James-Simon-Galerie e Pergamonmuseum

Why is it significant?

Lungo il canale del Kupfergraben si alza un colonnato bianco sottilissimo, quasi astratto, sopra una scalinata che sembra scendere direttamente verso l'acqua. Dietro, un po' più a nord, la massa grigia e severa del Pergamonmuseum.

Key Facts

PlaceJames-Simon-Galerie e Pergamonmuseum
AddressBodestraße 1-3, 10178 Berlin, Germany
Geo Coordinates52.51990, 13.39700
Part of WalkBerlino prussiana: da Unter den Linden all'Isola dei Musei, sulle tracce degli Hohenzollern
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Lungo il canale del Kupfergraben si alza un colonnato bianco sottilissimo, quasi astratto, sopra una scalinata che sembra scendere direttamente verso l'acqua. Dietro, un po' più a nord, la massa grigia e severa del Pergamonmuseum.

La galleria bianca è la James-Simon-Galerie, progettata da David Chipperfield e aperta nel 2019 come nuovo ingresso dell'Isola dei Musei. Porta il nome di un uomo che Berlino aveva quasi dimenticato: James Simon, ricco commerciante ebreo di tessuti, collezionista e mecenate. Finanziò gli scavi di Amarna, in Egitto, dove nel 1912 venne alla luce il busto di Nefertiti, e nel 1920 lo donò ai musei berlinesi insieme a moltissimi altri oggetti.

Simon morì nel 1932, pochi mesi prima dell'arrivo al potere dei nazisti, e sotto il nuovo regime il suo nome sparì dai musei che aveva arricchito. Per decenni quasi nessuno ricordò che la regina più famosa della città era il dono di un berlinese ebreo. Dedicargli il nuovo ingresso, quasi novant'anni dopo la sua morte, è stato un atto di riparazione.

Il Pergamonmuseum, costruito tra il 1910 e il 1930, nacque per contenere oggetti troppo grandi per qualsiasi altro museo: interi edifici antichi. L'altare di Pergamo, dall'Asia Minore, con il suo fregio di dei e giganti in lotta; la Porta del mercato di Mileto; la Porta di Ishtar di Babilonia, con leoni e draghi in mattoni smaltati di blu. Arrivata in casse, frammento dopo frammento, la Porta di Ishtar fu ricomposta qui con pazienza da restauratori che lavorarono per anni sui mattoni smaltati. È chiuso per un lungo restauro dal 2023, ma resta il cuore simbolico dell'isola.

Tutta l'isola, cinque musei costruiti nell'arco di un secolo, è patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1999. Il sogno era di Federico Guglielmo IV, il re romantico: trasformare una lingua di terra tra due rami della Sprea in un santuario per l'arte e la scienza. Ora prosegui verso nord-est, fino a un tempio rialzato con un re di bronzo a cavallo davanti.

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