Street art di Via del Porto Fluviale
Why is it significant?
Cammina piano lungo Via del Porto Fluviale e guarda le facciate: qui i muri non stanno zitti. Saracinesche dipinte, sottopassi coperti di colori, firme, volti, animali giganti... e palazzi che all'improvviso ti fissano con occhi grandi come finestre.
Key Facts
| Place | Street art di Via del Porto Fluviale |
|---|---|
| Address | Via del Porto Fluviale, 00154 Roma RM, Italy |
| Geo Coordinates | 41.87210, 12.47580 |
| Part of Walk | La Roma operaia e la street art: dal Gazometro dell'Ostiense ai lotti della Garbatella |
| Generated | Generated |
Cammina piano lungo Via del Porto Fluviale e guarda le facciate: qui i muri non stanno zitti. Saracinesche dipinte, sottopassi coperti di colori, firme, volti, animali giganti... e palazzi che all'improvviso ti fissano con occhi grandi come finestre.
Il nome della strada ricorda il porto sul Tevere che all'inizio del Novecento serviva le fabbriche del quartiere: le chiatte risalivano il fiume cariche di carbone e di merci e scaricavano a pochi passi dal gasometro. Poi le fabbriche hanno chiuso, una dopo l'altra, e l'Ostiense si è ritrovata piena di muri ciechi, capannoni vuoti, cortili abbandonati. Per un artista di strada, una tela enorme... e gratis.
Negli anni Duemiladieci artisti italiani e stranieri hanno trasformato questo pezzo di città in una specie di museo all'aperto, spesso con festival e progetti nati dal basso, insieme agli abitanti. Il caso più famoso di questa strada è un ex edificio militare occupato da famiglie senza casa: nel 2014 l'artista che si firma Blu ne ha dipinto la facciata, trasformando le finestre negli occhi di decine di volti colorati. Un palazzo che sembra abitato da una folla, e in un certo senso lo è.
Ma la street art è fragile per natura. I muri vengono ristrutturati, gli edifici cambiano proprietario, un'opera può sparire sotto una mano di grigio o dietro un cartellone pubblicitario. Lo stesso Blu, nel 2016, a Bologna, ha cancellato con le sue mani i propri murales piuttosto che vederli staccati dai muri e portati in una mostra a pagamento. Così, se torni qui tra qualche anno, alcune opere che vedi oggi non ci saranno più, e ne saranno nate altre. È questo il patto.
E c'è un'ironia tutta romana: in una città dove ogni pietra antica è protetta, sorvegliata e catalogata, l'arte più viva sta su muri che nessuno protegge. Prosegui fino in fondo, verso il fiume. Davanti a te comparirà una struttura di travi di ferro grigie: il ponte che i romani chiamano semplicemente ponte di ferro.