Porta Susa, Cit Turin e Piazza Statuto: Tra Stile Liberty e Misteri della Cittadella

Da Piazza Bernini al Mastio attraverso Casa Fenoglio e le gallerie di Pietro Micca

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  1. 1. Piazza Bernini e Corso Francia

    Piazza Gian Lorenzo Bernini 1, 10138 Turin, Italy

    Iniziate il vostro itinerario nell'elegante cornice circolare di Piazza Bernini, intitolata al sommo scultore e architetto barocco Gian Lorenzo Bernini. Questa piazza segna la porta d'ingresso al prestigioso quartiere di Cit Turin, toponimo piemontese che significa letteralmente Piccola Torino, l'unico rione cittadino a conservare una denominazione ufficiale in lingua piemontese. Attraversata dal grandioso asse rettilineo di Corso Francia, tracciato nel 1711 dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia per collegare la capitale sabauda alla reggia di Rivoli lungo una direttrice lunga oltre undici chilometri, la piazza fu urbanizzata tra fine Ottocento e primo Novecento per accogliere residenze dell'alta borghesia industriale e professionale. Gli ampi viali alberati, la presenza della moderna metropolitana sotterranea e le raffinate palazzine con giardini privati creano un'atmosfera aristocratica e tranquilla. Da qui si dipana una straordinaria concentrazione di capolavori dello stile Liberty floreale unico in Europa. Il traffico scorre ordinato sotto i tigli. La piazza è anche un vivace centro di studi grazie alla presenza di prestigiosi istituti tecnici e scuole d arte che mantengono viva la tradizione artigianale torinese.

    Osservate la prospettiva rettilinea verso ovest lungo Corso Francia: nelle giornate di cielo terso spazzate dal vento alpino si scorge nitidamente la maestosa sagoma del Castello di Rivoli con lo sfondo della Sacra di San Michele e della Val di Susa, un asse visuale scenografico concepito dai duchi per stupire i viaggiatori giunti dalla Francia.

    Il quartiere Cit Turin si sviluppò al di fuori della cinta daziaria ottocentesca, attirando famiglie facoltose che desideravano costruire villini moderni svincolati dalle rigide tasse municipali e dalle severe norme edilizie del centro storico sabaudo.

    Notate la pavimentazione in pietra di Luserna delle aiuole: qui sorgevano a metà Ottocento laboratori di conciatori e fornaci di mattoni che fornirono i materiali per l'espansione occidentale di Torino.

    Incamminatevi verso nord-est lungo Corso Francia per ammirare la celeberrima Casa dei Draghi.

  2. 2. Casa dei Draghi e Palazzo della Vittoria

    Corso Francia 23, 10138 Turin, Italy

    Fermatevi dinanzi all'imponente e fantasiosa facciata della Casa dei Draghi, ufficialmente denominata Palazzo della Vittoria, all'angolo tra Corso Francia e Via Principi d'Acaja. Commissionato nel 1918 dal cavaliere Giovanni Battista Carrera per celebrare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale e completato nel 1920 dal brillante ingegnere e architetto Giovanni Battista Gussoni, questo edificio rappresenta uno dei più spettacolari e bizzarri esempi di architettura eclettica e neogotica francese d'Italia. Il prospetto sfoggia finestre a sesto acuto, bifore ornate da colonnine tortili, motivi a bovindo sporgenti e un maestoso portale d'ingresso in legno intagliato affiancato da due colossali draghi alati in litocemento che sembrano fare da guardiani esoterici alla dimora. Le leggende popolari della Torino magica narrano che queste creature mostruose custodiscano segreti alchemici e difendano gli abitanti dagli spiriti maligni della notte. La ricchezza dei dettagli decorativi cattura lo sguardo di ogni passante. La sera i lampioni stradali proiettano ombre allungate sui bassorilievi, accentuando il fascino misterioso delle sculture alate.

    Esaminate con cura i due grandi draghi scolpiti ai lati del portone: le ali spiegate a pipistrello, gli artigli affilati che stringono elementi araldici e le fauci spalancate con lingue sporgenti creano un effetto scenografico gotico di straordinaria maestria artigianale che ricorda le chimere e i gargoyle della cattedrale parigina di Notre-Dame.

    Il palazzo fu concepito con moderni appartamenti signorili dotati di ascensori elettrici d'epoca, riscaldamento centralizzato a termosifoni e finiture interne in legni pregiati e vetrate policrome che riflettevano il benessere della nuova borghesia torinese del dopoguerra.

    Alzate lo sguardo verso il bow-window angolare: le mensole di supporto sono decorate con volti grotteschi e teste leonine che sorvegliano silenziosamente il flusso delle carrozze e delle automobili lungo Corso Francia.

    Pochi passi verso sud lungo Via Principi d'Acaja vi condurranno nella solare Piazza Benefica davanti alla Chiesa di Gesù Nazareno.

  3. 3. Chiesa di Gesù Nazareno e Piazza Benefica

    Piazza Luigi Martini 1, 10138 Turin, Italy

    Sostate nell'ampio e alberato Giardino Luigi Martini, popolarmente conosciuto da tutti i torinesi come Piazza Benefica, il salotto sociale e commerciale all'aperto di Cit Turin. Il nome storico Benefica deriva dall'antico Istituto della Beneficenza fondato a inizio Novecento per accogliere gli orfani e i fanciulli bisognosi del borgo. Sul lato orientale della piazza si innalza la monumentale e suggestiva facciata neogotica in mattoni e pietra bianca della Chiesa di Gesù Nazareno, edificata tra il 1904 e il 1913 dall'architetto Giuseppe Gallo. La chiesa è dominata da un vertiginoso campanile a cuspide poligonale e da un fastoso portale strombato sormontato da statue di santi e angeli musicanti, mentre all'interno le navate ogivali conservano pregevoli altari marmorei e vetrate artistiche. Dal lunedì al sabato la piazza ospita il mercato all'aperto più chic e famoso di Torino, meta irrinunciabile per chi cerca abiti firmati, calzature artigianali e accessori di sartoria piemontese. L'atmosfera mattutina è intrisa di vivacità elegante. I viali dei giardini ospitano scacchiere e panchine in pietra dove gli anziani del quartiere si sfidano in partite pomeridiane all ombra degli alberi secolari.

    Osservate la fontana centrale dei giardini inaugurata negli anni Trenta: la vasca circolare in pietra accoglie una scultura contemporanea circondata da magnolie sempreverdi, cedri dell'Atlante e aiuole curate dove le famiglie del quartiere si ritrovano all'ombra nelle calde ore pomeridiane.

    L'architetto Giuseppe Gallo fu uno dei più prolifici costruttori di chiese del Piemonte tra Otto e Novecento, reinterpretando il gotico piemontese con ardite soluzioni strutturali in cemento armato che permisero la realizzazione dell'altissima torre campanaria.

    Notate le facciate dei palazzi residenziali che perimetrano la piazza: presentano raffinate decorazioni floreali a foglie d'acanto e balconcini sinuosi che armonizzano con lo stile eclettico della chiesa.

    Dirigetevi a nord lungo Via Duchessa Jolanda fino a raggiungere lo spettacolare incrocio con Via Principi d'Acaja.

  4. 4. Casa Fenoglio-Lafleur

    Via Principi d'Acaja 11, 10138 Turin, Italy

    Alzate lo sguardo verso la sbalorditiva e sinuosa bellezza di Casa Fenoglio-Lafleur all'incrocio tra Via Principi d'Acaja e Corso Francia, universalmente considerata il vertice assoluto dell'architettura Liberty floreale e dell'Art Nouveau in Italia. Progettata nel 1902 dal geniale ingegnere e architetto torinese Pietro Fenoglio come propria abitazione privata e studio professionale, questa straordinaria palazzina segnò l'apice della creatività torinese in concomitanza con la storica Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna del 1902, l'evento che consacrò Torino come capitale europea del Liberty. L'edificio si distingue per la totale abolizione degli spigoli retti a favore di linee ondulate e sinuose ispirate al mondo vegetale e organico: bow-window poligonali con vetrate policrome iridescenti, ferri battuti forgiati come steli di ninfee e papaveri, e decorazioni in litocemento sagomate come petali e liane avvolgenti trasformano la facciata in una scultura vivente. La torretta angolare corona la composizione con audace leggerezza. Fenoglio curò personalmente ogni singolo dettaglio d arredo interno, dai caloriferi in ghisa modellati a motivi floreali alle maniglie delle porte e ai lampadari in vetro soffiato di Murano, creando una vera opera d arte totale secondo i canoni della Gesamtkunstwerk europea.

    Esaminate il grandioso bovindo angolare vetrato: le lastre di cristallo policromo con sfumature ambra, smeraldo e turchese sono incastonate in una gabbia di ferro battuto sinuoso che sembra danzare alla luce del sole, anticipando le rivoluzionarie sperimentazioni dell'architetto belga Victor Horta e del francese Hector Guimard.

    L'edificio fu venduto da Fenoglio pochi anni dopo la costruzione all'imprenditore francese Lafleur, che ne mantenne intatta l'integrità decorativa e ne associò per sempre il nome alla dimora.

    Notate il portone d'accesso in legno sagomato: le maniglie in ottone e la grata superiore riproducono con millimetrica precisione le venature di foglie d'ippocastano e gocce di rugiada mattutina.

    Pochi passi verso est lungo Corso Francia vi porteranno davanti al raffinato Villino Raby.

  5. 5. Villino Raby e Corso Francia

    Corso Francia 8, 10143 Turin, Italy

    Fermatevi dinanzi all'armoniosa ed elegante facciata del Villino Raby al civico 8 di Corso Francia, un altro dei massimi capolavori del Liberty residenziale torinese. Progettato nel 1901 da Pietro Fenoglio con la preziosa collaborazione dell'architetto Gottardo Gussoni per volere dell'ufficiale dell'esercito Michele Raby, il villino fonde l'eleganza della villa nobiliare isolata con le soluzioni dinamiche dell'Art Nouveau internazionale. La facciata principale è movimentata da un portico d'ingresso asimmetrico in pietra chiara ornato da sinuosi bassorilievi floreali, sopra il quale si sviluppa un'ampia terrazza con balaustra in ferro battuto decorata da motivi a colpo di frusta. L'interno conserva uno spettacolare scalone elicoidale d'onore e saloni affrescati con motivi fitomorfi e vetrate istoriate. Oggi sede prestigiosa dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, il villino è stato restaurato con eccezionale rigore filologico. Il giardino circostante offre una cornice verde protetta dal viale. Durante il recente restauro conservativo sono riemersi raffinati affreschi a tema botanico e zoccolature in legno intagliato che testimoniano la ricercatezza della committenza borghese sabauda di inizio secolo.

    Osservate le straordinarie decorazioni in ferro battuto del cancello carrabile e delle ringhiere: forgiate dalle rinomate officine torinesi di Giuseppe Mazzucotelli, presentano nastri metallici continui che si piegano e si intrecciano come rami di vite, testimoniando l'apice dell'eccellenza siderurgica piemontese della Belle Époque.

    Il villino passò negli anni Trenta alla famiglia del celebre tenore Giovanni Martinelli, che vi ospitò illustri cantanti lirici e musicisti di passaggio per le stagioni del Teatro Regio di Torino prima del passaggio definitivo alle istituzioni mediche.

    Notate il bovindo laterale che affaccia sul giardino interno: è sormontato da un elegante tetto a pagoda decorato con formelle in ceramica invetriata policroma.

    Incamminatevi verso est lungo Corso Inghilterra per raggiungere la monumentale stazione sotterranea di Torino Porta Susa.

  6. 6. Stazione Torino Porta Susa e Spina 2

    Corso Bolzano 47, 10138 Turin, Italy

    Entrate nella grandiosa e trasparente galleria vetrata della nuova Stazione di Torino Porta Susa, il capolavoro dell'architettura ferroviaria contemporanea che segna la metamorfosi moderna della città. Progettata dallo studio italo-francese AREP guidato da Silvio d'Ascia, Jean-Marie Duthilleul ed Etienne Tricaud nell'ambito dell'imponente progetto di interramento della Spina Centrale, la stazione fu inaugurata solennemente nel gennaio 2013 e premiata nello stesso anno con il prestigioso riconoscimento internazionale di migliore stazione ferroviaria d'Europa. La struttura si sviluppa come un immenso nastro d'acciaio e vetro lungo trecentottantacinque metri e largo trenta, che riproduce la curva organica di una balena metallica o di un tubo bioclimatico trasparente. Il tetto è interamente ricoperto da migliaia di celle fotovoltaiche integrate nei vetri che generano energia pulita schermando al contempo la luce solare diretta. La stazione collega l'alta velocità ferroviaria per Parigi, Milano e Roma con la metropolitana e il centro direzionale di Intesa Sanpaolo. Il viavai dei viaggiatori crea una vibrante energia cosmopolita. La stazione funge da ponte pedonale urbano tra i quartieri Cit Turin e San Donato, facilitando il passaggio quotidiano di migliaia di cittadini.

    Alzate lo sguardo verso la complessa orditura dei duemila rombi in vetro e acciaio: la galleria è un organismo bioclimatico intelligente che sfrutta la ventilazione naturale proveniente dal sottosuolo ferroviario e la radiazione solare per regolare la temperatura interna senza consumi energetici superflui, un trionfo d'ingegneria sostenibile d'avanguardia mondiale.

    Il grande grattacielo che svetta all'estremità meridionale della stazione, alto centosessantasei metri, è la sede centrale di Intesa Sanpaolo progettata dal celebre architetto genovese Renzo Piano con un giardino bioclimatico panoramico sulla sommità.

    Notate il contrasto visivo tra i binari sotterranei ad alta velocità e il sovrastante viale pedonale alberato: prima dell'interramento i binari dividevano in due la città con un insormontabile muro d'acciaio.

    Risalite verso nord lungo Corso Bolzano per raggiungere la storica Piazza XVIII Dicembre.

  7. 7. Piazza XVIII Dicembre e Vecchia Porta Susa

    Piazza XVIII Dicembre 1, 10122 Turin, Italy

    Fermatevi nell'ampio piazzale di Piazza XVIII Dicembre, anticamente nota come Piazza San Martino in ricordo della sanguinosa battaglia risorgimentale del 1859. La piazza fu ribattezzata nel 1946 per commemorare solennemente le vittime della Strage di Torino del diciotto dicembre 1922, quando le squadre fasciste guidate da Piero Brandimarte scatenarono tre giorni di violenze e terrore assassinando ventidue operai, sindacalisti e militanti antifascisti torinesi e dando alle fiamme la storica Camera del Lavoro. Sul lato orientale si affaccia la graziosa palazzina neorinascimentale della vecchia Stazione di Porta Susa, inaugurata nel 1856 lungo la ferrovia per Novara e Milano voluta dal conte Camillo Benso di Cavour per modernizzare l'economia del Regno di Sardegna. La facciata a due ordini in intonaco chiaro con eleganti orologi d'epoca testimonia l'archeologia ferroviaria risorgimentale. La piazza è un vivace nodo di transito pedonale e tramviario dove i vecchi tram arancioni sferragliano sui binari curvi. La memoria civica si percepisce nei monumenti e nelle lapidi. I portici ottocenteschi che incorniciano la piazza ospitano storici bar torinesi dove generazioni di ferrovieri e pendolari hanno condiviso colazioni mattutine.

    Osservate la lapide marmorea posta sulla facciata dell'ex stazione: ricorda i ferrovieri torinesi che pagarono con la vita il loro rifiuto di collaborare con i nazifascisti durante lo sciopero generale del marzo 1944, una delle pagine più coraggiose della Resistenza piemontese.

    Dalla vecchia stazione di Porta Susa partirono per oltre cinquant'anni le tradotte militari dirette al fronte durante la prima guerra mondiale e i treni carichi di emigranti veneti e meridionali negli anni del boom economico automobilistico della Fiat.

    Notate il primo grattacielo della città che si innalza all'inizio di Corso Inghilterra: la Torre San Paolo dialoga visivamente con la storica guglia antonelliana sul lato opposto del centro.

    Pochi passi verso nord-est lungo Corso San Martino vi condurranno nel cuore monumentale ed esoterico di Piazza Statuto.

  8. 8. Piazza Statuto e Monumento al Traforo del Frejus

    Piazza Statuto 1, 10122 Turin, Italy

    Entrate nella grandiosa e severa cornice rettangolare di Piazza Statuto, uno dei palcoscenici urbani più imponenti e ricchi di leggende di Torino. Aperta tra il 1864 e il 1865 dall'architetto Giuseppe Bollati per accogliere i ministeri e i funzionari della neonata capitale del Regno d'Italia, la piazza è circondata da uniformi palazzi neoclassici a portici monumentali con balaustre in pietra. Al centro dei giardini troneggia il colossale Monumento al Traforo del Frejus, inaugurato solennemente nel 1879 su disegno del conte Marcello Panissera di Rodilhas e scolpito da Luigi Belli: una monumentale piramide formata da giganteschi massi di roccia strappati al cuore delle Alpi durante lo scavo del traforo ferroviario del Frejus, su cui si arrampicano le statue marmoree dei Titani abbattuti, mentre sulla vetta svetta un maestoso Genio alato in bronzo che reca sulla fronte una stella d'oro a cinque punte. Ma la piazza è internazionalmente celebre come il vertice mondiale del triangolo della magia nera insieme a Londra e San Francisco. L'atmosfera austera emana una vibrazione magnetica unica.

    Osservate il Genio alato sommitale che sembra trionfare sui Titani sconfitti: se per gli ingegneri sabaudi simboleggiava il trionfo della scienza umana e del lavoro operaio sulle forze brutali della natura alpina, per gli occultisti e gli esoteristi torinesi la statua incarna Lucifero, l'angelo ribelle che rivolge lo sguardo fiero verso oriente con la stella della conoscenza proibita.

    Sotto la piazza si incrociano le antiche fognature romane e sorge un tombino monumentale con un obelisco geodetico: secondo la tradizione esoterica questo punto esatto segna la Porta dell'Inferno, alimentata dal fatto che qui in epoca romana sorgeva la necropoli e il luogo delle sepolture dei condannati a morte.

    Notate il suggestivo Palazzo Paravia che cinge il lato occidentale: i suoi portici riecheggiano dei passi di generazioni di torinesi che passeggiano verso Via Garibaldi.

    Incamminatevi verso est lungo Corso Regina Margherita per raggiungere il tragico e storico Rondò della Forca.

  9. 9. Rondò della Forca e Memoria delle Esecuzioni

    Corso Regina Margherita 150, 10122 Turin, Italy

    Sostate al grande incrocio circolare del Rondò della Forca, all'intersezione tra Corso Regina Margherita, Corso Valdocco e Corso Principe Oddone. In questo luogo cupo e carico di memoria storica sorgeva fino al 1863 il patibolo pubblico di Torino, dove venivano eseguite per impiccagione o decapitazione le condanne a morte sentenziate dal tribunale sabaudo davanti a folle oceaniche di cittadini. I condannati giungevano qui su una carretta carceraria dalle prigioni del Senato scortati dai confratelli della Misericordia, tra cui spiccarono figure straordinarie di santi sociali come san Giuseppe Cafasso, proclamato patrono dei carcerati e dei condannati a morte, e san Giovanni Bosco, che assistevano spiritualmente i moribondi fino all'ultimo respiro sul patibolo. L'ultima esecuzione pubblica ebbe luogo qui nel marzo 1863, prima che il patibolo fosse smantellato definitivamente con l'approvazione del codice penale Zanardelli che abolì la pena di morte nel Regno d'Italia nel 1889. Oggi l'incrocio è dominato dal monumento marmoreo a San Giuseppe Cafasso. Il traffico cittadino contrasta con la gravità della memoria.

    Osservate il monumento a San Giuseppe Cafasso eretto nel 1898: il santo è raffigurato nell'atto commovente di abbracciare e confortare un condannato a morte con le catene spezzate ai piedi, immortalando il principio di carità e redenzione umana che caratterizzò la grande stagione della filantropia sociale torinese dell'Ottocento.

    San Giuseppe Cafasso accompagnò personalmente al patibolo oltre sessanta condannati a morte, riuscendo a ottenere da tutti loro un pentimento sincero e guadagnandosi l'appellativo popolare di prete della forca.

    Notate il quartiere Valdocco che si apre subito a nord dell'incrocio: qui don Bosco fondò nel 1846 il primo oratorio salesiano del mondo per sottrarre i ragazzi di strada alla miseria e alla criminalità minorile.

    Scendete verso sud-est lungo Via San Dalmazzo per raggiungere la storica e solenne Chiesa di San Dalmazzo.

  10. 10. Chiesa di San Dalmazzo e Tracce Templari

    Via San Dalmazzo 24, 10122 Turin, Italy

    Fermatevi dinanzi all'austera e antica facciata della Chiesa di San Dalmazzo all'angolo tra Via San Dalmazzo e Via Garibaldi. Fondata originariamente nell'undicesimo secolo sui resti di un tempietto paleocristiano, questa chiesa è uno dei luoghi di culto più antichi e ricchi di stratificazioni storiche di Torino, intitolata al martire Dalmazzo di Pedona evangelizzatore delle valli piemontesi nel terzo secolo. L'edificio fu concesso nel 1271 ai canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne e successivamente, nel Seicento, divenne sede della prestigiosa Confraternita dei Santi Martiri e dei Cavalieri dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onorificenza cavalleresca della Real Casa Savoia istituita dal Conte Verde nel 1362. L'interno a tre navate fu completamente riallestito nel 1702 dal maestro Carlo Emanuele Lanfranchi e arricchito nell'Ottocento da straordinari cicli di affreschi neobizantini del pittore Enrico Reffo che illustrano storie di santi guerrieri e martiri cristiani. L'atmosfera raccolta e le volte policrome invitano a una pausa di silenzio spirituale. La chiesa conserva anche una preziosa cappella laterale dedicata alla Madonna di Loreto con una fedele riproduzione lignea della Santa Casa marchigiana.

    Esaminate i dipinti parietali di Enrico Reffo realizzati tra il 1880 e il 1905: con i loro fondi dorati, i dettagli araldici sabaudi e la ieratica solennità dei volti, creano una delle più spettacolari e complete testimonianze di pittura neobizantina e preraffaellita del nord Italia.

    Secondo suggestive ipotesi di storici locali, la chiesa custodirebbe simboli segreti e croci patenti ricollegabili al passaggio dei Cavalieri Templari, che lungo l'antico decumano massimo romano gestivano un ospitale per i pellegrini diretti a Roma o in Terra Santa.

    Notate gli stalli lignei del coro intagliato nel Seicento: recano gli stemmi araldici a collare d'oro dei grandi cavalieri dell'Annunziata che giuravano fedeltà eterna al sovrano sabaudo.

    Pochi passi verso sud lungo Via San Dalmazzo vi porteranno nella quieta cornice alberata di Piazza Arbarello.

  11. 11. Piazza Arbarello e Collegio San Giuseppe

    Piazza Arbarello 8, 10122 Turin, Italy

    Sostate nell'ampio e accogliente spazio alberato di Piazza Arbarello, recentemente riqualificata e restituita alla fruizione pedonale dei cittadini. Intitolata al valoroso ufficiale torinese Enrico Arbarello caduto durante la prima guerra d'Africa nel 1896, la piazza è perimetrata da maestosi edifici ottocenteschi tra cui spicca la monumentale facciata del Collegio San Giuseppe al civico 8. Fondato nel 1850 dai Fratelli delle Scuole Cristiane e insediatosi in questa sede nel 1872 su progetto dell'architetto Carlo Ceppi, il collegio è una delle istituzioni educative più antiche e prestigiose del Piemonte, dove si sono formate intere generazioni di magistrati, scienziati, capitani d'industria ed esponenti della cultura nazionale. La facciata classica con ampie finestre centinate e portale d'onore in pietra si specchia nella pavimentazione in lastre di granito chiaro, ombreggiata da doppi filari di tigli e aceri campestri. La piazza accoglie spesso studenti universitari, lettori e famiglie che si godono la quiete lontano dal traffico delle grandi arterie. L'eleganza sabauda si unisce al decoro contemporaneo. I dehors dei caffè storici e le aiuole rialzate offrono uno spazio di sosta ideale dove studenti e professionisti leggono quotidiani e discutono all ombra dei platani, restituendo vitalità civile a un antico snodo militare della città.

    Osservate la pavimentazione pedonale rinnovata: il disegno a fasce bicolori valorizza l'antico tracciato dei bastioni cinquecenteschi della Cittadella militare che sorgevano esattamente su questo terreno prima degli sventramenti urbanistici napoleonici e ottocenteschi.

    Il Collegio San Giuseppe custodisce una straordinaria biblioteca storica con oltre trentamila volumi rari, codici cinquecenteschi e una collezione di strumenti scientifici di fisica ottocentesca utilizzata per le dimostrazioni didattiche sperimentali.

    Notate il silenzio ovattato tra le panchine della piazza: le aiuole fiorite con erbe aromatiche e graminacee perenni attirano farfalle e uccelli canori nel pieno centro della città.

    Pochi passi verso sud-ovest lungo Via Cernaia vi porteranno davanti al possente Mastio della Cittadella di Torino.

  12. 12. Mastio della Cittadella e Museo Pietro Micca

    Via Cernaia 30, 10121 Turin, Italy

    Concludete il vostro itinerario attraverso lo stile Liberty, la memoria operaia e le fortezze storiche di Torino davanti alla massiccia e severa sagoma in mattoni del Mastio della Cittadella all'incrocio tra Via Cernaia e Corso Galileo Ferraris. Questa possente torre d'accesso a pianta quadrata con coronamento a beccatelli e cannoniere è l'unico edificio superstite dell'immensa Cittadella pentagonale di Torino, considerata al momento della sua costruzione nel 1564 dal duca Emanuele Filiberto su progetto di Francesco Paciotto la più moderna, inespugnabile e formidabile fortezza d'Europa. La Cittadella fu il baluardo decisivo che permise a Torino di resistere al leggendario e drammatico assedio dell'esercito francese del 1706: per centodiciassette giorni le truppe sabaude e la popolazione ressero a bombardamenti incessanti, fino all'eroico sacrificio del minatore Pietro Micca, che nella notte tra il ventinove e il trenta agosto 1706 diede fuoco con una miccia corta a una carica di polvere da sparo nelle gallerie sotterranee per impedire ai granatieri nemici di irrompere nella fortezza, sacrificando la propria vita per la salvezza della patria. Oggi il Mastio ospita il Museo Storico Nazionale d'Artiglieria. La pietra racconta secoli di valore militare.

    Esaminate il grandioso plastico e le bocche da fuoco in bronzo esposte: dalle cantine del Mastio e dal vicino Museo Pietro Micca si accede a oltre quattordici chilometri di gallerie sotterranee di contromina a volta di botte scavate nel tufo, rimaste perfettamente intatte dal 1706 con le feritoie di ventilazione e i pozzi di scoppio originali dove combatté Pietro Micca.

    Il duca Vittorio Amedeo II di Savoia e il principe Eugenio di Soissons ruppero l'assedio il sette settembre 1706 sbaragliando l'armata francese nella storica battaglia di Torino, dopo che il duca salì sulla collina di Superga pronunciando il celebre voto di erigere una basilica in caso di vittoria.

    Notate le scalfitture delle palle di cannone ancora visibili sul paramento murario in cotto del Mastio: sono cicatrici autentiche dei proiettili sparati dall'artiglieria pesante del re Sole Luigi XIV durante l'estate del 1706.

    Qui, dinanzi a questi massicci baluardi cinquecenteschi intrisi del sangue e del coraggio di Pietro Micca che salvarono l'indipendenza piemontese e aprirono la via alla futura unità d'Italia, si conclude la nostra esplorazione tra il genio Liberty di Cit Turin e le radici eroiche e segrete di Torino, una metropoli invitta che ha sempre saputo trasformare la fedeltà al dovere nel trionfo della libertà.