Piazza delle Cinque Scole: la cucina del Ghetto
Why is it significant?
Guarda la fontana al centro della piazza, di marmo, con le vasche sovrapposte e l'acqua che scivola piano. È un'opera di fine Cinquecento attribuita a Giacomo Della Porta, e non è nata qui: stava in un'altra piazza del Ghetto, demolita insieme a gran parte del vecchio quartiere.
Key Facts
| Place | Piazza delle Cinque Scole: la cucina del Ghetto |
|---|---|
| Address | Piazza delle Cinque Scole, 00186 Roma RM, Italy |
| Geo Coordinates | 41.89280, 12.47640 |
| Part of Walk | A tavola con i romani: la cucina di Roma da Campo de' Fiori al Ghetto e a Trastevere |
| Generated | Generated |
Guarda la fontana al centro della piazza, di marmo, con le vasche sovrapposte e l'acqua che scivola piano. È un'opera di fine Cinquecento attribuita a Giacomo Della Porta, e non è nata qui: stava in un'altra piazza del Ghetto, demolita insieme a gran parte del vecchio quartiere. Anche il nome della piazza è un ricordo. Cinque Scole vuol dire cinque sinagoghe.
Nel 1555 papa Paolo Quarto, con la bolla Cum nimis absurdum, chiuse gli ebrei di Roma in un recinto di mura, in una delle zone più basse della città, quella che il Tevere allagava a ogni piena. Le porte si chiudevano al tramonto. In un solo edificio, che si affacciava qui, convivevano cinque sinagoghe con cinque riti diversi: la Scola del Tempio, la Catalana, la Castigliana, la Siciliana e la Scola Nova. Agli ebrei romani erano vietati quasi tutti i mestieri, tranne pochi, come il commercio di stracci e di roba usata.
Ed è da quella povertà che nasce una delle cucine più ingegnose d'Italia, la cucina giudaico-romanesca. Si cucinava ciò che costava poco e che le regole alimentari permettevano: alici, verdure, ritagli. Con le alici e l'indivia si fa un tortino a strati, gli aliciotti con l'indivia. Le zucchine si friggono e poi si marinano con aceto, aglio e basilico o mentuccia: è la concia. E siccome il venerdì al tramonto comincia lo Shabbat, quando non si accende il fuoco, tanti piatti nascono per essere preparati prima e mangiati freddi il giorno dopo.
La cosa sorprendente è quanta parte di questa cucina sia diventata semplicemente romana. Il fritto soprattutto: si dice spesso che Roma abbia imparato a friggere nel Ghetto, e di certo oggi nessuno saprebbe dire dove finisce una tradizione e dove comincia l'altra. Il Ghetto fu abolito nel 1870, con la fine del potere temporale dei papi, e le sue mura caddero alla fine dell'Ottocento. Le Cinque Scole furono demolite pochi anni dopo, e sul lungotevere nacque la grande Sinagoga, inaugurata nel 1904, con la sua cupola a base quadrata.
Adesso imbocca Via del Portico d'Ottavia, la strada principale del quartiere, e percorrila tutta senza fretta. Tieni d'occhio forni e vetrine, perché in fondo alla via ti aspettano un carciofo, un dolce bruciacchiato e una lapide che parla di teste di pesce.