Firenze in salita: Giardino Bardini, Forte di Belvedere e San Miniato al Monte
Glicini, ulivi e mura trecentesche sulla collina dell'Oltrarno: dal ponte delle recluse alla basilica di marmo verde, giù per le rampe del Poggi fino alla torre che nessuno ha mai mozzato
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1. Ponte alle Grazie: il ponte delle recluse
Ponte alle Grazie, 50125 Firenze FI, Italy
Fermati a metà del ponte e guarda verso sud, oltre il fiume: davanti hai una collina verde punteggiata di cipressi, con in cima una chiesa bianca e verde che luccica al sole, e più in basso, vicino all'acqua, una torre di pietra solitaria. Sono la meta e il finale di questa passeggiata. In mezzo ci sono giardini, ulivi e un bel po' di salita... quindi fai un bel respiro.
Il primo ponte qui lo fece costruire nel 1237 il podestà Rubaconte da Mandello, e per secoli si chiamò Ponte Rubaconte. Era il ponte più lungo di Firenze, e sui suoi piloni, col tempo, spuntarono casette e cappelle. In una c'era un'immagine della Madonna delle Grazie, molto venerata, e alla fine il nome della Madonna prese il posto di quello del podestà.
La storia più strana però è un'altra. In alcune di quelle casette sull'acqua vivevano delle donne recluse, murate per scelta in celle minuscole, a pregare sopra il fiume, ricevendo il cibo da una finestrella. Più tardi la comunità si trasferì in un convento vero, che i fiorentini chiamarono, appunto, le Murate.
Il ponte medievale resistette perfino alla grande piena del 1333, che si portò via quasi tutti gli altri. Nell'Ottocento le casette furono demolite per allargare la strada, e nell'agosto del 1944 i tedeschi in ritirata fecero saltare il ponte insieme agli altri. Quello che hai sotto i piedi è stato ricostruito negli anni Cinquanta, con linee moderne e pulite, dopo un concorso di architettura. I fiorentini all'inizio lo trovarono troppo semplice. Oggi quasi nessuno ci fa caso, ed è forse il complimento più grande per un ponte.
Guarda anche l'acqua: con un po' di fortuna vedi un airone cenerino fermo sulle pescaie, o i cormorani che si asciugano le ali al sole. L'Arno, in città, è più selvatico di quanto pensi. Ora attraversa fino in fondo, sulla riva sinistra: sbuchi in Piazza de' Mozzi, e a destra c'è un palazzo che custodisce il cinghiale più famoso di Firenze.
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2. Museo Bardini: il palazzo dell'antiquario
Via dei Renai 37, 50125 Firenze FI, Italy
Guarda la facciata del grande palazzo sulla piazza: finestre di forme diverse, portali che sembrano venire da edifici diversi, pietre di epoche che non si conoscono fra loro. Non è un errore. È il biglietto da visita dell'uomo che chiamavano il principe degli antiquari.
Stefano Bardini nacque nel 1836 e diventò il mercante d'arte più potente dell'Italia del suo tempo. Fiuto infallibile, carattere spigoloso, trattava con i grandi musei del mondo da pari a pari. Nel 1881 comprò l'antica chiesa di San Gregorio della Pace, con il convento, e la trasformò in un palazzo che era insieme casa, magazzino e vetrina. Ci montò porte, soffitti, camini e finestre comprati da palazzi e chiese demoliti, proprio negli anni in cui Firenze sventrava il suo centro antico per fare posto a Piazza della Repubblica.
Dentro, le pareti sono dipinte di un blu intenso, scelto da lui perché marmi, bronzi e legni dorati ci risaltassero sopra come gioielli sul velluto. Lo chiamano ancora blu Bardini. Da qui passarono opere finite nei musei di Berlino, di Londra e di mezza America. E qui, al riparo, oggi c'è il Porcellino originale di Pietro Tacca, il cinghiale di bronzo del Seicento: quello del Mercato Nuovo, a cui tutti strofinano il muso, è una copia.
Il nome della chiesa, San Gregorio della Pace, ha una storia che comincia proprio su questa piazza. Nel 1273 papa Gregorio X fu ospite nel palazzo dei Mozzi, la potente famiglia di banchieri che qui aveva le sue case, e tentò di riconciliare guelfi e ghibellini. La pace durò pochissimo... ma la chiesa ne conservò il nome.
Bardini morì nel 1922 e lasciò il palazzo e le collezioni alla città. Lasciò anche qualcosa di più verde, sulla collina alle spalle. Ora prendi Via de' Bardi verso il Ponte Vecchio per pochi passi: sulla sinistra c'è l'ingresso basso di un giardino che sale fino al cielo.
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3. Giardino Bardini: glicini e scalinate sulla città
Costa San Giorgio 2, 50125 Firenze FI, Italy
Sali piano lungo la grande scalinata barocca, fra statue, fontanelle a mosaico e siepi potate, e ogni tanto voltati: a ogni rampa la città si abbassa e si allarga sotto di te, con i tetti rossi, il campanile di Giotto e la Cupola che sembra a portata di mano.
Questa collina era coltivata a orti e vigne già nel Medioevo, e nei secoli passò di famiglia in famiglia, dai Mozzi ad altri proprietari che a metà Seicento costruirono in cima la villa che vedi. Nel 1913 la comprò Stefano Bardini, l'antiquario del palazzo qui sotto, che ci mise mano con lo stesso gusto teatrale: statue, balaustre, prospettive studiate per lo sguardo. Dopo di lui il giardino conobbe decenni di abbandono, finché un lungo restauro lo ha riaperto nel 2007.
Se sei qui fra la metà di aprile e l'inizio di maggio, sei fortunato. In alto c'è un pergolato di glicini lungo decine di metri, un tunnel viola e profumato che ronza di api, e la gente ci cammina sotto in silenzio, a bocca aperta. Più tardi, a inizio estate, tocca alle ortensie, e in autunno agli alberi da frutto del pendio.
Il giardino in realtà sono tre giardini in uno. Al centro la parte all'italiana, geometrica, quella della scalinata. Da un lato un bosco all'inglese, con sentieri ombrosi, alberi alti e un laghetto. E dall'altro un pezzo di campagna vera, con il frutteto e le piante di una volta: peri, meli, fichi, qualche varietà antica che nei supermercati non trovi più. In pochi metri passi dalla città all'agricoltura... ed è esattamente quello che succede su tutta questa collina.
Quando arrivi al belvedere in cima, fermati e cerca gli uccelli: merli, cinciallegre, pettirossi in inverno, e i rondoni che a fine primavera sfrecciano urlando sopra i tetti. Poi esci dall'uscita alta, verso Villa Bardini, sulla strada ripida che si chiama Costa San Giorgio, e cerca una lapide dedicata a un uomo che guardava le stelle.
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4. Costa San Giorgio e la casa di Galileo
Costa San Giorgio 19, 50125 Firenze FI, Italy
Senti come tira la salita nelle gambe? Fermati un attimo, appoggiati al muro e guarda la strada: lastricata, stretta, chiusa fra muri alti da cui sporgono rami di olivo e di alloro. Costa, a Firenze, vuol dire proprio pendio, e questa è la Costa San Giorgio. Cerca sulla facciata della casa al numero 19 la lapide che ricorda Galileo Galilei.
Galileo tornò a vivere a Firenze nel 1610, dopo quasi vent'anni di insegnamento a Padova. Pochi mesi prima, con un cannocchiale costruito con le sue mani, aveva scoperto quattro piccole lune che giravano intorno a Giove, e aveva avuto un'idea geniale: chiamarle stelle medicee, in onore di Cosimo II e dei suoi fratelli. Il granduca gradì moltissimo, e lo nominò suo matematico e filosofo, con un ottimo stipendio e nessun obbligo di insegnare.
Per alcuni anni Galileo abitò in questa casa. Immaginalo uscire la sera con il cannocchiale, salire di qualche passo dove le luci della città non arrivano, e puntarlo verso Venere, verso le macchie del Sole, verso le montagne della Luna. Allora il buio vero cominciava proprio sopra questi muri.
La storia poi prese una piega amara. Nel 1633, a Roma, Galileo fu processato dall'Inquisizione e costretto ad abiurare la teoria che la Terra gira intorno al Sole. Passò gli ultimi anni agli arresti nella sua villa di Arcetri, sull'altro versante di questa stessa collina, a meno di due chilometri da qui, quasi cieco, e lì morì nel 1642. Le colline che stai per attraversare sono, in un certo senso, il suo paesaggio, quello che vide fino alla fine.
Prima di riprendere a salire, guarda anche la chiesetta di San Giorgio alla Costa, poco più in basso: è lei che ha dato il nome alla strada e alla porta che stai per vedere. Continua la salita fino in cima, alla vecchia porta nelle mura, ma prima di passarla gira a destra verso la grande fortezza.
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5. Forte di Belvedere: la fortezza puntata sulla città
Via di San Leonardo 1, 50125 Firenze FI, Italy
Davanti a te ci sono bastioni di pietra a punta, muri inclinati, angoli taglienti: una stella di pietra posata sulla cima della collina. Se le terrazze sono aperte, sali e fai un giro completo. Da una parte c'è tutta Firenze, dall'altra solo ulivi, cipressi e ville, fino all'orizzonte.
Il forte lo fece costruire il granduca Ferdinando I de' Medici fra il 1590 e il 1595, su progetto di Bernardo Buontalenti, l'architetto di corte, quello delle grotte di Boboli e dei fuochi d'artificio. Al centro, protetta dai bastioni, c'è una palazzina elegante, la Palazzina di Belvedere, che dà il nome a tutto.
Ufficialmente il forte doveva difendere la città e Palazzo Pitti, che sta proprio qui sotto. Ma guarda bene da che parte guardano molte delle sue cannoniere: verso Firenze. I Medici non avevano dimenticato le rivolte e le cacciate del passato, e una fortezza che domina la città serve anche a ricordare ai cittadini chi comanda. Si racconta poi che qui il granduca tenesse il tesoro di famiglia, raggiungibile direttamente dal Giardino di Boboli. Un collegamento con il giardino esiste davvero; il forziere pieno d'oro è un'altra faccenda.
Adesso guarda verso sud, dalla parte della campagna. Quella che vedi è una delle cose più rare d'Europa: un paesaggio agricolo vero, con uliveti, poderi e filari, che arriva fino a pochi passi dal centro storico di una grande città. Su queste colline gli ulivi si raccolgono ancora a mano, a fine autunno, stendendo le reti sotto le piante. La collina di fronte è Bellosguardo, e un po' più a sinistra c'è Arcetri, dove Galileo passò gli ultimi anni.
Oggi il forte ospita mostre, spesso d'arte contemporanea, e sugli spalti le sculture moderne dialogano con la città rinascimentale, non sempre con l'approvazione dei fiorentini. Quando hai finito, scendi e torna verso la porta medievale che hai appena lasciato: guardala bene dal lato esterno.
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6. Porta San Giorgio e Via di San Leonardo
Costa San Giorgio, 50125 Firenze FI, Italy
Mettiti fuori dalle mura, sulla strada, e alza gli occhi sopra l'arco: un cavaliere di pietra trafigge con la lancia un drago che si contorce sotto il cavallo. È San Giorgio, e questa è la sua porta, la più antica fra quelle rimaste in piedi a Firenze: porta la data del 1324.
Il rilievo che vedi è una copia; l'originale, per proteggerlo, è stato portato dentro Palazzo Vecchio. Se passi sotto l'arco e guardi verso l'interno, vedi invece un affresco del Quattrocento con la Madonna e il Bambino fra due santi, uno dei quali, naturalmente, è Giorgio. Anche questa porta, nel Cinquecento, fu abbassata per non offrire un bersaglio ai cannoni.
Ora girati e guarda la strada che si allontana dalla porta: è Via di San Leonardo. Muri di pietra a secco, cancelli di ville, ulivi che si affacciano dall'alto, il silenzio rotto solo da qualche ape e da una bicicletta che scende frenando. Sembra di essere a venti chilometri dalla città, e invece la porta è ancora alle tue spalle. Lungo questa strada c'è una piccola chiesa, San Leonardo in Arcetri, che conserva un pulpito antico: la tradizione vuole che da lì abbiano parlato Dante e Boccaccio.
Nel 1878 su queste colline passò un inverno Pëtr Il'ič Čajkovskij, ospite di una villa pagata dalla sua mecenate, Nadežda von Meck. Fra loro c'era un patto strano: si scrivevano lettere lunghissime, ma avevano deciso di non incontrarsi mai. Lei abitava a poca distanza, e si racconta che un giorno le loro carrozze si siano incrociate su una strada di collina... e che entrambi abbiano fatto finta di niente, tirando dritto.
Non scendere per Via di San Leonardo: oggi la passeggiata gira a sinistra. Prendi la strada che corre esterna lungo le mura, verso est: si chiama Via di Belvedere, e da qui in poi avrai la cinta medievale sempre accanto, alla tua sinistra.
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7. Le mura di Via di Belvedere e Porta San Miniato
Via di San Miniato, 50125 Firenze FI, Italy
Sei arrivato in fondo alla discesa: alle tue spalle corre il muro merlato che hai costeggiato, alto e continuo, e davanti hai un piccolo arco aperto nella cinta, senza torre, quasi modesto. È Porta San Miniato, e quel tratto di mura che hai appena percorso è uno dei più intatti di tutta Firenze.
L'ultima cerchia di mura fiorentine fu costruita fra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, e girava intorno alla città per più di otto chilometri, con decine di torri e una quindicina di porte. Sulla riva destra, nell'Ottocento, fu abbattuta quasi tutta per fare posto ai viali. Qui, invece, sulla collina, nessuno aveva bisogno di spazio, e il muro è rimasto: lo vedi con i merli, le feritoie, la ronda.
La cosa bella di Via di Belvedere è il contrasto. Da un lato del muro c'è la città, dall'altro ulivi, cipressi, prati, a volte una pecora o un fagiano che attraversa. In primavera le crepe delle pietre si riempiono di fiori di cappero e di bocche di leone selvatiche, e le lucertole prendono il sole sulla pietraforte calda. Nelle sere di inizio estate, lungo l'erba alta ai piedi del muro, capita perfino di vedere le lucciole, e di sentire una civetta dagli ulivi.
Nel 1529 Firenze, tornata repubblica, fu assediata dalle truppe dell'imperatore e del papa Medici, che volevano riportare la famiglia al potere. A dirigere le fortificazioni fu chiamato Michelangelo Buonarroti in persona, che fece costruire bastioni proprio sulla collina che stai per salire. La città resistette quasi un anno, poi dovette arrendersi.
Si racconta che dopo la resa Michelangelo, temendo la vendetta dei Medici, si sia nascosto per un po' nel campanile della chiesa di San Niccolò, qui vicino. Ora esci dalla porta e prendi a destra la salita ripida di Via del Monte alle Croci, poi la scalinata con le stazioni della Via Crucis: in cima ti aspetta la chiesa più bella sopra Firenze.
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8. San Miniato al Monte: la basilica del santo senza testa
Via delle Porte Sante 34, 50125 Firenze FI, Italy
Riprendi fiato in cima alla scalinata e guarda la facciata: marmo bianco e marmo verde scuro, disegnati in archi, quadrati e cerchi perfetti, come un gioco di geometria fatto mille anni fa. In cima, una piccola aquila di rame dorato tiene fra gli artigli un pacco di stoffa. Dietro di te, se ti volti, c'è tutta Firenze.
La leggenda è da brividi. Miniato era un cristiano, forse un principe armeno o un mercante, che viveva a Firenze al tempo dell'imperatore Decio, verso il 250. Fu decapitato vicino all'Arno, e allora, racconta la tradizione, raccolse la propria testa, attraversò il fiume e salì fin quassù, dove aveva il suo eremo. Su quel punto, all'inizio dell'XI secolo, il vescovo Ildebrando fece costruire la basilica.
Il marmo verde viene da Prato, il bianco da Carrara: la stessa ricetta del Battistero, che di questa facciata è un fratello maggiore. L'aquila con la stoffa è il simbolo dell'Arte di Calimala, la ricchissima corporazione dei mercanti di panni, che per secoli amministrò la chiesa e ne pagò i lavori. Dentro trovi un pavimento di marmo intarsiato del 1207 con i segni dello zodiaco, un presbiterio rialzato sopra la cripta, e una cappella rinascimentale per un cardinale portoghese morto giovane a Firenze, decorata dai migliori artisti del Quattrocento.
Durante l'assedio del 1529 i cannoni nemici prendevano di mira il campanile, dove i fiorentini avevano piazzato la loro artiglieria. Michelangelo, secondo il racconto tramandato, lo fece proteggere appendendo materassi di lana lungo i fianchi, che attutivano i colpi delle palle. Il campanile è ancora lì.
Dal Trecento la chiesa è affidata ai monaci benedettini olivetani, e nel tardo pomeriggio puoi sentirli cantare in gregoriano. Intorno c'è il cimitero monumentale delle Porte Sante, fra cipressi e tombe ottocentesche: qui riposa anche Carlo Collodi, il papà di Pinocchio. Quando sei pronto, scendi lungo le scale e il viale alberato verso la grande terrazza panoramica, qui sotto.
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9. Piazzale Michelangelo: la terrazza di Firenze capitale
Piazzale Michelangelo, 50125 Firenze FI, Italy
Vai fino alla balaustra e lascia che la vista faccia il suo lavoro: il fiume con i ponti in fila, la Cupola rossa, il campanile, la torre di Palazzo Vecchio, Santa Croce con il suo campanile, e dietro le colline di Fiesole. Nelle giornate limpide d'inverno, in fondo, vedi gli Appennini con la neve. E sotto, nella valle, il verde: giardini, filari di cipressi, le chiome dei pini lungo i viali.
Questa terrazza non esisteva fino all'Ottocento. Nel 1865 Firenze diventò capitale del Regno d'Italia, e in pochi anni la città doveva trasformarsi in una capitale europea. L'architetto Giuseppe Poggi, uomo pratico che pensava alle pendenze per le carrozze quanto alla bellezza, abbatté le mura della riva destra per fare i viali, e su questa riva disegnò il Viale dei Colli, una strada panoramica che sale serpeggiando fra i giardini, con questo piazzale come gran finale.
Al centro c'è il David di Michelangelo, ma in bronzo: una copia, circondata dalle copie delle allegorie delle tombe medicee, il Giorno, la Notte, l'Aurora e il Crepuscolo. Arrivò quassù nel 1873, e si racconta che a trainarlo su per la collina servirono diverse coppie di buoi. La loggia che vedi in alto doveva diventare un museo dedicato a Michelangelo, con le copie delle sue opere. Il museo non si fece mai.
La beffa è che quando il piazzale fu finito, Firenze non era già più capitale: nel 1871 la corte si era trasferita a Roma, lasciando alla città debiti enormi e un piazzale bellissimo. I fiorentini, si sa, hanno preso il piazzale e i debiti se li sono ricordati a lungo.
Il momento giusto per venire è un'ora prima del tramonto, quando la pietra della città diventa color miele e il fiume si accende. Ora lascia il piazzale dal lato verso il centro, scendi pochi gradini sul viale e cerca un cancello sulla destra: c'è un giardino pieno di rose, nascosto proprio sotto i tuoi piedi.
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10. Giardino delle Rose: il roseto sotto il piazzale
Viale Giuseppe Poggi 2, 50125 Firenze FI, Italy
Scendi lungo i vialetti a terrazze e lasciati guidare dal profumo: rose rampicanti sugli archi, rose antiche a cespuglio, rose minuscole e rose grandi come un pugno, e fra un'aiuola e l'altra i tetti di Firenze che sembrano a un salto di distanza.
Il giardino lo disegnò lo stesso Giuseppe Poggi che aveva appena tracciato il piazzale, negli anni in cui Firenze era capitale, e per qualche tempo fu un orto e un vivaio. Il Comune lo aprì al pubblico alla fine dell'Ottocento, e da allora qui si coltivano centinaia di varietà di rose, molte antiche, alcune rarissime. Ogni anno, in primavera, a Firenze si tiene anche un concorso internazionale dedicato alle rose nuove, e i giardinieri ne parlano come di un campionato.
Il momento perfetto è maggio. Il giardino esplode di colori, le api lavorano senza sosta e le persone parlano a bassa voce, come in una chiesa. Le rose antiche, quelle da cui discendono le moderne, spesso fioriscono una sola volta all'anno, ma profumano molto di più: avvicina il naso e senti la differenza. Anche fuori stagione, comunque, vale la pena: in inverno vedi la struttura del giardino, le potature, gli olivi e i cachi carichi di frutti arancioni che restano sui rami nudi.
E poi ci sono gli ospiti. Sparse fra le aiuole trovi le sculture in bronzo dell'artista belga Jean-Michel Folon, figure leggere, sognanti, che sembrano appena arrivate e pronte a ripartire, regalate alla città dopo la sua morte. In un angolo, invece, c'è un piccolo giardino giapponese con lanterne di pietra e acqua che scorre, dono della città gemellata di Kyoto.
Trova una panchina all'ombra e guarda giù: sotto di te c'è il quartiere di San Niccolò, con i suoi tetti rossi e le sue strade strette, e accanto la torre dove finisce la nostra passeggiata. Esci dal cancello in basso e scendi fino alle grandi rampe con le fontane che portano dal piazzale al fiume.
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11. Rampe del Poggi e Torre di San Niccolò
Piazza Giuseppe Poggi, 50125 Firenze FI, Italy
Scendi le ultime rampe fra le grotte finte, le vasche e le cascatelle d'acqua che cadono di terrazza in terrazza, e quando arrivi in fondo alzati sulla punta dei piedi: davanti a te, isolata in mezzo alla piazza, c'è una torre altissima, quadrata, di pietra. È la Porta San Niccolò, e qui finisce la tua salita... al contrario.
Le rampe le progettò Giuseppe Poggi, insieme al piazzale, e furono completate negli anni Settanta dell'Ottocento. Sono un capolavoro di scenografia: un percorso a zig zag che trasforma una scarpata in un gioco d'acqua, di pietra spugnosa e di verde, con l'idea di accompagnare chi sale dal fiume verso la vista, come in un teatro. Per molti anni l'acqua restò spenta, poi un restauro recente le ha ridato vita. Fermati a una delle curve e guarda il muschio, le felci, le pietre spugnose: in pochi metri di dislivello c'è un piccolo mondo umido e verde.
E ora la torre. Fu costruita negli anni Venti del Trecento come le altre porte della cinta, ma ha un primato unico. Nel Cinquecento, quando tutte le altre torri furono mozzate per l'arrivo dei cannoni, questa fu risparmiata: era protetta dalla collina alle spalle e dal fiume davanti, e nessun cannone poteva colpirla facilmente. È l'unica porta di Firenze che ha conservato la sua altezza originale. Ti ricordi Porta San Frediano e Porta San Giorgio, abbassate? Ecco come erano prima.
San Niccolò è anche uno dei quartieri che più soffrì l'alluvione del 4 novembre 1966: l'Arno qui è a pochi metri, e nelle strade alle tue spalle l'acqua salì di metri. Su alcuni muri trovi ancora le targhette che segnano il livello raggiunto, e vale la pena cercarle per capire.
Così si chiude la passeggiata: sei partito da un ponte, hai attraversato giardini, uliveti, mura e una basilica di marmo, e sei tornato all'acqua. Siediti sul muretto del Lungarno, guarda il fiume che scorre lento verso il Ponte alle Grazie... e lascia che Firenze, per una volta, sia lei a guardare te.