storie in poco più di due chilometri e mezzo. Siediti, ordina qualcosa e guardati intorno. Magari al tavolo accanto qualcuno sta scrivendo su un taccuino. Forse è solo la lista della spesa... o forse è l'inizio di un libro. La passeggiata finisce qui; la letteratura di Madrid, come hai visto, no.