Edificio Telefónica: il primo grattacielo di Madrid

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Eccolo, il gigante: l'Edificio Telefónica, al numero 28 della Gran Vía. Fai qualche passo indietro per vederlo tutto, perché da vicino la cima ti sfugge: 89 metri di pietra, con gli ornamenti barocchi in facciata che cercano di far sembrare spagnolo un grattacielo dall'anima americana.

Key Facts

PlaceEdificio Telefónica: il primo grattacielo di Madrid
AddressGran Vía 28, 28013 Madrid, Spain
Geo Coordinates40.42040, -3.70210
Part of WalkMadrid segreta: Gran Vía, Malasaña e Chueca oltre le vetrine
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Eccolo, il gigante: l'Edificio Telefónica, al numero 28 della Gran Vía. Fai qualche passo indietro per vederlo tutto, perché da vicino la cima ti sfugge: 89 metri di pietra, con gli ornamenti barocchi in facciata che cercano di far sembrare spagnolo un grattacielo dall'anima americana.

Fu costruito tra il 1926 e il 1929 per la Compañía Telefónica Nacional de España, nata da poco e legata al gruppo statunitense ITT. Il progetto partiva dai disegni dell'architetto americano Louis S. Weeks, adattati dal giovane Ignacio de Cárdenas, che vestì la struttura d'acciaio di pinnacoli e decorazioni alla madrilena. Per più di vent'anni fu l'edificio più alto della città, e uno dei primi grattacieli d'Europa. Cárdenas non aveva nemmeno trent'anni, e i madrileni guardavano la sua torre con un misto di orgoglio e sospetto: per alcuni era la modernità, per altri un intruso americano piantato nel cuore di Madrid.

Durante la Guerra civile, tra il 1936 e il 1939, Madrid fu assediata dalle truppe di Franco, con il fronte a pochi chilometri, e la Telefónica divenne insieme un osservatorio e un bersaglio. Dalla cima si vedevano le linee nemiche; contro i suoi muri arrivavano i colpi d'artiglieria, e la Gran Vía si guadagnò un soprannome amaro: la avenida de los obuses, il viale degli obici.

Ai piani alti funzionava l'ufficio per i corrispondenti stranieri, con la sua censura. Qui venivano a dettare i loro pezzi giornalisti e scrittori, tra cui Ernest Hemingway, e tra i censori lavorò Arturo Barea, che anni dopo raccontò quei giorni nella sua trilogia autobiografica La forja de un rebelde. Pensaci: alcune delle cronache più celebri di quella guerra sono passate per le linee di questo palazzo.

Oggi al piano terra c'è lo spazio espositivo della Fundación Telefónica, e il vecchio gigante è tornato a essere un simbolo della città, non più un bersaglio. Ora continua sulla Gran Vía verso ovest, fino alla piazza dove le insegne luminose non si spengono mai.

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