Berlino prussiana: da Unter den Linden all'Isola dei Musei, sulle tracce degli Hohenzollern

Re, ugonotti, filosofi e regine nel cuore di Berlino: l'Opera di Federico il Grande, i templi di Schinkel, il castello ricostruito, il Duomo con la cripta reale e il quartiere più antico della città

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  1. 1. Unter den Linden e l'Università Humboldt

    Unter den Linden 6, 10117 Berlin, Germany

    Davanti a te, oltre una cancellata e due file di alberi, si apre un palazzo barocco color crema con due statue sedute in marmo ai lati del cortile. Sei su Unter den Linden, il viale dei tigli, e questo è l'edificio principale dell'Università Humboldt di Berlino.

    Il palazzo non nacque per gli studenti. Fu costruito a metà del Settecento per il principe Enrico di Prussia, fratello minore di Federico il Grande: un uomo colto e un generale capace, eternamente all'ombra del fratello re. Nel 1810, in una Prussia umiliata da Napoleone, Wilhelm von Humboldt vi fondò un'università di tipo nuovo: ricerca e insegnamento insieme, libertà di studiare e di insegnare. È il modello che le università di mezzo mondo avrebbero poi copiato.

    Le due statue sono proprio i fratelli Humboldt: Wilhelm, il linguista e riformatore, e Alexander, l'esploratore che risalì l'Orinoco e tentò la scalata del Chimborazo. Tra queste mura sono passati Hegel, che vi insegnò filosofia, i fratelli Grimm, Max Planck, Albert Einstein. E un giovane studente di diritto arrivato da Treviri, Karl Marx, che qui seguì i corsi alla fine degli anni Trenta dell'Ottocento.

    Se le porte sono aperte, sbircia nello scalone d'ingresso: sulla parete di marmo rosso brillano in lettere d'oro le parole dell'undicesima tesi su Feuerbach. I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo in modi diversi, ora si tratta di trasformarlo. Le fece incidere la Germania Est negli anni Cinquanta, e dopo la riunificazione si decise di lasciarle dove sono, come documento della storia.

    Anche il viale è una storia prussiana. I primi tigli furono piantati nel 1647 per volere del Grande Elettore, lungo la strada che portava dal castello al bosco di caccia del Tiergarten. Ma il nome non ha sempre protetto gli alberi: negli anni Trenta molti furono abbattuti durante i lavori per una galleria ferroviaria, e quelli che vedi sono stati ripiantati dopo la guerra. Adesso attraversa il viale: proprio di fronte si apre una grande piazza lastricata.

  2. 2. Bebelplatz e l'Opera di Stato

    Bebelplatz, 10117 Berlin, Germany

    Sei al centro di una vasta piazza lastricata, chiusa da edifici monumentali: a sinistra l'Opera di Stato con il suo portico di colonne, sul fondo la cupola verde di una chiesa rotonda, a destra un palazzo dalla facciata curva che i berlinesi chiamano il Comò. In mezzo, quasi invisibile, una lastra di vetro nel selciato.

    Questa piazza fu il sogno di Federico il Grande appena salito al trono, nel 1740: un Forum Fridericianum, un foro alla romana dedicato alle arti e al sapere. L'architetto Knobelsdorff costruì per lui l'Opera, inaugurata nel dicembre 1742, ancora incompiuta, con un'opera in italiano: Cleopatra e Cesare di Carl Heinrich Graun. Per decenni a Berlino si cantò soprattutto in italiano, con cantanti fatti venire dall'Italia, e si racconta che il re, flautista appassionato, seguisse le recite leggendo la partitura alle spalle del direttore.

    La chiesa rotonda è la cattedrale cattolica di Sant'Edvige, voluta dal re protestante per i nuovi sudditi cattolici della Slesia appena conquistata: un piccolo Pantheon in terra prussiana. E il Comò, la Vecchia Biblioteca reale, riprende un progetto di Fischer von Erlach per la Hofburg di Vienna. Così, in una sola piazza, Roma e Vienna si danno appuntamento sotto il cielo del Brandeburgo.

    Ora guarda la lastra di vetro. La sera del 10 maggio 1933 studenti nazisti e uomini delle SA ammassarono qui migliaia di libri presi dalle biblioteche e li diedero alle fiamme: Heine, Marx, Freud, Tucholsky, Erich Kästner, che assisteva tra la folla al rogo delle proprie opere. Goebbels parlò davanti al fuoco. Sotto il vetro, l'artista israeliano Micha Ullman ha creato nel 1995 una biblioteca sotterranea di scaffali bianchi e vuoti, con posto per circa ventimila volumi.

    Accanto, una targa riporta una frase di Heinrich Heine scritta più di un secolo prima: là dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini. E l'Opera? Distrutta due volte, dal fuoco e dalle bombe, ricostruita, chiusa per un lungo restauro e riaperta nel 2017. Adesso prosegui verso sud, verso la piazza più elegante di Berlino.

  3. 3. Gendarmenmarkt, la piazza degli ugonotti

    Gendarmenmarkt, 10117 Berlin, Germany

    Fermati al centro della piazza e gira lentamente su te stesso: a nord e a sud due chiese gemelle con altissime torri sormontate da cupole, e in mezzo, in cima a una scalinata, un tempio neoclassico con colonne ioniche. Davanti, il poeta Friedrich Schiller in marmo bianco, circondato da quattro figure femminili. Il nome della piazza viene dai Gens d'armes, un reggimento di cavalleria che nel Settecento aveva qui le sue scuderie.

    Questa piazza racconta un esodo. Nel 1685 Luigi XIV revocò l'Editto di Nantes, e i protestanti francesi, gli ugonotti, persero ogni diritto. Il Grande Elettore di Brandeburgo rispose pochi giorni dopo con l'Editto di Potsdam: venite da noi. Ne arrivarono a migliaia, artigiani, medici, giardinieri, tessitori, e intorno al 1700 si calcola che una parte consistente dei berlinesi parlasse francese. La chiesa a nord, il Duomo francese, era la loro.

    Ma attento alla parola Dom: qui non significa cattedrale. Le due chiese erano edifici modesti; fu Federico il Grande, intorno al 1780, a far aggiungere quelle torri enormi con le cupole, in francese dôme, per pura scenografia. Si dice che si sia ispirato alle chiese gemelle di Piazza del Popolo, a Roma. Le torri non servono alle chiese: sono un sipario barocco messo davanti al cielo.

    Il tempio in mezzo è il Konzerthaus, nato come teatro, lo Schauspielhaus di Karl Friedrich Schinkel, inaugurato nel 1821. Poche settimane dopo, qui debuttò Il franco cacciatore di Carl Maria von Weber, l'opera che i tedeschi sentirono come la prima davvero loro, dopo un secolo di melodramma italiano. E nel dialetto berlinese sopravvive una traccia degli ugonotti: la polpetta si chiama Bulette, dal francese boulette.

    Il giorno di Natale del 1989, poche settimane dopo la caduta del Muro, Leonard Bernstein diresse in questa sala la Nona di Beethoven con musicisti dell'Est e dell'Ovest, e cambiò una parola: invece di Gioia, Libertà. Adesso esci dalla piazza verso est e cerca una chiesa di mattoni rossi con due torri quadrate.

  4. 4. Friedrichswerdersche Kirche, il gotico di Schinkel

    Werderscher Markt, 10117 Berlin, Germany

    Davanti a te si alza una chiesa di mattoni rossi, stretta e alta, con due torri quadrate e finestre a sesto acuto: sembra uscita da un college inglese più che dal cuore di Berlino. Intorno, palazzi nuovissimi le stanno quasi addosso.

    È la Friedrichswerdersche Kirche, costruita tra il 1824 e il 1831 da Karl Friedrich Schinkel, l'architetto che ha disegnato il volto della Berlino prussiana. Lo stesso uomo che altrove costruiva templi greci, qui scelse il gotico e il mattone, e Berlino ebbe una delle sue prime grandi chiese neogotiche. Presentò diversi progetti, anche classici, e alla fine prevalse quello gotico, vicino al gusto romantico della corte, innamorata del Medioevo cavalleresco.

    Il mattone, per Schinkel, fu una rivelazione: un materiale onesto, tipico del Brandeburgo, che voleva nobilitare. Pochi anni dopo, a due passi da qui, costruì la Bauakademie, la scuola di architettura, un cubo di mattoni rossi che molti considerano un antenato degli edifici moderni. La Germania Est la demolì nel 1962 per far posto al proprio ministero degli Esteri, che a sua volta fu abbattuto dopo la riunificazione. Oggi si discute da anni di ricostruirla.

    La chiesa stessa ha rischiato di morire due volte. Le bombe della guerra la sventrarono; la Germania Est la restaurò negli anni Ottanta e vi aprì un museo dedicato proprio a Schinkel. Poi, nel 2012, gli scavi per i palazzi di lusso accanto aprirono crepe nelle volte, e la chiesa dovette chiudere per anni. È stata riaperta solo nel 2020, come museo di sculture dell'Ottocento.

    Dentro, se è aperta, ti aspettano statue bianche di marmo sotto le volte stellate, figure mitologiche e ritratti di principi, immobili nella luce colorata delle vetrate. Fuori, nella piccola Schinkelplatz, l'architetto stesso ti osserva in bronzo dal suo piedistallo. Ora dirigiti verso nord, verso Unter den Linden: cerca un piccolo tempio dorico tra gli alberi, accanto a un grande palazzo barocco.

  5. 5. Neue Wache, la Pietà di Käthe Kollwitz

    Unter den Linden 4, 10117 Berlin, Germany

    Tra gli alberi di Unter den Linden ti aspetta un piccolo edificio massiccio, con un portico di colonne doriche e un frontone pieno di figure in lotta. Sembra un tempio greco, ma è nato come caserma per la guardia del re.

    È la Neue Wache, la Nuova Guardia, il primo grande lavoro di Schinkel a Berlino, costruita tra il 1816 e il 1818. Federico Guglielmo III, che abitava in un palazzo poco lontano sul viale, volle un posto di guardia degno della vittoria su Napoleone. Schinkel immaginò la pianta come un castrum romano, un accampamento fortificato con torri agli angoli, e davanti vi pose le colonne di un tempio.

    Entra. Dentro c'è un'unica stanza grigia, quasi vuota, e al centro una scultura sola: una madre seduta che stringe tra le braccia il figlio morto. È la Pietà di Käthe Kollwitz, ingrandita da una piccola statuetta dell'artista. La Kollwitz perse il figlio Peter, diciottenne, nelle Fiandre nell'ottobre del 1914, nei primi mesi della Prima guerra mondiale. Da quel dolore privato è nata una delle immagini più forti del lutto tedesco.

    Alza gli occhi: nel soffitto si apre un foro rotondo verso il cielo, come nel Pantheon. Quando piove, la pioggia cade sulla madre e sul figlio; d'inverno, la neve li copre. Questa stanza ha cambiato significato con ogni regime: memoriale dei caduti della Grande guerra dal 1931, poi, nella Germania Est, monumento alle vittime del fascismo e del militarismo, con una fiamma eterna e il cambio della guardia al passo dell'oca. Dal 1993 è il memoriale centrale della Repubblica federale per le vittime della guerra e della tirannia.

    Qui non c'è niente da comprare né da fotografare in posa. Solo un silenzio che tutti, berlinesi e turisti, sembrano rispettare d'istinto. Quando esci, gira a sinistra lungo il viale, oltrepassa il grande arsenale barocco e attraversa il ponte delle statue: davanti a te si alza la mole del castello degli Hohenzollern.

  6. 6. Humboldt Forum, il castello ritrovato

    Schloßplatz, 10178 Berlin, Germany

    Davanti a te si alza un enorme palazzo barocco color sabbia, con portali monumentali, colonne giganti e una cupola verde sormontata da una croce dorata. Sembra lì da trecento anni. In realtà, quasi tutto quello che vedi è stato costruito in questo secolo.

    Qui sorgeva lo Stadtschloss, il castello di Berlino, residenza degli Hohenzollern per quasi cinque secoli, dal Quattrocento fino al 1918. Intorno al 1700 il grande architetto e scultore Andreas Schlüter lo trasformò in uno dei palazzi barocchi più potenti d'Europa, per il primo re di Prussia, Federico I. E proprio da un balcone di questo castello, il 9 novembre 1918, nel giorno in cui l'imperatore perse il trono, Karl Liebknecht proclamò una repubblica socialista.

    Il castello fu gravemente danneggiato dalle bombe, ma nel 1945 era ancora in piedi. Nel 1950 la Germania Est lo fece saltare con la dinamite: un simbolo della monarchia prussiana non aveva posto nella nuova capitale socialista. Al suo posto, negli anni Settanta, sorse il Palast der Republik, con le sue vetrate color bronzo: parlamento, sale da concerto, bowling, ristoranti. Pieno di amianto, fu chiuso e poi demolito tra il 2006 e il 2008.

    E qui c'è un dettaglio che ti riguarda: il concorso per la ricostruzione l'ha vinto un architetto italiano, Franco Stella, veneto della provincia di Vicenza. Ha ricostruito tre facciate barocche e il cortile di Schlüter, e ha disegnato in forme sobrie e moderne il lato verso il fiume. Lo Humboldt Forum ha aperto nel 2021 con musei dedicati alle culture extraeuropee, e il dibattito non si è mai spento: sulla legittimità di copiare il passato, sulla croce della cupola, sugli oggetti arrivati nei musei in epoca coloniale.

    E il balcone di Liebknecht? È sopravvissuto: la Germania Est lo smontò e lo incastonò nella facciata del suo Consiglio di Stato, sul lato sud della piazza, come reliquia rivoluzionaria. Il castello, insomma, è sopravvissuto a pezzi, nei posti più inattesi. Ora gira verso nord: oltre la strada si apre un prato con fontane davanti a un tempio di colonne.

  7. 7. Lustgarten e Altes Museum

    Am Lustgarten, 10178 Berlin, Germany

    Ti trovi su un grande prato con fontane, chiuso a nord da un colonnato lunghissimo: diciotto colonne ioniche in fila, sopra una scalinata larga quanto la facciata. A destra, la mole scura del Duomo. Davanti alle colonne, posata a terra, un'enorme vasca di granito lucido.

    Questo è il Lustgarten, il giardino delle delizie del castello. Nel Seicento era un orto principesco, e la tradizione vuole che qui siano cresciute alcune delle prime patate del Brandeburgo. Poi Federico Guglielmo I, il re soldato, lo trasformò in piazza d'armi per far marciare i suoi granatieri, e nel Novecento i nazisti lo lastricarono per le adunate di massa. Il prato che vedi è tornato solo alla fine degli anni Novanta.

    L'edificio con le colonne è l'Altes Museum di Schinkel, aperto nel 1830: uno dei primi musei d'Europa costruiti apposta per mostrare l'arte al pubblico, non solo alla corte. All'interno c'è una rotonda con cupola a cassettoni ispirata al Pantheon di Roma, circondata da statue antiche. Si dice che il motto dei suoi creatori fosse: prima dilettare, poi istruire. Nel 1830 entrare in un museo senza essere nobili o studiosi era quasi una rivoluzione: qui un artigiano berlinese poteva trovarsi faccia a faccia con gli dei greci.

    Ora la vasca. È un blocco unico di granito, ricavato da un gigantesco masso erratico portato fin qui dai ghiacciai, il Markgrafenstein, e levigato con macchine a vapore dal maestro scalpellino Christian Gottlieb Cantian. Misura quasi sette metri di diametro. Doveva stare nella rotonda del museo, ma risultò troppo grande, così la sistemarono fuori. I berlinesi, ovviamente, la chiamano la zuppiera.

    Siediti sulla scalinata del museo, come fanno gli studenti: con il Duomo a destra e il castello ricostruito alle spalle, in un solo sguardo hai trono, altare e sapere, i tre pilastri su cui la Prussia volle costruire la propria immagine. Ora costeggia il museo sulla sinistra e raggiungi il canale: lì una scalinata bianca, modernissima, porta dentro l'isola.

  8. 8. James-Simon-Galerie e Pergamonmuseum

    Bodestraße 1-3, 10178 Berlin, Germany

    Lungo il canale del Kupfergraben si alza un colonnato bianco sottilissimo, quasi astratto, sopra una scalinata che sembra scendere direttamente verso l'acqua. Dietro, un po' più a nord, la massa grigia e severa del Pergamonmuseum.

    La galleria bianca è la James-Simon-Galerie, progettata da David Chipperfield e aperta nel 2019 come nuovo ingresso dell'Isola dei Musei. Porta il nome di un uomo che Berlino aveva quasi dimenticato: James Simon, ricco commerciante ebreo di tessuti, collezionista e mecenate. Finanziò gli scavi di Amarna, in Egitto, dove nel 1912 venne alla luce il busto di Nefertiti, e nel 1920 lo donò ai musei berlinesi insieme a moltissimi altri oggetti.

    Simon morì nel 1932, pochi mesi prima dell'arrivo al potere dei nazisti, e sotto il nuovo regime il suo nome sparì dai musei che aveva arricchito. Per decenni quasi nessuno ricordò che la regina più famosa della città era il dono di un berlinese ebreo. Dedicargli il nuovo ingresso, quasi novant'anni dopo la sua morte, è stato un atto di riparazione.

    Il Pergamonmuseum, costruito tra il 1910 e il 1930, nacque per contenere oggetti troppo grandi per qualsiasi altro museo: interi edifici antichi. L'altare di Pergamo, dall'Asia Minore, con il suo fregio di dei e giganti in lotta; la Porta del mercato di Mileto; la Porta di Ishtar di Babilonia, con leoni e draghi in mattoni smaltati di blu. Arrivata in casse, frammento dopo frammento, la Porta di Ishtar fu ricomposta qui con pazienza da restauratori che lavorarono per anni sui mattoni smaltati. È chiuso per un lungo restauro dal 2023, ma resta il cuore simbolico dell'isola.

    Tutta l'isola, cinque musei costruiti nell'arco di un secolo, è patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1999. Il sogno era di Federico Guglielmo IV, il re romantico: trasformare una lingua di terra tra due rami della Sprea in un santuario per l'arte e la scienza. Ora prosegui verso nord-est, fino a un tempio rialzato con un re di bronzo a cavallo davanti.

  9. 9. Alte Nationalgalerie e i colonnati

    Bodestraße 1-3, 10178 Berlin, Germany

    Davanti a te, su un alto basamento, sta un tempio classico con un'ampia scalinata a doppia rampa, e in cima un re di bronzo a cavallo che guarda verso il giardino. Intorno, un cortile racchiuso da colonnati, con statue tra prati e aiuole.

    È l'Alte Nationalgalerie, aperta nel 1876, progettata da Friedrich August Stüler sulla base di uno schizzo dello stesso re Federico Guglielmo IV, l'uomo a cavallo. Stüler, allievo di Schinkel, aveva già costruito qui accanto il Neues Museum, quello che oggi custodisce Nefertiti. Sul fregio si legge: all'arte tedesca, e la data 1871, l'anno della nascita dell'Impero. Un museo-tempio per una nazione appena unificata, che voleva dimostrare di avere un'anima e non soltanto cannoni.

    La statua equestre è opera di uno scultore berlinese dal nome che ti suonerà familiare, Alexander Calandrelli, figlio di un incisore italiano trasferitosi in Prussia. E dentro ti aspettano i capolavori dell'Ottocento tedesco: il Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich, una minuscola figura davanti a un mare e a un cielo infiniti, e la grande Fonderia di Adolph Menzel, con gli operai sudati nella luce del ferro incandescente.

    I colonnati intorno al cortile non sono solo decorazione: legano i musei come un chiostro laico. Siediti un attimo su una panchina: tra le statue e le colonne, con il rumore della città attutito, è uno dei luoghi più quieti del centro. Federico Guglielmo IV, il re che amava disegnare architetture più che governare, qui ha lasciato il suo sogno più riuscito.

    Ma osserva da vicino le colonne e i muri: molti portano ancora i segni delle schegge e dei proiettili della battaglia del 1945. Nella Berlino divisa questi musei finirono nella parte Est, mentre molte opere evacuate durante la guerra restarono all'Ovest; solo dopo il 1990 le collezioni sono state riunite. Adesso torna verso sud, verso la grande cupola verde che domina l'isola.

  10. 10. Berliner Dom e la cripta degli Hohenzollern

    Am Lustgarten, 10178 Berlin, Germany

    Hai davanti la facciata più teatrale di Berlino: colonne, statue, torri angolari e una cupola verde rame che sale fino a quasi cento metri. È il Berliner Dom, e non ha paura di farsi notare.

    Fu costruito tra il 1894 e il 1905 da Julius Raschdorff per volere dell'imperatore Guglielmo II. Per fargli posto fu abbattuto il duomo precedente, molto più modesto, che Schinkel stesso aveva rimaneggiato. Il Kaiser voleva una chiesa protestante capace di rivaleggiare con San Pietro a Roma, una risposta alla cupola di Michelangelo nella capitale del nuovo Impero. Il risultato è un edificio enorme e sovraccarico, che gli architetti hanno spesso criticato... e che i berlinesi hanno finito per amare.

    Il cuore del Duomo, però, è sotto i tuoi piedi. Nella cripta riposano circa novanta membri della dinastia Hohenzollern, in sarcofagi e bare che coprono cinque secoli: legno, stagno, piombo, marmo, alcuni semplicissimi, altri coperti di corone e aquile. È uno dei sepolcri dinastici più importanti d'Europa. Lì sotto, finalmente, il potere prussiano tace.

    Nella chiesa spiccano i sarcofagi dorati del primo re di Prussia, Federico I, e della moglie Sofia Carlotta, disegnati da Andreas Schlüter, lo stesso del castello. Sofia Carlotta era una donna coltissima, amica e corrispondente del filosofo Leibniz, e con il suo sostegno nacque nel 1700 l'Accademia delle Scienze di Berlino. Sopra di loro l'organo Sauer, con oltre settemila canne, riempie la navata come un'onda.

    La guerra colpì duramente anche il Duomo: nel 1944 un incendio danneggiò gravemente la cupola, e per decenni la chiesa rimase ferita nel cuore di Berlino Est. La Germania Est fece abbattere l'ala nord, la cappella commemorativa degli Hohenzollern, e i restauri si sono conclusi solo negli anni Novanta. Ora attraversa la Sprea sul ponte verso est e, con la torre della televisione alla tua sinistra, scendi verso sud nel quartiere più antico della città.

  11. 11. Nikolaiviertel, la culla di Berlino

    Nikolaikirchplatz, 10178 Berlin, Germany

    Entri in un dedalo di vicoli acciottolati, con lampioni d'epoca, tetti spioventi e taverne, e al centro una chiesa di pietra con due guglie gemelle appuntite. Sembra un borgo medievale miracolosamente sopravvissuto. Non lo è... ed è proprio questo il bello.

    La Nikolaikirche è la chiesa più antica di Berlino: i lavori cominciarono intorno al 1230, quando qui, sulla riva della Sprea, cresceva un piccolo centro di mercanti. Berlino era una delle due città gemelle: di fronte, sull'isola, c'era Cölln, citata in un documento del 1237, la data che la città considera la propria nascita. Le due si unirono nel Trecento, e gli elettori Hohenzollern ne fecero, a poco a poco, la loro capitale.

    Nel 1945 le bombe e i combattimenti rasero al suolo quasi tutto il quartiere, e per decenni restò un vuoto. Poi, per il 750° anniversario della città, nel 1987, la Germania Est decise di ricostruirlo: molte case che vedi sono prefabbricati in cemento travestiti da edifici storici, con timpani e abbaini, su progetto dell'architetto Günter Stahn. Un Medioevo socialista in calcestruzzo, nato anche per competere con le celebrazioni di Berlino Ovest.

    Qualcosa però è tornato davvero. Cerca, verso il fiume, il palazzo rococò all'angolo con i balconi dorati: è il Palais Ephraim, costruito per Veitel Heine Ephraim, banchiere ebreo e appaltatore della zecca di Federico il Grande. Durante la guerra dei Sette anni coniò per il re monete con sempre meno argento, e i berlinesi ci fecero sopra rime velenose. Il palazzo fu smontato negli anni Trenta per allargare la strada; parti della facciata, conservate a Berlino Ovest, furono restituite negli anni Ottanta per ricostruirlo qui vicino.

    Dentro la Nikolaikirche, nel Seicento, predicò Paul Gerhardt, il più grande poeta di inni religiosi in lingua tedesca, che perse il posto per non essersi piegato a un editto del Grande Elettore. Fede contro sovrano, anche qui. Ora esci dal quartiere verso nord: davanti a te si alza un enorme municipio di mattoni rossi con una torre altissima.

  12. 12. Rotes Rathaus e la fontana di Nettuno

    Rathausstraße 15, 10178 Berlin, Germany

    Davanti a te si alza un palazzo massiccio di mattoni rossi, con arcate al pianterreno e una torre quadrata alta settantaquattro metri. È il Rotes Rathaus, il Municipio Rosso: e il rosso, attenzione, è quello dei mattoni, non della politica.

    Fu costruito tra il 1861 e il 1869 su progetto di Hermann Friedrich Waesemann, in uno stile ispirato al Rinascimento dell'Italia settentrionale. Era il palazzo della borghesia berlinese, che si arricchiva con le ferrovie e le fabbriche e voleva un municipio capace di guardare negli occhi il castello reale, a poche centinaia di metri. Il re aveva il suo palazzo; la città, adesso, aveva il suo.

    Fai qualche passo lungo la facciata e guarda sopra le finestre del pianterreno: corre un fregio di terracotta in trentasei pannelli, la Cronaca di pietra, che racconta la storia di Berlino dalle origini fino alla fondazione dell'Impero nel 1871. Pescatori, monaci, principi elettori, soldati, mercanti... un fumetto ottocentesco in argilla cotta.

    Nella Berlino divisa questo fu il municipio della parte Est, mentre Berlino Ovest era governata dal municipio di Schöneberg, quello del celebre discorso di Kennedy. Dal 1991 il Rotes Rathaus è di nuovo la sede del sindaco e del governo di tutta Berlino. Davanti c'è la grande fontana di Nettuno di Reinhold Begas, del 1891: il dio del mare è circondato da quattro figure femminili che rappresentano i fiumi della Prussia, il Reno, l'Elba, l'Oder e la Vistola. Un tempo stava davanti al castello degli Hohenzollern; la Germania Est la spostò qui.

    Hai camminato dal viale dei tigli fino al municipio, attraverso re, ugonotti, filosofi, musei e regine. Gli Hohenzollern non regnano più dal 1918, eppure il loro castello è tornato, i loro sarcofagi riposano sotto il Duomo e la loro fontana gorgoglia davanti ai cittadini. Siediti sul bordo della vasca, ascolta l'acqua... e la passeggiata finisce qui.