L'Arco del Coppedè e i Palazzi degli Ambasciatori

Why is it significant?

Fermati sul marciapiede di Via Tagliamento e alza gli occhi. Tra due palazzi gemelli si apre un arco enorme, e dal suo centro pende, sospeso nel vuoto, un gigantesco lampadario di ferro battuto. Sotto, le macchine passano come se niente fosse.

Key Facts

PlaceL'Arco del Coppedè e i Palazzi degli Ambasciatori
AddressVia Tagliamento angolo Via Dora, 00198 Roma RM, Italy
Geo Coordinates41.91860, 12.50090
Part of WalkLa Roma delle fiabe: quartiere Coppedè, Villa Torlonia e Santa Costanza
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Fermati sul marciapiede di Via Tagliamento e alza gli occhi. Tra due palazzi gemelli si apre un arco enorme, e dal suo centro pende, sospeso nel vuoto, un gigantesco lampadario di ferro battuto. Sotto, le macchine passano come se niente fosse. È la porta d'ingresso di un mondo a parte: il quartiere Coppedè.

Guarda le facciate dei due Palazzi degli Ambasciatori, che reggono l'arco come due torri di guardia. C'è dentro di tutto, mescolato senza la minima vergogna: logge rinascimentali, merli da castello, finestre gotiche, mascheroni, colonnine, stemmi, animali scolpiti, e perfino una Madonna con il Bambino incastonata nella facciata, come nelle edicole sacre dei vicoli del centro. Gli storici dell'architettura lo chiamano eclettismo. I romani, più semplicemente, dicono che sembra il castello di una favola.

L'uomo dietro questa favola si chiamava Gino Coppedè, ed era fiorentino. Figlio di un intagliatore del legno, era cresciuto in una bottega piena di mobili scolpiti, e si era fatto un nome a Genova, dove per un ricco assicuratore di origine scozzese aveva costruito un castello neogotico, il Castello Mackenzie. A Roma ricevette un incarico ambizioso: un intero complesso di palazzi e villini di lusso tra Via Tagliamento e Piazza Buenos Aires, costruito tra il 1915 e il 1927.

Mentre l'architettura moderna andava verso linee pulite e cemento nudo, Coppedè faceva l'esatto contrario, e molti critici del suo tempo lo trovarono eccessivo, kitsch, fuori moda. Lui non vide la fine del lavoro: morì nel 1927, e il cantiere fu completato da altri. Il cinema, invece, se ne innamorò: Dario Argento, per esempio, ci ha girato scene dei suoi thriller, perché qui il fiabesco scivola facilmente nell'inquietante.

Prima di passare sotto l'arco, guarda a pochi passi da qui, lungo Via Tagliamento: c'è l'ingresso del Piper, il locale che nel 1965 portò a Roma la musica beat, i capelloni e le minigonne. Tienilo a mente, perché ci servirà tra un minuto. Ora attraversa, passa sotto il lampadario, percorri la breve Via Dora e sbuca nella piazza con la fontana.

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