Museo Storico Navale: l'oro perduto del Bucintoro

Why is it significant?

Sei di nuovo sull'acqua, all'angolo tra il rio dell'Arsenale e la laguna aperta, con il vento che arriva dal Lido. Davanti a te un edificio massiccio di pietra e mattoni: è il Museo Storico Navale.

Key Facts

PlaceMuseo Storico Navale: l'oro perduto del Bucintoro
AddressRiva San Biasio, Castello 2148, 30122 Venezia VE, Italy
Geo Coordinates45.43270, 12.35020
Part of WalkCastello segreto: Vivaldi, Carpaccio e i leoni dell'Arsenale a Venezia
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Sei di nuovo sull'acqua, all'angolo tra il rio dell'Arsenale e la laguna aperta, con il vento che arriva dal Lido. Davanti a te un edificio massiccio di pietra e mattoni: è il Museo Storico Navale. Sull'acqua, davanti alla porta, passano vaporetti e barche da lavoro, proprio dove un tempo uscivano le galee appena finite. Dentro ci sono modelli di galee, cannoni, bussole, polene, e soprattutto un sogno d'oro in miniatura.

Il sogno si chiama Bucintoro. Era la galea di Stato del doge, coperta d'oro e di sculture, con la Giustizia a prua e più di cento rematori nascosti nel ventre. Ogni anno, il giorno dell'Ascensione, la festa della Sensa, il Bucintoro usciva verso la bocca di porto del Lido e il doge gettava in mare un anello d'oro, con una formula latina che suonava più o meno così: ti sposiamo, mare, in segno di vero e perpetuo dominio. Venezia si sposava con l'Adriatico. E ogni anno, va detto, rinnovava le promesse.

L'ultimo Bucintoro, varato nel 1729, fece una fine triste. Nel 1797 la Repubblica cadde, e l'anno dopo i francesi lo fecero a pezzi per bruciarne le dorature e ricavarne l'oro. Lo scafo spogliato servì per anni da batteria galleggiante e poi da prigione, prima di essere demolito. Qui al museo trovi un grande modello costruito nel 1828 e alcuni frammenti di sculture scampati alle fiamme.

Le collezioni discendono in parte dalla Casa dei Modelli dell'Arsenale, dove la Repubblica conservava i modelli delle proprie navi, una specie di archivio tridimensionale dei segreti di fabbrica. Guarda le galee da mercato: portavano a Venezia pepe, seta e cotone, e ripartivano cariche di vetro e tessuti. In quei modelli c'è la vera ricetta della ricchezza di Venezia: non le terre, ma le rotte.

Adesso volta a destra e cammina lungo la riva, verso est. Dopo pochi passi si apre una strada larghissima, piena di bambini, fruttivendoli, panni stesi e anziani sulle panchine: è Via Garibaldi, il cuore che batte di Castello.

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