Firenze dei Medici: da San Lorenzo a Santa Maria Novella, banchieri diventati principi
Palazzo Medici Riccardi e la Cappella dei Magi, le tombe di Michelangelo, la fortezza del primo duca, i profumi di Caterina e i palazzi dei rivali Rucellai e Strozzi: come una famiglia di banchieri diventò sovrana di Firenze
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1. Palazzo Medici Riccardi e la Cappella dei Magi
Via Cavour 3, 50129 Firenze FI, Italy
Mettiti sull'angolo tra Via Cavour e Via de' Gori e guarda questo palazzo massiccio: il pianterreno di grossi blocchi di pietra grezza, il primo piano più liscio, l'ultimo quasi levigato, e in cima un cornicione enorme che getta ombra sulla strada. È Palazzo Medici Riccardi, la casa della famiglia più potente della storia di Firenze.
Nel 1444 Cosimo de' Medici, il Vecchio, decise di costruirsi una casa nuova su quella che allora si chiamava Via Larga. Il Vasari racconta che Brunelleschi gli presentò un progetto grandioso e che Cosimo lo rifiutò perché troppo sfarzoso: in una repubblica di mercanti, chi ostentava rischiava l'invidia e l'esilio. Brunelleschi, furioso, avrebbe fatto a pezzi il modello. Cosimo scelse Michelozzo, e un palazzo austero fuori ma ricchissimo dentro. Il potere vero, a Firenze, si mostrava con discrezione.
Se entri, sali al primo piano fino alla Cappella dei Magi. È piccola, quasi buia, e poi all'improvviso le pareti si accendono. Benozzo Gozzoli la affrescò nel 1459 con un corteo che attraversa colline toscane: cavalli bardati d'oro, falchi, ghepardi, cacciatori. Sono i Re Magi in viaggio verso Betlemme, ma tra i cavalieri molti riconoscono i Medici e i loro ospiti, e Benozzo dipinse anche se stesso tra la folla, con il nome scritto sul cappello, come una firma.
Lorenzo, nato nel 1449, crebbe tra queste mura, e i fiorentini lo chiameranno il Magnifico. Governò la città senza mai avere un titolo ufficiale, e alla sua tavola sedeva, come uno di famiglia, un ragazzo di quindici anni che scolpiva meglio dei suoi maestri: Michelangelo Buonarroti. Guarda le finestre del pianterreno sull'angolo: poggiano su mensole, come se fossero inginocchiate. Le disegnò proprio Michelangelo, anni dopo, quando la loggia d'angolo, un tempo aperta, venne chiusa.
Nel 1494, due anni dopo la morte di Lorenzo, i Medici furono cacciati e il palazzo saccheggiato. Tornarono, ripartirono, tornarono ancora, e nel 1540 Cosimo I, ormai duca, si trasferì in Palazzo Vecchio. Nel 1659 il palazzo fu venduto ai Riccardi, che lo ingrandirono, e oggi ospita la Prefettura e la Città Metropolitana. Ora prosegui lungo il fianco del palazzo su Via de' Gori: davanti a te si apre una piazza piena di bancarelle, dominata da una facciata di pietra nuda, mai finita.
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2. Basilica di San Lorenzo e Biblioteca Medicea Laurenziana
Piazza San Lorenzo 9, 50123 Firenze FI, Italy
Fermati in mezzo a Piazza San Lorenzo, vicino al monumento con un condottiero seduto, e guarda la chiesa: la facciata è un muro di pietre e mattoni grezzi, senza un solo pezzo di marmo. È la Basilica di San Lorenzo, la chiesa dei Medici, e quella facciata nuda è uno dei grandi rimpianti della storia dell'arte.
Era la parrocchia della famiglia, a due passi da casa. Giovanni di Bicci de' Medici, il fondatore della fortuna della banca, finanziò la ricostruzione e si rivolse a Brunelleschi, che disegnò una chiesa luminosa di colonne grigie di pietra serena e intonaco bianco. La Sagrestia Vecchia, la prima parte finita, divenne la tomba di Giovanni. Suo figlio Cosimo riposa sotto l'altare maggiore, e nel pavimento una lastra lo ricorda come Pater Patriae, padre della patria, il titolo che la città gli diede dopo la morte.
Nel 1516 papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, affidò a Michelangelo la facciata. Michelangelo passò anni tra le cave di marmo della Versilia, a scegliere blocchi, aprire strade, preparare disegni e modelli... e nel 1520 il contratto fu annullato. Il marmo restò nelle cave, e la facciata è rimasta quella che vedi. Dalle sue lettere traspare tutta l'amarezza per quel tempo perduto.
Ma Michelangelo qui lasciò il segno lo stesso. Dal chiostro, a sinistra della facciata, si sale alla Biblioteca Medicea Laurenziana, che progettò per un altro papa Medici, Clemente VII, per custodire i manoscritti raccolti da Cosimo e da Lorenzo. L'atrio è un enigma: colonne incassate nei muri che non reggono niente, mensole che non sostengono nulla, e una scala che scende come una colata di lava grigia. La realizzò Ammannati seguendo un modello di argilla di Michelangelo, che dal 1534 viveva a Roma e a Firenze non tornò più.
Nella sala di lettura i banchi di legno sono quelli disegnati da lui, e i manoscritti preziosi un tempo vi stavano incatenati, con l'elenco dei titoli sulla testata di ogni banco. Ora fai il giro esterno della chiesa fino al retro, in Piazza di Madonna degli Aldobrandini. La grande cupola che vedrai non è del Brunelleschi: copre il mausoleo dei granduchi, l'ingresso delle Cappelle Medicee.
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3. Cappelle Medicee: la Cappella dei Principi e la Sagrestia Nuova
Piazza di Madonna degli Aldobrandini 6, 50123 Firenze FI, Italy
Sei dietro San Lorenzo, in Piazza di Madonna degli Aldobrandini, davanti all'ingresso delle Cappelle Medicee. Da fuori vedi solo una mole di pietra e una cupola, ma dentro ti aspettano due mondi opposti: lo sfarzo assoluto dei granduchi e il silenzio di Michelangelo.
Il primo è la Cappella dei Principi. Ferdinando I la volle all'inizio del Seicento come mausoleo della dinastia, e la fece rivestire di pietre dure e marmi preziosi: diaspro, lapislazzuli, madreperla, corallo, in un ottagono altissimo. Alla base corrono gli stemmi delle città toscane soggette ai granduchi, intarsiati pietra su pietra. I lavori durarono così a lungo che alcune parti furono completate quando i Medici non regnavano più. Si racconta che Ferdinando sognasse perfino di portarci il Santo Sepolcro da Gerusalemme.
Poi un corridoio, e sei nella Sagrestia Nuova. Grigio e bianco, pietra serena e marmo, nient'altro. Michelangelo ci lavorò dal 1520, per volere dei due papi Medici, Leone X e Clemente VII. Ci sono le tombe di due duchi giovani e quasi dimenticati, Lorenzo duca di Urbino e Giuliano duca di Nemours, ritratti come guerrieri antichi e ideali, non come erano davvero. Sotto di loro, distese sui sarcofagi, quattro figure: il Giorno e la Notte, l'Aurora e il Crepuscolo. Il tempo che consuma tutto, anche i principi.
E Lorenzo il Magnifico? È qui anche lui, quasi nascosto, in una tomba semplice sotto la Madonna col Bambino di Michelangelo, insieme al fratello Giuliano, ucciso nel 1478 nella Congiura dei Pazzi. Nel 1530 Firenze, tornata repubblica, fu assediata dalle truppe del papa e dell'imperatore, e Michelangelo, che aveva progettato le fortificazioni della città, dovette nascondersi. Nel 1975, in una stanzetta sotto la sagrestia, furono scoperti disegni a carboncino sulle pareti: molti li attribuiscono a lui, e la tradizione vuole che vi si fosse rifugiato per settimane.
Nella cripta riposa anche l'ultima dei Medici, Anna Maria Luisa, morta nel 1743: la donna che lasciò a Firenze le collezioni di famiglia. Ora prendi Via Faenza verso nord, tra negozi e pensioni: in fondo vedrai alzarsi un enorme bastione di mattoni. Non fu costruito per difendere Firenze dai nemici... ma per tenere a bada i fiorentini.
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4. Fortezza da Basso: il castello del primo duca
Viale Filippo Strozzi 1, 50129 Firenze FI, Italy
Davanti a te si alza un muro inclinato di mattoni e pietra, con angoli taglienti come la prua di una nave e, qua e là, lo stemma con le palle dei Medici. È la Fortezza da Basso, e se la guardi bene capisci subito una cosa: non è una fortezza di confine. È nel cuore della città, e la città la doveva vedere.
La fece costruire dal 1534 Alessandro de' Medici, il primo duca di Firenze, messo al potere dalle armi dell'imperatore Carlo V dopo l'assedio del 1530. Il progetto era di Antonio da Sangallo il Giovane, e i lavori furono velocissimi: in pochi anni la fortezza era in piedi. I fiorentini capirono il messaggio. Fino ad allora Firenze era stata una repubblica, con tutti i suoi difetti; adesso c'era un signore, e una guarnigione pronta a voltare i cannoni verso le case se la città si fosse ribellata.
Alessandro non se la godette a lungo. In una notte di gennaio del 1537 suo cugino Lorenzino de' Medici lo attirò nella propria casa con la promessa di un incontro galante, e lo uccise. Lorenzino fuggì e si paragonò a Bruto, il liberatore della patria... ma la patria non si sollevò. I senatori scelsero un ragazzo di diciassette anni di un altro ramo della famiglia, Cosimo, convinti di poterlo manovrare. Si sbagliavano di grosso.
Gli esuli repubblicani tentarono allora la riscossa, guidati da Filippo Strozzi, uno degli uomini più ricchi d'Italia. Nell'agosto del 1537, a Montemurlo, le truppe di Cosimo li sbaragliarono. Filippo fu catturato e rinchiuso proprio qui, nella fortezza costruita contro quelli come lui. Ci morì l'anno seguente: secondo la versione ufficiale si tolse la vita, lasciando un biglietto con un verso di Virgilio che invocava un vendicatore dalle sue ossa. In molti, allora, sospettarono un omicidio.
L'ironia è che il viale che corre lungo le mura oggi si chiama proprio Viale Filippo Strozzi. E la fortezza costruita per incutere paura ospita fiere, mostre e le grandi rassegne della moda. Ora torna verso sud, costeggia la stazione di Santa Maria Novella e raggiungi Via della Scala: cerca un portone con l'insegna di un'antica farmacia, dove i frati distillavano profumi degni di una regina.
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5. Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella
Via della Scala 16, 50123 Firenze FI, Italy
Spingi il portone di Via della Scala ed entra: un corridoio, poi sale con le volte affrescate, armadi di legno scuro, vasi di ceramica, e un profumo di rose, iris e agrumi che ti avvolge appena metti piede dentro. È l'Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, una delle farmacie più antiche del mondo ancora in attività.
Tutto comincia con i frati domenicani, che arrivarono a Santa Maria Novella nel 1221 e coltivavano erbe medicinali negli orti del convento. Preparavano unguenti, sciroppi e acque distillate per l'infermeria dei confratelli, e la loro fama crebbe ben oltre le mura. Nel 1612 la spezieria fu aperta al pubblico, e i granduchi di Toscana la presero sotto la loro protezione. I frati, insomma, erano diventati fornitori della corte.
Il profumo più celebre della casa ha una storia da regina. Si chiama Acqua della Regina, e la tradizione racconta che i frati l'avessero creata per Caterina de' Medici, la ragazza fiorentina che nel 1533 andò in Francia a sposare il futuro re Enrico II. Un'essenza agli agrumi e al bergamotto che lei avrebbe portato con sé alla corte francese. Se sia andata proprio così non possiamo saperlo, e anche la fama di Caterina come colei che portò in Francia cuochi e profumieri fiorentini è in buona parte leggenda. Ma è una leggenda che a Firenze raccontiamo volentieri.
Guardati intorno: l'antica spezieria, gli scaffali pieni di vasi con nomi in latino, e la sala di vendita ricavata nell'Ottocento da un'antica cappella. Tra le ricette storiche c'è l'Alkermes, un liquore rosso vivo che si dice piacesse molto ai Medici e che noi fiorentini usiamo ancora per colorare la zuppa inglese. E c'è l'Aceto dei Sette Ladri, un rimedio contro gli svenimenti che, secondo la leggenda, prende il nome da sette briganti sopravvissuti alla peste mentre derubavano le case dei malati.
Ora torna in Via della Scala e cammina verso est, lungo il fianco del grande convento: in pochi passi sbuchi nella piazza, davanti a una facciata di marmo bianco e verde fatta di quadrati e cerchi. È la basilica di Santa Maria Novella, e quella facciata l'ha pagata un mercante che ci ha scritto sopra il suo nome, ben in grande.
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6. Basilica di Santa Maria Novella: la facciata dei Rucellai e la cappella Tornabuoni
Piazza di Santa Maria Novella 18, 50123 Firenze FI, Italy
Mettiti davanti alla facciata di Santa Maria Novella e cerca la fascia sotto il timpano: c'è una lunga scritta in latino, e lungo il fregio si ripete il disegno di una vela gonfiata dal vento.
La scritta dice che Giovanni Rucellai fece fare quest'opera nel 1470. Mercante ricchissimo, Giovanni affidò il completamento della facciata a Leon Battista Alberti, che compì un piccolo miracolo di equilibrio. Tenne la parte bassa medievale, con gli archetti gotici e le tombe di famiglia, e ci costruì sopra un tempio classico fatto di quadrati e cerchi, con due grandi volute ai lati per nascondere il dislivello tra la navata centrale e quelle laterali. Quelle volute, copiate poi su centinaia di chiese in tutta Europa, nascono qui.
La vela è il simbolo dei Rucellai, e non è un dettaglio innocente. Nel 1466 Bernardo, il figlio di Giovanni, sposò Nannina de' Medici, la sorella di Lorenzo il Magnifico. Da allora, nelle decorazioni dei Rucellai, accanto alla vela compaiono anche gli anelli con il diamante dei Medici. Era il modo fiorentino di fare politica dinastica: non con le corone, che ancora nessuno osava portare, ma con i matrimoni, gli stemmi e le facciate.
Dentro, la basilica è un'antologia della pittura fiorentina. C'è la Trinità di Masaccio, uno dei primi dipinti costruiti con la prospettiva matematica, e c'è il grande crocifisso dipinto da un Giotto giovanissimo. Dietro l'altare maggiore c'è la cappella Tornabuoni, affrescata dal Ghirlandaio e dalla sua bottega, dove in quegli anni faceva l'apprendista un ragazzino di nome Michelangelo. Giovanni Tornabuoni, zio di Lorenzo il Magnifico, pagò le storie della Vergine e del Battista, e il pittore le riempì di ritratti di famiglia e di gentildonne vestite all'ultima moda, come una rivista mondana del Quattrocento.
Qui si fermò anche la storia europea: nel 1439 il convento ospitò il papa durante il Concilio di Firenze, che Cosimo il Vecchio aveva fatto di tutto per portare in città. Ora girati verso la piazza. È lunga, aperta, con due obelischi di marmo. Attraversala fino al lato opposto, sotto il portico basso con i medaglioni di terracotta smaltata: lì scopriremo a cosa servivano quegli obelischi.
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7. Piazza Santa Maria Novella: gli obelischi del Palio dei Cocchi
Piazza di Santa Maria Novella, 50123 Firenze FI, Italy
Sei sotto la Loggia di San Paolo, di fronte alla basilica, e da qui hai la piazza intera davanti agli occhi: una grande distesa di pietra e prato, bambini che corrono, biciclette, e due obelischi di marmo, ciascuno appoggiato su quattro tartarughe di bronzo.
Quegli obelischi erano le mete di una corsa. Nel 1563 Cosimo I, ormai signore assoluto di Firenze, istituì qui il Palio dei Cocchi: carri trainati da cavalli che giravano intorno alle due mete, come nel circo dell'antica Roma. La corsa si teneva alla vigilia di San Giovanni, il patrono della città, e la piazza si riempiva di tribune, bandiere e folla. Cosimo voleva proprio questo: una capitale che si specchiasse nella Roma degli imperatori, e lui al posto di Cesare.
All'inizio le mete erano di legno. Nel 1608 furono sostituite dagli obelischi di marmo che vedi, posati sulle tartarughe di bronzo attribuite al Giambologna, lo scultore prediletto della corte. Le tartarughe non sono un capriccio. Erano un'immagine cara ai Medici, legata al motto di Cosimo I, festina lente, affrettati lentamente: la sua impresa era una tartaruga con una vela sul guscio, lenta e tenace, spinta dal vento della fortuna. Se entri in Palazzo Vecchio la ritrovi ovunque, nascosta tra soffitti e decorazioni.
La loggia dove ti trovi apparteneva all'antico ospedale di San Paolo, che accoglieva poveri e pellegrini. I medaglioni bianchi e azzurri sono di Andrea della Robbia, e nella lunetta sotto il portico c'è l'incontro tra San Francesco e San Domenico, i fondatori dei due grandi ordini di frati che si dividevano la città: i francescani a Santa Croce, i domenicani qui. Due quartieri, due stili di predicare, e secoli di rivalità tra vicini.
Per molti viaggiatori questa piazza è stata il primo sguardo su Firenze, con la stazione a pochi passi, e l'idea di Cosimo funziona ancora: arrivi, e ti senti subito in una città che vuole stupirti. Ora lascia la piazza dall'angolo a sud-ovest e scendi verso l'Arno per Via de' Fossi, la strada degli antiquari, poi gira a destra in Borgo Ognissanti. Arriverai in una piazza aperta sul fiume, davanti a una chiesa con la facciata barocca: è la chiesa dove riposa Botticelli.
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8. Ognissanti: la chiesa dei Vespucci e di Botticelli
Borgo Ognissanti 42, 50123 Firenze FI, Italy
Fermati nella piazza di Ognissanti, con il fiume alle spalle, e guarda la chiesa: una facciata barocca chiara, con una lunetta di terracotta invetriata sopra il portale, accanto a un campanile medievale che sembra un parente più vecchio e più modesto.
La chiesa la costruirono nel Duecento gli Umiliati, un ordine religioso arrivato dalla Lombardia che viveva lavorando la lana e aveva scelto questa zona vicino al fiume per lavare e tingere i panni. La facciata invece è del 1637, ed è una delle prime facciate barocche di Firenze, una città che il barocco l'ha sempre guardato con un certo sospetto. Il campanile, quello sì, è rimasto fedele al Medioevo.
Questa era la chiesa dei Vespucci, che abitavano nel borgo qui accanto. Dentro, in un affresco del Ghirlandaio, la Madonna della Misericordia apre il mantello sopra la famiglia, e tra quei volti la tradizione riconosce un ragazzo: Amerigo Vespucci, il navigatore che darà il nome all'America. E poi c'è Simonetta, sposata a un Vespucci, considerata la donna più bella di Firenze. Giuliano de' Medici, il fratello di Lorenzo, corse una giostra in suo onore nel 1475. Lei morì l'anno dopo, giovanissima, e molti vedono il suo volto nelle donne di Botticelli.
Botticelli qui era di casa: la sua famiglia abitava a pochi passi, ed è sepolto proprio in questa chiesa, sotto una lastra rotonda nel pavimento di una cappella. La leggenda romantica vuole che abbia chiesto di riposare ai piedi di Simonetta: bella storia, ma nessun documento la conferma. Nella navata, uno di fronte all'altro, ci sono il suo Sant'Agostino e il San Girolamo del Ghirlandaio, dipinti nello stesso 1480, quasi una sfida tra due botteghe rivali sotto gli occhi dei Vespucci.
Qui si conserva anche un saio che la tradizione attribuisce a San Francesco, e nell'antico refettorio c'è un Cenacolo del Ghirlandaio. Ora riprendi Borgo Ognissanti verso est, attraversa Piazza Goldoni e prosegui dritto per Via della Vigna Nuova: dopo un paio di minuti, sulla sinistra, ti aspetta un palazzo che ha cambiato il modo di costruire le case dei ricchi.
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9. Palazzo Rucellai e la Loggia dei Rucellai
Via della Vigna Nuova 18, 50123 Firenze FI, Italy
Mettiti dall'altra parte della strada, accanto alla loggia, e guarda la facciata di Palazzo Rucellai: tre piani di pietra liscia, divisi da lesene e cornici come la pagina di un trattato di architettura.
Lo volle lo stesso Giovanni Rucellai della facciata di Santa Maria Novella, e il disegno si attribuisce ancora una volta a Leon Battista Alberti, con il cantiere guidato da Bernardo Rossellino intorno al 1450. Per la prima volta a Firenze un palazzo privato usa gli ordini architettonici antichi uno sopra l'altro, come al Colosseo: in basso il più semplice, in alto il più raffinato. Era un manifesto: noi mercanti siamo i nuovi Romani.
Guarda il fregio sopra il pianterreno: ci sono le vele gonfie dei Rucellai e gli anelli con diamante dei Medici, uno accanto all'altro. E la loggia alle tue spalle, aperta sulla piazzetta triangolare, i Rucellai la fecero costruire in quegli stessi anni, legata al matrimonio del 1466 tra Bernardo Rucellai e Nannina de' Medici. Una famiglia di mercanti diventava parente della famiglia che governava la città, e voleva che tutti lo vedessero passando per strada.
Ora guarda il bordo destro della facciata. Le pietre finiscono a dente, irregolari, come se il palazzo fosse stato tagliato con un coltello. La facciata non fu mai completata: secondo la versione più diffusa, i Rucellai non riuscirono a comprare la casa accanto, e il palazzo è rimasto così, con quell'orlo sfrangiato che aspetta da più di cinque secoli il pezzo mancante. A Firenze, anche le famiglie più ricche dovevano fare i conti con un vicino testardo.
Giovanni Rucellai, tra l'altro, ci ha lasciato un quaderno di ricordi, lo Zibaldone, dove scrive che spendere bene il denaro gli aveva dato più onore e più soddisfazione che guadagnarlo. Detto da un banchiere, è quasi una confessione. Ora prosegui lungo Via della Vigna Nuova fino all'incrocio con Via de' Tornabuoni, la strada più elegante di Firenze. Sull'angolo, dall'altra parte, si alza un palazzo enorme, ancora più grande di quello dei Medici.
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10. Palazzo Strozzi: il rivale dei Medici
Piazza degli Strozzi, 50123 Firenze FI, Italy
Attraversa Via de' Tornabuoni e fermati sotto Palazzo Strozzi: segui con lo sguardo il bugnato, blocchi di pietra arrotondati come cuscini, e guarda gli anelli e le lanterne di ferro battuto agli angoli, così lavorati che sembrano gioielli appesi al muro.
Filippo Strozzi, detto il Vecchio, era un banchiere che i Medici avevano esiliato insieme a tutta la famiglia. Quando poté tornare a Firenze, ricchissimo, decise di costruire il palazzo privato più grande della città. Ma per farlo gli serviva il consenso di Lorenzo il Magnifico. Si racconta che Filippo fingesse di volere una casa modesta, quasi dimessa, e che fosse Lorenzo stesso a spingerlo a pensare più in grande. Proprio quello che Filippo voleva sentirsi dire.
La prima pietra fu posata nel 1489. Filippo morì due anni dopo e non vide mai il palazzo finito, che fu completato solo nel 1538. Guarda il cornicione in alto, disegnato dal Cronaca sull'esempio dei templi antichi: fu realizzato solo su una parte dell'edificio, e su un lato si interrompe di colpo, nel vuoto. La fortuna degli Strozzi finì prima del palazzo.
Perché il figlio, Filippo Strozzi il Giovane, è proprio l'uomo che hai incontrato alla Fortezza da Basso: il capo degli esuli sconfitto a Montemurlo, morto prigioniero nel 1538. Cosimo I confiscò il palazzo e lo restituì agli Strozzi solo trent'anni dopo. La famiglia lo tenne fino al Novecento, e oggi è la sede di una fondazione che organizza grandi mostre d'arte. Due famiglie di banchieri, due palazzi a pochi minuti di distanza: una diventò dinastia, l'altra pagò per averci provato.
Ora scendi lungo Via de' Tornabuoni verso il fiume. Era la strada dei palazzi nobili, oggi è quella delle grandi firme della moda, e prende il nome dai Tornabuoni, la famiglia della madre di Lorenzo il Magnifico, Lucrezia. Poco prima dell'Arno la strada si allarga in una piazza con una colonna di granito al centro: lì c'è la chiesa dove i Medici si fecero dipingere accanto ai santi.
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11. Santa Trinita e la Cappella Sassetti: i Medici in posa
Piazza di Santa Trinita, 50123 Firenze FI, Italy
Sei in Piazza Santa Trinita, ai piedi di una colonna di granito altissima, con in cima una statua di porfido che regge una bilancia e una spada. Accanto c'è la facciata di Santa Trinita, una chiesa che da fuori sembra severa, quasi ordinaria.
La colonna viene da Roma, dalle Terme di Caracalla: papa Pio IV la regalò a Cosimo I, che la fece alzare qui nel 1565. La tradizione vuole che proprio in questo punto Cosimo avesse ricevuto la notizia della vittoria di Montemurlo, quella contro Filippo Strozzi e gli esuli. Così, a pochi passi dal palazzo degli Strozzi, una colonna della Giustizia ricorda a tutti chi aveva vinto. A Firenze anche i monumenti sanno essere velenosi.
Entra in chiesa e vai alla cappella a destra dell'altare maggiore, la Cappella Sassetti. Francesco Sassetti era il direttore generale della banca dei Medici, e tra il 1483 e il 1485 chiamò il Ghirlandaio ad affrescare le storie di San Francesco, il suo santo. Ma guarda dove le fece ambientare: nella scena della conferma della regola, sullo sfondo, c'è Piazza della Signoria con Palazzo Vecchio e la Loggia, come le vedevano allora.
E in primo piano, a destra, ci sono loro: Lorenzo il Magnifico accanto a Sassetti e a suo figlio, e sulla scala che sale dal basso il poeta Angelo Poliziano con i figli di Lorenzo, Giuliano, Piero e Giovanni. Giovanni diventerà papa Leone X, lo stesso che annullò la facciata di Michelangelo a San Lorenzo. È una fotografia di famiglia di metà anni Ottanta del Quattrocento, con un banchiere in posa accanto al suo capo, davanti al palazzo del governo. Nessuno dei Medici in quel momento era principe, ma tutti in città sapevano chi comandava.
Qui finisce la nostra passeggiata. Sei partito dalla casa di Cosimo il Vecchio, che governava fingendo di essere un cittadino come gli altri, e sei arrivato davanti a una colonna che celebra un duca senza più finzioni. In mezzo, la storia di una famiglia di banchieri diventata dinastia, di papi, regine e granduchi. A pochi passi da qui c'è il Ponte Santa Trinita: affacciati sull'Arno e guarda la città che i Medici hanno costruito, e che non sono mai riusciti a possedere del tutto.