Vlašská, l'ospedale degli italiani e l'ambasciata del 1989
Why is it significant?
Sei in Vlašská, una via in salita ai margini di Malá Strana, davanti a un lungo edificio barocco con una piccola cappella. Il nome della strada è già un indizio: nel ceco antico Vlach voleva dire italiano. In un certo senso, sei a casa.
Key Facts
| Place | Vlašská, l'ospedale degli italiani e l'ambasciata del 1989 |
|---|---|
| Address | Vlašská 34, 118 00 Praha 1, Czechia |
| Geo Coordinates | 50.08750, 14.39770 |
| Part of Walk | Praga segreta: la collina di Petřín, Strahov e la Santa Casa di Loreto |
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Sei in Vlašská, una via in salita ai margini di Malá Strana, davanti a un lungo edificio barocco con una piccola cappella. Il nome della strada è già un indizio: nel ceco antico Vlach voleva dire italiano. In un certo senso, sei a casa.
Tra Cinquecento e Seicento Praga era piena di italiani: architetti, capomastri, scalpellini, stuccatori e mercanti, molti venuti dalle valli tra il lago di Como e il Canton Ticino, chiamati a costruire la città rinascimentale e poi quella barocca. Si organizzarono in una confraternita, e all'inizio del Seicento la comunità aprì qui un ospedale e un orfanotrofio per i suoi, con una cappella dedicata a San Carlo Borromeo. Lo chiamano ancora Vlašský špitál, l'ospedale degli italiani.
Oggi quell'edificio ospita l'Istituto Italiano di Cultura: quattro secoli dopo, l'italiano si parla ancora tra queste mura. Ma guarda il palazzo accanto, più grande e più elegante: è il palazzo Lobkowicz, sede dell'ambasciata della Germania. E qui, nell'autunno del 1989, è successa una cosa straordinaria.
Migliaia di cittadini della Germania dell'Est, in vacanza o in fuga, scavalcarono la recinzione del giardino dell'ambasciata e si accamparono lì dentro, nel fango, sotto la pioggia, con i bambini, chiedendo di andare a Ovest. La sera del 30 settembre il ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher si affacciò al balcone per annunciare che potevano partire, e la sua frase fu coperta da un boato. Poche settimane dopo cadeva il Muro di Berlino, e molti di loro raccontano ancora che la loro libertà è cominciata in un giardino di Praga, a due passi da una via che porta il nome degli italiani.
Di quei giorni restano migliaia di Trabant, le piccole auto di plastica abbandonate nelle strade di Malá Strana, e una scultura di David Černý: una Trabant che cammina su quattro gambe umane, che si può intravedere nel giardino dell'ambasciata dal lato della collina. Ora risali verso ovest, attraverso i giardini di Strahov: in cima, due torri bianche gemelle ti indicheranno la strada verso il monastero.