Biblioteca Nazionale Centrale: l'alluvione del 1966 e gli angeli del fango
Why is it significant?
Eccoti davanti a un grande edificio di pietra e mattoni, con un ingresso monumentale sul lungarno: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Dentro ci sono milioni di libri, perché da oltre un secolo qui arriva una copia di quasi tutto ciò che si stampa in Italia. È la memoria scritta del paese.
Key Facts
| Place | Biblioteca Nazionale Centrale: l'alluvione del 1966 e gli angeli del fango |
|---|---|
| Address | Piazza dei Cavalleggeri 1, 50122 Firenze FI, Italy |
| Geo Coordinates | 43.76720, 11.26220 |
| Part of Walk | La Firenze di Dante: da Beatrice alle tombe di Santa Croce |
| Generated | Generated |
Eccoti davanti a un grande edificio di pietra e mattoni, con un ingresso monumentale sul lungarno: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Dentro ci sono milioni di libri, perché da oltre un secolo qui arriva una copia di quasi tutto ciò che si stampa in Italia. È la memoria scritta del paese.
Il suo seme è la biblioteca di un solo uomo, Antonio Magliabechi, bibliotecario dei Medici, leggendario per la memoria e per la trascuratezza. Si diceva che dormisse tra i libri senza togliersi i vestiti e che sapesse dove stava ogni volume. Alla sua morte, nel 1714, lasciò alla città circa trentamila volumi, e nel 1747 la sua raccolta fu aperta al pubblico.
Questo edificio fu costruito nella prima metà del Novecento, accanto all'Arno, e proprio la vicinanza al fiume fu la sua condanna. Il 4 novembre 1966 l'Arno uscì dagli argini. In questo quartiere, il più basso del centro, l'acqua superò i cinque metri, carica di fango e di nafta uscita dalle caldaie. Nei sotterranei erano custoditi giornali, periodici e fondi preziosi: più di un milione di pezzi finirono sotto la melma.
Ed è qui che nacquero gli angeli del fango. Studenti fiorentini, ragazzi arrivati da tutta Italia e da mezzo mondo, formarono catene umane dai sotterranei alla strada, passandosi i libri bagnati di mano in mano. I volumi venivano asciugati come si poteva: con la carta assorbente, nelle serre, perfino negli essiccatoi per il tabacco, raccontano i testimoni. Da quel lavoro nacque una scuola di restauro del libro che ancora oggi è un punto di riferimento, e alcuni restauri sono andati avanti per decenni.
Camminando qui intorno, cerca sui muri le targhe che segnano fin dove arrivò l'acqua: spesso sono sopra la tua testa. Dante, che scrisse dell'Arno con poca tenerezza, avrebbe avuto parole dure per quel fiume. Ora prosegui verso est, alle spalle della basilica, e cerca Via dei Malcontenti: una strada dal nome che non promette niente di buono.