Monaco di Baviera, la città più a nord d'Italia: centro storico, Residenz e re Wittelsbach

Dalla chiesa privata dei fratelli Asam alla Theatinerkirche gialla di una principessa torinese: duchi ed elettori, l'impronta del diavolo, la tomba di Ludovico II e una loggia copiata da Firenze

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  1. 1. Asamkirche: la chiesa privata di due fratelli

    Sendlinger Straße 32, 80331 München, Germany

    Fermati sul marciapiede di Sendlinger Straße e alza gli occhi su una facciata strettissima, schiacciata tra due case, che sembra uscire direttamente dalla roccia: alla base ci sono davvero dei massi scolpiti, come se la chiesa fosse nata da una grotta. È larga poco più di una vetrina, eppure è uno dei gioielli del barocco europeo... e quasi nessuno la nota la prima volta che passa.

    Ufficialmente è dedicata a San Giovanni Nepomuceno, ma a Monaco tutti la chiamano Asamkirche, la chiesa degli Asam. Egid Quirin e Cosmas Damian Asam, uno scultore e stuccatore, l'altro pittore, erano gli artisti più richiesti della Baviera del Settecento. Intorno al 1733 comprarono alcune case in questa strada e decisero di costruirsi, accanto all'abitazione, una chiesa tutta loro. Nessun committente da accontentare, nessun abate che chiedesse modifiche: per una volta potevano fare esattamente ciò che volevano.

    Entra, se la porta è aperta, e capirai che cosa volevano. Lo spazio è minuscolo, eppure ti sembra di cadere dentro un vortice di oro, stucchi, marmi finti e angeli. E la luce, soprattutto: arriva dall'alto, da finestre nascoste, e piove sull'altare come su un palcoscenico. È una lezione imparata a Roma. Cosmas Damian vi aveva studiato da giovane, e nel 1713 aveva vinto un premio all'Accademia di San Luca. Il teatro sacro di Bernini, con le sue estasi illuminate da raggi invisibili, qui è dappertutto.

    E c'è un dettaglio che racconta bene i due fratelli. Egid Quirin abitava nella casa accanto, e da una finestra della sua abitazione poteva guardare direttamente l'altare maggiore... una cappella privata con vista. I monacensi però non la presero bene. Pretesero di poter entrare anche loro, e alla fine la chiesa fu aperta a tutti.

    Ecco il filo di questa passeggiata. Monaco, che ti aspetti tutta birra e Lederhosen, per secoli ha guardato a sud: a Roma, a Firenze, a Bologna, a Torino, ai loro architetti e ai loro santi. C'è chi la chiama la città più a nord d'Italia, e strada facendo capirai perché. Ora risali Sendlinger Straße per un tratto, poi taglia a sinistra tra le stradine dell'Hackenviertel fino alla grande via pedonale: cerca una facciata bianca piena di statue.

  2. 2. Michaelskirche: la cripta di Ludovico II

    Neuhauser Straße 6, 80333 München, Germany

    Sei sulla via pedonale più affollata di Monaco, e davanti a te si alza una facciata bianca a gradoni, piena di nicchie con statue di duchi e imperatori. Tra i due portali, un arcangelo di bronzo schiaccia il demonio sotto i piedi. È San Michele, e questa chiesa è un manifesto di pietra.

    Siamo alla fine del Cinquecento, in piena Controriforma. Il duca Guglielmo V, detto il Pio, vuole dire al mondo che la Baviera resta cattolica mentre mezza Europa del nord è passata a Lutero. Chiama i gesuiti e tra il 1583 e il 1597 costruisce per loro la più grande chiesa rinascimentale a nord delle Alpi. Lo spirito è quello del Gesù di Roma, la chiesa madre dell'ordine: un'unica navata enorme, perché tutti possano vedere e ascoltare il predicatore.

    Dentro, alza gli occhi sulla volta a botte: è larga circa venti metri e non ha un solo pilastro a sostenerla. Si diceva che solo San Pietro, a Roma, ne avesse una più grande. Durante i lavori, nel 1590, crollò la torre. Guglielmo lo prese come un segno del cielo e, invece di fermarsi, fece ingrandire il coro. Le spese pesarono così tanto sulle casse del ducato che pochi anni dopo il duca lasciò il governo al figlio.

    Ma la maggior parte di chi entra cerca un'altra cosa: la cripta. Lì sotto riposano molti Wittelsbach, e tra loro il re più amato e più discusso della Baviera, Ludovico II, quello dei castelli da favola come Neuschwanstein. Morì nel giugno del 1886 nelle acque del lago di Starnberg, in circostanze mai del tutto chiarite. Ancora oggi, sulla sua bara, trovi quasi sempre dei fiori.

    E prima di uscire, cerca nella chiesa un monumento di marmo bianco firmato da Bertel Thorvaldsen, lo scultore danese che visse a Roma per una quarantina d'anni. È la tomba di Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone, che fu viceré d'Italia a Milano e, dopo aver sposato una principessa bavarese, finì i suoi giorni qui. Un viceré d'Italia sepolto a Monaco: il nostro filo è già teso. Ora prosegui verso est lungo la via pedonale e svolta a sinistra in Augustinerstraße, verso due torri con le cupole a cipolla.

  3. 3. Frauenkirche: le cupole 'italiane' e l'impronta del diavolo

    Frauenplatz 12, 80331 München, Germany

    Eccole, le due torri che sono il simbolo di Monaco: mattoni rossi, quasi cento metri d'altezza, e in cima due cupole verdi che sembrano grossi bulbi. Sono così amate che nel 2004, in un referendum cittadino, i monacensi hanno votato contro i nuovi grattacieli più alti di loro.

    La chiesa, oggi cattedrale, fu costruita in tempi da record, tra il 1468 e il 1488, dal maestro Jörg von Halsbach. Tutta in mattoni, perché in questa pianura la pietra da costruzione scarseggiava. Le cupole arrivarono dopo, nel 1525, e i bavaresi le chiamarono welsche Hauben, cuffie welsche. Welsch, in tedesco antico, voleva dire straniero del sud, latino, italiano. Tutto ciò che sapeva di Rinascimento, per i monacensi, veniva da oltre le Alpi.

    Ora entra e fermati subito dopo la porta, sulla pietra dell'ingresso. Vedi quell'impronta scura, un piede con una specie di sperone? La leggenda dice che il diavolo fece un patto con il costruttore: la chiesa non avrebbe dovuto avere finestre. Il diavolo entrò, si fermò proprio qui e, per un gioco di colonne, non vide neanche una finestra. Batté il piede soddisfatto... poi fece un passo avanti, scoprì l'inganno e, furioso, si trasformò in vento. Dicono che da allora intorno alla chiesa tiri sempre un'aria fredda.

    La storia vera ha pagine più dure. Durante la Seconda guerra mondiale le bombe sfondarono il tetto e parte delle volte crollò; la ricostruzione richiese anni. Dentro, cerca il grande monumento scuro dedicato a Ludovico il Bavaro, il primo Wittelsbach diventato imperatore, che fece incoronare a Roma nel 1328, contro la volontà del papa. Ne riparleremo fra un paio di tappe, nel suo castello.

    Prima di andare, conta le persone intorno a te: la chiesa è immensa, e una tradizione popolare dice che potesse accogliere più o meno tutta la Monaco del Quattrocento. Esci dalla porta principale e prendi una delle stradine verso sud-est: in due minuti sbucherai nella piazza più famosa della città.

  4. 4. Marienplatz e il Neues Rathaus: il Glockenspiel e una commedia all'italiana

    Marienplatz 8, 80331 München, Germany

    Sei nel cuore di Monaco, Marienplatz. Davanti a te si alza il municipio nuovo, il Neues Rathaus: un palazzo neogotico grigio scuro, pieno di guglie, statue e gargoyle, che molti scambiano per una cattedrale medievale. In realtà fu completato solo nel 1908.

    A metà della torre, guarda i due piani di figure colorate: è il Glockenspiel, il carillon. Quando suona, 43 campane e 32 figure si mettono in movimento. Sopra va in scena il torneo per le nozze del duca Guglielmo V, lo stesso di San Michele, con Renata di Lorena, celebrate nel 1568: un cavaliere bavarese in bianco e azzurro disarciona ogni volta il rivale. Sotto ballano i bottai, lo Schäfflertanz, che secondo la tradizione riportarono il buonumore in città dopo una pestilenza. Alla fine un galletto dorato canta tre volte.

    E qui c'è il primo, sorprendente filo italiano. Durante le feste per quelle nozze vere, nel 1568, a corte andò in scena una commedia improvvisata all'italiana, con le maschere: una delle più antiche rappresentazioni di commedia dell'arte di cui ci sia rimasta una descrizione. Tra gli attori c'era anche il maestro di cappella di corte, Orlando di Lasso, nei panni del Magnifico, il vecchio mercante veneziano antenato di Pantalone. Uno dei compositori più celebri d'Europa che recita a soggetto... per far ridere un duca.

    Al centro della piazza, la colonna con la Madonna dorata fu eretta nel 1638 dal principe elettore Massimiliano I, per ringraziare che la città fosse stata risparmiata quando gli svedesi la occuparono nel 1632, durante la Guerra dei Trent'anni. Ai quattro angoli, putti armati combattono la peste, la guerra, la fame e l'eresia. Sul lato est, il bianco Altes Rathaus, il municipio vecchio, ricorda una pagina buia: nella sua sala, la sera del 9 novembre 1938, Goebbels tenne il discorso che scatenò il pogrom della Notte dei cristalli in tutta la Germania.

    Per questo Monaco, piazza di feste e di mercati da secoli, è anche un luogo di memoria. Ora cammina verso est, passa accanto al vecchio municipio e prendi le stradine verso nord-est che salgono al Platzl: seguirai presto il suono degli ottoni.

  5. 5. Hofbräuhaus: la birra di corte

    Platzl 9, 80331 München, Germany

    Ascolta: anche da qui fuori, sul Platzl, senti spesso gli ottoni, le risate e il tintinnio dei boccali da un litro. Davanti a te c'è l'Hofbräuhaus, la birreria più famosa del mondo. Hof-Bräu-Haus significa casa della birra di corte, e quella parola, corte, racchiude tutta la storia.

    Nel 1589 il duca Guglielmo V, sì, ancora lui, si stancò di pagare cara la birra che la corte faceva arrivare da lontano, soprattutto da Einbeck, nel nord della Germania. Decise allora di aprire un birrificio di corte tutto suo. Suo figlio Massimiliano I fece un passo in più: si riservò il monopolio della birra di frumento, la Weißbier, e con quei guadagni riempì le casse dello stato. All'inizio del Seicento la produzione si trasferì proprio qui, sul Platzl.

    E si dice che anche la parola Bock, la birra forte, venga da Einbeck: i monacensi, nel loro dialetto, avrebbero storpiato il nome della città fino a farne un caprone, Bock. Il grande salone che vedi oggi è del 1897. Dentro, guarda le pareti: file di armadietti chiusi a chiave. Ci sono i boccali personali dei clienti abituali, custoditi come gioielli, e tavoli riservati alle compagnie fisse, gli Stammtisch, che si ritrovano lì da generazioni.

    Ma questi tavoli hanno visto anche altro. Il 24 febbraio 1920, nella sala delle feste al piano di sopra, Adolf Hitler presentò davanti a un pubblico numeroso il programma in venticinque punti del partito che in quei mesi prese il nome di nazionalsocialista. Monaco non nasconde questo passato: la città che il regime chiamò 'capitale del movimento' oggi lo racconta nei suoi musei e nei suoi memoriali, senza nostalgie.

    Poi, però, torna al presente: qui si canta, si brinda, si divide la panca con sconosciuti di mezzo mondo. A Monaco condividere il tavolo è una regola, non un'eccezione. Ora prendi Pfisterstraße verso ovest: dopo un paio di minuti, sulla destra, si apre un cortile silenzioso con una torretta e un balconcino gotico.

  6. 6. Alter Hof: il castello dell'imperatore

    Alter Hof 1, 80331 München, Germany

    Entra nel cortile: muri chiari, tetti ripidi, una torre-porta con il tetto aguzzo e, sull'angolo, un piccolo balcone gotico sporgente. Sei a pochi passi dalla folla di Marienplatz, eppure il rumore qui dentro sparisce quasi del tutto.

    Questo è l'Alter Hof, la corte vecchia: la prima residenza dei Wittelsbach in città. I duchi ci si trasferirono intorno al 1255, quando la Baviera fu divisa e Monaco diventò la capitale di uno dei due ducati. All'epoca era un castello addossato alle mura, e la città era poco più di un mercato cresciuto lungo la strada del sale.

    Nel Trecento qui abitava Ludovico il Bavaro, lo stesso del grande monumento nella Frauenkirche. Nel 1328 si fece incoronare imperatore a Roma, in San Pietro, ma senza il papa: anzi, contro il papa, che lo aveva scomunicato. A porgli la corona sul capo, in nome del popolo romano, fu Sciarra Colonna. Tornato a Monaco, fece di questo cortile una residenza imperiale, e per un periodo qui furono custodite le insegne del Sacro Romano Impero: la corona, lo scettro, la spada.

    Una leggenda legata a questo castello racconta che, quando Ludovico era ancora in fasce, una scimmia della corte lo rapì dalla culla e si arrampicò in cima a una torre con il bambino in braccio, davanti a tutti i cortigiani terrorizzati... e poi lo riportò giù sano e salvo. Storia improbabile, certo. Ma i monacensi la raccontano da secoli, e guardano ancora con un certo sospetto quel balconcino sull'angolo.

    Quando la città crebbe, i duchi si sentirono stretti e costruirono più a nord un castello nuovo, la Neuveste, da cui sarebbe nata la Residenz. L'Alter Hof rimase sede di uffici e amministrazione, e dopo i danni della guerra è stato restaurato pezzo per pezzo. Ora esci dal lato nord e cammina verso nord per due minuti: sbucherai in una grande piazza con un teatro dalle colonne e un re seduto in trono.

  7. 7. Max-Joseph-Platz e il Nationaltheater: Firenze in piazza

    Max-Joseph-Platz 2, 80539 München, Germany

    Ti trovi in una piazza che sembra una scenografia: da un lato il tempio con le colonne del Nationaltheater, l'opera di Stato; dall'altro il lungo fianco della Residenz; al centro, un re di bronzo seduto in trono su un alto piedistallo. Fermati qui in mezzo e gira lentamente su te stesso.

    Il re è Massimiliano I Giuseppe, il primo re di Baviera. Lo diventò nel 1806, grazie a Napoleone, che premiava così un alleato prezioso. Il monumento, opera dello scultore berlinese Christian Daniel Rauch, fu inaugurato nel 1835. Massimiliano aveva sposato in seconde nozze Carolina di Baden, e di lui i bavaresi ricordano soprattutto la costituzione concessa nel 1818.

    Il teatro alle sue spalle fu inaugurato nel 1818, e appena cinque anni dopo, nel gennaio del 1823, un incendio lo divorò durante una rappresentazione. La storia che si racconta in città è irresistibile: faceva così freddo che l'acqua era gelata, e allora si provò a spegnere le fiamme con la birra del vicino Hofbräuhaus. Vero o no, il teatro risorse in due anni, ricostruito da Leo von Klenze. Qui ebbero la prima assoluta Tristano e Isotta di Wagner, nel 1865, e I maestri cantori di Norimberga, nel 1868, voluti da quel re sognatore che riposa nella cripta di San Michele.

    Ora guarda il lato nord: quel palazzo lungo, con il bugnato e le finestre ad arco, è il Königsbau, l'ala della Residenz voluta da Ludovico I. Se ti ricorda Firenze, hai l'occhio giusto: Klenze si ispirò a Palazzo Pitti e a Palazzo Rucellai. E sul lato opposto, l'edificio della vecchia posta centrale ha una loggia di archi su colonne che richiama lo Spedale degli Innocenti del Brunelleschi. In una sola piazza, mezzo Rinascimento fiorentino tradotto in bavarese.

    Nell'ottobre del 1943 le bombe distrussero il teatro. Fu ricostruito com'era e riaperto nel 1963, e ancora oggi è una delle grandi case d'opera del mondo. Ora costeggia la Residenz verso nord, in Residenzstraße, fino ai leoni di bronzo che sorvegliano i portali, ed entra nel cortile dalla porta più a nord.

  8. 8. Residenz: il Kaiserhof, l'Antiquarium e il cortile delle Grotte

    Residenzstraße 1, 80333 München, Germany

    Prima di entrare, se vuoi, fai come i monacensi: sfiora il muso di uno dei leoni di bronzo ai portali su Residenzstraße. Lo vedi lucido, consumato da migliaia di mani: dicono che porti fortuna. Poi entra nel Kaiserhof, il cortile dell'imperatore: un grande cortile quadrato, silenzioso, circondato da facciate regolari.

    Questa è la Residenz, il più grande palazzo di città della Germania. Non è stata costruita: è cresciuta. Tutto cominciò nel 1385 con un castello, la Neuveste, e per oltre quattro secoli ogni sovrano aggiunse un'ala, un cortile, uno stile. Il Kaiserhof lo fece costruire Massimiliano I all'inizio del Seicento, e prende il nome dalle sale imperiali che vi si affacciano. Oggi i cortili sono una decina e le sale del museo più di cento.

    A pochi passi da qui, oltre questi muri, si nasconde la sala più spettacolare: l'Antiquarium. Il duca Alberto V la fece costruire tra il 1568 e il 1571 per esporre le sue statue e i suoi busti antichi: una volta lunga quasi settanta metri, tutta dipinta, la più grande sala rinascimentale a nord delle Alpi. E chi gli procurava le antichità? Un italiano, Jacopo Strada, antiquario mantovano, che per lui comprò un'intera collezione a Venezia.

    E poi c'è il cortile delle Grotte, il Grottenhof, che si vede dall'interno del museo: un giardino segreto voluto da Guglielmo V intorno al 1580, con una parete rivestita di conchiglie, pietre colorate e cristalli, come l'antro di una fiaba, e un Perseo di bronzo al centro. Lo progettò Friedrich Sustris, un artista nato nei Paesi Bassi che si era formato in Italia, anche a Firenze accanto a Vasari... e si vede.

    Nel 1944 le bombe ridussero gran parte della Residenz a macerie, e la ricostruzione è durata decenni, stanza per stanza. Ora esci di nuovo su Residenzstraße e cammina verso nord: passerai accanto a una grande loggia aperta, la Feldherrnhalle. Ci torneremo tra poco. Attraversa la piazza verso est ed entra nel giardino di corte dalla porta ad arco.

  9. 9. Hofgarten e il tempietto di Diana

    Hofgartenstraße 1, 80539 München, Germany

    Sei nel mezzo del Hofgarten, il giardino di corte: aiuole geometriche, viali di alberi potati, e davanti a te un padiglione aperto ad archi, con una cupoletta coronata da una figura di bronzo. Avvicinati senza fretta: questo è il salotto all'aperto di Monaco.

    Lo chiamano Dianatempel, il tempio di Diana, ma la dama in cima non è Diana. È la Tellus Bavarica, la terra di Baviera, con in mano i simboli delle sue ricchezze. Quella che vedi è una copia: l'originale di Hubert Gerhard è conservato al riparo, nella Residenz. Il giardino fu realizzato tra il 1613 e il 1617 per volere di Massimiliano I, all'italiana: simmetrie, viali, fontane, come nei giardini delle ville di Roma e di Firenze.

    Ora un segreto per l'orecchio: entra sotto la cupola e prova a parlare piano. L'acustica è sorprendente, e per questo il tempietto è un palco amato dai musicisti di strada: violini, fisarmoniche, a volte un piccolo quartetto. Nelle sere d'estate capita di vedere coppie che ballano il tango proprio qui, sotto gli archi.

    Guarda adesso i lunghi portici che chiudono il giardino. Ludovico I li fece decorare con affreschi, e tra questi una serie di paesaggi italiani dipinti da Carl Rottmann nei primi anni Trenta dell'Ottocento: vedute di Roma, della campagna, della Sicilia. Ludovico voleva che i suoi sudditi, passeggiando, viaggiassero in Italia senza muoversi da Monaco. Lui, del resto, in Italia ci andava davvero: nel 1827 si comprò perfino una villa a Roma, Villa Malta, e ci passava lunghi soggiorni.

    Sul lato est del giardino vedi la Cancelleria di Stato bavarese, con la sua cupola: è ciò che resta del vecchio museo dell'esercito, colpito in guerra e ricostruito. Davanti, un memoriale ricorda i caduti delle guerre. Ora torna verso la porta ad arco da cui sei entrato e guarda la loggia che chiude la piazza di fronte: è la nostra prossima tappa.

  10. 10. Feldherrnhalle: la Loggia dei Lanzi di Monaco

    Odeonsplatz, 80539 München, Germany

    Davanti a te si apre una grande loggia con tre archi, una scalinata larga e due leoni di marmo. Se sei stato a Firenze, l'hai già vista: la Feldherrnhalle, la loggia dei condottieri, è una copia quasi fedele della Loggia dei Lanzi di piazza della Signoria.

    La volle Ludovico I, il re innamorato dell'Italia, e la costruì Friedrich von Gärtner tra il 1841 e il 1844, per celebrare l'esercito bavarese e chiudere in bellezza la nuova Ludwigstraße. Le statue sono di due generali: Tilly, della Guerra dei Trent'anni, nato per giunta nel Brabante, e Wrede, dell'epoca napoleonica. Il gruppo al centro, dedicato all'esercito, è più tardo. I leoni arrivarono solo nel 1906, e c'è chi giura che quello rivolto verso la Residenz ruggisca, mentre quello rivolto verso la chiesa tenga la bocca chiusa: davanti alla Chiesa, meglio tacere.

    Ma questa loggia ha un posto preciso anche nella storia del Novecento. Il 9 novembre 1923 Hitler e i suoi seguaci, dopo una notte di tentato colpo di stato cominciata in una birreria, marciarono attraverso il centro. Qui, dove Residenzstraße sbocca nella piazza, la polizia bavarese li fermò. Negli scontri morirono quattro agenti e quattordici golpisti; Hitler fuggì, fu arrestato pochi giorni dopo e condannato. Nel selciato di Residenzstraße, una lastra ricorda i quattro poliziotti.

    Dopo il 1933 il regime trasformò la loggia in un altare dei suoi 'martiri', con un monumento e una guardia d'onore, e chi passava doveva fare il saluto. Molti monacensi, per evitarlo, allungavano la strada passando dietro, per la stretta Viscardigasse. La chiamarono il vicolo degli scansafatiche. Oggi una scia di cubetti di bronzo nel selciato di quel vicolo ricorda quel piccolo, silenzioso rifiuto.

    Siediti un attimo sui gradini, come fanno gli studenti, e guarda la piazza: Odeonsplatz è la grande sala da ricevimento di Monaco. Ora risali il lato ovest della piazza verso nord, passa accanto alla chiesa gialla senza fermarti, e svolta a sinistra in Brienner Straße: dopo pochi passi, sulla destra, si apre una piazza con un principe a cavallo.

  11. 11. Wittelsbacherplatz: Massimiliano I a cavallo

    Wittelsbacherplatz, 80333 München, Germany

    Al centro di questa piazza elegante e un po' severa, un principe a cavallo avanza al passo su un alto piedistallo di pietra. Intorno, palazzi nobiliari dalle facciate composte. È Massimiliano I di Baviera... e se hai seguito tutta la passeggiata, lo conosci già.

    Massimiliano governò per più di mezzo secolo, dal 1597 al 1651. È lui che hai incontrato nella colonna della Madonna su Marienplatz, nel monopolio della birra bianca all'Hofbräuhaus, nel Kaiserhof della Residenz e nel giardino di corte. Durante la Guerra dei Trent'anni guidò la Lega cattolica, e in cambio ottenne nel 1623 la dignità di principe elettore: da allora la Baviera ebbe voce nella scelta dell'imperatore.

    La statua ha un autore che abbiamo già incontrato: Bertel Thorvaldsen, lo scultore danese di Roma, lo stesso della tomba di Eugenio di Beauharnais in San Michele. Gliela commissionò Ludovico I, che lo conosceva dai suoi soggiorni romani; il bronzo fu fuso a Monaco e la statua fu inaugurata nel 1839. Ancora una volta, un'idea nata a Roma finisce per raccontare la storia bavarese.

    E proprio dietro l'angolo, su Odeonsplatz, c'è un altro pezzo d'Italia: il Palais Leuchtenberg, costruito da Leo von Klenze intorno al 1820 per Eugenio di Beauharnais, l'ex viceré d'Italia. Klenze prese a modello Palazzo Farnese di Roma. Oggi ospita il ministero delle finanze bavarese... e così un viceré d'Italia ha lasciato a Monaco un palazzo romano.

    E qui, davanti al capostipite della potenza bavarese, vale la pena ricordare come finì. I Wittelsbach governarono la Baviera per più di sette secoli, dal 1180 al 1918. Nella notte tra il 7 e l'8 novembre 1918 Kurt Eisner proclamò a Monaco la repubblica, e l'ultimo re, Ludovico III, lasciò la città. Ora torna verso Odeonsplatz e cerca la facciata gialla color ocra, la più italiana di Monaco: è l'ultima tappa.

  12. 12. Theatinerkirche: il barocco italiano di una principessa torinese

    Theatinerstraße 22, 80333 München, Germany

    Eccola, la facciata gialla color ocra, con due torri a volute e, dietro, una grande cupola verde: la Theatinerkirche, la chiesa di San Gaetano. Se ti sembra di essere a Roma, non è un'impressione. È un progetto.

    Tutto comincia con una culla. Il principe elettore Ferdinando Maria e sua moglie, Enrichetta Adelaide di Savoia, nata a Torino, aspettavano da anni un erede maschio. Fecero un voto: se fosse nato, avrebbero costruito la chiesa più bella della città. Nel 1662 nacque Massimiliano Emanuele, e l'anno dopo si aprì il cantiere. Enrichetta Adelaide portò a Monaco l'opera italiana, i musicisti italiani, il gusto della corte sabauda: con lei la corte bavarese imparò a parlare italiano.

    Per il progetto fu chiamato un bolognese, Agostino Barelli, che prese a modello Sant'Andrea della Valle, la chiesa dei teatini a Roma. Poi i lavori passarono a Enrico Zuccalli, originario dei Grigioni di lingua italiana, che completò le torri e la cupola, alta più di settanta metri. La facciata che vedi però arrivò solo un secolo dopo, verso il 1768, firmata da François de Cuvilliés, nato nell'attuale Belgio e diventato a Monaco il maestro del rococò.

    Entra, se puoi: dopo il giallo di fuori, dentro è tutto bianco. Stucchi bianchi, angeli bianchi, colonne bianche, una luce quasi abbagliante che sale verso la cupola. Nella cripta riposano molti Wittelsbach, tra cui proprio lui, Massimiliano Emanuele, il bambino del voto, e Ottone, il principe bavarese che divenne il primo re della Grecia moderna.

    Ecco perché si dice che Monaco sia la città più a nord d'Italia. L'hai visto con i tuoi occhi: una chiesa voluta da una principessa di Torino e disegnata da un bolognese, una loggia copiata da Firenze, palazzi fiorentini e romani, un re che si comprò una villa a Roma. Siediti sui gradini della Feldherrnhalle, guarda questa facciata quando il sole del pomeriggio la accende... e per un attimo decidi tu da che parte delle Alpi ti trovi. Grazie di aver camminato con me.