Campo de' Fiori: il mercato davanti al rogo
Why is it significant?
Entra nella piazza dal lato dei banchi e lasciati travolgere dagli odori: basilico, agrumi, terra bagnata, il ferro dei coltellini che puliscono i carciofi. Sopra le tende, scura e incappucciata, una statua di bronzo ti guarda dall'alto stringendo un libro.
Key Facts
| Place | Campo de' Fiori: il mercato davanti al rogo |
|---|---|
| Address | Piazza Campo de' Fiori, 00186 Roma RM, Italy |
| Geo Coordinates | 41.89560, 12.47220 |
| Part of Walk | A tavola con i romani: la cucina di Roma da Campo de' Fiori al Ghetto e a Trastevere |
| Generated | Generated |
Entra nella piazza dal lato dei banchi e lasciati travolgere dagli odori: basilico, agrumi, terra bagnata, il ferro dei coltellini che puliscono i carciofi. Sopra le tende, scura e incappucciata, una statua di bronzo ti guarda dall'alto stringendo un libro. È Giordano Bruno... e ci arriviamo tra un attimo.
Il nome sembra un invito poetico, ma è quasi letterale. Nel Medioevo qui non c'era una piazza: c'era un prato, un campo, cresciuto sopra le rovine del teatro di Pompeo. Poi intorno spuntarono locande, stalle e botteghe, perché da qui passava chi andava verso San Pietro, e dove passano i pellegrini qualcuno deve pur dar loro da mangiare. Il mercato di frutta e verdura vero e proprio arrivò più tardi, nel 1869, trasferito qui da Piazza Navona. E da allora non se n'è più andato.
Si dice che Campo de' Fiori sia l'unica grande piazza storica di Roma senza una chiesa, e per secoli fu anche il luogo delle esecuzioni pubbliche. Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno, frate e filosofo condannato dall'Inquisizione, fu bruciato vivo proprio qui. La statua di Ettore Ferrari arrivò nel 1889, nella Roma ormai capitale del Regno d'Italia, e guarda apposta in direzione del Vaticano. Pensaci un momento: da più di un secolo e mezzo, i romani comprano l'insalata dove un tempo si accendevano i roghi.
Torna ai banchi, perché qui impari la prima regola della cucina romana: comanda la stagione. D'inverno ci sono le puntarelle, i germogli della cicoria che i venditori tagliano a striscioline e lasciano in acqua fredda finché si arricciano, da condire con aglio, aceto e alici. In primavera arrivano i carciofi romaneschi, tondi e senza spine, e le fave, che a Roma si mangiano crude con il pecorino, il primo maggio, nelle gite fuori porta. E tutto l'anno, nei forni intorno, c'è la pizza bianca: farina, acqua, sale e olio, croccante sopra e morbida dentro. Aperta in due e riempita di mortadella diventa pizza e mortazza, la merenda di generazioni di romani.
Prima di andare, guarda la fontana a forma di zuppiera, che i romani chiamano la Terrina. Sul coperchio c'è un motto che sembra uscito dalla bocca di un oste filosofo: ama Dio e non fallire, fa' del bene e lassa dire. Ora esci dall'angolo sud-est della piazza, imbocca Via dei Giubbonari e cerca, dopo pochi passi, una piazzetta minuscola con una chiesa schiacciata tra le case.