Piazza Trilussa: il pollo della statistica
Why is it significant?
Sei arrivato alla fine, in una piazza che la sera diventa il salotto all'aperto dei ragazzi romani. Davanti a te Ponte Sisto, e in cima alla scalinata un grande fontanone che un tempo stava dall'altra parte del fiume: quando nell'Ottocento si costruirono gli argini del Tevere, fu smontato e poi…
Key Facts
| Place | Piazza Trilussa: il pollo della statistica |
|---|---|
| Address | Piazza Trilussa, 00153 Roma RM, Italy |
| Geo Coordinates | 41.89180, 12.47000 |
| Part of Walk | A tavola con i romani: la cucina di Roma da Campo de' Fiori al Ghetto e a Trastevere |
| Generated | Generated |
Sei arrivato alla fine, in una piazza che la sera diventa il salotto all'aperto dei ragazzi romani. Davanti a te Ponte Sisto, e in cima alla scalinata un grande fontanone che un tempo stava dall'altra parte del fiume: quando nell'Ottocento si costruirono gli argini del Tevere, fu smontato e poi ricostruito qui.
Il monumento che vedi, con il poeta che sembra fermarsi a parlare con i passanti, è dedicato a Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, il poeta che scriveva in romanesco. Il suo pseudonimo è un anagramma del cognome. Nei suoi versi gli animali parlavano come i politici e i politici si comportavano come animali, e i romani lo sapevano a memoria.
La sua poesia più citata, in fondo, parla di cibo. Si intitola La statistica, e il ragionamento è questo: se io mangio due polli e tu nessuno, per la statistica abbiamo mangiato un pollo a testa. Ancora oggi economisti e giornalisti la tirano fuori ogni volta che una media nasconde una disuguaglianza. Il pollo di Trilussa è diventato un modo di dire, in tutta Italia. La morale è amarissima, ma lui la serve con il sorriso, come un oste che ti versa il vino mentre ti dice la verità.
Trilussa amava le osterie e la buona tavola, ma morì quasi povero. Il primo dicembre del 1950 il presidente Einaudi lo nominò senatore a vita, e lui, già malato, avrebbe commentato con la sua ironia di sempre che lo avevano fatto senatore a morte. Morì tre settimane dopo.
E in fondo è questa la lezione di tutta la passeggiata. Da Campo de' Fiori a qui hai visto una cucina nata dai giorni di magro, dalle teste di pesce, dalle guance del maiale, dai ritagli del Ghetto, dal riso avanzato. Una cucina povera che non si è mai vergognata di esserlo, e che ha trasformato la necessità in allegria. Adesso hai un solo compito: trovare un tavolo, ordinare con coraggio e, se il cameriere ti chiede com'era, rispondere alla romana. Bono. Anzi... bonissimo.