Largo dei Librari: i filetti di baccalà

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Fermati in questo slargo grande quanto un salotto: una facciata barocca stretta tra due palazzi, qualche tavolino all'aperto e, se è l'ora giusta, un profumo di fritto che non perdona.

Key Facts

PlaceLargo dei Librari: i filetti di baccalà
AddressLargo dei Librari, 00186 Roma RM, Italy
Geo Coordinates41.89460, 12.47360
Part of WalkA tavola con i romani: la cucina di Roma da Campo de' Fiori al Ghetto e a Trastevere
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Fermati in questo slargo grande quanto un salotto: una facciata barocca stretta tra due palazzi, qualche tavolino all'aperto e, se è l'ora giusta, un profumo di fritto che non perdona. La chiesetta è Santa Barbara dei Librari, e il nome ti dice già chi la frequentava: dal Seicento era la chiesa della corporazione dei librai.

Ma i romani vengono qui per un altro motivo: una friggitoria che da generazioni fa praticamente una cosa sola, i filetti di baccalà. Merluzzo sotto sale, lasciato a bagno per giorni finché perde il sale, tagliato a tranci, passato in una pastella semplice di acqua e farina e fritto finché la crosta fa crac sotto i denti. Si mangia con le mani, bollente, magari con un piatto di puntarelle accanto e un bicchiere di bianco dei Castelli.

Ed ecco il paradosso: uno dei piatti più romani che esistano viene da un mare lontanissimo. Il baccalà è merluzzo dell'Atlantico del Nord, pescato e salato dai pescatori del Nord Europa, e arriva nel Mediterraneo da secoli per nave. Costava poco, si conservava per mesi senza bisogno di ghiaccio, e risolveva un problema serissimo nella città del papa: i giorni di magro. Il venerdì, la vigilia di Natale, l'intera Quaresima, la carne era proibita, e una città lontana dalle barche dei pescatori aveva bisogno di qualcosa da mettere in tavola. Il baccalà fritto diventò il pranzo di magro dei poveri... e poi un piacere senza calendario.

Adesso guarda come curvano le case dietro di te. Non è un capriccio. Qui sotto ci sono i resti del teatro di Pompeo, il primo teatro in muratura di Roma, inaugurato nel 55 avanti Cristo, e le case medievali si sono appoggiate alle sue gradinate, seguendone la curva. Nella vicina Via di Grotta Pinta lo vedi benissimo: la strada disegna ancora il semicerchio della cavea. E nella curia di quello stesso complesso, alle Idi di marzo del 44 avanti Cristo, fu pugnalato Giulio Cesare.

Quindi, mentre addenti il tuo filetto, sei seduto su duemila anni di storia, e nessuno qui intorno ci fa caso. È Roma. Torna su Via dei Giubbonari e seguila verso sud-est, tra le vetrine e i passanti, fino alla piazza alberata con la fontana e una grande cupola.

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