Cortile di Ungelt e chiesa di Týn: il calice degli hussiti
Why is it significant?
Entra nel cortile lastricato di Ungelt e fai un giro su te stesso: facciate rinascimentali, portoni pesanti, un loggiato con tracce di affreschi. Sopra i tetti spuntano due torri gotiche scure, irte di guglie con le punte dorate, che sembrano uscite da una fiaba un po' cupa.
Key Facts
| Place | Cortile di Ungelt e chiesa di Týn: il calice degli hussiti |
|---|---|
| Address | Týn 1, 110 00 Praha 1-Staré Město, Czechia |
| Geo Coordinates | 50.08780, 14.42380 |
| Part of Walk | Praga, Città Vecchia e Ghetto: eretici, orologi, Mozart e il Golem |
| Generated | Generated |
Entra nel cortile lastricato di Ungelt e fai un giro su te stesso: facciate rinascimentali, portoni pesanti, un loggiato con tracce di affreschi. Sopra i tetti spuntano due torri gotiche scure, irte di guglie con le punte dorate, che sembrano uscite da una fiaba un po' cupa.
Questo cortile era la dogana medievale di Praga. Già nel XII secolo i mercanti stranieri arrivavano qui da tutta Europa con stoffe, spezie e metalli, pagavano il dazio, che nel tedesco dell'epoca si chiamava proprio Ungelt, e in cambio trovavano letto, stalla, magazzini e protezione. Era un recinto chiuso e sorvegliato, quasi una piccola città dentro la città. Se fossi passato da queste porte nel Trecento, avresti sentito parlare cinque lingue diverse nel giro di un minuto.
E ora le torri. Appartengono alla chiesa di Santa Maria di Týn, che per due secoli fu il simbolo della Boemia ribelle. Dopo il rogo di Jan Hus divenne la chiesa principale degli utraquisti, i suoi seguaci, che chiedevano la comunione con il pane e anche con il vino: il calice per tutti, non solo per i preti. Il re hussita Giorgio di Poděbrady fece mettere sulla facciata un grande calice dorato. Poi, nel 1620, la battaglia della Montagna Bianca cambiò tutto: vinsero gli Asburgo cattolici, il calice fu tolto e, si racconta, fuso per ricavarne l'oro della Madonna che ancora oggi brilla lassù, tra le due torri.
Guarda bene quelle torri: non sono gemelle, una è un po' più larga dell'altra, e i praghesi le chiamano Adamo ed Eva. E dentro la chiesa riposa un ospite illustre: Tycho Brahe, l'astronomo danese di Rodolfo II, morto a Praga nel 1601. Per secoli si è sussurrato che fosse stato avvelenato col mercurio. Nel 2010 gli scienziati hanno riaperto la tomba, analizzato capelli e ossa, e hanno concluso che no, il mercurio in dose letale non c'era.
Resta in piedi una versione più colorita, che risale a Keplero, suo assistente: durante un banchetto Tycho non volle alzarsi da tavola per non mancare di rispetto ai nobili, e la sua vescica... beh, non glielo perdonò. Probabilmente è più aneddoto che diagnosi. Ora esci dal cortile, aggira la chiesa e sbuca sulla grande piazza: cerca il municipio con l'orologio, e guarda bene dove metti i piedi.