Minoritenkirche: la chiesa degli italiani e il Cenacolo di Napoleone
Why is it significant?
Davanti a te c'è una chiesa gotica dall'aria severa, grigia, con un campanile curioso: sale snello e poi si interrompe di colpo, come se qualcuno gli avesse tagliato la punta. Ed è più o meno così.
Key Facts
| Place | Minoritenkirche: la chiesa degli italiani e il Cenacolo di Napoleone |
|---|---|
| Address | Minoritenplatz 2a, 1010 Wien, Austria |
| Geo Coordinates | 48.20950, 16.36380 |
| Part of Walk | Hofburg e cuore imperiale di Vienna: Sisi, gli Asburgo e la cripta dei cuori |
| Generated | Generated |
Davanti a te c'è una chiesa gotica dall'aria severa, grigia, con un campanile curioso: sale snello e poi si interrompe di colpo, come se qualcuno gli avesse tagliato la punta. Ed è più o meno così. Il racconto più diffuso vuole che la cuspide sia stata danneggiata dai cannoni ottomani durante l'assedio del 1683 e mai più ricostruita. Da allora il campanile porta questo cappello piatto, con una certa dignità.
I frati minori, i francescani, arrivarono a Vienna già nel Duecento, e la chiesa che vedi prese forma soprattutto nel Trecento. Ma per te, italiano a Vienna, la data importante è il 1784. Fu allora che Giuseppe II, l'imperatore riformatore che chiudeva conventi a raffica, affidò questa chiesa alla Congregazione italiana. Da più di due secoli è la chiesa nazionale degli italiani, dedicata a Maria della Neve, e qui la messa si celebra ancora nella nostra lingua.
Entra, e su una parete della navata ti si para davanti un'Ultima Cena gigantesca, lunga circa nove metri: è la copia del Cenacolo di Leonardo. Solo che non è dipinta. È un mosaico fatto di tessere minuscole di vetro colorato, così fitte che da qualche passo di distanza sembrano pennellate. Lo commissionò Napoleone nel 1806 al mosaicista romano Giacomo Raffaelli, che ci lavorò per anni nel suo laboratorio di Milano.
Il problema è che quando il mosaico fu pronto, intorno al 1814, Napoleone non era più in condizione di appenderlo da nessuna parte. Era all'Elba. Così l'opera, pesante una ventina di tonnellate, cercava un compratore, e la acquistò l'imperatore Francesco I d'Austria: l'uomo che Napoleone aveva sconfitto più volte e di cui aveva sposato la figlia. Il trofeo del vincitore diventò il souvenir dello sconfitto e da metà Ottocento è appeso qui.
Fermati un momento davanti a quei volti. I colori dell'originale, a Milano, sono fragili e consumati dai secoli, mentre il vetro non sbiadisce. C'è chi dice, un po' per provocare, che qui a Vienna si legga la composizione di Leonardo con una chiarezza sorprendente. Esci, passa accanto al Ballhausplatz e cammina verso il Volksgarten: andiamo a trovare una donna che Vienna ama ancora, e che un italiano le ha portato via.