Spinoza e Waterlooplein: il filosofo nato su un'isola scomparsa

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Davanti a te c'è un uomo di bronzo, magro, con i capelli lunghi e un mantello ampio. Avvicinati e guarda bene il mantello: è decorato con uccelli esotici, creature venute da lontano, come tanti abitanti di questa città.

Key Facts

PlaceSpinoza e Waterlooplein: il filosofo nato su un'isola scomparsa
AddressWaterlooplein, 1011 PG Amsterdam, Netherlands
Geo Coordinates52.36800, 4.90020
Part of WalkAmsterdam ebraica: dal quartiere di Spinoza e Rembrandt ai giardini della Plantage
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Davanti a te c'è un uomo di bronzo, magro, con i capelli lunghi e un mantello ampio. Avvicinati e guarda bene il mantello: è decorato con uccelli esotici, creature venute da lontano, come tanti abitanti di questa città. È Baruch Spinoza, uno dei più grandi filosofi d'Europa, nato a pochi passi da qui nel 1632.

Dove oggi vedi il municipio, il teatro dell'opera e le bancarelle del mercato, un tempo c'erano due isole, Vlooienburg e Marken, separate da canali. Su Vlooienburg viveva la famiglia Spinoza, ebrei portoghesi come i De Pinto, mercanti di frutta secca. Alla fine dell'Ottocento i canali furono interrati, e le isole diventarono una piazza, chiamata Waterlooplein in ricordo della battaglia di Waterloo.

Il giovane Baruch studiò nella scuola della comunità, ma presto cominciò a porre domande scomode su Dio, sulla Bibbia, sull'anima. Nel 1656, a ventitré anni, la sinagoga portoghese lo colpì con un herem, una scomunica durissima, che non fu mai revocata. Lasciò Amsterdam, si guadagnò da vivere molando lenti per occhiali e microscopi, e la sua Etica uscì solo dopo la morte, nel 1677.

Sul piedistallo della statua, inaugurata nel 2008, c'è una frase sua: lo scopo dello Stato è la libertà. Pensaci: un uomo cacciato dalla propria comunità, i cui libri furono proibiti in mezza Europa, oggi sta in piedi davanti al municipio della sua città, che lo cita come un padre fondatore.

Alle sue spalle c'è il mercato di Waterlooplein, nato a fine Ottocento come mercato del quartiere ebraico, dove si vendeva di tutto, dagli abiti usati ai chiodi. L'edificio moderno è la Stopera, municipio e opera insieme, inaugurata negli anni Ottanta tra molte proteste: il nome è nato proprio dagli slogan dei contestatori. Ora attraversa il mercato verso est e prosegui fino a una piazza triangolare, dove un uomo in abiti da lavoro guarda avanti, con i pugni stretti.

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