Monaco di Baviera verde: il Giardino Inglese e le rive dell'Isar

Dalle terme liberty del Volksbad all'Angelo della Pace, dai surfisti dell'Eisbach alla Torre Cinese: un fiume alpino in piena città e uno dei parchi urbani più grandi del mondo

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  1. 1. Müller'sches Volksbad: un palazzo per lavarsi

    Rosenheimer Straße 1, 81667 München, Germany

    Fermati sulla riva dell'Isar, accanto al ponte Ludwigsbrücke, e guarda l'edificio che hai davanti: una torre con la cupola, tetti ripidi, finestre ad arco, facciate che sembrano quelle di un castello barocco... e invece è una piscina. È il Müller'sches Volksbad, il bagno pubblico più bello di Monaco di Baviera, e uno dei più sontuosi d'Europa.

    Alla fine dell'Ottocento, nella maggior parte delle case di Monaco non c'era un bagno. La gente si lavava nel catino, d'inverno quasi mai. Un ingegnere monacense, Karl Müller, decise di cambiare le cose e donò alla città una somma enorme perché costruisse un bagno aperto a tutti, operai compresi. Il progetto fu affidato all'architetto Carl Hocheder, i lavori cominciarono nel 1897, e nel 1901 le porte si aprirono.

    Dentro, la vasca grande sta sotto un'immensa volta, come la navata di una chiesa; quella più piccola era in origine riservata alle donne. E poi c'è il bagno di vapore romano-irlandese, una sequenza di sale tiepide, calde e caldissime, tra piastrelle, archi e decorazioni. Prova a immaginare: una sartina o un muratore che, finito il turno, potevano entrare in un palazzo del genere per lavarsi e nuotare. Per molti era il primo bagno caldo della loro vita.

    C'è un dettaglio che pochi notano: lo stile. Siamo esattamente sulla soglia tra due secoli, e il Volksbad mescola il barocco della vecchia Baviera con lo Jugendstil, il liberty tedesco. E sai da dove viene quel nome? Da una rivista, Jugend, Gioventù, fondata proprio qui a Monaco nel 1896. Un intero stile europeo porta il nome di un giornale monacense.

    Il Volksbad ha superato più di un secolo, e ancora oggi ci si nuota sotto quelle volte. Poco più a monte, sull'isola in mezzo al fiume, vedi gli edifici del Deutsches Museum. Ora cammina verso nord lungo la riva, seguendo la corrente: l'isola lunga e verde che vedrai in mezzo all'acqua è la Praterinsel.

  2. 2. Praterinsel: l'isola in mezzo all'Isar

    Praterinsel 5, 80538 München, Germany

    Attraversa la passerella e scendi sull'isola: alberi alti, vecchi edifici di mattoni, il rumore dell'acqua da entrambi i lati. Sei sulla Praterinsel, una striscia di terra lunga e stretta in mezzo all'Isar, a pochi passi dal centro e allo stesso tempo stranamente fuori dal mondo.

    Il nome ti suona familiare? Viene da Vienna. All'inizio dell'Ottocento su quest'isola c'era un giardino di divertimenti con osterie, musica e passeggiate, battezzato come il celebre Prater viennese. I monacensi ci venivano la domenica, e l'isola divenne il loro angolo di svago sul fiume, lontano dai vicoli stretti della città vecchia.

    Poi arrivò l'industria. Per gran parte del Novecento sull'isola lavorò una distilleria di liquori, la Riemerschmid, e i suoi edifici in mattoni, salvati dalla demolizione, oggi ospitano atelier, mostre ed eventi. E dal 1911 qui c'è il Museo Alpino del Club Alpino Tedesco, dedicato alla storia dell'alpinismo: perché a Monaco le montagne non sono mai lontane, nemmeno quando non si vedono.

    Ma la vera protagonista è l'acqua. L'Isar nasce nel Karwendel, in Tirolo, e arriva a Monaco ancora fredda, veloce, di un verde chiarissimo. Prima che nell'Ottocento la imbrigliassero tra argini e sbarramenti, si divideva in decine di rami che cambiavano letto a ogni piena, lasciando dietro di sé banchi di ghiaia e isolotti. La Praterinsel è un ricordo di quel labirinto selvaggio, sopravvissuto in mezzo alla città.

    Fermati un momento sulla punta dell'isola e guarda le due correnti che ti scorrono accanto, una a destra e una a sinistra. Sei letteralmente in mezzo al fiume che ha fatto nascere Monaco: nel 1158 il duca Enrico il Leone distrusse il ponte del vescovo di Frisinga, più a nord, e ne costruì uno suo poco lontano da qui, per incassare i dazi sul sale. Da quel ponte, e da quel sale, nacque la città. Ora raggiungi il Ponte Massimiliano e attraversa il ramo orientale: sulla riva alta ti aspetta un palazzo con le arcate dorate.

  3. 3. Maximilianeum: il palazzo dei geni e dei deputati

    Max-Planck-Straße 1, 81675 München, Germany

    Alza lo sguardo: sulla riva rialzata dell'Isar si allunga un palazzo fatto di arcate sovrapposte, con dipinti a fondo d'oro nelle nicchie centrali che, al tramonto, si accendono come una corona. È il Maximilianeum, e chiude come un sipario la lunga ed elegante Maximilianstraße, che parte dal centro e attraversa il fiume fin qui.

    Lo volle il re Massimiliano II di Baviera, un sovrano più professore che soldato, che sognava di inventare un'architettura nuova, tutta sua, mescolando gotico e Rinascimento. Per trovare questo stile del futuro indisse persino un concorso tra architetti di tutta Europa. I lavori, su progetto di Friedrich Bürklein, iniziarono nel 1857 e finirono solo nel 1874... quando il re era morto ormai da dieci anni. Non vide mai compiuto il palazzo che portava il suo nome.

    Ma a che cosa doveva servire un edificio così grandioso? La risposta è sorprendente: agli studenti. Massimiliano creò una fondazione che ancora oggi offre alloggio gratuito, qui dentro, ai giovani più brillanti della Baviera, scelti tra i migliori diplomati, per tutta la durata dei loro studi universitari. Ogni anno ne entrano pochissimi, e vivono in un palazzo reale con vista sulla città.

    Dal 1949 il Maximilianeum ospita anche il Landtag, il parlamento della Baviera. Così, sotto lo stesso tetto, convivono i deputati e i borsisti: chi scrive le leggi e chi, forse, un giorno le scriverà. E proprio nel 1949 il parlamento bavarese fece una scelta che dice molto sull'orgoglio di questa terra: votò contro la nuova Legge fondamentale della Germania federale, pur accettando che valesse anche per la Baviera.

    Prima di andare, girati verso il fiume: sotto di te scende un pendio di giardini e alberi, i Maximiliansanlagen, che re Massimiliano fece disegnare insieme al palazzo. Ora segui i sentieri nel verde della riva alta, verso nord, finché vedrai brillare sopra gli alberi una figura d'oro con le ali.

  4. 4. Friedensengel: l'Angelo della Pace

    Prinzregentenstraße, 81675 München, Germany

    Sali gli ultimi gradini della terrazza e alza gli occhi: in cima a un'alta colonna, una figura dorata con le ali spiegate guarda verso la città, lungo l'asse della Prinzregentenstraße. I monacensi la chiamano Friedensengel, l'Angelo della Pace.

    Il monumento fu costruito tra il 1896 e il 1899 per celebrare i venticinque anni di pace seguiti alla guerra franco-prussiana del 1870 e 1871, quella da cui era nato l'Impero tedesco. Ed ecco il primo paradosso: per festeggiare la pace si scelse una figura che, a guardarla bene, ha la forma di una Nike, la Vittoria alata dei Greci. Alla fine dell'Ottocento, anche la pace si celebrava come un trionfo. Era il tempo in cui Monaco cresceva in fretta, e la sua nuova borghesia voleva monumenti all'altezza delle grandi capitali europee.

    Sotto la colonna si apre un piccolo tempio con mosaici dorati, e davanti la collina scende verso il fiume con terrazze, balaustre e una fontana. Il viale che hai davanti porta il nome del principe reggente Luitpoldo, che governò la Baviera dal 1886 al 1912, gli anni in cui Monaco si riempì di musei, teatri e palazzi borghesi. Questo monumento è la sua firma sulla riva destra dell'Isar.

    Guardalo oggi, scintillante sopra gli alberi, e ricorda che appena quindici anni dopo la sua inaugurazione l'Europa precipitò nella guerra del 1914, e poi in un'altra, ancora più terribile. Quell'ottimismo dorato, così sicuro di sé, ha qualcosa di commovente. La pace che celebrava era fragile, ma la gente di Monaco ha continuato ad amare questo angelo, e a sceglierlo come sfondo per foto, appuntamenti, dichiarazioni d'amore.

    D'estate, la sera, le terrazze si riempiono di ragazzi seduti sui gradini a guardare il tramonto sulla città. Da qui lo sguardo corre sul ponte, sul fiume e sulle cupole di Monaco. Ora scendi verso il ponte Luitpold e raggiungi la riva dell'Isar, dove l'acqua corre tra le ghiaie.

  5. 5. I prati dell'Isar: un fiume di montagna in città

    Luitpoldbrücke, 80538 München, Germany

    Scendi fino all'acqua e ascolta: l'Isar qui non mormora, scroscia. È un fiume di montagna in piena città, verde chiaro e freddissimo, che corre tra sponde di ghiaia e prati in pendenza dove, appena esce il sole, compaiono asciugamani, biciclette e qualche libro aperto.

    Il nome Isar è antichissimo, probabilmente celtico, e secondo molti studiosi significa qualcosa come la rapida, l'impetuosa. Per secoli il fiume è stato l'autostrada delle Alpi: sulle zattere di tronchi scendevano verso Monaco legname, pietre, merci e perfino passeggeri. Ancora oggi, d'estate, grandi zattere cariche di gente in festa, con tanto di musica e barili di birra, scendono il fiume da Wolfratshausen fino all'approdo di Thalkirchen, alla periferia della città.

    Ma l'Isar sa anche essere crudele. Nel settembre del 1899 una piena eccezionale fece crollare due ponti di Monaco. Da allora gli argini sono stati alzati e rafforzati, e a monte della città le dighe trattengono l'acqua; eppure, dopo un temporale sulle Alpi, il fiume si gonfia in poche ore, cambia colore e ricorda a tutti chi comanda.

    Nel Novecento l'Isar fu chiusa tra argini rigidi, raddrizzata, sfruttata per l'energia. Poi, tra il 2000 e il 2011, Monaco fece una cosa rara per una grande città: le restituì un po' di libertà. Con il progetto chiamato Isar-Plan, lungo circa otto chilometri a sud del centro, i muri di pietra furono sostituiti da rive naturali, isolotti di ghiaia e pendii dolci. Il fiume ricominciò a disegnarsi il letto da solo, e i monacensi ricominciarono a sedersi sulle sue rive.

    Un consiglio da amico: anche quando l'aria è calda, l'acqua resta gelida e la corrente è più forte di quanto sembri, quindi goditela con i piedi, non con un tuffo. Ora risali sulla strada e segui la Prinzregentenstraße verso ovest: dopo poche centinaia di metri vedrai una piccola folla affacciata a un parapetto. Lì sotto, qualcuno fa surf.

  6. 6. Eisbach: l'onda dei surfisti

    Prinzregentenstraße, 80538 München, Germany

    Affacciati al parapetto del ponte e guarda giù: in un canale largo pochi metri l'acqua si alza in un'onda che non avanza mai, e su quell'onda, uno alla volta, ragazze e ragazzi in muta surfano avanti e indietro. In pieno centro di Monaco di Baviera, a centinaia di chilometri dal mare più vicino.

    L'Eisbach, il ruscello di ghiaccio, non è un fiume naturale: è un canale artificiale derivato dall'Isar, che attraversa tutto il Giardino Inglese. Proprio qui, uscendo da sotto la strada, l'acqua accelera, incontra un gradino sul fondo e forma questa onda stazionaria, alta più o meno un metro. Una macchina perfetta, nata per caso dall'ingegneria idraulica. Poi il canale prosegue nel parco, si divide in rami, ne riceve altri, e più a nord torna a gettarsi nell'Isar.

    Su quest'onda si surfa almeno dagli anni Settanta. Per decenni fu una passione tollerata, a volte vietata, sempre un po' ribelle; oggi l'onda dell'Eisbach è famosa nel mondo, e i surfisti arrivano da ogni continente per provarla. Guarda la fila sulle due sponde: si entra uno alla volta, saltando con la tavola direttamente sull'acqua, e si resta in piedi finché si riesce. Di solito, pochi secondi. I più bravi danzano lì sopra per un minuto intero.

    Non lasciarti ingannare dalla disinvoltura. L'Eisbach è pericoloso: sul fondo ci sono blocchi di cemento, la corrente è violenta e l'acqua è gelida anche in agosto. Qui surfano solo i più esperti, e anche più a valle, nel parco, dove il canale sembra tranquillo, la corrente trascina con una forza sorprendente. Ogni estate le autorità ricordano di non fare il bagno dove non è sicuro.

    C'è qualcosa di molto monacense in questa scena: una città ordinata, borghese, perfino un po' rigida, che proprio accanto a un museo monumentale lascia spazio a un'onda selvaggia. Ora torna sulla strada e guarda il grande edificio colonnato che sta subito accanto al ponte. La sua storia è molto meno spensierata.

  7. 7. Haus der Kunst: il colonnato e la sua ombra

    Prinzregentenstraße 1, 80538 München, Germany

    Mettiti davanti al lungo colonnato di pietra chiara: colonne squadrate tutte uguali, nessun ornamento, una facciata severa e immobile che si allunga sul bordo del parco.

    La Haus der Kunst fu costruita tra il 1933 e il 1937 su progetto dell'architetto Paul Ludwig Troost, e allora si chiamava Haus der Deutschen Kunst, Casa dell'Arte Tedesca. Fu il primo grande edificio di rappresentanza voluto dal regime nazista, qui a Monaco, la città che il partito aveva proclamato capitale del suo movimento. Hitler ne pose la prima pietra nell'ottobre del 1933; secondo un racconto molto ripetuto, durante la cerimonia il martello si spezzò, e qualcuno lo prese per un cattivo presagio.

    Nel luglio del 1937 qui si inaugurò la Grande Esposizione d'Arte Tedesca: contadini idealizzati, nudi atletici, paesaggi eroici, tutto ciò che il regime considerava arte sana. Il giorno dopo, a poche centinaia di metri, nelle arcate del Hofgarten, si aprì la mostra dell'Arte degenerata, dove le opere di Kandinsky, Klee, Marc e di tanti altri venivano esposte al disprezzo pubblico. Amara ironia della storia: la mostra dell'arte messa alla gogna attirò molti più visitatori di quella celebrata.

    I monacensi, che non perdono mai l'occasione di una battuta, avevano già trovato un soprannome per questo colonnato: Palazzo Kitschi. Dopo la guerra l'edificio fu usato per un periodo dall'esercito americano, e poi tornò all'arte. Nel 1955 qui fu esposta una grande mostra di Picasso, e con essa Guernica, il quadro nato dal bombardamento di una città basca compiuto dagli aviatori della Legione Condor tedesca. Quel grido contro la guerra, appeso proprio qui dentro.

    Oggi la Haus der Kunst non ha una collezione permanente: ospita mostre d'arte contemporanea da tutto il mondo, e il confronto con la propria storia fa parte del suo lavoro. Un edificio nato per imporre una sola idea di arte è diventato un luogo dove ne passano mille. Ora entra nel parco dal sentiero alle spalle dell'edificio: tra gli alberi, su un'isoletta, ti aspetta il Giappone.

  8. 8. La Casa del tè giapponese

    Englischer Garten, 80538 München, Germany

    Cerca tra gli alberi un piccolo specchio d'acqua e, su un'isoletta, una casa di legno chiaro con il tetto basso, le pareti scorrevoli e intorno un giardino di pietre, ghiaia e arbusti potati con pazienza infinita. Sembra caduta qui direttamente da Kyoto.

    È la Casa del tè giapponese, chiamata Kanshoan, costruita nel 1972 in occasione delle Olimpiadi di Monaco. Fu un dono della scuola Urasenke di Kyoto, una delle grandi scuole della cerimonia del tè, che volle portare nel cuore di un parco europeo un frammento della propria tradizione. In certi giorni d'estate vi si tengono ancora dimostrazioni della cerimonia, aperte al pubblico.

    La cerimonia del tè è un'arte della lentezza. Ogni gesto è fissato da secoli: come si piega il panno, come si scalda la tazza, come si sbatte con il frullino di bambù il matcha, il tè verde macinato in una polvere finissima. Gli ospiti entrano chinandosi, perché davanti al tè tutti sono uguali. Qui, a pochi metri dal traffico della Prinzregentenstraße, il tempo dovrebbe rallentare. Prova anche tu: respira, ascolta l'acqua.

    Quelle Olimpiadi del 1972 dovevano mostrare al mondo una Germania nuova: allegra, aperta, colorata, il contrario delle parate di Berlino nel 1936. Poi, il 5 settembre, un commando palestinese prese in ostaggio la squadra israeliana nel villaggio olimpico, e undici atleti, allenatori e giudici israeliani furono uccisi. Questa casetta, pensata come un simbolo di armonia, appartiene allo stesso anno, e vale la pena ricordarlo mentre la guardi.

    Eppure, la sua promessa di calma è rimasta. Intorno, il giardino cambia volto con le stagioni, e d'inverno, quando la neve si posa sui tetti di legno, l'isoletta sembra una stampa antica. Ora segui il sentiero verso nord: davanti a te si aprirà un grande prato, e più in là, su una collinetta, un tempietto rotondo.

  9. 9. Schönfeldwiese: il parco del conte Rumford

    Englischer Garten, 80538 München, Germany

    Eccoti sul grande prato della Schönfeldwiese: erba a perdita d'occhio, alberi secolari ai margini, gente che legge, dorme, gioca a pallone... e d'estate qualcuno che prende il sole senza costume, perché in alcune zone del parco Monaco tollera da decenni il nudismo, con una disinvoltura che sorprende molti visitatori.

    Ma come è nato tutto questo? Da un americano. Benjamin Thompson era nato nel 1753 nel Massachusetts; durante la rivoluzione americana si schierò con il re d'Inghilterra, dovette lasciare il paese e finì al servizio dell'elettore di Baviera, Carlo Teodoro. Qui riorganizzò l'esercito e l'assistenza ai poveri, e quando ricevette il titolo di conte scelse il nome Rumford, quello della cittadina del New Hampshire dove aveva vissuto da giovane.

    Fu lui a proporre di trasformare le riserve di caccia lungo l'Isar in un giardino per i soldati, e poi in un parco aperto a tutti. Nel 1789 arrivò il decreto. Il disegno fu affidato al giardiniere Friedrich Ludwig von Sckell, che creò un paesaggio all'inglese: prati ondulati, boschetti, ruscelli che sembrano naturali e non lo sono affatto. Fu uno dei primi grandi parchi pubblici d'Europa pensati non per una corte, ma per la gente.

    E Rumford non si fermò lì. Nell'arsenale di Monaco, osservando la foratura delle canne dei cannoni, notò che il metallo continuava a scaldarsi senza fine, e ne dedusse che il calore non è una sostanza ma una forma di movimento: un'intuizione importantissima per la fisica. Inventò una zuppa nutriente ed economica per i poveri, che porta ancora il suo nome, e migliorò i camini perché non riempissero le case di fumo.

    Finì perfino per sposare, a Parigi, la vedova del grande chimico Lavoisier: un matrimonio burrascoso, finito dopo pochi anni. Ora attraversa il prato verso nord-est e sali sulla collinetta: in cima c'è il tempietto da cui si gode il panorama più famoso di Monaco.

  10. 10. Monopteros: il tempietto greco e la vista sulla città

    Englischer Garten, 80538 München, Germany

    Sali sulla collinetta erbosa e fermati tra le colonne del tempietto rotondo. Ora girati verso sud-ovest: sopra le chiome degli alberi spuntano le torri di Monaco, le due torri della Frauenkirche con le loro cupole, i campanili, i tetti. È la cartolina più famosa della città, e l'hai guadagnata con pochi gradini.

    Monopteros è una parola greca: indica un tempio rotondo con un solo anello di colonne e nessuna parete. Lo fece costruire il re Ludovico I, innamorato perdutamente della Grecia antica, che lo affidò al suo architetto preferito, Leo von Klenze, lo stesso dei Propilei e della Gliptoteca. Fu completato a metà degli anni Trenta dell'Ottocento, e anche la collina su cui sorge è artificiale, alzata apposta per dare al tempio il suo palcoscenico.

    E c'è un dettaglio quasi incredibile. Proprio in quegli anni, nel 1832, il figlio di Ludovico, Ottone, divenne il primo re della Grecia moderna, appena liberata dal dominio ottomano. La Baviera sognava Atene... e Atene ebbe un re bavarese. Lo stesso Klenze, nel 1834, partì per Atene per lavorare ai piani della nuova capitale del giovane re.

    Negli anni Sessanta e Settanta il Monopteros divenne il ritrovo degli hippy di Monaco: chitarre, tamburi, capelli lunghi e notti d'estate passate qui sopra, con grande scandalo dei benpensanti. Ancora oggi, nelle sere di bel tempo, la collina si riempie di gente seduta sull'erba ad aspettare il tramonto, con una bottiglia e una chitarra.

    Prenditi un minuto. Da qui vedi il disegno di Sckell nella sua forma migliore: i prati che scendono, i gruppi di alberi messi come quinte di teatro, la città che appare solo dove lui ha deciso. In autunno, con la nebbia che sale dai prati e le torri che emergono appena, la stessa vista diventa un quadro romantico. Ora scendi dal lato nord e segui il sentiero: senti già nell'aria il profumo dei brezel? Ti aspetta la Torre Cinese.

  11. 11. Chinesischer Turm: una pagoda tra i boccali

    Englischer Garten 3, 80538 München, Germany

    Eccola: una pagoda di legno a cinque piani, con i tetti sovrapposti e gli spigoli all'insù, in mezzo a una distesa di tavoli e panche di legno. Una torre cinese nel cuore della Baviera, circondata da boccali di birra da un litro. Non c'è niente di più monacense.

    È alta circa venticinque metri, interamente di legno, e fu costruita tra il 1789 e il 1790, insieme alla nascita del parco, ispirandosi alla grande pagoda dei giardini di Kew, a Londra. Alla fine del Settecento in Europa impazzava la moda delle cineserie: porcellane, tappezzerie, padiglioni nei giardini dei principi. Chi non poteva andare in Cina, se la costruiva in giardino.

    La torre che vedi, però, non è l'originale. Nel 1944 un bombardamento la incendiò e la distrusse completamente. Dopo la guerra i monacensi la ricostruirono fedelmente, sempre in legno e con la stessa forma, e nel 1952 era di nuovo in piedi: per la città un Giardino Inglese senza la sua pagoda era semplicemente impensabile.

    Intorno c'è uno dei più grandi Biergarten di Monaco, con migliaia di posti, e su uno dei piani della torre suona spesso una banda di ottoni. Qui vale una regola antica e molto bavarese: nei Biergarten tradizionali puoi portarti il cibo da casa, basta che le bevande le compri sul posto. E c'è una tradizione meravigliosa: il Kocherlball, il ballo delle cuoche. Nell'Ottocento cuoche, domestiche e servitori venivano qui all'alba della domenica, prima di cominciare il lavoro, a ballare per un paio d'ore. Il ballo fu vietato all'inizio del Novecento; dal 1989 è tornato, e una domenica d'estate migliaia di persone in costume tradizionale ballano qui alle sei del mattino.

    Accanto alla torre noterai una palazzina chiara di gusto neoclassico, il Rumfordschlössl, costruita negli stessi anni del parco: il nome, ormai lo sai, ricorda il conte americano. Ora prendi il sentiero verso nord, lungo l'acqua: ti aspetta il lago.

  12. 12. Kleinhesseloher See: il lago in fondo al giardino

    Kleinhesseloher See, 80802 München, Germany

    Ed eccoti sulla riva del Kleinhesseloher See: un lago placido con tre isolette coperte di alberi, anatre, cigni e barche a remi che scivolano lente. Sulla sponda, la terrazza di un Biergarten guarda l'acqua.

    Anche questo lago, che sembra lì da sempre, è artificiale. Fu scavato all'inizio dell'Ottocento, quando il parco venne ampliato verso nord, e modellato perché sembrasse uno specchio d'acqua naturale, con rive irregolari e isole che nascondono e rivelano il paesaggio a ogni passo. Prende il nome da Kleinhesselohe, una località che esisteva qui già prima del parco. E negli inverni più freddi, quando il ghiaccio è abbastanza spesso, capita che il lago si riempia di pattinatori.

    Pensa alle dimensioni di quello che hai attraversato. Il Giardino Inglese si stende per circa trecentosettanta ettari, ed è spesso definito più grande del Central Park di New York. A nord di qui continua per chilometri, tra boschi e prati sempre più selvatici, fino alla periferia della città. Una grande strada lo taglia in due, ma il parco ha la meglio: appena la superi, ricomincia il silenzio.

    E pensa a quanta acqua hai seguito oggi: le vasche liberty del Volksbad, l'Isar delle zattere e delle piene, l'Eisbach dei surfisti, i ruscelli finti di Sckell e ora questo lago scavato a mano. E pensa a tutto il mondo che hai incontrato in un solo parco: un tempio greco, una pagoda cinese, una casa del tè giapponese, un'onda da oceano. Monaco è una città di montagna che si finge di pianura, e il suo fiume alpino le scorre dentro come una vena fredda e verde.

    Il conte Rumford voleva un giardino per tutti, soldati e poveri compresi. Ce l'ha fatta: guarda intorno a te, studenti, nonni, famiglie, surfisti ancora bagnati di ritorno dall'onda. Siediti sulla riva, ordina qualcosa di fresco se ti va, e lascia che sia il lago a chiudere la passeggiata. Grazie per aver camminato con me.