Museum Brandhorst: il Lepanto di Cy Twombly

Why is it significant?

Davanti a te c'è una facciata che vibra: migliaia di bastoncini di ceramica colorata, verticali, in decine di tinte diverse. Da lontano sembra un quadro astratto; avvicinati, e a ogni passo cambia colore.

Key Facts

PlaceMuseum Brandhorst: il Lepanto di Cy Twombly
AddressTheresienstraße 35a, 80333 München, Germany
Geo Coordinates48.14810, 11.57410
Part of WalkMonaco di Baviera, Atene sull'Isar: Königsplatz, Gliptoteca e le Pinacoteche del Kunstareal
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Davanti a te c'è una facciata che vibra: migliaia di bastoncini di ceramica colorata, verticali, in decine di tinte diverse. Da lontano sembra un quadro astratto; avvicinati, e a ogni passo cambia colore.

È il Museum Brandhorst, aperto nel 2009 e progettato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton. Le bacchette di ceramica sono circa trentaseimila, in ventitré colori. Porta il nome di Udo e Anette Brandhorst, due collezionisti che hanno affidato allo Stato bavarese la loro raccolta: un nucleo enorme di Andy Warhol e una delle collezioni più importanti al mondo di Cy Twombly.

E qui il filo italiano ci aspetta in una sala tutta per sé. Cy Twombly, americano della Virginia, visse per gran parte della vita in Italia, tra Roma e Gaeta. Nel 2001 presentò alla Biennale di Venezia un ciclo di dodici grandi tele dedicato alla battaglia di Lepanto, quella del 1571, quando le flotte cristiane fermarono gli ottomani. Quel ciclo è qui, a Monaco: navi che bruciano, schizzi di rosso, giallo e oro su un mare azzurro, come una battaglia vista attraverso le lacrime.

Uscendo, guarda accanto al museo una porta solitaria: è il Türkentor, l'unico resto di una caserma ottocentesca, che oggi custodisce una gigantesca sfera di granito rosso di Walter De Maria. E il nome della strada, Türkenstraße, via dei Turchi? Si racconta che derivi da un canale scavato da prigionieri turchi catturati da Massimiliano Emanuele, il principe elettore che nel 1688 aveva conquistato Belgrado.

È la fine del cammino: da un palazzo di vetro bruciato a una battaglia dipinta da un americano di Roma, passando per Atene, Roma, Firenze e Vulci. A pochi isolati da qui, verso nord, c'è l'Accademia di Belle Arti dove, all'inizio del Novecento, studiò un giovane di nome Giorgio de Chirico: chissà quanto di queste piazze neoclassiche gli rimase negli occhi. Ludovico I voleva un'Atene sull'Isar; ha costruito una città dove, a ogni angolo, si respira un po' d'Italia. Grazie di aver camminato con me.

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