Il vulcano dentro Edimburgo: Arthur's Seat, Holyrood Park e i laghi di Duddingston

Dal Parlamento firmato Miralles e Tagliabue alla cima di un vulcano spento: rocce che hanno cambiato la geologia, cappelle in rovina, laghi, bare in miniatura e un villaggio con una delle locande più antiche di Scozia

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  1. 1. Il Parlamento scozzese di Miralles e Tagliabue

    Scottish Parliament, Horse Wynd, Edinburgh EH99 1SP, UK

    Guarda questo edificio strano, che non somiglia a nessun parlamento che tu abbia mai visto: tetti come foglie o barche capovolte, pannelli di legno e granito appesi alle facciate come tende tirate, finestre sporgenti con piccole sedute interne. Alle sue spalle sale, enorme, la parete rocciosa delle Salisbury Crags. È il Parlamento scozzese, e la passeggiata di oggi comincia qui, sul confine esatto tra la città e la natura selvaggia.

    Lo progettò lo studio di Barcellona di Enric Miralles e Benedetta Tagliabue, architetta nata a Milano. Miralles voleva un edificio che sembrasse crescere dalla terra, quasi uscire dal parco e dalla collina che ha accanto. Tagliabue non era solo la sua socia: era anche sua moglie, e lo studio che fondarono insieme a Barcellona lei lo guida ancora oggi. Tra le sue ispirazioni Miralles citava le barche rovesciate sulle spiagge scozzesi, e guardando i tetti dall'alto, in effetti, sembrano scafi tirati in secco.

    Ma la storia ha un lato tragico. Nel 2000, con il cantiere appena avviato, Miralles morì a soli quarantacinque anni. Fu Benedetta Tagliabue a portare avanti il progetto, tra polemiche furiose: il costo, stimato all'inizio in poche decine di milioni di sterline, superò i quattrocento milioni, e un'inchiesta pubblica passò al setaccio ogni errore. Quando la regina Elisabetta lo inaugurò, nell'ottobre 2004, molti scozzesi lo detestavano.

    Poi qualcosa è cambiato. Nel 2005 il palazzo vinse lo Stirling Prize, il premio più importante dell'architettura britannica, e oggi molti lo considerano uno dei grandi edifici del nostro secolo. E c'è un dettaglio che dice tutto: dentro, i deputati siedono a emiciclo, non nei banchi contrapposti di Westminster, per invitare all'accordo più che allo scontro.

    Ricorda anche questo: la Scozia era rimasta senza parlamento proprio per quasi trecento anni, dal 1707, quando si unì all'Inghilterra, fino al 1999. Lungo il muro sulla Canongate trovi frasi di scrittori scozzesi incise nella pietra. Ora attraversa la strada verso sud: quella grande tenda bianca che vedi è la prossima tappa.

  2. 2. Our Dynamic Earth e James Hutton

    Our Dynamic Earth, 112 Holyrood Road, Edinburgh EH8 8AS, UK

    Davanti a te si alza un tetto bianco tutto punte e curve, come una tenda tesa ai piedi delle rocce: è Our Dynamic Earth, un centro scientifico aperto nel 1999 e dedicato alla storia del pianeta. Ma il vero motivo per cui siamo qui non è l'edificio. È un uomo che, proprio in questo angolo di Edimburgo, guardò le rocce che hai davanti e capì quanto è vecchio il mondo.

    Si chiamava James Hutton, nato a Edimburgo nel 1726. Studiò medicina, fece l'agricoltore, guadagnò bene con una piccola industria chimica, e poi dedicò la vita a una domanda sola: come nascono le rocce? Abitava a pochi passi da qui, e ogni giorno aveva davanti la parete delle Salisbury Crags. La osservava, la toccava, ci tornava sopra.

    Nel 1785 presentò le sue idee alla Royal Society di Edimburgo. All'epoca molti credevano che la Terra avesse appena qualche migliaio di anni. Hutton invece vedeva strati che si depositano lentamente in fondo al mare, si induriscono, vengono sollevati, erosi... e poi tutto ricomincia. Cicli lunghissimi. La sua conclusione è diventata celebre: nella storia della Terra non si trova traccia di un inizio, né prospettiva di una fine.

    Nel 1788 portò due amici in barca fino a Siccar Point, una scogliera sulla costa a est della città, per mostrare la prova: strati di roccia quasi verticali coperti da strati orizzontali. Uno dei due, il matematico John Playfair, scrisse poi che la mente sembrava presa dalle vertigini a guardare così lontano nell'abisso del tempo. È l'idea del tempo profondo, su cui più tardi costruirono Charles Lyell e Charles Darwin.

    Hutton però scriveva in modo contorto, e il suo libro fu poco letto finché Playfair non lo riassunse in una prosa limpida, nel 1802. A volte una grande idea ha bisogno di un buon divulgatore. Ora entra nel parco: cammina verso est lungo la Queen's Drive, ai piedi delle rocce, finché la parete scura delle Crags non ti sovrasta.

  3. 3. Salisbury Crags e Radical Road

    Queen's Drive, Holyrood Park, Edinburgh EH8, UK

    Alza la testa: sopra di te corre una muraglia di roccia scura, verticale, che sembra tagliata con il coltello. Sono le Salisbury Crags, e alla loro base, sopra il ghiaione, vedi un sentiero che le segue come una cornice: la Radical Road. Da lassù, nelle giornate limpide, la città vecchia sembra un plastico. Ma i geologi di tutto il mondo vengono qui per un altro motivo, e non è il panorama.

    Questa roccia è un filone di dolerite, nato oltre trecento milioni di anni fa, quando il magma si infilò tra strati di sedimenti e si raffreddò lentamente sottoterra. Poi l'erosione e i ghiacciai dell'ultima era glaciale hanno scavato tutto intorno, lasciando questa parete scoperta. All'estremità sud c'è un punto chiamato Hutton's Section, dove Hutton vide il magma che aveva spaccato e sollevato gli strati di arenaria: la prova che quella pietra un tempo era stata fuoco liquido.

    Il nome della Radical Road ha una storia sociale. Nel 1820 la Scozia visse una breve rivolta, ricordata come Radical War: tessitori e operai dell'ovest, senza lavoro, chiedevano riforme. Su suggerimento, si racconta, di Walter Scott, molti disoccupati furono impiegati a costruire questo sentiero. Da qui il nome: la strada dei radicali.

    Ma le Crags hanno rischiato di sparire. Per secoli se ne cavò la pietra, e nel primo Ottocento la si spediva perfino a Londra per lastricare le strade. La parete arretrava anno dopo anno, finché una causa in tribunale, intorno al 1830, non fermò le cave. Parte del gradino che vedi in basso è la cicatrice di quel lavoro.

    Oggi la Radical Road è chiusa: nel 2018 alcuni grossi blocchi si sono staccati dalla parete, e da allora il sentiero resta transennato per sicurezza. Non provare a scavalcare. Prosegui invece sulla Queen's Drive verso est, con la collina alla tua destra, per una decina di minuti, fino a un laghetto pieno di cigni.

  4. 4. St Margaret's Loch

    St Margaret's Loch, Queen's Drive, Holyrood Park, Edinburgh EH8, UK

    Davanti a te c'è uno specchio d'acqua tranquillo, con cigni, oche e gabbiani che si contendono le briciole, e sopra, sul fianco della collina, i ruderi di una piccola cappella che sembra disegnata da un pittore romantico. Benvenuto al St Margaret's Loch. Se vieni al mattino presto, con la nebbia sull'acqua, capirai perché Edimburgo piace tanto ai fotografi.

    Sembra un lago naturale, antico come la collina. Invece è artificiale: fu scavato verso la metà dell'Ottocento, quando il principe Alberto, marito della regina Vittoria, volle trasformare il parco in un paesaggio più ordinato ed elegante. Si prosciugò una zona paludosa, si scavò il bacino, e nacque questo quadretto. Anche la strada che stai percorrendo, la Queen's Drive, appartiene alla stessa stagione di lavori.

    Il parco intorno a te si chiama Holyrood Park ed è grande oltre due chilometri quadrati e mezzo, con colline, laghi, paludi e scogliere, nel cuore di una capitale. Fu per secoli la riserva di caccia dei re di Scozia, e ancora oggi appartiene alla Corona. Poche città al mondo hanno un vulcano spento a un quarto d'ora a piedi dal parlamento. Qui si allenano i corridori, si portano a spasso i cani, si fanno picnic nelle rare giornate di sole: per chi vive a Edimburgo, questa collina è il giardino di casa.

    C'è una tradizione che resiste da secoli: all'alba del primo maggio, ragazze e ragazzi di Edimburgo salivano su queste pendici per lavarsi il viso con la rugiada, che secondo la credenza rendeva belli per tutto l'anno. Qualcuno lo fa ancora, un po' per gioco, un po' no. Il lago, invece, prende il nome da santa Margherita, la regina medievale di Scozia, a cui era dedicato anche un antico pozzo oggi conservato non lontano da qui.

    Adesso alza lo sguardo verso quei ruderi sulla collina. Ci si arriva per un sentiero d'erba, breve ma ripido: è il primo vero strappo della giornata, quindi fai con calma. Sali fino alla cappella di Sant'Antonio.

  5. 5. La cappella di Sant'Antonio

    St Anthony's Chapel, Holyrood Park, Edinburgh EH8, UK

    Fermati tra questi muri spezzati: un frammento di parete con un'arcata, qualche finestra vuota, il vento che entra da ogni lato. È tutto ciò che resta della cappella di Sant'Antonio, appollaiata su uno sperone di roccia sopra il lago. Girati: da qui vedi il lago, i tetti di Holyrood, il centro di Edimburgo e, in fondo, il mare dell'estuario del Forth.

    Nessuno sa con certezza chi l'abbia costruita. Si pensa al Quattrocento, forse in relazione all'abbazia di Holyrood, forse all'ordine ospedaliero di Sant'Antonio, che aveva una sede a Leith. Quei frati curavano il cosiddetto fuoco di Sant'Antonio, un avvelenamento causato da un fungo della segale che bruciava le membra. In Italia oggi chiamiamo fuoco di Sant'Antonio un'altra malattia, l'herpes zoster, ma nel Medioevo il nome indicava proprio questo male terribile. Una chiesetta qui, alta e visibile da lontano, era anche un modo per farsi notare.

    Secondo una leggenda, un eremita teneva una luce accesa di notte tra queste mura, per guidare le navi verso il porto di Leith. Non ci sono prove, ma il luogo è perfetto per crederci: la cappella si vede da lontano, e la notte quassù doveva essere nerissima. Poco più in basso sgorga anche una piccola sorgente, il pozzo di Sant'Antonio, citato in una vecchia ballata scozzese di amore tradito.

    Walter Scott ambientò ai margini di questo parco una scena del romanzo The Heart of Midlothian: un incontro notturno vicino a un cumulo di pietre chiamato Muschat's Cairn, eretto in ricordo di una donna uccisa dal marito nel 1720. Anche nel suo angolo più romantico, Edimburgo tiene sempre una pagina nera a portata di mano.

    Ora si cambia paesaggio. Prendi il sentiero che passa a sud-ovest, verso la grande valle erbosa chiusa tra le Crags e la mole di Arthur's Seat. Il sentiero è di terra e in certi tratti fangoso, quindi tieni d'occhio le scarpe. Pochi minuti, e il rumore della città sparisce quasi di colpo.

  6. 6. Hunter's Bog

    Hunter's Bog, Holyrood Park, Edinburgh EH8, UK

    Ascolta. Il traffico quasi non si sente più. Sei in Hunter's Bog, una lunga valle verde e silenziosa, chiusa a ovest dal dorso delle Salisbury Crags e a est dalle pendici di Arthur's Seat. Sembra di essere nelle Highlands, e invece il centro storico è a un quarto d'ora di cammino.

    Il nome significa più o meno la palude del cacciatore. Per secoli questa fu terra di caccia reale, e la leggenda della fondazione di Holyrood comincia proprio con una caccia. Si racconta che nel 1128 il re Davide I, inseguendo la selvaggina nel giorno della Santa Croce, fu assalito da un cervo enorme. Tra le corna dell'animale apparve una croce luminosa, il cervo fuggì, e il re, salvo, fondò un'abbazia dedicata alla Santa Croce, in scozzese antico Holy Rood.

    La storia di questa valle però non è solo poesia. Nell'Ottocento e nel primo Novecento soldati e volontari la usarono come poligono di tiro: la parete delle Crags faceva da muro naturale contro i proiettili. Chi passeggiava doveva stare attento ai giorni delle esercitazioni, e oggi è difficile immaginarlo, in tutta questa quiete.

    Guarda il terreno sotto i piedi: in alcuni punti è ancora umido e spugnoso, perché l'acqua ristagna sul fondo della valle, tra le rocce vulcaniche. In primavera i pendii si accendono del giallo del ginestrone, che gli scozzesi chiamano whin, e il suo profumo ricorda il cocco. Le pecore che un tempo pascolavano qui sono sparite, ma la valle conserva l'aria di una brughiera.

    Adesso arriva la salita vera. Dal fondo della valle prendi uno dei sentieri che salgono verso sud-est, verso la cima: è ripido, in certi punti a gradini di roccia, e lassù c'è quasi sempre vento. Vai con calma, fermati a respirare, e voltati ogni tanto: la città si allarga dietro di te a ogni passo.

  7. 7. La vetta di Arthur's Seat

    Arthur's Seat, Holyrood Park, Edinburgh EH16, UK

    Ce l'hai fatta. Sei sulla cima di Arthur's Seat, a duecentocinquantuno metri sul livello del mare, su un cocuzzolo di roccia levigata da milioni di scarpe, con un piccolo pilastro geodetico al centro. Gira su te stesso, lentamente: il castello, i campanili della città vecchia, il porto di Leith, l'estuario del Forth e, sulla riva opposta, le colline del Fife.

    Sotto i tuoi piedi c'è un vulcano. Spento da circa trecentocinquanta milioni di anni, eroso, smontato dai ghiacciai, ma pur sempre un vulcano: questa cima è uno dei suoi antichi condotti, riempito di lava indurita. Anche la rupe del castello, laggiù, è nata da un'attività vulcanica dello stesso periodo. Edimburgo è letteralmente costruita su un fuoco antico.

    E il nome? Nessuno lo sa davvero. C'è chi pensa a re Artù, perché in Scozia le leggende arturiane sono più antiche di quanto si creda. C'è chi propone un'origine gaelica, qualcosa come l'altura delle frecce. Sui fianchi della collina restano poi le tracce di fortificazioni dell'età del ferro: gente che, come te, saliva quassù per vedere chi arrivava.

    E poi c'è il mistero più strano. Nel 1836 alcuni ragazzi, a caccia di conigli sul versante nord-est della collina, trovarono in una piccola cavità diciassette bare in miniatura, lunghe pochi centimetri, ognuna con una figurina di legno vestita di stoffa. Oggi le superstiti sono al Museo nazionale di Scozia. Stregoneria? Un rito per marinai dispersi? Qualcuno le ha collegate alle vittime di Burke e Hare. La verità, nessuno la conosce.

    Respira, scatta la tua foto, e poi scendi dal versante est, quello più dolce, verso un laghetto che vedi luccicare sotto di te, accanto alla strada. Attento: la roccia della cima è liscia e diventa scivolosa con la pioggia, e il vento qui può essere fortissimo. Guarda dove metti i piedi, almeno finché non arrivi sull'erba.

  8. 8. Dunsapie Loch

    Dunsapie Loch, Queen's Drive, Holyrood Park, Edinburgh EH8, UK

    Eccoti al Dunsapie Loch, un laghetto appoggiato in una conca, con le canne lungo le rive e, sopra, la gobba erbosa della Dunsapie Hill. Alle tue spalle si alza il profilo di Arthur's Seat, che hai appena lasciato. Tra le canne nuotano anatre e gallinelle d'acqua, senza curarsi di nessuno. Da qui la salita sembra quasi uno scherzo... è per questo che molti la affrontano proprio da questo lato.

    Anche questo lago è opera dell'uomo: fu creato nell'Ottocento, nello stesso periodo della Queen's Drive, la strada panoramica che gira intorno alla collina. Ma il luogo è antichissimo. Sulla cima della Dunsapie Hill, proprio sopra di te, sorgeva un forte dell'età del ferro, con bastioni di terra e pietra, e da certi angoli se ne leggono ancora i contorni.

    Guarda adesso i fianchi della collina verso sud-est, soprattutto con il sole basso: vedrai gradini lunghi e regolari, come una scala per giganti. Sono antichi terrazzamenti agricoli, forse medievali o anche più vecchi. Chi viveva qui coltivava pendii ripidissimi, strappando alla roccia vulcanica ogni striscia di terra buona. Gli archeologi discutono ancora sulla loro età, ma sono uno dei segni più evidenti di quanto a lungo l'uomo abbia vissuto su questa collina.

    Settembre 1745. Giù, verso il villaggio di Duddingston, si accampa l'esercito giacobita di Carlo Edoardo Stuart, il Bonnie Prince Charlie, che ha appena preso Edimburgo. Si racconta che il principe abbia tenuto consiglio con i suoi ufficiali in una casa del villaggio, che ancora oggi porta il suo nome. Da qui i suoi uomini partono per Prestonpans, dove travolgono le truppe governative in pochi minuti. La loro corsa finirà pochi mesi dopo, a Culloden, nell'aprile 1746, nel sangue.

    Adesso scendi verso sud-est, lungo il sentiero che lascia la strada e cala tra l'erba fino al villaggio di Duddingston, con la sua chiesa antica e una locanda famosa. La discesa è ripida all'inizio, poi si addolcisce, e le ginocchia ti ringrazieranno quando arriverai alle prime case.

  9. 9. Duddingston Kirk e Sheep Heid Inn

    Old Church Lane, Duddingston Village, Edinburgh EH15 3PX, UK

    Sembra di essere in un villaggio di campagna, e in un certo senso lo sei: case basse, muri di pietra, e una chiesetta su un poggio sopra il lago. È la Duddingston Kirk, una delle chiese più antiche ancora in uso a Edimburgo. Al cancello cerca due oggetti curiosi: un blocco di pietra a gradini e un collare di ferro fissato al muro.

    La chiesa risale al dodicesimo secolo e conserva ancora un portale romanico con decorazioni scolpite. Il blocco a gradini è una loupin-on stane, una pietra per montare a cavallo, utile ai fedeli più anziani. Il collare di ferro invece sono le jougs: lì si incatenava per il collo chi aveva peccato, per esporlo alla vergogna davanti a tutta la parrocchia, la domenica mattina.

    Accanto all'ingresso vedi anche una piccola torre di guardia, costruita negli anni Venti dell'Ottocento. Erano gli anni in cui i ladri di cadaveri dissotterravano i morti appena sepolti per venderli alle scuole di anatomia della città. Le famiglie facevano la guardia di notte, a turno, per proteggere i loro cari. A Edimburgo, allora, perfino i defunti andavano sorvegliati.

    E poi c'è un pastore pittore: il reverendo John Thomson, parroco qui nella prima metà dell'Ottocento, era anche un paesaggista stimato, amico di Walter Scott. Sulla riva del lago usava come studio una torretta, oggi chiamata Thomson's Tower, progettata dall'architetto William Henry Playfair, nipote di quel John Playfair che hai incontrato insieme a Hutton. Si racconta che l'avesse soprannominata Edimburgo, così la servitù poteva rispondere ai seccatori, senza mentire, che il padrone era a Edimburgo.

    Prima di ripartire, guarda la locanda poco più su lungo la strada: lo Sheep Heid Inn, che rivendica di essere uno dei pub più antichi di Scozia, con radici che secondo la tradizione arrivano al Trecento. Ha anche una vecchia pista da birilli ottocentesca. Poi scendi verso la riva del lago e segui la strada bassa che lo costeggia verso ovest.

  10. 10. Duddingston Loch

    Duddingston Low Road, Holyrood Park, Edinburgh EH15, UK

    Fermati sulla riva: davanti a te c'è il Duddingston Loch, canneti, salici e acqua scura, l'unico lago d'acqua dolce naturale rimasto a Edimburgo. Alle tue spalle la collina sale ripida, e sulla sponda opposta, oltre le canne, spunta la torretta del reverendo Thomson.

    Oggi il lago è una riserva naturale, protetta per gli uccelli fin dagli anni Venti del Novecento. In inverno arrivano anatre, oche e aironi, e nei canneti trovano rifugio specie che altrove in città sono rare. Se resti un momento in silenzio, senti il fruscio delle ali prima ancora di vederle.

    Nel 1778, dragando il fondo del lago, si trovò un tesoro dell'età del bronzo: spade, punte di lancia e altri oggetti di metallo, gettati in acqua circa tremila anni fa. Forse un'offerta agli dei, forse un nascondiglio mai più recuperato. Alcuni di quei pezzi sono ancora oggi nelle collezioni nazionali scozzesi. Oggetti simili sono emersi da laghi e fiumi di mezza Europa: gettare in acqua armi preziose era, a quanto pare, un gesto rituale molto diffuso.

    Ma la vera celebrità del lago è un pastore sui pattini. Nella Scottish National Gallery c'è un quadro famosissimo, The Skating Minister: un uomo vestito di nero, cappello in testa, che scivola elegante sul ghiaccio a braccia conserte. È il reverendo Robert Walker, e la tradizione vuole che il ghiaccio sia proprio questo. Il dipinto è attribuito a Henry Raeburn, anche se gli studiosi ne hanno discusso a lungo. Su queste rive, nel 1795, nacque anche una delle prime società di curling.

    Oggi, con inverni sempre più miti, il lago gela solo di rado, e quasi mai abbastanza da reggere una persona: non provarci. Continua invece lungo la strada che costeggia la riva verso ovest, la Duddingston Low Road: finalmente un tratto in piano, goditelo. Sopra di te la collina diventa una parete di colonne di pietra: è l'ultima tappa.

  11. 11. Samson's Ribs: le colonne del vulcano

    Duddingston Low Road, Holyrood Park, Edinburgh EH16, UK

    Alza lo sguardo verso destra, sopra la strada: sul fianco della collina spunta una fila di colonne di pietra scura, alte e regolari, accostate l'una all'altra come le canne di un organo. Gli abitanti di Edimburgo le chiamano Samson's Ribs, le costole di Sansone.

    Sono colonne di roccia vulcanica, nate dal lento raffreddamento di una massa di lava molto spessa. Quando la roccia fusa si raffredda, si contrae e si spacca in prismi, spesso a cinque o sei lati, un po' come il fango che si secca al sole e si crepa in tessere. È lo stesso fenomeno del celebre Selciato del Gigante in Irlanda del Nord, solo in formato tascabile e ai margini di una capitale. Guardale bene: alte diversi metri, leggermente inclinate, sembrano il costato di una creatura addormentata sotto la collina.

    Il nome biblico è un gioco della fantasia popolare: un gigante così forte da lasciare qui le sue costole. Per i geologi di fine Settecento, invece, rocce come queste erano un argomento serissimo. I seguaci di Hutton le portavano come prova che quelle pietre erano state fuoco liquido, e non sedimenti depositati in fondo al mare, come sostenevano i loro rivali, i cosiddetti nettunisti.

    Pensa a quanto tempo hai attraversato oggi. Sei partito da un parlamento inaugurato nel 2004, hai visto una cappella del Quattrocento, la leggenda di un'abbazia del 1128, un forte dell'età del ferro, armi dell'età del bronzo... e adesso guardi una lava di oltre trecento milioni di anni. È esattamente la vertigine di cui parlava Playfair: l'abisso del tempo, a mezz'ora a piedi dal centro.

    Fermati ancora un momento, in silenzio. Da qui la strada bassa e poi la Queen's Drive ti riportano verso Holyrood e il Parlamento da cui sei partito, in circa mezz'ora, chiudendo il cerchio intorno al vulcano. La passeggiata finisce qui... ma la collina, ormai lo sai, ha tutto il tempo del mondo.