Edimburgo georgiana: la New Town e Calton Hill, l'Atene del Nord

Dalle piazze di Robert Adam alle colonne incompiute di Calton Hill: il capolavoro urbanistico del Settecento a Edimburgo, tra filosofi, romanzieri, banchieri e un Partenone rimasto a metà

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  1. 1. Charlotte Square e la Georgian House

    7 Charlotte Square, Edinburgh EH2 4DR, UK

    Guarda il lato nord di Charlotte Square: sembra un unico palazzo, con il frontone al centro, le colonne, le finestre perfettamente allineate. In realtà sono undici case separate, travestite da reggia. È la firma di Robert Adam, il più grande architetto scozzese del Settecento, che disegnò la piazza nel 1791 e morì l'anno dopo, senza vederla costruita.

    Per capire perché questa piazza esiste, devi immaginare la Edimburgo del 1760: la città vecchia, sulla cresta, era una delle più affollate e sporche d'Europa. Nel 1766 il consiglio comunale bandì un concorso per una città nuova, oltre la valle del Nor' Loch, il lago paludoso ai piedi del castello. Lo vinse un giovane architetto quasi sconosciuto, James Craig, con un'idea di una semplicità disarmante: una griglia, una strada maestra sul crinale e una piazza a ciascuna estremità.

    E poi i nomi, che sono un manifesto politico. Dopo la rivolta giacobita del 1745, Edimburgo voleva mostrarsi fedelissima alla dinastia di Hannover: ecco George Street, per il re Giorgio III, Princes Street per i suoi figli, e questa piazza per la regina Carlotta. Perfino le stradine di servizio, Rose Street e Thistle Street, la rosa e il cardo, celebrano l'unione tra Inghilterra e Scozia.

    Dietro la facciata, al numero 7, c'è la Georgian House, arredata come nei primi anni dell'Ottocento: il primo proprietario fu un capo clan delle Highlands, John Lamont. Sopra, i salotti, le porcellane, le cene; sotto, nella cucina seminterrata, i domestici che tenevano in piedi tutto senza farsi vedere. Accanto, al numero 6, c'è Bute House, la residenza ufficiale del Primo ministro di Scozia, e al numero 9 visse il chirurgo Joseph Lister, il padre dell'antisepsi.

    Una curiosità: girato l'angolo, in South Charlotte Street, nel 1847 nacque Alexander Graham Bell, l'uomo del telefono... anche se, su chi l'abbia inventato davvero, noi italiani avremmo qualcosa da dire a proposito di Antonio Meucci. Ora esci dall'angolo nord-ovest della piazza e prendi North Charlotte Street: dopo una curva e una leggera discesa entrerai in un mondo di pietra ancora più grandioso.

  2. 2. Moray Place: il dodecagono di pietra

    Moray Place, Edinburgh EH3 6DS, UK

    Sei dentro un anello di pietra: case altissime, colonne doriche, facciate che si piegano in dodici lati intorno a un giardino chiuso da cancellate di ferro. È Moray Place, il punto più monumentale della New Town, e la sensazione è quella di stare nel cortile di un unico, gigantesco palazzo.

    Questo terreno apparteneva al conte di Moray, che nel 1822 decise di trasformarlo in un quartiere di lusso. Chiamò l'architetto James Gillespie Graham, che inventò una sequenza quasi teatrale: prima la mezzaluna di Randolph Crescent, poi l'ovale di Ainslie Place, infine il dodecagono di Moray Place. Tre forme una dopo l'altra, come le scene di un'opera, per chi arrivava in carrozza.

    Il conte non lasciava niente al caso. Chi comprava un lotto doveva costruire seguendo esattamente i disegni approvati: stesse altezze, stesse colonne, stessa pietra. Ogni proprietario era libero di fare ciò che voleva... dentro casa. Fuori, l'unità della facciata era sacra. Il risultato è una delle composizioni più severe e coerenti di tutta la città: niente insegne, niente vetrine, soltanto pietra, ritmo e proporzione. E il giardino al centro è ancora oggi privato: le chiavi del cancello le hanno solo i residenti. Dietro le case del lato nord, il terreno precipita verso il fiume, il Water of Leith, e altri giardini privati scendono a terrazze nel verde.

    Ma una facciata perfetta nasconde sempre qualcosa. Dietro ogni casa correvano i vicoli delle scuderie, i mews, e le stanze della servitù; e una parte della ricchezza che pagava queste colonne veniva da lontano, dal commercio coloniale, compreso quello legato alle piantagioni delle Indie occidentali lavorate da persone ridotte in schiavitù. Mentre l'élite si trasferiva qui, la città vecchia restava ai poveri, sempre più affollata. Due città, una di fronte all'altra.

    Ora esci dal lato est per Darnaway Street e prosegui dritto: sbucherai in Heriot Row, una lunga fila di case che guarda su un parco recintato. Cammina verso est finché trovi il numero 17, con una targa sulla facciata.

  3. 3. 17 Heriot Row: la casa di Robert Louis Stevenson

    17 Heriot Row, Edinburgh EH3 6HP, UK

    Guarda la porta del numero 17 e la targa sulla facciata: in questa casa crebbe Robert Louis Stevenson, l'autore dell'Isola del tesoro. La famiglia si trasferì qui nel 1857, quando lui aveva sei anni, e Louis ci visse fino a quasi trent'anni. Davanti a te, oltre la strada, si stendono i giardini di Queen Street, privati, chiusi da una cancellata.

    Il padre, Thomas, era un ingegnere di fari: gli Stevenson ne costruirono decine lungo le coste scozzesi, sugli scogli più impossibili, e la famiglia si aspettava che Louis facesse lo stesso. Lui invece era un bambino malaticcio, spesso a letto per la tosse, e passava le notti sveglio, accudito dalla sua bambinaia, Alison Cunningham, che gli raccontava storie di Covenanters e di fantasmi. Molti dei suoi incubi, più tardi, sono diventati libri.

    Dalla finestra, la sera, il piccolo Louis aspettava il lampionaio che passava ad accendere i lampioni a gas lungo la strada. Ne fece una poesia nel suo Giardino di versi per bambini: un bambino che sogna di diventare lampionaio da grande. E si racconta che lo stagno nei giardini di fronte, con la sua isoletta, gli abbia ispirato l'isola del tesoro. Leggenda, forse... ma è bello guardare quella cancellata pensando a Long John Silver.

    Si dice anche che nella sua cameretta ci fosse un mobile costruito da un artigiano famigerato: William Brodie, decano della corporazione dei falegnami, uomo rispettabilissimo di giorno e scassinatore di notte, scoperto e impiccato nel 1788. Quella doppia vita ossessionò Stevenson, che ci scrisse prima un dramma e poi, nel 1886, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Edimburgo stessa era così: la New Town ordinata e rispettabile, la Old Town oscura, a pochi minuti a piedi.

    Stevenson lasciò la Scozia per la salute e morì nel 1894 a Samoa, dall'altra parte del mondo, senza essere mai tornato. Ora riprendi verso est lungo Heriot Row e svolta a destra nella prima strada in salita: la pendenza è breve ma decisa, e ti porta in cima al crinale, su George Street. Lì cerca un portico con le colonne che sporge sul marciapiede.

  4. 4. George Street e le Assembly Rooms

    54 George Street, Edinburgh EH2 2LR, UK

    Eccoti su George Street, la spina dorsale della New Town: larghissima, dritta, pensata per correre lungo il crinale da una piazza all'altra. Davanti a te, il portico a colonne che avanza sul marciapiede appartiene alle Assembly Rooms, aperte nel 1787 per i balli, le partite a carte e i concerti dell'alta società.

    Il portico, a dire il vero, è un'aggiunta di qualche decennio dopo: ai georgiani piaceva scendere dalla carrozza al riparo dalla pioggia, che a Edimburgo non è un'ipotesi ma una certezza. Dentro, sale con lampadari di cristallo dove le famiglie della città nuova si mettevano in mostra, combinavano matrimoni e tenevano d'occhio i rivali.

    Proprio qui, nel febbraio del 1827, durante una cena di beneficenza per il teatro, andò in scena un piccolo colpo di teatro letterario. Walter Scott, che da tredici anni pubblicava in forma anonima romanzi di enorme successo, a cominciare da Waverley, ammise davanti a tutti di esserne l'autore. Lo sospettavano in molti, naturalmente... ma sentirglielo dire fu comunque un piccolo terremoto. Il Grande Sconosciuto, come lo chiamavano, aveva finalmente un nome.

    Guarda ora gli incroci lungo la strada: in mezzo a ciascuno c'è una statua. Quella all'incrocio con Hanover Street è di Giorgio IV, che nel 1822 fu il primo sovrano regnante a visitare la Scozia da quasi due secoli. La regia della visita fu proprio di Walter Scott, che riempì la città di tartan, cornamuse e capi clan in costume. Il re si presentò in kilt... con sotto un paio di calzamaglie color carne. Da quella messa in scena nacque in gran parte l'immagine della Scozia da cartolina che conosciamo ancora oggi.

    Ora prosegui verso est lungo George Street, verso Hanover Street e oltre. Sul lato sinistro, poco prima della piazza in fondo, ti aspetta una chiesa con un portico classico e una guglia sottile: lì, nel 1843, la Chiesa di Scozia si spaccò in due.

  5. 5. St Andrew's and St George's West: la chiesa della Disruption

    13 George Street, Edinburgh EH2 2PA, UK

    Fermati davanti al portico con le colonne e alza gli occhi alla guglia sottile: è la chiesa di St Andrew and St George, oggi chiamata St Andrew's and St George's West. Da fuori sembra una chiesa qualunque della New Town, ma dentro ha una forma sorprendente: la sala è un ovale.

    E in realtà non doveva stare qui. Nel piano di James Craig, la chiesa di Sant'Andrea avrebbe dovuto occupare il lato est di St Andrew Square, in prospettiva perfetta con l'altra piazza. Ma un ricchissimo finanziere, Sir Lawrence Dundas, arrivò per primo e su quel terreno si fece costruire la sua villa privata. Alla città non restò che ripiegare su questo lotto lungo la strada, e la chiesa fu costruita tra il 1782 e il 1784, con una pianta ellittica che per l'epoca era una rarità.

    Il 18 maggio 1843, in questa chiesa, si riunì l'Assemblea generale della Chiesa di Scozia. Il nodo era il diritto dei grandi proprietari terrieri di imporre i pastori alle parrocchie. Il moderatore uscente lesse una protesta, la posò sul tavolo e uscì; dietro di lui si alzarono più di cento pastori e decine di anziani, che scesero in corteo lungo le strade fino a una sala di Canonmills, dove fondarono la Free Church of Scotland. Lo chiamarono la Disruption, la lacerazione.

    Alla fine più di un terzo dei pastori lasciò la Chiesa ufficiale, rinunciando a stipendio, casa e pulpito. E quel giorno ebbe una conseguenza inattesa: il pittore David Octavius Hill decise di dipingere la scena con centinaia di ritratti, e per fissare i volti si affidò a una tecnica appena nata, la fotografia, insieme al giovane Robert Adamson. Il quadro richiese più di vent'anni; le loro fotografie sono oggi considerate tra i capolavori dei primi anni della fotografia.

    Ora prosegui fino in fondo a George Street, dove si apre St Andrew Square. Prima di entrare nella piazza, fai una piccola deviazione a sinistra lungo North St David Street fino a Queen Street: cerca un palazzo che non c'entra niente con tutto il resto, rosso, gotico, coperto di statue.

  6. 6. Scottish National Portrait Gallery: il palazzo rosso

    1 Queen Street, Edinburgh EH2 1JD, UK

    Eccolo, il palazzo che rompe tutte le regole: in mezzo a una città di pietra grigia e colonne classiche, una facciata di arenaria rossa, gotica, piena di pinnacoli, archi e statue nelle nicchie. È la Scottish National Portrait Gallery, aperta nel 1889, la prima galleria al mondo costruita apposta per esporre ritratti.

    L'idea, e i soldi, vennero da John Ritchie Findlay, proprietario del quotidiano The Scotsman, che all'inizio volle restare anonimo. In origine il palazzo ospitava anche il museo nazionale delle antichità, e ritratti e reperti archeologici convivevano sotto lo stesso tetto. L'architetto, Robert Rowand Anderson, scelse il gotico per evocare i palazzi medievali e le abbazie di Scozia, e il risultato è quasi una provocazione: dopo un secolo di eleganza georgiana, l'età vittoriana rivendicava un passato più antico, più romantico, più scozzese.

    Le statue della facciata sono un'antologia di storia nazionale: re, poeti, pensatori. Ma il colpo di scena è dentro, nel grande atrio: una processione dipinta corre lungo le pareti, dai tempi più antichi fino all'Ottocento, con centinaia di figure, e sopra di loro il soffitto è un cielo notturno trapuntato di stelle e costellazioni. Lo dipinse William Hole a fine Ottocento, ed entrando ti sembra di finire in una cattedrale laica dedicata alla nazione. Nel 2011 l'edificio ha riaperto dopo un grande restauro, che ha restituito alle sale la luce e gli spazi pensati in origine.

    Nelle sale trovi i volti di tutti i protagonisti della storia di questa città: Maria Stuarda, i re Stuart, Robert Burns nel celebre ritratto di Alexander Nasmyth, Walter Scott, i filosofi dell'Illuminismo. È il modo più rapido per guardare in faccia la Scozia... e in certi ritratti lo sguardo è così severo che sembra rimproverarti per aver confuso le date di una battaglia.

    Ora torna indietro di pochi passi, verso sud, ed entra nel giardino di St Andrew Square: al centro si alza una colonna altissima con una statua in cima. Quella colonna, oggi, è al centro di una discussione molto seria.

  7. 7. St Andrew Square e il Melville Monument

    St Andrew Square, Edinburgh EH2 2BD, UK

    Mettiti ai piedi della colonna e piega la testa all'indietro: in cima, a più di quaranta metri d'altezza, c'è un uomo di pietra che sembra sorvegliare tutta la città. È Henry Dundas, primo visconte Melville, e la colonna, eretta tra il 1821 e il 1823, è modellata su un monumento che conosci bene: la Colonna Traiana di Roma.

    Per quasi trent'anni, a cavallo tra Settecento e Ottocento, Dundas fu l'uomo più potente di Scozia: lo chiamavano il re senza corona, perché controllava nomine, impieghi e voti. Chi voleva un posto nell'esercito, nella Compagnia delle Indie o nei tribunali doveva passare da lui. Ed era anche ministro a Londra, al fianco di William Pitt.

    Ma c'è una pagina che oggi pesa più di tutte. Nel 1792, quando il Parlamento discusse l'abolizione della tratta degli schiavi, fu Dundas a far inserire nella mozione una parola: gradualmente. La tratta britannica finì solo nel 1807. Gli storici discutono ancora se quella parola fosse realismo politico o un modo per rinviare; di certo, in quegli anni, centinaia di migliaia di africani furono deportati sulle navi britanniche. Negli ultimi anni la città ha aggiunto ai piedi del monumento una targa che racconta proprio questo.

    Dundas cadde anche in un altro modo: nel 1806 fu messo sotto impeachment per irregolarità nei conti della Marina, l'ultimo processo del genere nella storia britannica, e fu assolto. Sul lato est della piazza, arretrata rispetto alla strada, vedi una villa elegante con il portico: è Dundas House, completata nel 1774 per un altro Dundas, Sir Lawrence, proprio sul terreno destinato alla chiesa. Da quasi due secoli è la sede della Royal Bank of Scotland, e dentro conserva un salone con una cupola stellata.

    Ora esci dalla piazza verso sud, lungo South St David Street, e scendi verso Princes Street: davanti a te, nei giardini, si alza una guglia gotica nera come la fuliggine.

  8. 8. Princes Street e lo Scott Monument

    East Princes Street Gardens, Edinburgh EH2 2EJ, UK

    Eccola, la guglia nera alta più di sessanta metri, tutta pinnacoli, archi rampanti e nicchie, che sembra una cattedrale gotica a cui abbiano tolto la chiesa. Sotto il baldacchino, seduto, c'è un uomo di marmo bianco con un grosso cane accanto: è Walter Scott, e questo è uno dei monumenti più grandi mai dedicati a uno scrittore.

    Nel 1838 il concorso per il progetto lo vinse un falegname autodidatta, George Meikle Kemp, che si era presentato sotto pseudonimo, con il nome di un leggendario capomastro medievale dell'abbazia di Melrose. Quando i giudici scoprirono chi era, qualcuno storse il naso. Kemp non vide mai l'opera finita: una sera di nebbia del 1844 cadde nel Union Canal e annegò. Il monumento fu inaugurato nel 1846.

    La statua di Scott, scolpita da John Steell, è di marmo di Carrara: un pezzo di Toscana nel cuore di Edimburgo. Lo scrittore è raffigurato con il suo cane preferito, il levriero scozzese Maida. Tutto intorno, nelle nicchie, stanno sessantaquattro piccole statue di personaggi dei suoi romanzi. E dentro la guglia una scala di 287 gradini sale fino alla piattaforma più alta: stretta, ripida, e verso la cima sempre più stretta.

    E perché è così nero? L'arenaria con cui è costruito ha assorbito per un secolo il fumo di carbone della città, e la fuliggine le è entrata nella pelle. Pulirlo a fondo rischierebbe di danneggiare la pietra, e così Edimburgo ha imparato ad amarlo scuro. Scott, del resto, aveva inventato una Scozia romantica di nebbie e castelli, e la stazione proprio lì sotto, Waverley, porta il nome del suo primo romanzo.

    Sull'altro lato di Princes Street vedi il grande palazzo dell'ex grande magazzino Jenners, chiuso nel 2020. Ora cammina verso est lungo Princes Street, fino in fondo: all'incrocio con North Bridge ti aspetta un duca a cavallo, davanti a un palazzo con la cupola.

  9. 9. General Register House e l'orologio del Balmoral

    2 Princes Street, Edinburgh EH1 3YY, UK

    Davanti a te un cavallo di bronzo si impenna, e in sella c'è il duca di Wellington, il vincitore di Waterloo: una statua di John Steell, inaugurata nel 1852. Dietro di lui, una lunga facciata classica coronata da una cupola: è la General Register House, l'archivio di Scozia, e anche questa porta la firma di Robert Adam.

    Fu iniziata nel 1774, e c'è un dettaglio che fa sorridere: i soldi arrivarono dalle terre confiscate ai giacobiti dopo la rivolta del 1745. I beni dei ribelli servirono a costruire la casa dei documenti del regno. I lavori si fermarono per anni per mancanza di fondi, e il palazzo fu completato solo alla fine degli anni Ottanta del Settecento.

    Perché un archivio così monumentale? Perché la Scozia aveva perso la sua memoria più di una volta. Edoardo I aveva portato via gli archivi del regno insieme alla Pietra del Destino; Cromwell li aveva trasferiti a Londra; e nel 1661, mentre finalmente tornavano a casa via mare, una delle navi affondò con una parte dei documenti. Da allora, nessun rischio: muri spessi, volte di pietra contro gli incendi, e una delle più antiche sedi d'archivio costruite apposta e ancora in uso al mondo.

    Ora girati e guarda l'orologio sulla torre dall'altro lato della strada: è quello del Balmoral, l'albergo aperto nel 1902 come hotel della ferrovia. Quell'orologio va avanti di tre minuti, apposta, perché i viaggiatori non perdano il treno nella stazione lì sotto. C'è un solo momento dell'anno in cui segna l'ora esatta: l'ultimo dell'anno, perché a Hogmanay nessuno deve sbagliare la mezzanotte. Per quasi un secolo l'albergo si è chiamato North British Hotel, dal nome della compagnia ferroviaria che lo costruì.

    Ora prosegui verso est lungo Waterloo Place. Attraverserai un ponte quasi senza accorgertene, il Regent Bridge, che scavalca un'intera valle; poco dopo, sulla destra, si apre il cancello di un vecchio cimitero con una torre rotonda.

  10. 10. Old Calton Burial Ground: la tomba di David Hume

    Waterloo Place, Edinburgh EH1 3BQ, UK

    Varca il cancello e guarda la torre rotonda di pietra che domina il cimitero, severa come un mausoleo romano. Qui riposa David Hume, il più grande filosofo di Scozia, e la tomba gliela disegnò un amico: Robert Adam, lo stesso architetto della piazza e dell'archivio che hai già incontrato.

    Hume morì nel 1776, e per tutta la vita era stato sospettato di ateismo: scettico sui miracoli, sulla causalità, sull'immortalità dell'anima. Quando fu sepolto, racconta la storia, una folla di curiosi venne a guardare la tomba per vedere se il diavolo sarebbe arrivato a prendersi la sua anima, e gli amici la sorvegliarono per alcune notti. Lui, prima di morire, aveva chiesto un'iscrizione semplicissima: il nome, gli anni, e lasciare ai posteri il compito di aggiungere il resto.

    Poco più in là, l'obelisco alto e scuro è il monumento ai martiri politici, eretto nel 1844. Ricorda Thomas Muir e gli altri riformatori che, nel 1793 e nel 1794, furono condannati alla deportazione in Australia per aver chiesto una cosa che oggi ci sembra ovvia: un Parlamento eletto da molti più cittadini. Il governo di allora, in cui Henry Dundas aveva un ruolo centrale, li considerava sovversivi pericolosi.

    E poi c'è una sorpresa americana: una statua di Abramo Lincoln, con ai suoi piedi un uomo liberato dalla schiavitù che alza la mano. È il monumento ai soldati scozzesi che combatterono nella guerra civile americana, inaugurato nel 1893, e fu la prima statua di un presidente degli Stati Uniti eretta fuori dal paese. Nota anche come la strada tagli in due il cimitero: quando si costruì Waterloo Place, nel secondo decennio dell'Ottocento, si passò proprio in mezzo alle tombe.

    Esci dal cimitero e cerca, poco più avanti sull'altro lato della strada, la scalinata che sale a Calton Hill. Preparati: la salita è ripida, ma in cima ti aspetta un tempio greco rimasto a metà.

  11. 11. Calton Hill: il National Monument e il Nelson Monument

    Calton Hill, Edinburgh EH7 5AA, UK

    Eccoti in cima, davanti a dodici enormi colonne doriche allineate su un basamento di pietra, che non sostengono niente. Sembra un tempio greco in rovina, ma non è mai stato finito. È il National Monument, e per decenni a Edimburgo lo hanno chiamato la vergogna della città.

    Doveva ricordare i soldati e i marinai scozzesi caduti nelle guerre napoleoniche, ed essere una copia del Partenone di Atene. La prima pietra fu posata nel 1822, durante la visita di Giorgio IV; i lavori, affidati a Charles Cockerell e William Henry Playfair, cominciarono nel 1826. Tre anni dopo i soldi finirono, e restarono queste dodici colonne. Eppure, incompiuto com'è, ha fissato per sempre il soprannome della città: l'Atene del Nord.

    Girati verso la torre che sembra un cannocchiale rovesciato: è il Nelson Monument, costruito dopo la vittoria di Trafalgar. In cima c'è una palla del tempo: ogni giorno, all'una, scende di colpo, mentre dal castello spara il cannone dell'una. Servivano ai capitani delle navi nel porto di Leith per regolare i cronometri. E il 21 ottobre, anniversario di Trafalgar, sulla torre sventolano le bandiere con il celebre segnale di Nelson alla flotta.

    Ora guarda a nord-est, verso il mare. La lunga strada che scende fino al porto è Leith Walk, e quella parte di città fu uno dei cuori della comunità italiana di Edimburgo. Dalla fine dell'Ottocento arrivarono famiglie dal Lazio, dalla Val di Comino, e dalla Toscana, da Barga: aprirono gelaterie e friggitorie di fish and chips. Nel giugno del 1940, quando l'Italia entrò in guerra, le vetrine di molti negozi italiani furono spaccate e gli uomini internati come stranieri nemici. Il 2 luglio di quell'anno la nave Arandora Star, che li deportava in Canada, fu silurata, e morirono centinaia di italiani. Tra loro c'era il padre di Eduardo Paolozzi, nato a Leith, che sarebbe diventato uno dei grandi scultori del Novecento.

    Ora attraversa la sommità della collina verso sud-ovest, oltre l'osservatorio, fino a un piccolo tempietto rotondo affacciato sulla città: è lì che finisce la passeggiata, davanti alla vista più bella di Edimburgo.

  12. 12. Dugald Stewart Monument: la vista sull'Atene del Nord

    Calton Hill, Edinburgh EH7 5AA, UK

    Ecco il tempietto rotondo, con le sue colonne corinzie e la piccola cupola, e alle sue spalle la cartolina più famosa della città: i tetti della Old Town, la guglia nera dello Scott Monument, la torre dell'orologio del Balmoral, Princes Street, e in fondo il castello sulla sua rupe. Se c'è un punto da cui Edimburgo si capisce tutta in un colpo d'occhio, è questo.

    Il monumento è dedicato a Dugald Stewart, professore di filosofia morale all'Università di Edimburgo, morto nel 1828. Le sue lezioni erano così famose che arrivavano studenti da tutta Europa e dall'America, e un futuro primo ministro britannico, Lord Palmerston, visse da ragazzo in casa sua. William Henry Playfair, lo stesso del National Monument, lo disegnò nel 1831 ispirandosi a un monumento antico di Atene, quello di Lisicrate.

    Dietro di te c'è il City Observatory, anche questo di Playfair, e appena sotto la cima una casa, Rock House, dove negli anni Quaranta dell'Ottocento Hill e Adamson, i pionieri che hai incontrato su George Street, scattavano i loro ritratti all'aperto, alla luce del sole, perché le prime fotografie avevano bisogno di tantissima luce. Su questa collina la scienza e l'arte si davano appuntamento.

    Guarda giù e pensa a tutto questo come a un'unica frase. Nel Settecento, in poche strade, vivevano David Hume, Adam Smith, il geologo James Hutton, il chimico Joseph Black: era l'Illuminismo scozzese. Si racconta che un visitatore inglese abbia detto che, in piedi alla Mercat Cross, poteva stringere la mano a cinquanta uomini di genio in pochi minuti. La New Town che hai attraversato fu la loro città ideale: razionale, luminosa, ordinata. E anche esclusiva, costruita voltando le spalle alla città vecchia.

    Il bello di Edimburgo è che alla fine non ha dovuto scegliere. La città vecchia medievale e la città nuova georgiana sono ancora una di fronte all'altra, separate solo da una valle di giardini, e dal 1995 sono insieme patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Resta qui ancora un momento, magari al tramonto, quando la luce accende la pietra... la passeggiata finisce qui, ma la vista no.