Campanile di Giotto: il lavoro diventa sacro

Why is it significant?

Mettiti a qualche passo dalla base del campanile e lascia salire lo sguardo: più di ottanta metri di marmo bianco di Carrara, verde di Prato e rosa della Maremma, con finestre che si fanno più larghe e leggere man mano che la torre sale.

Key Facts

PlaceCampanile di Giotto: il lavoro diventa sacro
AddressPiazza del Duomo, 50122 Firenze FI, Italy
Geo Coordinates43.77280, 11.25570
Part of WalkFirenze dal Duomo alla Signoria: la Cupola, il frate ribelle e il ponte che sopravvisse
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Mettiti a qualche passo dalla base del campanile e lascia salire lo sguardo: più di ottanta metri di marmo bianco di Carrara, verde di Prato e rosa della Maremma, con finestre che si fanno più larghe e leggere man mano che la torre sale. È un trucco ottico e anche un trucco statico: in alto il peso diminuisce, e la torre sembra respirare.

Lo cominciò Giotto nel 1334. Era il pittore più famoso d'Italia, non un architetto, ma la città lo nominò capomastro della cattedrale. Morì tre anni dopo, quando la torre era appena uscita da terra. Continuò Andrea Pisano, e la finì Francesco Talenti intorno al 1359, rinunciando alla guglia che forse Giotto aveva immaginato in cima. Per questo il campanile termina piatto, con una terrazza a cui si arriva salendo più di quattrocento gradini, senza ascensore.

Ora abbassa lo sguardo sulla base. Vedi quelle formelle esagonali? Raccontano la storia dell'umanità attraverso il lavoro: la creazione di Adamo ed Eva, e poi l'agricoltura, la tessitura, la navigazione, la medicina, l'astronomia, perfino il teatro. Per una città che viveva di lana, di banche e di botteghe, il lavoro era una cosa seria, degna di stare accanto a Dio. Quelle che vedi sono copie: gli originali, scolpiti in gran parte da Andrea Pisano, sono custoditi nel museo che hai appena lasciato.

E poi c'è la storia della O. Il Vasari racconta che un inviato del papa, in cerca di artisti, chiese a Giotto un disegno da portare a Roma come prova del suo talento. Giotto prese un pennello intinto nel rosso e, senza compasso, tracciò un cerchio perfetto con un solo giro del braccio. L'inviato pensò di essere preso in giro, ma a Roma capirono. Da allora in Toscana si dice più tondo dell'O di Giotto, e lo si dice soprattutto di una persona un po' tonta: noi fiorentini non perdiamo occasione.

Ora lascia il Duomo alle spalle e passa davanti alla piccola loggia del Bigallo, sull'angolo della piazza, dove un tempo venivano mostrati i bambini smarriti o abbandonati, perché qualcuno li riconoscesse. Poi imbocca Via Roma verso sud, attraversa la grande piazza con l'arco trionfale e prosegui per Via Pellicceria fino a Via Porta Rossa: lì, girando a destra, ti aspetta un palazzo alto con una loggia sul tetto.

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