Fontana del Mascherone e Arco Farnese

Why is it significant?

Fermati davanti a quella faccia di marmo enorme, con la bocca spalancata da cui scende un filo d'acqua in una vasca di granito. È il Mascherone, e ha un'aria un po' stupita, come se avesse appena visto passare qualcosa di incredibile. Forse è perché, secondo i romani, un giorno ha sputato vino.

Key Facts

PlaceFontana del Mascherone e Arco Farnese
AddressVia Giulia, angolo Via del Mascherone, 00186 Roma RM, Italy
Geo Coordinates41.89410, 12.47010
Part of WalkRoma segreta: Pasquino, le statue parlanti e i vicoli del Rinascimento
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Fermati davanti a quella faccia di marmo enorme, con la bocca spalancata da cui scende un filo d'acqua in una vasca di granito. È il Mascherone, e ha un'aria un po' stupita, come se avesse appena visto passare qualcosa di incredibile. Forse è perché, secondo i romani, un giorno ha sputato vino.

La fontana fu sistemata qui nel 1626 riutilizzando pezzi antichi: la grande maschera di marmo viene dalla Roma dei Cesari. I Farnese, padroni del gigantesco palazzo alle tue spalle, volevano che la loro strada avesse un ornamento degno. Ed ecco la leggenda: si racconta che nel 1720, per una grande festa, il Mascherone versò vino invece d'acqua per tre giorni di fila. Immagina la fila dei romani col bicchiere in mano.

Ora alza gli occhi verso l'arco che scavalca Via Giulia, coperto di edera e di glicine. È l'Arco Farnese, ed è l'unico pezzo realizzato di un progetto folle, attribuito a Michelangelo: un passaggio privato che dal Palazzo Farnese doveva attraversare la strada e poi il Tevere con un ponte, fino ai giardini dall'altra parte del fiume, dove più tardi i Farnese compreranno la villa di Agostino Chigi, che da allora si chiama Farnesina. Un cardinale che va in giardino senza mai mettere piede in strada... Il ponte non si fece mai, ed è rimasto solo l'arco.

Accanto all'arco c'è una chiesa dalla facciata inquietante, decorata con teschi alati: Santa Maria dell'Orazione e Morte. Apparteneva a una confraternita nata nel Cinquecento con un compito pietoso e terribile: recuperare e seppellire i morti senza nome trovati nelle campagne o restituiti dal fiume. Sotto la chiesa c'è una cripta decorata con ossa, e una cassetta per le elemosine dove è scritto che sono per i poveri morti.

Vino e teschi, feste e sepolture, a pochi metri di distanza: questa è Roma, che non ha mai separato la vita dalla morte. Ora lascia Via Giulia, passa accanto a Palazzo Farnese e raggiungi Piazza Capo di Ferro, una piccola piazza con una facciata coperta di statue di stucco. Ultima tappa: un inganno firmato Borromini.

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