Ponte Vecchio: orafi, guerra e alluvione

Why is it significant?

Cammina fino a metà del ponte, dove le botteghe si interrompono e si apre una terrazza sull'Arno con il busto di un uomo barbuto. Intorno a te vetrine piene d'oro, e sopra le botteghe una lunga fila di finestrelle: è il Corridoio Vasariano, che ti passa sopra la testa.

Key Facts

PlacePonte Vecchio: orafi, guerra e alluvione
AddressPonte Vecchio, 50122 Firenze FI, Italy
Geo Coordinates43.76790, 11.25310
Part of WalkFirenze dal Duomo alla Signoria: la Cupola, il frate ribelle e il ponte che sopravvisse
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Cammina fino a metà del ponte, dove le botteghe si interrompono e si apre una terrazza sull'Arno con il busto di un uomo barbuto. Intorno a te vetrine piene d'oro, e sopra le botteghe una lunga fila di finestrelle: è il Corridoio Vasariano, che ti passa sopra la testa.

In questo punto il fiume si attraversa fin dall'epoca romana, ma il ponte che vedi è del 1345, ricostruito dopo che la piena del 1333 aveva spazzato via il precedente. All'inizio le botteghe erano di macellai e di altri mestieri poco profumati, che buttavano gli scarti direttamente nell'acqua. Nel 1593 il granduca Ferdinando I, stanco del puzzo sotto il corridoio di famiglia, li cacciò tutti e lasciò il ponte agli orafi e ai gioiellieri. Il busto è di Benvenuto Cellini, il più famoso orafo fiorentino, messo qui nel 1901.

Nell'agosto del 1944, durante la ritirata, i tedeschi fecero saltare tutti i ponti di Firenze tranne questo. Per bloccarne gli accessi, però, minarono le case medievali alle due estremità, in Por Santa Maria e in Borgo San Jacopo, che furono ridotte in macerie. Perché lo risparmiarono non lo sappiamo con certezza: la versione più diffusa parla di un ordine di Hitler, che aveva visitato Firenze nel 1938, ma resta una tradizione più che un fatto documentato.

Ventidue anni dopo arrivò l'acqua. Il 4 novembre 1966 l'Arno salì fino a investire le botteghe del ponte, sfondò le imposte e trascinò via gioielli e attrezzi. Il ponte resse, mentre in tutta la città il fango riempiva chiese, biblioteche e case. Da tutto il mondo arrivarono giovani volontari a salvare libri e dipinti, e i fiorentini li chiamarono gli angeli del fango.

Guarda ora le botteghe dal parapetto: sporgono sull'acqua, appoggiate su mensole di legno, come cassetti tirati fuori da un mobile. Sono aggiunte di secoli diversi, e nessuna è uguale all'altra. Qui finisce la nostra passeggiata. Sei partito dal Battistero dove si battezzavano tutti i fiorentini, hai visto il rogo di un frate e la firma di una principessa, e arrivi sul ponte che nemmeno la guerra è riuscita a portare via. Resta un momento appoggiato alla balaustra, e guarda l'Arno scorrere sotto Firenze.

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