Gendarmenmarkt, la piazza degli ugonotti
Why is it significant?
Fermati al centro della piazza e gira lentamente su te stesso: a nord e a sud due chiese gemelle con altissime torri sormontate da cupole, e in mezzo, in cima a una scalinata, un tempio neoclassico con colonne ioniche.
Key Facts
| Place | Gendarmenmarkt, la piazza degli ugonotti |
|---|---|
| Address | Gendarmenmarkt, 10117 Berlin, Germany |
| Geo Coordinates | 52.51360, 13.39290 |
| Part of Walk | Berlino prussiana: da Unter den Linden all'Isola dei Musei, sulle tracce degli Hohenzollern |
| Generated | Generated |
Fermati al centro della piazza e gira lentamente su te stesso: a nord e a sud due chiese gemelle con altissime torri sormontate da cupole, e in mezzo, in cima a una scalinata, un tempio neoclassico con colonne ioniche. Davanti, il poeta Friedrich Schiller in marmo bianco, circondato da quattro figure femminili. Il nome della piazza viene dai Gens d'armes, un reggimento di cavalleria che nel Settecento aveva qui le sue scuderie.
Questa piazza racconta un esodo. Nel 1685 Luigi XIV revocò l'Editto di Nantes, e i protestanti francesi, gli ugonotti, persero ogni diritto. Il Grande Elettore di Brandeburgo rispose pochi giorni dopo con l'Editto di Potsdam: venite da noi. Ne arrivarono a migliaia, artigiani, medici, giardinieri, tessitori, e intorno al 1700 si calcola che una parte consistente dei berlinesi parlasse francese. La chiesa a nord, il Duomo francese, era la loro.
Ma attento alla parola Dom: qui non significa cattedrale. Le due chiese erano edifici modesti; fu Federico il Grande, intorno al 1780, a far aggiungere quelle torri enormi con le cupole, in francese dôme, per pura scenografia. Si dice che si sia ispirato alle chiese gemelle di Piazza del Popolo, a Roma. Le torri non servono alle chiese: sono un sipario barocco messo davanti al cielo.
Il tempio in mezzo è il Konzerthaus, nato come teatro, lo Schauspielhaus di Karl Friedrich Schinkel, inaugurato nel 1821. Poche settimane dopo, qui debuttò Il franco cacciatore di Carl Maria von Weber, l'opera che i tedeschi sentirono come la prima davvero loro, dopo un secolo di melodramma italiano. E nel dialetto berlinese sopravvive una traccia degli ugonotti: la polpetta si chiama Bulette, dal francese boulette.
Il giorno di Natale del 1989, poche settimane dopo la caduta del Muro, Leonard Bernstein diresse in questa sala la Nona di Beethoven con musicisti dell'Est e dell'Ovest, e cambiò una parola: invece di Gioia, Libertà. Adesso esci dalla piazza verso est e cerca una chiesa di mattoni rossi con due torri quadrate.