Fondaco dei Turchi e Fondaco del Megio: caffè e grano

Why is it significant?

Davanti a te, sul Canal Grande, un palazzo bianco con un lungo porticato di archi e due torrette ai lati, che sembra uscito da una favola orientale. Accanto, quasi addossato, un edificio di mattoni severo, senza decorazioni, con pochissime finestre.

Key Facts

PlaceFondaco dei Turchi e Fondaco del Megio: caffè e grano
AddressSalizada del Fontego dei Turchi, Santa Croce 1730, 30135 Venezia VE, Italy
Geo Coordinates45.44180, 12.32840
Part of WalkRialto da mangiare: mercato, bàcari e cicchetti a Venezia
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Davanti a te, sul Canal Grande, un palazzo bianco con un lungo porticato di archi e due torrette ai lati, che sembra uscito da una favola orientale. Accanto, quasi addossato, un edificio di mattoni severo, senza decorazioni, con pochissime finestre. Sono due modi opposti di parlare di cibo: il commercio e la paura della fame.

Il palazzo bianco è il Fondaco dei Turchi. Nacque nel Duecento come casa di una famiglia patrizia, e passò poi di mano in mano, perfino ai duchi di Ferrara. Nel 1621 la Repubblica lo affittò ai mercanti dell'Impero ottomano, che ci vissero, ci dormirono e ci tennero le merci fino al 1838. Dentro avevano bagni, magazzini, una sala di preghiera, e le regole erano severe: le porte si chiudevano la sera e alle donne l'ingresso era vietato. L'aspetto da favola però è in buona parte un restauro dell'Ottocento, molto discusso; dal 1923 ospita il Museo di Storia Naturale.

Dai porti ottomani, nel Seicento, arrivò a Venezia una bevanda nera e amara che all'inizio si vendeva quasi come una medicina: il caffè. Le cronache ricordano la prima bottega del caffè in Piazza San Marco nel 1683, e nel giro di qualche decennio le botteghe erano decine. Il Caffè Florian aprì nel 1720 e serve caffè ancora oggi. Pensaci, quando bevi il tuo espresso: la sua strada verso l'Italia è passata da qui.

L'edificio di mattoni, invece, è il Fondaco del Megio, il granaio pubblico costruito nel Quattrocento. Megio vuol dire miglio, il cereale. Una città senza campi, che viveva in mezzo all'acqua, aveva un terrore sopra tutti gli altri: restare senza pane. Così la Repubblica teneva enormi scorte di grano e di miglio, per sfamare la città negli anni di carestia e tenere fermo il prezzo del pane. Un pane troppo caro, a Venezia lo sapevano bene, poteva far cadere un governo.

Ora prosegui verso ovest, lungo le calli parallele al canale, fino alla fermata del vaporetto di Riva de Biasio. Lì ti racconto la storia più macabra di tutta la cucina veneziana. Se hai appena mangiato... beh, coraggio.

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