Plaça Nova: le torri romane di Barcino

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Mettiti al centro della piazza e guarda verso l'imbocco del vicolo che sale accanto alla cattedrale: due torri tozze, rotonde, di pietra scura, lo stringono come due guardiani. Non sono un falso romantico e non sono medievali... sono le torri di una porta romana.

Key Facts

PlacePlaça Nova: le torri romane di Barcino
AddressPlaça Nova, 08002 Barcelona, Spain
Geo Coordinates41.38420, 2.17510
Part of WalkBarcellona segreta: dalla Barcino romana al Born, tra Gotico e Ribera
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Mettiti al centro della piazza e guarda verso l'imbocco del vicolo che sale accanto alla cattedrale: due torri tozze, rotonde, di pietra scura, lo stringono come due guardiani. Non sono un falso romantico e non sono medievali... sono le torri di una porta romana. Da qui, duemila anni fa, si entrava in città.

La città si chiamava Barcino, ed era una colonia minuscola, fondata ai tempi di Augusto, più o meno tra il 15 e il 10 avanti Cristo, con un nome lunghissimo: Colonia Iulia Augusta Faventia Paterna Barcino. Una decina di ettari in tutto, meno di un grande centro commerciale di oggi. Nel tardo impero, quando i barbari cominciarono a fare paura, le mura furono raddoppiate di spessore e punteggiate da decine di torri. Accanto a queste vedi anche alcuni archi ricostruiti dell'acquedotto che portava l'acqua dentro le mura.

Ora voltati verso l'edificio moderno di cemento, il Col·legi d'Arquitectes. Sulla sua facciata corre un fregio che sembra lo scarabocchio di un bambino: figure che ballano, giganti della festa, gente che porta rami di palma. Lo disegnò Pablo Picasso all'inizio degli anni Sessanta, e a inciderlo nel cemento con la sabbiatrice fu l'artista norvegese Carl Nesjar. Picasso non venne a vederlo: in quegli anni si rifiutava di mettere piede nella Spagna di Franco.

E sulla piazza, guarda le grandi lettere che compongono la parola BARCINO: sono un'opera del poeta Joan Brossa, che amava giocare con l'alfabeto come con un giocattolo. È un bel gioco di specchi, se ci pensi... le pietre del primo secolo, il cemento del Novecento, le lettere di un poeta, tutto nel giro di pochi passi. E intorno, gente seduta sui gradini con un gelato, ignara di stare su duemila anni di storia.

Per secoli Barcellona è rimasta stretta dentro le sue mura, prima romane, poi medievali, e solo a metà Ottocento ha avuto il permesso di abbatterle e di uscire dal guscio. Quello che vedrai nelle prossime ore è il cuore più antico, strato sopra strato, come le pagine di un libro incollate insieme. Ora volta a destra e cammina verso la grande facciata gotica in cima alla scalinata: la cattedrale ti aspetta, e con lei tredici ospiti molto rumorosi.

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