La Mole Antonelliana, i Murazzi e la Gran Madre: Lungo il Po fino alla Collina

Da Vanchiglia a Borgo Po attraverso cinema, fiumi e vedute alpine

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  1. 1. Mole Antonelliana e Museo Nazionale del Cinema

    Via Montebello 20, 10124 Turin, Italy

    Alzate lo sguardo verso la vertiginosa guglia in muratura della Mole Antonelliana, la sagoma inconfondibile che svetta sui tetti di Torino e ne costituisce l'icona monumentale più amata. Progettata nel 1863 dall'architetto novarese Alessandro Antonelli come tempio monumentale della comunità ebraica torinese dopo l'emancipazione concessa dallo Statuto Albertino, la fabbrica crebbe a dismisura fino a raggiungere l'altezza prodigiosa di centosessantasette metri e mezzo, divenendo per decenni l'edificio in muratura portante più alto d'Europa. La comunità israelitica, allarmata dai costi esorbitanti e dalle audaci sfide ingegneristiche dell'architetto, cedette l'edificio incompiuto al Comune di Torino nel 1877 in cambio di un lotto a San Salvario. Il comune completò l'ardito monumento nel 1889 dedicandolo alla memoria del re Vittorio Emanuele II. Oggi l'interno accoglie il Museo Nazionale del Cinema, uno dei musei cinematografici più suggestivi al mondo allestito dallo scenografo François Confino. La vertigine ascensionale lascia i visitatori incantati fin dal primo istante.

    Esaminate lo spettacolare ascensore panoramico trasparente a fune d'acciaio: sospeso nel vuoto dell'aula del tempio senza guide metalliche intermedie, compie in soli cinquantanove secondi una salita mozzafiato fino al tempietto del tempietto panoramico a ottantacinque metri d'altezza, svelando una vista a trecentosessanta gradi sulle Alpi innevate che abbracciano l'intera pianura piemontese.

    Nel maggio 1953 un violento nubifragio spezzò la sommità della guglia alta quarantasette metri facendola precipitare nei giardini sottostanti senza provocare vittime: la cuspide fu ricostruita nel 1960 con un'anima metallica rivestita in pietra e coronata da una stella a dodici punte.

    Notate la geniale struttura a costoloni in laterizio ideata da Antonelli: l'architetto applicò principi statici rivoluzionari fondendo tiranti in ferro battuto e volte a padiglione sovrapposte per vincere la forza di gravità.

    Incamminatevi verso sud lungo Via Montebello e svoltate a sinistra su Via Sant'Ottavio per raggiungere il complesso universitario di Palazzo Nuovo.

  2. 2. Palazzo Nuovo e Università degli Studi di Torino

    Via Sant'Ottavio 20, 10124 Turin, Italy

    Fermatevi dinanzi all'austera e possente facciata moderna in metallo e vetrate di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università degli Studi di Torino. Inaugurato nel 1966 su progetto degli architetti Gino Levi-Montalcini, Felice Bardelli e Domenico Morelli per far fronte alla vertiginosa crescita degli iscritti del dopoguerra, questo complesso rappresenta il baricentro culturale del quartiere universitario. L'Università di Torino, fondata originariamente nel 1404 da papa Benedetto XIII e dal duca Ludovico di Savoia-Acaia, ha formato intere generazioni di filosofi, storici e scienziati che hanno segnato il pensiero europeo, tra cui Erasmo da Rotterdam laureatosi qui nel 1506, Umberto Eco che vi insegnò a lungo e il filosofo Norberto Bobbio. Il piazzale esterno e l'atrio sono perennemente animati da centinaia di studenti che discutono di letteratura, politica e cinema sorseggiando caffè nei vicini bar studenteschi. L'energia accademica si fonde con la vivacità del borgo circostante.

    Osservate le scritte e i murales che decorano gli ingressi: Palazzo Nuovo fu l'epicentro delle proteste universitarie del Sessantotto torinese e delle battaglie civili per la riforma dell'istruzione superiore, trasformando la facoltà di Lettere e Filosofia in un laboratorio permanente di dibattito critico e partecipazione democratica.

    Nelle aule di questa facoltà si laureò e poi tenne celebri corsi di semiotica il professor Umberto Eco, traendo ispirazione per i suoi saggi e per le atmosfere enciclopediche del suo capolavoro letterario Il nome della rosa.

    Notate il contrasto tra l'architettura razionalista degli anni Sessanta e i vicini palazzi nobiliari ottocenteschi: Palazzo Nuovo segnò la rottura definitiva con il classicismo sabaudo a favore della metropoli operaia e studentesca. La vicina Cavallerizza Reale e i bastioni sabaudi creano una suggestiva quinta storica che contrasta con le ampie aule studio e i laboratori di ricerca gremiti di giovani studiosi giunti da ogni parte del mondo.

    Proseguite verso nord-est lungo Via Giulia di Barolo per addentrarvi nel cuore bohémien di Largo Montebello.

  3. 3. Largo Montebello e Quartiere Bohemien di Vanchiglia

    Largo Montebello 1, 10124 Turin, Italy

    Sostate nell'ampio e alberato slargo pedonale di Largo Montebello, cuore pulsante dell'antico borgo di Vanchiglia. Racchiuso tra il corso del Po e la Dora Riparia, questo rione fu originariamente un territorio paludoso bonificato nell'Ottocento per accogliere mulini ad acqua, filatoi di seta, concerie e le prime botteghe di falegnami e fabbri. La conformazione triangolare delle vie e i palazzi a ringhiera con cortili alberati riflettono il passato operaio e popolare del borgo, che a partire dagli anni Duemila ha vissuto una straordinaria rigenerazione urbana diventando uno dei poli bohémien e creativi più dinamici di Torino. Qui designer, scultori, sarti artigiani e giovani registi indipendenti hanno aperto atelier in ex officine meccaniche, creando una vibrante osmosi con le storiche latterie e i mercati rionali. I tavolini all'aperto dei bistrot offrono vermut artigianale e birre piemontesi sotto l'ombra di platani secolari. La vita di quartiere conserva una genuina autenticità comunitaria.

    Alzate lo sguardo verso la celebre Fetta di Polenta all'angolo tra Corso San Maurizio e Via Giulia di Barolo: questo bizzarro edificio trapezoidale progettato nel 1840 da Alessandro Antonelli misura ventisette metri di lunghezza ma appena cinquantaquattro centimetri nel punto più stretto, una prodezza strutturale gialla costruita per scommessa dall'architetto novarese.

    Il nome Vanchiglia deriva probabilmente da vanciglia, termine dialettale che indicava i banchi di sabbia e ghiaia alluvionale lasciati dalle piene del Po e della Dora, dove i lavandai torinesi stendevano i panni al sole fino al tardo Ottocento.

    Notate i ballatoi in ferro battuto che corrono sui prospetti interni delle case: qui le famiglie operaie condividevano lavatoi e momenti di festa, una solidarietà rionale che si respira ancora oggi negli eventi culturali di strada. Nelle serate estive la piazza si anima di concerti acustici spontanei e mostre d'artigianato locale sotto i grandi rami frondosi.

    Pochi passi verso sud lungo Via Guastalla vi porteranno nella caratteristica Piazza Santa Giulia.

  4. 4. Piazza Santa Giulia e Movida di Borgo Vanchiglia

    Piazza Santa Giulia 1, 10124 Turin, Italy

    Entrate nella raccolta e suggestiva cornice quadrata di Piazza Santa Giulia, il salotto popolare più amato e frequentato del borgo Vanchiglia. Il centro della piazza è dominato dalla Chiesa di Santa Giulia, un imponente edificio sacro in stile neogotico piemontese edificato tra il 1866 e il 1869 per volere della marchesa Juliette Colbert di Barolo, nobildonna francese e straordinaria filantropa cattolica che dedicò la sua immensa fortuna all'assistenza dei carcerati, delle donne orfane e degli operai indigenti di Torino. La facciata a capanna in caldo laterizio a vista con portale strombato e rosone centrale traforato conferisce alla piazza una severa grazia medievaleggiante. Al tramonto la piazza si trasforma in uno dei cuori pulsanti della movida torinese: i tavolini all'aperto di cocktail bar, piole tradizionali e ristoranti etnici si riempiono di studenti e artisti che conversano accompagnati dal tintinnio dei bicchieri di Barbera e Nebbiolo. L'illuminazione soffusa delle lanterne valorizza la pavimentazione in pietra.

    Notate il monumento sepolcrale e la cripta all'interno della chiesa: qui riposano le spoglie mortali della marchesa Giulia di Barolo e del suo consorte Carlo Tancredi Falletti, cofondatori di asili, scuole professionali e grandi cantine vinicole delle Langhe che perfezionarono il moderno vino Barolo nel loro castello di famiglia.

    La marchesa Giulia fu anche la generosa protettrice dello scrittore Silvio Pellico: dopo gli anni durissimi di prigionia austriaca nello Spielberg, Pellico trovò rifugio presso i marchesi Barolo lavorando come bibliotecario di corte fino alla morte nel 1854.

    Entrate nel silenzio della chiesa per ammirare i cicli di vetrate policrome ottocentesche: filtrano la luce pomeridiana con calde sfumature rubino e zaffiro create da maestri vetrai bavaresi. La piazza è pedonale da molti anni e accoglie tavolate conviviali dove si condividono antipasti piemontesi, tomini freschi e acciughe al verde.

    Incamminatevi verso est lungo Via Cesare Balbo per raggiungere le rive del fiume lungo il Giardino Schiaparelli.

  5. 5. Giardino Schiaparelli e Lungo Po Machiavelli

    Lungo Po Niccolò Machiavelli 24, 10124 Turin, Italy

    Raggiungete il verde affaccio panoramico del Giardino Schiaparelli lungo il corso alberato del Lungo Po Niccolò Machiavelli, dove il respiro della natura fluviale entra prepotentemente nel tessuto urbano di Torino. Intitolato al celebre astronomo piemontese Giovanni Schiaparelli, scopritore dei canali di Marte e direttore dell'Osservatorio di Brera, questo giardino pubblico offre uno dei punti d'osservazione più limpidi ed evocativi sul grande nastro d'argento del Po. Davanti a voi la corrente scivola maestosa tra rive erbose e filari di salici piangenti, pioppi bianchi e ippocastani, mentre sulla sponda opposta si innalza la collina torinese coronata da sontuose ville barocche, vigne e boschi di querce. I pescatori locali stazionano con pazienza sulle banchine e le barche dei canottieri solcano ritmicamente lo specchio d'acqua lasciando sottili scie bianche. L'aria umida e fresca che sale dal fiume regala un'immediata sensazione di serenità e distacco dal traffico metropolitano.

    Osservate le rapide del Po a monte: in questo tratto l'acqua assume una trasparenza inattesa che riflette le tinte mutevoli della collina nelle quattro stagioni, dai verdi brillanti della primavera ai caldi foliage ramati dell'autunno, componendo un paesaggio che ispirò pittori paesaggisti dell'Ottocento come Antonio Fontanesi.

    Il fiume Po a Torino è una presenza sacra e vitale fin dall'antichità: per i Celti Taurini era il dio Bodinkòs, parola indigena che significava senza fondo, navigato da zattere commerciali che scendevano fino all'Adriatico trasportando cereali, vini e pietre da costruzione delle valli alpine.

    Notate il monumento in bronzo a Giovanni Schiaparelli: lo scienziato piemontese nacque a Savigliano nel 1835 e fu tra i primi astronomi a intuire l'origine meteoritica delle stelle cadenti. Lungo le panchine ombreggiate gli studenti preparano gli esami accarezzati dalla brezza che scende dai ghiacciai delle valli di Lanzo e della Val di Susa.

    Camminate verso sud lungo il viale alberato del fiume fino ad aprirvi nella monumentale distesa di Piazza Vittorio Veneto.

  6. 6. Piazza Vittorio Veneto e Grandi Portici Ottocenteschi

    Piazza Vittorio Veneto 12, 10123 Turin, Italy

    Apritevi all'abbagliante grandiosità prospettica di Piazza Vittorio Veneto, affettuosamente chiamata dai torinesi semplicemente Piazza Vittorio. Con una superficie di quasi quarantaquattromila metri quadrati e una lunghezza di trecentosessanta metri, questa è una delle piazze aperte a portici continui più vaste ed eleganti d'Europa. Progettata nel 1825 dall'architetto regio Giuseppe Frizzi per volere di re Carlo Felice di Savoia in sostituzione degli antichi bastioni orientali abbattuti da Napoleone, la piazza fu concepita con una leggera pendenza del terreno verso il fiume per amplificare l'effetto scenografico della vicina Chiesa della Gran Madre sulla sponda opposta. I monumentali edifici neoclassici perimetrali sono scanditi da portici uniformi con volte decorate a cassettoni, sotto i quali si susseguono caffè storici, librerie, botteghe d'antiquariato e ristoranti. La vista verso est che inquadra il ponte di pietra, il Po e la collina verdeggiante lascia senza fiato ad ogni ora del giorno. L'ampio selciato in pietra di Luserna conferisce alla piazza un senso di maestosa monumentalità.

    Notate il geniale accorgimento ottico studiato dall'architetto Frizzi: la piazza scende di quasi sette metri dal lato occidentale verso il fiume, ma le facciate dei palazzi mantengono un cornicione continuo orizzontale perfettamente livellato con il piano stradale di Via Po, celando il dislivello con piani intermedi a gradoni visibili solo osservando le colonne dei portici.

    Il ventiquattro giugno di ogni anno, giorno della solenne festa di San Giovanni Battista patrono di Torino, la piazza accoglie oltre duecentomila persone per assistere allo spettacolo pirotecnico dei fuochi artificiali sparati dal Po e dal ponte monumentale.

    Sotto i portici meridionali si trova il Caffè Elena, frequentato da Cesare Pavese negli anni Quaranta: qui lo scrittore delle Langhe amava osservare il passaggio delle carrozze e annotare riflessioni per il suo diario Il mestiere di vivere.

    Scendete verso la riva del fiume attraverso le arcate monumentali per scoprire gli storici Murazzi del Po.

  7. 7. Murazzi del Po e Approdi Fluviali Storici

    Murazzi del Po 22, 10124 Turin, Italy

    Scendete lungo le ampie rampe in pietra di Luserna per raggiungere la banchina lastricata dei Murazzi del Po, gli imponenti argini fluviali in muratura che proteggono la sponda sinistra di Torino dalle piene del grande fiume. Costruiti a partire dal 1830 per regolarizzare il corso del Po e offrire attracco sicuro alle imbarcazioni mercantili, i Murazzi si sviluppano con una lunga teoria di arcate cieche e rimesse voltate a botte originariamente utilizzate da pescatori, barcaioli e canottieri per ricoverare remi, reti e barche da trasporto fluviale. Dagli anni Settanta del Novecento queste antiche rimesse hanno conosciuto una leggendaria metamorfosi culturale: i Murazzi sono diventati la culla dell'avanguardia musicale torinese, ospitando club alternativi, centri sociali, spazi espositivi e concerti che hanno lanciato band storiche come i Subsonica e gli Africa Unite. Il fruscio costante della corrente e la vista dei gabbiani reali creano un'atmosfera sospesa tra archeologia fluviale e vita notturna. Le ampie gradinate invitano a una sosta rigenerante sull'acqua.

    Esaminate le quote idrometriche storiche scolpite nei masselli di granito dei piloni: ricordano le piene eccezionali del Po nei secoli, tra cui la drammatica alluvione del novembre 1994 e quella dell'ottobre 2000, quando le acque limacciose invasero completamente le arcate sfiorando i parapetti di Piazza Vittorio.

    Ai Murazzi attraccavano fino a inizio Novecento i barcaioli che trasportavano la sabbia dorata del Po e i bagnanti che frequentavano i celebri bagni galleggianti torinesi, eleganti stabilimenti balneari in legno ancorati al centro del corso d'acqua.

    Notate il riflesso della Mole Antonelliana nell'acqua del fiume al crepuscolo: dalle banchine dei Murazzi si coglie una delle prospettive più poetiche e fotografate dell'intera città. Le banchine ospitano regate storiche e gare di voga alla veneta e alla piemontese, rinnovando un legame indissolubile tra la cittadinanza e il fiume Po.

    Risalite verso l'imbocco del fiume per attraversare il maestoso Ponte Vittorio Emanuele I.

  8. 8. Ponte Vittorio Emanuele I e Fiume Po

    Ponte Vittorio Emanuele I, 10124 Turin, Italy

    Mettetevi in cammino sopra i possenti lastroni di granito del Ponte Vittorio Emanuele I, il ponte storico più celebre e monumentale di Torino che unisce Piazza Vittorio Veneto a Piazza Gran Madre di Dio. La costruzione di questa possente opera d'ingegneria a cinque arcate ribassate fu decretata nel 1810 dall'imperatore Napoleone Bonaparte durante l'occupazione francese, per sostituire un pericolante e fragile ponte in legno più volte travolto dalle alluvioni del Po. Progettato dall'ingegnere francese Charles Mallet e dall'architetto piemontese Pellegrini, il ponte fu costruito con massicci blocchi di pietra e granito provenienti dalle cave di Cumiana e Gassino, e fu inaugurato nel 1814 proprio mentre le truppe francesi abbandonavano il Piemonte. Con la Restaurazione sabauda molti consiglieri reazionari proposero di abbatterlo perché simbolo dell'invasore napoleonico, ma re Vittorio Emanuele I di Savoia saggiamente decise di conservarlo attraversandolo solennemente e ribattezzandolo con il proprio nome. La vista verso monte offre un panorama splendido.

    Guardate giù verso i massicci piloni a cuneo: sono stati sagomati con tagliacque affilati per fendere con facilità le ondate di piena e i tronchi galleggianti trascinati dalla corrente, garantendo una stabilità strutturale che dura ininterrotta da oltre due secoli senza cedimenti.

    Sotto una delle pile centrali del ponte durante la posa della prima pietra nel novembre 1810 fu sepolta una capsula di piombo contenente ottantotto monete d'oro e medaglie commemorative con l'effigie di Napoleone e dell'imperatrice Maria Luisa d'Austria.

    Fermatevi al centro della campata per ammirare le due rive: a sinistra la città sabauda rettilinea con le sue piazze cartesiane, a destra la collina sinuosa e romantica punteggiata di verde. I lampioni in ghisa a braccio curvo illuminano la sagoma dei cigni che scivolano silenziosi sotto le ampie volte in pietra levigata dal flusso incessante delle acque.

    Completate la traversata del Po per raggiungere la monumentale scalinata della Chiesa della Gran Madre di Dio.

  9. 9. Chiesa della Gran Madre di Dio e Mistero del Sacro Graal

    Piazza Gran Madre di Dio 4, 10131 Turin, Italy

    Salite i monumentali gradini della scalinata semicircolare della Chiesa della Gran Madre di Dio, uno dei più affascinanti e celebri edifici sacri neoclassici d'Italia. Il tempio fu eretto a partire dal 1818 per sciogliere il solenne voto espresso dal popolo e dal comune di Torino per celebrare il ritorno dall'esilio di re Vittorio Emanuele I di Savoia il venti maggio 1814, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte. Progettata dall'architetto di corte Ferdinando Bonsignore che prese come modello esplicito il Pantheon di Roma, la chiesa si distingue per il suo sontuoso pronao ottastilo a colonne corinzie in pietra di Gassino e per la grandiosa aula a pianta circolare coronata da una cupola a cassettoni inondata di luce zenitale. Ma la chiesa è nota a livello internazionale soprattutto per le suggestive leggende dell'esoterismo torinese: le due statue allegoriche ai piedi della scalinata, la Religione e la Fede scolpite da Carlo Chelli, custodirebbero secondo la tradizione occulta indizi cifrati sull'esatta ubicazione del leggendario Sacro Graal. Il silenzio del pronao invita alla contemplazione.

    Osservate con attenzione la statua della Fede sulla sinistra: la figura femminile tiene nella mano sinistra un calice aperto verso il cielo e un libro sigillato, mentre il suo sguardo fisso sembra indicare un punto preciso della città verso Palazzo di Città o la Mole Antonelliana, alimentando la convinzione popolare che la coppa dell'Ultima Cena sia sepolta a Torino.

    Sul timpano monumentale spicca la solenne epigrafe in lettere dorate latine: Ordo Populusque Taurinensis Ob Adventum Regis, a testimonianza del finanziamento pubblico sostenuto dalla cittadinanza e dai nobili piemontesi per riaffermare l'indipendenza sabauda.

    Entrate nell'aula circolare per ammirare i bassorilievi neoclassici e il grandioso crocifisso ligneo: l'acustica interna genera echi profondi che amplificano i canti liturgici e le preghiere dei fedeli.

    Scendete dalla scalinata e svoltate a sinistra lungo Corso Moncalieri per entrare nel pittoresco Borgo Po.

  10. 10. Borgo Po e Chiesa della Madonna del Pilone

    Via Moncalieri 18, 10131 Turin, Italy

    Addentratevi nella tranquilla e aristocratica quiete di Borgo Po lungo il primo tratto collinare di Via Moncalieri. Conosciuto fin dal Medioevo come un borgo indipendente di pescatori fluviali, traghettatori e ortolani affacciato oltre il Po, questo quartiere ha conservato un'atmosfera appartata e quasi campestre, pur trovandosi a pochi minuti di cammino dal centro monumentale. Tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento le famiglie nobiliari e l'alta borghesia torinese scelsero le pendici verdi di Borgo Po per edificare sontuose ville di delizia circondate da giardini romantici all'inglese, cedri del Libano e terrazze panoramiche affacciate sulle anse del fiume. Passeggiando lungo i vicoli acciottolati si ammirano eleganti cancellate in ferro battuto, portali bugnati e muri di cinta coperti di edera e glicine profumato, da cui fanno capolino scorci improvvisi verso le acque del Po e la cortina dei tetti del centro storico. L'atmosfera silenziosa contrasta gradevolmente con il dinamismo della riva opposta.

    Notate la presenza di palazzine in stile Liberty floreale ed eclettico realizzate tra il 1902 e il 1911 da celebri architetti della scuola torinese come Pietro Fenoglio: le facciate ornate da decorazioni in litocemento e ferri battuti sinuosi testimoniano il gusto raffinato della Belle Époque sabauda.

    In questo borgo visse e dipinse a lungo il pittore Carlo Bossoli, maestro di vedute urbane e cronista visivo delle guerre d'indipendenza risorgimentali, che amava ritrarre la luce radente del tramonto che indora le acque del fiume.

    Ascoltate il canto degli uccelli nei parchi privati collinari: il microclima mite di Borgo Po, riparato dai venti freddi del nord, permise fin dal Seicento la coltivazione di alberi da frutto ed'erbe officinali. Le storiche fontanelle d'acqua alpina a testa di toro in ghisa verde, i celebri toret torinesi, offrono un sorso freschissimo ai passanti che risalgono la collina.

    Imboccate la ripida ma suggestiva Via Giardino per iniziare l'ascesa panoramica verso il Monte dei Cappuccini.

  11. 11. Salita Panoramica al Monte dei Cappuccini

    Via Giardino 2, 10131 Turin, Italy

    Salite con passo regolare lungo le curve acciottolate della salita che conduce al colle del Monte dei Cappuccini, immersi nell'ombra rinfrescante di tigli, ippocastani e lecci secolari. Questo colle alto poco meno di trecento metri sopra il livello del mare, anticamente chiamato Monte Bastia per la presenza di fortificazioni difensive altomedievali che dominavano il guado del Po, fu donato nel 1583 dal duca Carlo Emanuele I di Savoia ai Padri Cappuccini affinché vi fondassero un convento e una chiesa votiva a protezione della capitale. Lungo la salita il panorama sulla città si apre gradualmente tra i rami degli alberi: a ogni curva la prospettiva si allarga, svelando le geometrie regolari dei quartieri barocchi torinesi, il disegno rettilineo di Via Po e la punta ardita della Mole Antonelliana che svetta imponente contro l'orizzonte alpino. L'ascesa è percorsa da secoli da pellegrini, escursionisti e amanti in cerca di intimità romantica. Il profumo del bosco collinare avvolge i visitatori in una dimensione quasi montana a pochi passi dal centro.

    Osservate i muri di sostegno in pietra e mattoni: durante il celebre assedio francese di Torino del 1640, le truppe sabaude e gli invasori combatterono aspre schermaglie lungo queste stesse pendici per il controllo del convento, considerato una fortezza naturale dominante sull'intera valle.

    Secondo un'antica tradizione devota, durante l'assalto dei soldati francesi nel 1640 una lingua di fuoco miracolosa scaturì dal tabernacolo della chiesa dei frati, respingendo i soldati sacrileghi e salvando la comunità monastica da morte certa.

    Notate il silenzio ovattato che si fa più denso man mano che ci si avvicina alla cima: il contrasto con i rumori del traffico cittadino della riva opposta è immediato e rigenerante.

    Pochi passi ancora verso la sommità della collina per sbucare sul piazzale belvedere del Monte dei Cappuccini.

  12. 12. Piazzale Monte dei Cappuccini e Veduta delle Alpi

    Piazzale Monte dei Cappuccini 3, 10131 Turin, Italy

    Concludete il vostro itinerario raggiungendo l'ampio piazzale panoramico del Monte dei Cappuccini, il belvedere più spettacolare, romantico e celebrato di Torino. Al centro del colle sorge la Chiesa di Santa Maria al Monte, eretta tra il 1583 e il 1656 su splendido disegno dell'architetto di corte Ascanio Vitozzi in sobrio stile manierista e tardo rinascimentale, arricchita dalla cupola ottagonale e dall'adiacente convento francescano. Davanti alla balaustra del belvedere si spalanca uno spettacolo visivo travolgente: tutta Torino si distende ai vostri piedi in una visione aerea indimenticabile, con le sue maglie geometriche ortogonali, i ponti sul Po, la cupola della Mole che svetta come un faro civico e, a fare da corona maestosa, l'arco ciclopico delle Alpi piemontesi con la piramide aguzza del Monviso e le vette innevate del Rocciamelone e del Gran Paradiso. Nel complesso conventuale ha sede anche il Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi, fondato nel 1874 dal Club Alpino Italiano per narrare la grande epopea delle esplorazioni montane mondiali. L'aria pura della collina rende ogni respiro leggero.

    Contemplate la veduta del Monviso verso sud-ovest nelle giornate limpide di fohn: la celebre piramide di roccia e ghiaccio del Re di Pietra, alta tremilaottocentoquarantuno metri, sembra toccare i tetti di ardesia di Piazza Vittorio, incarnando quel legame viscerale tra Torino e le sue montagne che incantò filosofi come Friedrich Nietzsche e scrittori come Mario Soldati.

    Il Museo Nazionale della Montagna custodisce documenti e reperti leggendari delle grandi spedizioni polari e himalayane, tra cui i diari originali e le attrezzature del principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi e dell'alpinista Walter Bonatti.

    Sedetevi sulla balaustra mentre il sole tramonta dietro le vette alpine tingendo il cielo di rosa, ocra e viola: le luci della metropoli si accendono a una a una come un tappeto di stelle riflesse nelle acque del Po.

    Qui, sospesi tra il silenzio del convento francescano, il fluire millenario del Po e l'infinita maestà delle vette alpine, si conclude il nostro viaggio attraverso la luce, il cinema e la natura fluviale di Torino, una capitale austera e regale che conserva immutata la poesia segreta della sua anima alpina.