Madrid e il Paseo dell'Arte: dal Guernica al Prado fino al Retiro
Una passeggiata nel Paesaggio della Luce di Madrid: Atocha, Reina Sofía, Prado e Thyssen, le fontane di Carlo III e il parco del Retiro, sulle tracce di Tiziano, Raffaello e del palermitano Francesco Sabatini
Madrid · 12 stops · 29 min audio · Generated
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1. Stazione di Atocha: la giungla sotto la tettoia
Plaza del Emperador Carlos V, 28045 Madrid, Spain
Mettiti di fronte alla vecchia stazione di Atocha, quella con l'enorme tettoia di ferro e vetro curva come la chiglia di una nave rovesciata. Ai lati, due torri di mattoni decorate di ceramica; in mezzo, una grande vetrata che al tramonto si accende come una lanterna. Il nostro viaggio nell'arte di Madrid comincia in una stazione... e non per caso.
La prima stazione nacque qui nel 1851 e si chiamava Estación de Mediodía, la stazione di mezzogiorno, perché da qui partivano i treni verso il sud. Un incendio la distrusse, e quella che vedi fu inaugurata nel 1892. In tanti giurano che l'abbia disegnata Gustave Eiffel, ma il progetto è dell'architetto Alberto de Palacio, uno che con il ferro faceva miracoli: è suo anche il celebre ponte sospeso di Portugalete, vicino a Bilbao, oggi patrimonio dell'umanità.
Nel 1992, quando i treni ad alta velocità si spostarono in un edificio nuovo lì accanto, l'architetto Rafael Moneo ebbe un'idea quasi poetica: svuotare la vecchia navata e riempirla di piante. Per anni, sotto quella volta, palme alte come palazzi e vasche piene di tartarughe hanno accolto pendolari di corsa e viaggiatori in attesa. Una giungla dentro una stazione, a dieci minuti a piedi dal museo più famoso di Spagna.
Atocha è anche un luogo di memoria. L'11 marzo 2004 una serie di bombe esplose su quattro treni di pendolari diretti verso questa stazione, e 191 persone persero la vita. Fu l'attentato più grave della storia spagnola. Il giorno dopo milioni di persone scesero in strada in tutto il paese, in silenzio, e ancora oggi, ogni 11 marzo, Madrid si ferma a ricordare.
Ora leggi il nome della piazza su cui ti trovi: Plaza del Emperador Carlos V. Tieni a mente questo imperatore dalla barba rossiccia e dalla mascella sporgente, perché tra poco lo ritroverai dipinto da un pittore veneziano che lui stesso volle come ritrattista. Attraversa la piazza verso ovest e punta al grande edificio con le torri di vetro, all'angolo con Calle de Santa Isabel: ti aspetta un ospedale diventato museo, con un quadro che ha cambiato il Novecento.
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2. Museo Reina Sofía: il Guernica di Picasso
Calle de Santa Isabel 52, 28012 Madrid, Spain
Davanti a te c'è un edificio lungo e severo, di granito e intonaco chiaro, con due torri di vetro trasparente appiccicate alla facciata come ascensori di un'astronave. È il contrasto perfetto: fuori il Settecento più ordinato, dentro il Novecento più inquieto.
Questo palazzo nacque come Ospedale Generale di San Carlos, voluto dal re Carlo III, e tra gli architetti che lo portarono avanti c'era un siciliano: Francesco Sabatini, di Palermo. Per quasi due secoli qui si curarono i malati poveri della città; poi l'ospedale chiuse e l'edificio rischiò perfino la demolizione. Fu salvato, restaurato, nel 1986 aprì come centro d'arte e nel 1992 divenne il Museo Nazionale Reina Sofía. Le torri di vetro sono dell'architetto britannico Ian Ritchie, e il grande ampliamento rosso sul retro porta la firma di Jean Nouvel.
Al secondo piano c'è il quadro che quasi tutti vengono a vedere: il Guernica. Il 26 aprile 1937, in piena guerra civile, la cittadina basca di Guernica fu bombardata dalla Legione Condor tedesca, con la partecipazione dell'aviazione legionaria italiana, entrambe alleate di Franco. Picasso viveva a Parigi e doveva preparare un'opera per il padiglione della Repubblica spagnola all'Esposizione universale di quell'anno. Cambiò tutto, e in poco più di un mese dipinse una tela larga quasi otto metri, solo in bianco, nero e grigio.
Il viaggio di questo quadro è un romanzo. Picasso stabilì che il Guernica sarebbe entrato in Spagna soltanto quando il paese fosse tornato alla democrazia. Per decenni restò al MoMA di New York e arrivò a Madrid solo nel settembre 1981, otto anni dopo la morte del pittore, esposto dietro un vetro blindato e sorvegliato giorno e notte. Nel 1992 si trasferì qui, e qui è rimasto, anche se i Paesi Baschi hanno chiesto più volte di averlo in prestito.
Un dettaglio che in pochi notano: in alto, al centro, c'è una lampadina dentro una specie di occhio. In spagnolo lampadina si dice bombilla, e qualcuno ci legge un amaro gioco di parole con bomba... ma Picasso non lo spiegò mai. Ora torna verso la glorieta e risali il Paseo del Prado verso nord: il prossimo museo vive dentro una vecchia centrale elettrica che sembra galleggiare nell'aria.
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3. CaixaForum: il giardino verticale e la centrale sospesa
Paseo del Prado 36, 28014 Madrid, Spain
Fermati sul bordo della piazzetta e guarda il muro di fronte: alto quanto un palazzo di sette piani, è interamente coperto di piante vive. Felci, arbusti, erbe, foglie in tutte le sfumature del verde, che cambiano colore con le stagioni. Accanto, un edificio di mattoni antichi sembra sospeso nel vuoto, come se non toccasse terra.
Il giardino verticale è opera del botanico francese Patrick Blanc, l'inventore di questa tecnica: circa quindicimila piante di oltre duecento specie diverse, che crescono senza terra, su un feltro irrigato e nutrito goccia a goccia. Un giardino in piedi, insomma, in una città dove d'estate il termometro sfiora i quaranta gradi e l'ombra vale oro.
L'edificio accanto era una centrale elettrica di fine Ottocento, la Central Eléctrica del Mediodía. Gli architetti svizzeri Herzog e de Meuron, gli stessi della Tate Modern di Londra, la svuotarono e le tolsero la base di granito: oggi i vecchi muri di mattoni poggiano su pochi sostegni nascosti, e la piazza scorre sotto l'edificio come se stesse per decollare. In cima aggiunsero due piani di ferro arrugginito e traforato, che di sera filtra la luce come un merletto.
Il centro culturale aprì nel 2008 ed è gestito dalla fondazione di una banca, la Caixa, che qui organizza mostre di ogni genere, dall'archeologia al design, dalla fotografia al cinema. Con il Prado, il Thyssen e il Reina Sofía forma quello che i madrileni chiamano, con un pizzico d'orgoglio, il Triangolo dell'Arte... anche se, a contare bene, ormai sarebbe un quadrilatero.
Guarda ancora un momento il muro verde: in mezzo al traffico è diventato un piccolo ecosistema, con insetti e uccelli di passaggio che ci trovano cibo e riparo. Un pezzo di bosco attaccato a una parete. Ora passa sul lato opposto del viale e prosegui verso nord, fino ai cancelli di un giardino del Settecento: lì le piante hanno viaggiato molto più di te.
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4. Real Jardín Botánico: piante da mezzo mondo
Plaza de Murillo 2, 28014 Madrid, Spain
Davanti a te c'è la Puerta de Murillo, l'ingresso del Real Jardín Botánico: colonne classiche, una cancellata e, oltre le sbarre, aiuole ordinate, serre e alberi secolari. Fai un passo verso il cancello e senti come il rumore del viale si attenua, quasi qualcuno avesse chiuso una porta.
Il giardino fu fondato nel 1755 dal re Ferdinando VI, ma in un altro posto, lungo il fiume Manzanares. Fu Carlo III, nel 1781, a trasferirlo qui, nel grande viale della scienza che stava costruendo. Il progetto porta due firme che ritroverai spesso: quella di Francesco Sabatini e quella di Juan de Villanueva, l'architetto che avrebbe disegnato anche l'edificio del Prado, a pochi passi da qui.
Era il secolo delle grandi spedizioni botaniche. Dalla Spagna partivano naturalisti verso il Perù, il Cile, il Messico, la Nuova Granada, e tornavano con semi, piante essiccate e migliaia di disegni. Il giardino conserva ancora oggi le tavole della spedizione di José Celestino Mutis nell'attuale Colombia: più di seimila illustrazioni a colori, di una precisione che toglie il fiato, dipinte da artisti locali formati apposta.
E c'è un italiano anche in questa storia. Alessandro Malaspina, nato a Mulazzo, in Lunigiana, guidò per la corona spagnola una delle più grandi spedizioni scientifiche del Settecento, dal 1789 al 1794, dalle coste delle Americhe fino all'Australia e alle Filippine, con botanici a bordo che raccolsero migliaia di piante. Al ritorno, però, si lasciò coinvolgere in un intrigo di corte contro il potentissimo ministro Godoy e finì in prigione. Gloria e caduta in pochi mesi.
Se un giorno entri, cerca le terrazze storiche in leggera pendenza: ognuna racconta un modo diverso di mettere ordine nel mondo vegetale, dalle aiuole geometriche alle scuole botaniche divise per famiglie. Ora prosegui lungo il Paseo del Prado verso nord: sul piedistallo davanti al museo ti aspetta un pittore seduto, con pennello e tavolozza.
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5. Museo del Prado: l'Italia dentro il Prado
Paseo del Prado s/n, 28014 Madrid, Spain
Eccolo, Diego Velázquez, seduto in bronzo sul suo piedistallo davanti alla facciata del Museo del Prado, con pennello e tavolozza, come se aspettasse che tu ti metta in posa. Dietro di lui si allunga l'edificio neoclassico di Juan de Villanueva, pensato nel 1785 come museo di scienze naturali e diventato invece, nel 1819, una delle più grandi pinacoteche del mondo.
Per un italiano, entrare al Prado è una sorpresa continua, perché qui dentro c'è un pezzo enorme d'Italia. Il motivo è semplice: per circa due secoli i re di Spagna regnarono anche su Napoli, sulla Sicilia e su Milano, e collezionavano pittura italiana con una passione quasi ossessiva. Il preferito di tutti era Tiziano. Carlo V lo volle come ritrattista, e il suo ritratto a cavallo dopo la battaglia di Mühlberg, del 1548, è qui: l'imperatore in armatura, solo, con la lancia in pugno, sotto un cielo che sembra già un tramonto.
Si racconta che un giorno, nella bottega, a Tiziano cadde il pennello e che l'imperatore in persona si chinò a raccoglierlo. Una leggenda, probabilmente... ma dice bene che cosa fosse diventato un pittore di Pieve di Cadore per l'uomo più potente d'Europa. Poi venne il figlio, Filippo II, che si fece ritrarre da Tiziano in armatura e gli ordinò grandi tele mitologiche, sensualissime, che il pittore chiamava poesie.
E poi Raffaello, con il suo Cardinale dallo sguardo di ghiaccio, e lo Spasimo di Sicilia, una grande tavola dipinta per una chiesa di Palermo e acquistata più di un secolo dopo da Filippo IV. E Tintoretto, con la sua Lavanda dei piedi, una prospettiva che sembra risucchiarti dentro la scena. Velázquez andò in Italia due volte, nel 1629 e nel 1649, e la seconda volta il re gli affidò proprio questo: comprare quadri e calchi di statue antiche. A Roma, intanto, dipinse il ritratto di papa Innocenzo X, oggi a Palazzo Doria Pamphilj.
Dentro il Prado, insomma, Velázquez impara da Tiziano, e un secolo e mezzo dopo Goya impara da Velázquez: una staffetta che parte da Venezia e arriva fino a Madrid. Ora gira intorno all'edificio e sali la scalinata alle sue spalle: in cima c'è la chiesa dove si sposavano i re, con un chiostro che ha fatto un viaggio molto strano.
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6. San Jerónimo el Real: la chiesa dei re e il chiostro nel cubo
Calle de Moreto 4, 28014 Madrid, Spain
Alza gli occhi verso le due torri gotiche con i pinnacoli appuntiti: sembrano scappate da una cattedrale del Nord Europa e atterrate in cima a una scalinata nel cuore di Madrid. È San Jerónimo el Real, e quei pinnacoli, te lo confesso subito, sono più giovani di quanto vogliano farti credere.
Il monastero dei frati Geronimiti fu fondato qui all'inizio del Cinquecento, sotto i Re Cattolici, Isabella e Ferdinando. Ma le torri e gran parte dell'aspetto neogotico vengono da un restauro dell'Ottocento, dopo che le truppe napoleoniche avevano usato il convento come caserma, lasciandolo mezzo in rovina. Un gotico romantico, quindi, ricostruito con un bel po' d'immaginazione.
Questa era la chiesa della monarchia. Qui, a partire dal Cinquecento, gli eredi al trono giuravano come principi delle Asturie davanti alle Cortes. E qui, il 31 maggio 1906, il re Alfonso XIII sposò la principessa inglese Vittoria Eugenia di Battenberg, nipote della regina Vittoria. Al ritorno verso il palazzo, in Calle Mayor, il corteo fu colpito da una bomba lanciata da un anarchico: gli sposi rimasero illesi, ma tra la folla e i soldati ci furono molti morti.
Accanto ai frati, nel Seicento, Filippo IV fece costruire un palazzo di svago, il Buen Retiro, con giardini immensi alle spalle: è da lì che nasce il parco del Retiro. Del palazzo restano solo due edifici. E del vecchio monastero sopravviveva un chiostro cinquecentesco ormai malandato. Quando Rafael Moneo progettò l'ampliamento del Prado, inaugurato nel 2007, lo fece smontare pietra per pietra, restaurare blocco dopo blocco e rimontare dentro un cubo di mattoni rossi, sopra le nuove sale.
Così oggi puoi passeggiare in un chiostro del Cinquecento che sta, letteralmente, dentro un museo del ventunesimo secolo. Ora prendi Calle de Felipe IV, che scende verso il Paseo del Prado: in fondo, in mezzo alla rotonda, un dio del mare guida un carro trainato da cavalli marini, davanti a un palazzo pieno di capolavori.
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7. Fontana di Nettuno e Museo Thyssen
Plaza de Cánovas del Castillo, 28014 Madrid, Spain
Al centro della rotonda, in mezzo al traffico, Nettuno sta in piedi su un carro a forma di conchiglia, con il tridente in una mano e un serpente attorcigliato nell'altra, trainato da due cavalli marini con la coda di pesce. Le macchine gli girano intorno senza sosta, e lui non si scompone minimamente.
La fontana fa parte del grande progetto di Carlo III per il Salón del Prado: l'architetto Ventura Rodríguez la disegnò e lo scultore Juan Pascual de Mena la scolpì negli anni Ottanta del Settecento. Tre fontane in fila, Cibele, Apollo e Nettuno, come un racconto mitologico steso lungo un viale.
E poi c'è il calcio, che a Madrid è una faccenda di fontane. I tifosi del Real Madrid festeggiano a Cibeles, quelli dell'Atlético qui, ai piedi di Nettuno. Dopo una finale vinta la rotonda si riempie di bandiere biancorosse, e il dio del mare si ritrova, suo malgrado, con una sciarpa al collo.
Ora girati verso il palazzo neoclassico all'angolo: è il Palacio de Villahermosa, la sede del Museo Thyssen-Bornemisza. Il barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza possedeva una delle più grandi collezioni private del mondo, e la moglie spagnola, Carmen Cervera, ebbe un ruolo decisivo nel portarla a Madrid. Il museo aprì nel 1992, e l'anno dopo lo Stato spagnolo acquistò la collezione. Così il Prado, che aveva soprattutto quello che i re amavano, trovò accanto il resto: i primitivi, l'impressionismo, le avanguardie.
Dentro ti aspetta un'italiana che non dimenticherai: Giovanna Tornabuoni, dipinta di profilo da Domenico Ghirlandaio, con la data 1488. Giovanna morì di parto proprio in quegli anni, giovanissima, e molti pensano che il ritratto sia un omaggio postumo. Poco più in là, un giovane cavaliere di Carpaccio, in un paesaggio pieno di animali simbolici. Ora risali il viale verso nord, lungo il marciapiede centrale: un'altra fontana, più piccola e più discreta, ti aspetta tra gli alberi.
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8. Fontana di Apollo: il Salón del Prado di Carlo III
Paseo del Prado, 28014 Madrid, Spain
Tra gli alberi del viale centrale cerca la fontana più tranquilla delle tre: in cima c'è Apollo, il dio della luce e delle arti, e più in basso, intorno al piedistallo, le statue delle quattro stagioni. Niente traffico che le gira intorno, niente tifosi in festa... solo il rumore dell'acqua e delle foglie.
Sei nel Salón del Prado, il primo grande viale monumentale di Madrid. Fino alla metà del Settecento qui c'era un prato appena fuori città, con un ruscello, orti e sentieri polverosi, dove la gente veniva a passeggiare e, si diceva, a fare incontri poco raccomandabili. Carlo III decise di trasformarlo in un salotto all'aperto, con file di alberi, panchine e fontane. Il nome stesso, Paseo del Prado, viale del prato, ricorda quel prato perduto.
E qui c'è un dettaglio che ogni italiano dovrebbe conoscere. Prima di diventare re di Spagna, nel 1759, Carlo III era stato per venticinque anni re di Napoli: aveva fatto costruire il Teatro San Carlo e la Reggia di Caserta, e aveva avviato gli scavi di Ercolano e di Pompei. Arrivato a Madrid, trovò una capitale sporca e mal illuminata, e si portò dietro il gusto, le idee e perfino gli architetti del Sud Italia.
Questa fontana, disegnata da Ventura Rodríguez, ebbe una gestazione lentissima: cominciata negli anni Ottanta del Settecento, fu terminata solo nel 1803, quando Carlo III era morto da quasi quindici anni. Le statue sono di Manuel Álvarez, detto el Griego per il suo stile classico, e di Alfonso Bergaz. Nel 2021 questo paesaggio di viali, musei, giardini e fontane, insieme al Retiro, è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'UNESCO: in Spagna lo chiamano il Paesaggio della Luce.
Un consiglio da amico: torna qui al tramonto, quando la luce bassa entra di traverso tra gli alberi e la pietra delle statue diventa color miele. Allora capisci da dove viene quel nome. Ora continua verso nord lungo il viale: la piazza in fondo, con il palazzo bianco che sembra una cattedrale, è il cuore simbolico di Madrid.
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9. Plaza de Cibeles: la dea, i leoni e il palazzo bianco
Plaza de Cibeles, 28014 Madrid, Spain
Eccola, la regina della piazza: la dea Cibele, seduta su un carro trainato da due leoni, con lo scettro in mano e una corona a forma di torri. Dietro di lei si alza un palazzo bianchissimo, pieno di guglie e pinnacoli, che quasi tutti scambiano per una cattedrale. In realtà, per quasi un secolo, ci hanno lavorato... i postini.
La fontana fu disegnata da Ventura Rodríguez e realizzata tra il 1777 e il 1782: la dea è dello scultore Francisco Gutiérrez, i leoni del francese Roberto Michel. Secondo il mito, quei due leoni sono Atalanta e Ippomene, due amanti trasformati in belve per aver offeso la dea. E la fontana aveva anche un lavoro vero: un getto serviva gli acquaioli, che riempivano le brocche e vendevano l'acqua casa per casa, l'altro la gente del quartiere.
Durante la guerra civile, sotto i bombardamenti su Madrid, la fontana fu coperta con sacchi di sabbia e una struttura di mattoni per proteggerla. E si racconta un'altra storia: che sotto il Banco de España, il palazzo all'angolo, il caveau dell'oro si potesse allagare in caso di furto con l'acqua di una vena sotterranea. Leggenda? Forse, ma i madrileni la raccontano volentieri.
Il palazzo bianco è il Palacio de Comunicaciones, progettato da Antonio Palacios e inaugurato nel 1919 come grande sede delle Poste. Dal 2007 ospita il municipio di Madrid. E poi, naturalmente, il calcio: quando il Real Madrid vince un titolo, i tifosi si radunano qui, e il capitano sale sulla fontana per mettere alla dea la bandiera e una sciarpa bianca.
Guarda i palazzi ai quattro angoli: la banca, il quartier generale dell'esercito nel Palacio de Buenavista, il Palacio de Linares, oggi Casa de América, e le vecchie Poste. Denaro, armi, cultura e servizio pubblico, ognuno nel suo angolo, con una dea al centro a fare da arbitro. Ora prendi Calle de Alcalá in salita, verso est: in cima ti aspetta una porta senza mura, firmata da un palermitano.
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10. Puerta de Alcalá: la porta del palermitano Sabatini
Plaza de la Independencia, 28001 Madrid, Spain
Al centro della rotonda c'è un grande arco di granito con cinque aperture, tre ad arco al centro e due rettangolari ai lati, coronato da stemmi, trofei militari e angioletti. Nessuna muraglia ai fianchi, nessun fossato. Eppure per quasi un secolo questa è stata una vera porta d'ingresso alla città.
L'architetto era italiano, anzi siciliano: Francesco Sabatini, nato a Palermo nel 1722. Aveva lavorato alla Reggia di Caserta accanto al grande Luigi Vanvitelli, di cui sposò la figlia, e quando Carlo III lasciò Napoli per il trono di Spagna se lo portò a Madrid. La porta fu completata nel 1778, per celebrare il re e il suo ingresso nella capitale.
Ora un piccolo gioco: confronta le due facciate. Non sono uguali! Quella rivolta verso il centro e quella rivolta verso l'esterno hanno decorazioni diverse. La storia che si racconta è che Sabatini presentò al re due progetti, e che Carlo III, incapace di scegliere, li approvò entrambi... uno per lato. Vera o no, è una bella prova che anche i re a volte non sanno decidere.
Sabatini non si occupò solo di monumenti. Carlo III gli affidò un incarico molto meno glorioso: ripulire Madrid. A metà Settecento la città aveva fama di essere una delle più sporche d'Europa, e le acque sporche si gettavano dalle finestre al grido di agua va! Sabatini organizzò il lastricato delle strade, le fognature e la raccolta dei rifiuti. Se il viale che hai appena percorso è così elegante, è anche perché un palermitano ha tolto il fango dalle strade.
E se ti sembra di aver già sentito questo nome, è normale: nel 1986 Ana Belén e Víctor Manuel le dedicarono una canzone che a Madrid sanno tutti a memoria. Ora attraversa con attenzione ed entra nel parco del Retiro dal cancello sulla Plaza de la Independencia: cammina dritto fra gli alberi, verso il grande lago.
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11. Retiro: il Grande Stagno e il monumento ad Alfonso XII
Paseo de Chile, Parque del Retiro, 28009 Madrid, Spain
Davanti a te si apre il Grande Stagno del Retiro, un rettangolo d'acqua verde scuro punteggiato di barchette a remi. Dall'altra parte, un colonnato semicircolare di pietra e, al centro, un re a cavallo su un altissimo piedistallo: è Alfonso XII, e ai suoi piedi i madrileni si siedono sui gradini a prendere il sole.
Questo lago non è naturale. Fu scavato negli anni Trenta del Seicento per il palazzo del Buen Retiro di Filippo IV, e serviva da palcoscenico: sulle sue acque la corte assisteva a battaglie navali simulate, regate e spettacoli notturni. E indovina chi progettava le macchine sceniche? Un fiorentino, Cosimo Lotti, mandato a Madrid dalla corte dei Medici, capace di far apparire isole galleggianti e teatri in mezzo all'acqua.
Il palazzo è quasi scomparso: fu devastato durante l'occupazione francese, all'inizio dell'Ottocento, e poi in gran parte demolito. Il giardino invece è sopravvissuto. Per secoli fu un luogo riservato alla corte; Carlo III lo aprì in parte al pubblico, a patto di presentarsi vestiti in modo decoroso. Solo dopo la rivoluzione del 1868 il parco passò al Comune e divenne davvero di tutti.
Il monumento ad Alfonso XII fu inaugurato nel 1922, quasi quarant'anni dopo la morte del re, scomparso nel 1885 a soli ventisette anni. Fu pagato con una sottoscrizione nazionale. Il colonnato è dell'architetto José Grases Riera, la statua equestre in bronzo di Mariano Benlliure, il più amato scultore spagnolo del suo tempo. Più in basso, gruppi allegorici e leoni di pietra scendono verso l'acqua.
Se hai tempo, prendi una barca: remare sotto lo sguardo di un re a cavallo ha il suo fascino, e da qui il parco sembra infinito. Ora lascia il lago e segui i viali alberati verso sud, tra ippocastani e pini: dopo pochi minuti, tra i rami, vedrai brillare qualcosa di trasparente.
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12. Palacio de Cristal: la serra che chiude il cerchio
Paseo de Julio Romero de Torres, Parque del Retiro, 28009 Madrid, Spain
Eccolo, il Palacio de Cristal: una grande serra di ferro e vetro con una cupola trasparente, riflessa in un piccolo lago dove nuotano le anatre e da cui spuntano, dritti dall'acqua, i tronchi di alcuni cipressi calvi. Con il sole, sembra un palazzo fatto d'aria.
Fu costruito nel 1887 per l'Esposizione delle Isole Filippine, allora colonia spagnola, dall'architetto Ricardo Velázquez Bosco, con l'ingegnere Alberto de Palacio. Ti ricordi questo nome? È lo stesso della tettoia di Atocha, dove la passeggiata è cominciata. Il modello era il Crystal Palace di Londra, e dentro dovevano vivere le piante tropicali portate dall'arcipelago.
Quell'esposizione ha anche una pagina che oggi fa riflettere. Oltre alle piante e agli oggetti, furono portati a Madrid ed esposti al pubblico anche uomini e donne delle Filippine, come in una vetrina coloniale, e alcuni di loro morirono durante il soggiorno. È una storia che per molto tempo si è preferito dimenticare, e che vale la pena ricordare proprio qui.
E sai chi gestisce oggi questo palazzo di vetro? Il Museo Reina Sofía, quello del Guernica, che lo usa per installazioni d'arte contemporanea pensate apposta per questo spazio inondato di luce. Così il cerchio si chiude: dal ferro e vetro di Atocha al ferro e vetro del Retiro, dall'ospedale di Sabatini a questa serra, passando per Tiziano, Raffaello, Ghirlandaio e un'intera dinastia di re innamorati della pittura italiana.
Siediti un momento sui gradini davanti al lago. Hai attraversato quattro secoli d'arte in poco più di tre chilometri, e quasi a ogni passo hai trovato un italiano: un pittore di Cadore, un architetto di Palermo, uno scenografo fiorentino, un re che era stato re di Napoli. Madrid li ha accolti e li ha fatti suoi... e adesso tocca a te. Il parco è tutto tuo: perditi pure tra i viali, la passeggiata finisce qui.