La Casina delle Civette: il rifugio del principe solitario

Why is it significant?

Questa non sembra la casa di un principe: sembra la casa di una strega gentile. Tetti spioventi, torrette, abbaini, ferri battuti, maioliche, finestre di tutte le forme... e dappertutto, se guardi bene, civette. È la Casina delle Civette.

Key Facts

PlaceLa Casina delle Civette: il rifugio del principe solitario
AddressVilla Torlonia, Via Nomentana 70, 00161 Roma RM, Italy
Geo Coordinates41.91430, 12.51290
Part of WalkLa Roma delle fiabe: quartiere Coppedè, Villa Torlonia e Santa Costanza
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Questa non sembra la casa di un principe: sembra la casa di una strega gentile. Tetti spioventi, torrette, abbaini, ferri battuti, maioliche, finestre di tutte le forme... e dappertutto, se guardi bene, civette. È la Casina delle Civette.

All'inizio, nell'Ottocento, era la capanna svizzera disegnata da Giuseppe Jappelli, un rifugio rustico per il gusto romantico del principe Alessandro. Poi, dal 1908, un erede della famiglia, il principe Giovanni Torlonia, la fece trasformare pezzo dopo pezzo, fino a farne il suo piccolo villaggio medievale personale. Giovanni era un uomo solitario, appassionato di simboli e di esoterismo, e scelse come emblema la civetta, l'uccello della notte e della saggezza.

Il vero tesoro della casina sono le vetrate. Tra il 1908 e gli anni Trenta il laboratorio di Cesare Picchiarini vi realizzò, su disegni di artisti come Duilio Cambellotti, una collezione straordinaria di vetri artistici in stile liberty: rondini, rose, pavoni, tralci d'uva, cavalieri, e naturalmente civette. La più famosa è proprio la vetrata delle civette, disegnata da Cambellotti, con due uccelli stilizzati che ti fissano dal vetro. Cambellotti era un artista romano dai mille talenti, illustratore, scultore, scenografo, innamorato della campagna romana e dei suoi butteri, e qui mise tutta la sua fantasia nel vetro.

Dopo la morte del principe, nel 1938, la casina conobbe anni durissimi: l'occupazione militare, l'abbandono, i saccheggi, e nel 1991 un incendio che la devastò. Il restauro l'ha rimessa in piedi, e dal 1997 è un museo dedicato proprio alla vetrata artistica. Dove i vetri erano andati perduti, si è lavorato sui disegni e sulle fotografie dell'epoca, come si rimette insieme una favola strappata.

Se entri, cerca le civette nascoste nei dettagli: nelle maniglie, nei mosaici, nelle decorazioni. Il principe le volle ovunque, come guardiane silenziose della sua solitudine. Poi esci dal parco verso Via Nomentana, prosegui verso nord-est e cerca Via Carlo Fea: lì un re costruì una villa per la donna che non poté mai fare regina.

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