Portico d'Ottavia: carciofi alla giudia e teste di pesce

Why is it significant?

Davanti a te spuntano dalle case colonne di marmo e un grande frontone di mattoni: è il Portico d'Ottavia, che Augusto dedicò a sua sorella Ottavia. E tutto intorno, sui tavolini all'aperto, vedrai probabilmente dei fiori color bronzo, aperti, croccanti, che la gente sgranocchia foglia dopo foglia.

Key Facts

PlacePortico d'Ottavia: carciofi alla giudia e teste di pesce
AddressVia del Portico d'Ottavia 29, 00186 Roma RM, Italy
Geo Coordinates41.89250, 12.47860
Part of WalkA tavola con i romani: la cucina di Roma da Campo de' Fiori al Ghetto e a Trastevere
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Davanti a te spuntano dalle case colonne di marmo e un grande frontone di mattoni: è il Portico d'Ottavia, che Augusto dedicò a sua sorella Ottavia. E tutto intorno, sui tavolini all'aperto, vedrai probabilmente dei fiori color bronzo, aperti, croccanti, che la gente sgranocchia foglia dopo foglia. Sono carciofi.

Il carciofo alla giudia è il capolavoro della cucina del Ghetto. Si prende il carciofo romanesco, tondo e tenero, lo si pulisce delle foglie dure e lo si frigge due volte nell'olio: la prima per cuocerlo, la seconda, dopo averlo aperto come un fiore, per rendere le foglie croccanti come patatine. Fuori è oro, dentro il cuore resta morbido. È un piatto di stagione: il suo momento va più o meno da febbraio ad aprile. E all'inizio della via, in un forno minuscolo sempre con la fila, avrai visto la cosiddetta pizza ebraica: non è una pizza, ma un dolce compatto di mandorle, pinoli, uvetta e canditi, bruciacchiato fuori apposta.

Ora il paradosso. Nel 2018 l'autorità rabbinica centrale di Israele dichiarò che il carciofo alla giudia non è kasher, perché tra le foglie chiuse potrebbero nascondersi degli insetti, vietati dalla legge ebraica. Gli ebrei romani risposero, più o meno, che lo mangiano da secoli e che il carciofo romanesco è così compatto che gli insetti non ci entrano. Il carciofo, naturalmente, è rimasto nei piatti.

Per secoli, tra queste rovine, si tenne il mercato del pesce di Roma, e la chiesa incastrata nel portico si chiama ancora Sant'Angelo in Pescheria. Cerca una vecchia lapide in latino: stabiliva che di ogni pesce più lungo della lapide stessa la testa, fino alle prime pinne, spettasse ai Conservatori, i magistrati della città. Perché proprio la testa? Perché era la parte più preziosa, quella da cui nasce il brodo. Da quel mondo viene un piatto romano antico, la minestra di broccoli e arzilla, cioè la razza.

Prima di andare, abbassa lo sguardo. Lo slargo qui davanti si chiama Largo 16 Ottobre 1943. Quella mattina i nazisti rastrellarono il quartiere e deportarono ad Auschwitz più di mille ebrei romani: ne tornarono soltanto sedici. Sui marciapiedi intorno brillano piccole pietre d'ottone con i loro nomi, le pietre d'inciampo. Fermati un momento. Poi scendi verso il fiume e attraversa il ponte più antico di Roma, verso l'isola.

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