Mercato di Sant'Ambrogio: trippai e lampredotto
Why is it significant?
Eccoti al Mercato di Sant'Ambrogio: un padiglione di ghisa del 1873, più piccolo e più ruvido del Centrale, e intorno i banchi all'aperto di frutta, verdura, fiori e casalinghi. Qui i turisti sono pochi e le signore del quartiere tante.
Key Facts
| Place | Mercato di Sant'Ambrogio: trippai e lampredotto |
|---|---|
| Address | Piazza Lorenzo Ghiberti, 50121 Firenze FI, Italy |
| Geo Coordinates | 43.77020, 11.26670 |
| Part of Walk | Firenze da mangiare: mercati, buchette del vino e caffè storici |
| Generated | Generated |
Eccoti al Mercato di Sant'Ambrogio: un padiglione di ghisa del 1873, più piccolo e più ruvido del Centrale, e intorno i banchi all'aperto di frutta, verdura, fiori e casalinghi. Qui i turisti sono pochi e le signore del quartiere tante. Ascolta come contrattano: è il fiorentino più schietto che sentirai oggi.
Dentro, fra macellai, salumieri e banchi del formaggio, cerca il trippaio. È la figura più fiorentina che esista: vende trippa e lampredotto, e per generazioni ha lavorato con un carretto o un chiosco all'angolo delle piazze, sfamando operai, impiegati e studenti con pochi soldi. Ancora oggi in città ci sono diversi chioschi, e ogni fiorentino ha il suo preferito, da difendere fino alla morte.
Il lampredotto è il quarto stomaco del bovino, l'abomaso, bollito a lungo in un brodo con pomodoro, sedano, cipolla e prezzemolo. Si mangia nel panino, con la salsa verde e, se hai coraggio, con quella piccante, e la parte di sopra del pane si bagna nel brodo. Il nome, si dice, viene dalla lampreda, un pesce che un tempo si pescava in Arno e che le pieghe scure di questo stomaco ricorderebbero.
E la trippa? Alla fiorentina si cuoce con il pomodoro e si finisce con il parmigiano grattugiato. Per secoli è stata il cibo dei poveri, la parte dell'animale che i ricchi lasciavano agli altri. Oggi la trovi anche nei ristoranti eleganti, ma i fiorentini sanno che il posto giusto è un banco di metallo, un tovagliolo di carta e un bicchiere di rosso.
Se passi di qui la mattina presto, capirai una cosa: la cucina fiorentina non è nata nei palazzi, è nata nei mercati. Pane, olio, fagioli, verdure di stagione, interiora. Il resto lo fanno il tempo, la brace e la pazienza. Ora attraversa la piazza verso sud-est: l'ultima tappa è un antico convento che è stato una prigione per più di un secolo.