Ponte Settimia Spizzichino

Why is it significant?

Sali su questo ponte bianco sospeso sopra i binari e guarda le due sponde: da una parte l'Ostiense dei capannoni, dei gasometri e dell'università, dall'altra le case basse e i giardini della Garbatella.

Key Facts

PlacePonte Settimia Spizzichino
AddressPonte Settimia Spizzichino, Circonvallazione Ostiense, 00154 Roma RM, Italy
Geo Coordinates41.86710, 12.48360
Part of WalkLa Roma operaia e la street art: dal Gazometro dell'Ostiense ai lotti della Garbatella
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Sali su questo ponte bianco sospeso sopra i binari e guarda le due sponde: da una parte l'Ostiense dei capannoni, dei gasometri e dell'università, dall'altra le case basse e i giardini della Garbatella. È stato inaugurato nel 2012, e prima di attraversarlo vale la pena fermarsi: il suo nome è una lezione di storia.

Settimia Spizzichino era una ragazza ebrea del Ghetto di Roma. All'alba del 16 ottobre 1943 i nazisti circondarono il quartiere e catturarono più di mille persone: uomini, donne, bambini, anziani strappati dal letto. Furono rinchiusi per due giorni nel Collegio Militare alla Lungara, poi caricati su un treno merci alla stazione Tiburtina, diretto ad Auschwitz. Un viaggio di quasi una settimana, chiusi nei vagoni, senza sapere dove. Settimia aveva ventidue anni.

Di quel convoglio tornarono a casa in sedici. Quindici uomini... e una sola donna. Era lei. Sopravvisse ad Auschwitz e poi al campo di Bergen-Belsen, dove fu liberata nella primavera del 1945, ridotta a un'ombra. Tornò a Roma, nelle stesse strade da cui l'avevano portata via, e scoprì che quasi tutta la sua famiglia non sarebbe tornata mai più.

E qui Settimia fece la sua scelta: parlare. Per tutta la vita andò nelle scuole, accompagnò ragazzi e ragazze nei viaggi della memoria ad Auschwitz, raccontò senza stancarsi, anche quando ricordare faceva male. Scrisse la sua storia in un libro intitolato Gli anni rubati. Morì nel 2000. E Roma, invece di una semplice lapide, le ha dedicato un ponte: qualcosa che si attraversa ogni giorno, che unisce, che serve. Mi sembra il monumento più giusto.

Guardati intorno ancora un attimo: questa passerella collega due quartieri nati nel Novecento per chi lavorava con le mani, operai, ferrovieri, facchini, scaricatori. Hai appena visto la sua metà industriale; adesso entri nell'altra, quella delle case. Scendi dal lato della Garbatella e cammina verso est per le strade del quartiere: cerca un grande edificio color mattone, affacciato su Piazza Eugenio Biffi.

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