Battistero di San Giovanni: il bel San Giovanni di Dante

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Mettiti davanti alla porta che guarda il Duomo, quella dorata, con la gente accalcata come sotto un palco prima di un concerto. Sei davanti al Battistero di San Giovanni, un ottagono di marmo bianco e verde che sembra disegnato col righello, ed è l'edificio che ogni fiorentino sente più suo.

Key Facts

PlaceBattistero di San Giovanni: il bel San Giovanni di Dante
AddressPiazza San Giovanni, 50122 Firenze FI, Italy
Geo Coordinates43.77310, 11.25480
Part of WalkFirenze dal Duomo alla Signoria: la Cupola, il frate ribelle e il ponte che sopravvisse
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Mettiti davanti alla porta che guarda il Duomo, quella dorata, con la gente accalcata come sotto un palco prima di un concerto. Sei davanti al Battistero di San Giovanni, un ottagono di marmo bianco e verde che sembra disegnato col righello, ed è l'edificio che ogni fiorentino sente più suo.

Per secoli a Firenze tutti erano convinti che fosse un antico tempio romano dedicato a Marte, trasformato poi in chiesa. Non era così: le forme che vedi sono romaniche, e la consacrazione documentata è del 1059. Ma la leggenda serviva, perché regalava alla città un'origine antica, quasi imperiale. Fino all'Ottocento qui venivano battezzati tutti i bambini cattolici nati in città, poveri e ricchi, Medici compresi. Dante lo chiamava il mio bel San Giovanni, e da esule sognava di tornarci per ricevere la corona d'alloro di poeta. Non ci tornò mai.

Ora le porte. Nel 1401 l'Arte di Calimala, la corporazione dei mercanti di panni, bandì un concorso per la seconda porta di bronzo, e tra i concorrenti c'erano due giovani orafi: Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi. Vinse Ghiberti, che ci mise più di vent'anni a finirla. Poi gli affidarono subito un'altra porta, quella che hai davanti, e ci lavorò fino al 1452. Si racconta che Michelangelo la giudicasse degna di essere la porta del Paradiso, e il nome le è rimasto. Brunelleschi, ferito nell'orgoglio, si dedicò all'architettura... e da quella sconfitta, vedrai, nacque la cupola.

Quella che vedi però è una copia. Il 4 novembre 1966 l'Arno in piena invase Piazza del Duomo, e la forza dell'acqua strappò diversi riquadri dalla porta. Furono recuperati nel fango, e cominciò un restauro lunghissimo: gli originali oggi sono al sicuro nel Museo dell'Opera, che incontreremo più avanti. Guarda anche le due colonne di porfido ai lati dell'ingresso. Furono un dono dei pisani nel XII secolo, e la leggenda dice che erano colonne magiche, consegnate apposta già rovinate e coperte da un panno: da lì il vecchio sfottò tra le due città, fiorentini ciechi e pisani traditori.

Se la porta è aperta, alza gli occhi verso l'interno: la cupola è coperta di mosaici d'oro del Duecento, con un Giudizio Universale e un Satana enorme che divora i dannati, roba che spaventava i bambini fiorentini da generazioni. Adesso costeggia la cattedrale sul lato sinistro, quello a nord, e fermati davanti alla porta con la Madonna chiusa dentro una mandorla di marmo.

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